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::: FLEBOTOMI, ambiente e zoonosi
linee di progettazione a cura di Chiara M. Dassi
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Un programma di intervento a tutto tondo, in un canile ad alto rischio
di flebotomi e dei leishmaniosi collegati ...
Attualmente sono impegnata con un simpatico bimbo
di sei mesi e ancora non sono rientrata al lavoro, ma
a una telefonata in emergenza non ho potuto sottrarmi.
Era il titolare di un canile che trovandosi in zona
collinare e data la stagione relativamente fredda voleva sapere
se ritenersi al sicuro dai flebotomi e quindi dalle leishmaniosi
ad essi collegati. Oltre tutto la posizione geografica è di quelle
in cui tale zoonosi non sono segnalate come endemiche, ma
questo è emerso nei successivi approfondimenti.
::: UNA DOVEROSA PREMESSA
Dalla comunicazione telefonica le informazioni che mi sembravano
fondamentali erano:
• Il canile aveva una superficie di circa 2 ettari.
• Ospitava oltre a cani (soprattutto Labrador), gatti, alcuni conigli
nani e cavalli.
• Intorno c’erano aree quasi incolte e un paio di aree alberate.
• Vi era una sorta di piscina.
• Ogni tanto veniva segnalata la presenza di ratti (la derattizzazione
era data in appalto, quattro interventi all’anno con
posizionamento di due dozzine di bait box). Il titolare dell’allevamento
non aveva altre informazioni, segno di un certo
disinteresse al problema.
• Vi era anche un ambulatorio gestito da tre veterinari che si
davano il turno e garantivano la reperibilità di 24 ore su 24,
festività comprese.
• Nei locali seminterrati con doccia per il personale e per gli
addestratori erano segnalati dei moscerini, quasi sicuramente
dei Psycoda (NdA), non si evidenziavano punture.
• Nella bella stagione il problema delle zanzare si faceva fastidiosamente
sentire unitamente a quello delle mosche,
mosconi e qualche tafano (problema che sembrava preoccupare
particolarmente il mio interlocutore che mi sollecitava
ad approfondire l’argomento e di tenerlo informato).
• La struttura disponeva di due pompe a spalla e di una piccola
irroratrice da 50 litri e di un “tecnico” che si occupava sia
della disinfestazione sia della sanificazione.
• Il titolare era convinto che l’ambiente fosse ben tenuto, disponeva
anche un’area attrezzata per il gioco dei bimbi (i figli
dei clienti) e di numerose macchinette per la distribuzione
di bevande e generi di confort.

::: ZOONOSI
Malattie trasmesse da animali (artropodi, roditori)
agli uomini e possono essere di origine virale,
batterica, protozoica e metazoica)
::: ECTOPARASSITOSI
Gli ectoparassiti sono agenti infettanti che
richiedono l’interazione con la superficie esterna di
un ospite.
• Arbovirosi
• Rickettsiosi (tifo murino, febbre bottonosa)
• Filariosi
• Malattia di Lyme (borelliosi)
• Malaria (plasmodio)
• Leismaniosi
::: ARBOVIRUS
Si tratta di virus ad RNA (acido ribonucleico), le
zoonosi da arbovirus sono: Febbre emorragica
Boliviana da Arenavirus (Febbre di Lassa); Febbri
emorragiche Africane (Febbre di Marburg e febbre
di Ebola); febbri da flavivirus trasmesse da zecche
( Febbre emorragica di Omsk); Infezione da Borna
virus; Febbre gialla; Colorado Tick fever; Sandfly
fever; Febbre della Rift Valley; Febbre Dengue;
Febbre emorragica Crimean-Congo; Febbre di
Oropouche.
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::: I MIEI APPROFONDIMENTI
Come mia abitudine la prima cosa che ho fatto è stata quella
di consultare la “Guida alla disinfestazione” di Augusto Scirocchi
(Casa Editrice Scientifica Internazionale del 1988) di cui
riporto il ciclo di sviluppo dei flebotomi (vedi fig.). È un testo
ormai quasi introvabile, ma io lo trovo un utile strumento di
prima consultazione. Doveroso anche un excursus in Internet
per gli aspetti bio-etologici che riassumo nella scheda EcoPlan
e più tardi ritelefono al potenziale cliente.
::: MONITORAGGI E TERAPIA
Riferisco al titolare del canile che la ricerca delle larve dei flebotomi
è estremamente difficoltosa e sono richieste sia metodiche
raffinate sia specifiche competenze e accenno di aver sentito
che gli adulti potevano essere catturati mettendo dei pannelli
con carta da lucido o, essendo ormai difficile da reperire, quella
da forno spalmate con vasellina allo stato cremoso. Ma se
decideva di attuare tale pratica doveva poi farmi pervenire i
reperti per la diagnosi entomologica. Gli ricordavo anche che
i pappataci sono vettori della leishmaniosi cutanea e viscerale,
della febbre dei flebotomi e di arbovirus (vedi finestra igienicosanitaria).
Per la terapia suggerisco di rivolgersi a una ditta specializzata
locale e di valutare attentamente i PMC che tale ditta
propone nell’offerta (i piretroidi non sono tutti uguali) e di farsi
comunque consigliare da uno dei veterinari che prestavano la
loro opera nell’annesso ambulatorio.
Tuttavia gli suggerisco, a livello generale, trattamenti con prodotti
residuali ad azione acaricida (le zecche sono sempre
in agguato) in tutte le aree sensibili avendo cura di non trascurare
nessuna fessura. Di attivare un programma di lotta
larvicida soprattutto contro le zanzare; di pensare anche ad
un programma di lotta adulticida e di potenziare il servizio di
derattizzazione. Di porre attenzione alla gestione delle feci e
dei rifiuti. Intuendo un certo sgomento da parte di chi prima si
palesava come assai preoccupato delle segnalazioni in loco di
focolai sporadici di leishmaniosi aggiungo che è più complicato
da dire che da fare.
Gli chiedo i riferimenti di uno dei veterinari tanto per tenere
una porta aperta, ho la sensazione che il mio dire lo abbia
spaventato più degli arbovirus. Alla sua richiesta di un preventivo
per i riconoscimenti entomologici, glisso temendo una
crisi cardiaca.
::: LEISHMANIOSI
La leishmaniosi è una malattia soprattutto dei cani
ma gli esseri umani non ne sono immuni, sostenuta
da parassiti appartenenti ai protozoi (Leishmania
infantum) veicolata dai flebotomi (Phebotomi
papatasi, P.perniciosus, P. perfiliewi). Il pappatacio è
attivo soprattutto nei mesi caldi punge dal tramonto
all’alba, si trova in aree rivierasche e nelle zone
tropicali (ma è stato segnalato anche in valle d’Aosta
ed è considerata una patologia in espansione).
La leishmaniosi può manifestarsi con una
sintomatologia cutanea, altre volte vengono colpiti
gli organi interni e in alcuni casi si manifestano
sintomi di entrambi i tipi.
• Dermatite secca esfoliativa tipo forfora.
• Perdita di peso in modo più o meno rapido.
• Perdita di pelo intorno agli occhi, sulle zampe, sul
dorso (Alopecia).
• Lesioni alle orecchie le quali perdono pelo e
manifestano vere e proprie ulcere sanguinolente.
• Perdita di sangue dal naso (epistassi) dovuta a
ulcere nella mucosa orale, in cui sono presenti i
parassiti.
• Crescita accelerata delle unghie.
• Dolori articolari compreso anche mal di schiena: il
cane se ne sta spesso immobile in piedi, tenendo
la testa bassa per cercare sollievo.
• Lesioni oculari.
• A livello viscerale si riscontrano danni renali (il
cane beve tanto per contro tende a mangiare
poco fino al quasi totale rifiuto del cibo, altre
manifestazioni sono la diarrea e le ulcere orali),
sino ai segni neurologici e al coma uremico.
Le informazioni hanno carattere esemplificativo,
ma non devono ritenersi esaustive trattandosi di
materia strettamente sanitari.
Non essendo ancora stato prodotto un vaccino, la
profilassi deve concentrarsi alla protezione dagli
insetti con collari, con farmaci per uso spot-on (fiale
da applicare sulla cute) e con sostanze repellenti
con un elevato potere antifeeding sul flebotomo
vettore. Cura dell’ambiente, attenti monitoraggi,
disinfestazioni e derattizzazioni mirate. Oltre,
naturalmente, ad attente indagini da parte dei
medici veterinari.
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::: COME E' ANDATA A FINIRE?
Molto bene, telefono al veterinario che mi riferisce che il titolare
si è detto favorevolmente colpito del mio approccio a tutto tondo.
Che mi manderà i reperti da identificare, mi chiede solo un
occhio di favore e vorrebbe un’offerta forfettaria (ovviamente
accetto sperando di non dover chiedere spazio al Museo di
Scienze Naturali sezione di entomologia per stoccare i reperti).
Mentre la monografia sui tafani la vorrebbe saldare con un invito
a pranzo con mio marito e figlioletto al seguito. Non ci avrei
scommesso un centesimo. Al prossimo articolo sui tafani.
IGIENE E AMBIENTE ... |
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