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::: Sola dosis VENENUM FACIT
sicurezza e lavoro a cura di C. M. Dassi
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“…è la dose che fa il veleno”, ovvero
da una citazione cinquecentesca
di un medico filosofo svizzero agli
attuali parametri valutativi della
tossicità di un biocida ...
“Nulla è di per sé veleno, tutto è di per sé veleno,
è la dose che fa il veleno” (Paracelso, 1493-
1541). Tutti noi conosciamo questa frase, tutti
l’abbiamo sentita almeno 100 volte...
Ma cos’è il veleno? “Dal Latino venìnu (m), propriamente ‘filtro
magico, amoroso’, forse corradicale di Venus ‘Venere” la dea
romana dell’Amore.
Tornando al veleno, possiamo affermare che è una sostanza
di varia natura che, introdotta nell’organismo, può causargli
gravissimi danni e perfino la morte. I veleni sono studiati dalla
tossicologia, cioè quella branca della medicina (il cui interesse
si estende anche alla chimica), che esamina sintomi, meccanismi
e trattamenti degli avvelenamenti di persone e animali
ad opera di droghe, veleni o farmaci. Il principale parametro
per determinare la tossicità di una sostanza è la dose: infatti,
anche il sale da cucina, lo zucchero, il vino, l’aceto, l’olio, il prezzemolo,
oltre certe dosi o in determinate circostanze possono
essere “veleni”.
L’entità del danno biologico procurato da una sostanza tossica
è legata a diverse variabili, tra le principali si citano:
• natura chimica del tossico;
• dose, cioè quantità di prodotto con cui si viene a contatto;
• via di esposizione o modalità di assorbimento (orale,
transdermico, inalatorio eccetera);
• concentrazione;
• entità e durata dell’esposizione;
• velocità di degradazione o di eliminazione dell’organismo;
• stato di salute generale (buono, malattia preesistente ecc.);
• fattori genetici individuali.
La tossicità è perciò considerata come il prodotto:
C x T à concentrazione x tempo d’esposizione.
Ne deriva che riducendo la dose diventa necessario allungare
il tempo di esposizione - e viceversa - per ottenere il medesimo
effetto tossico. Se la dose è sufficientemente bassa il tempo
di esposizione sarà talmente lungo da superare la vita dell’organismo e quindi non si riscontreranno effetti dannosi visibili.
Questa dose è definita NEOL = Livello con Assenza di Effetti
Osservati (No Observed Effect Level).
::: SIGLE
NOEL = Livello con Assenza di Effetti Osservati
(No Observed Effect Level)
DL50 = Dose Letale al 50%
CL50 = Concentrazione Letale al 50%
MAC = Concentrazione Massima Accettabile
(Maximum Allowable Concentration)
ACGIH = Organizzazione statunitense che si occupa
di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro (American
Conference of Governmental Industrial Hygienists)
TLV = Valori limite di soglia (Threshold Limit Values)
TVL-TWA = Valore massimo consentito per
un’esposizione prolungata (Time-Weighed
Average)
TVL-STEL = Valore massimo consentito per
esposizioni brevi (Short-Term Exposure Limit)
TVL-C = Valore limite che non deve essere mai
oltrepassato in nessun caso (Ceiling)
AOEL = Livello accettabile di esposizione
dell’operatore (Accepted Operator Exposure Level)
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::: EFFETTI CLINICI
Gli effetti clinici tossicologici possono manifestarsi in modo
acuto o cronico. La Tossicità Acuta si riferisce agli effetti risultanti
da una esposizione singola ad una dose sufficientemente
grande di una sostanza chimica, gli effetti sono visibili in tempi brevi da pochi minuti a qualche ora. La Tossicità Cronica
concerne gli effetti prodotti da una sostanza quando si hanno
ripetute esposizioni a dosaggi relativamente bassi. Entrambi
i tipi di tossicità devono essere considerati nella valutazione
delle misure di sicurezza da prevedere quando si utilizzano i
biocidi. Come ci si espone a un tossico? Possiamo indicare le
vie di esposizione principali in dermale (attraverso la pelle), inalatoria
(respirazione) e orale (bocca e tratto gastrointestinale).
A seconda della via di ingresso le sostanze potranno produrre
effetti locali e/o generali; tra i primi abbiamo irritazioni, infiammazioni,
necrosi dei tessuti. L’assunzione orale di un biocida
può avvenire per alimenti contaminati, per ingestione accidentale:
tuttavia, un operatore del settore sa bene che non deve
mangiare, bere, fumare durante l’utilizzo dei prodotti e deve
porre molta attenzione nel caso di alimenti nell’ambiente.
I tassi di assorbimento cutaneo variano a seconda delle diverse
parti del corpo umano. Il palmo delle mani, le braccia e i piedi
sono meno propensi ad assorbire sostanze chimiche esterne
rispetto al viso, al padiglione auricolare, al cuoio capelluto. In
assoluto la parte che più è predisposta all’assorbimento è
l’inguine... sono sicura che tutti prestano la giusta attenzione
all’igiene delle mani prima e dopo essere stati alla toelette,
anche quando non usano i biocidi.
La via inalatoria rappresenta una percentuale piuttosto piccola
delle esposizioni totali degli operatori, ma assai pericolosa. I
polmoni sono un organo con una enorme superficie esposta
all’ambiente esterno attraverso ogni atto respiratorio. Per cui è
d’obbligo usare maschere e filtri adeguati e non affidarsi agli
starnuti e al muco nasale come difesa per i nostri delicati alveoli
polmonari. A tale proposito pongo l’attenzione alle particelle
di dimensioni inferiori a 5 micron che, galleggiando nell’aria e invisibili alla nostra vista sono insidiosamente pericolose. Per
questa ragione bisogna essere particolarmente attenti nei caso
in cui si utilizzino attrezzature ULV ed è necessario arieggiare
con cura gli ambienti prima di consentirne il riutilizzo.
::: PER INGESTIONE:
• polveri o liquidi che vanno a contatto con la bocca
durante l’impiego;
• bevendo biocidi da contenitori contaminati non
etichettati;
• soffiando con la bocca per liberare ostruzioni dalle
attrezzature;
• cibi contaminati;
• toccandosi la bocca con le mani contaminate.
::: CONTATTO DERMALE:
• versamenti accidentali su pelle o indumenti;
• polveri o liquidi che entrano in contatto con la pelle
durante l’applicazione;
• erogando controvento;
• spruzzi durante le miscelazioni;
• bambini che giocano con contenitori contaminati o
in aree di applicazione, miscelazione;
• manutenzione di attrezzature;
• togliendosi le scarpe dopo un’applicazione
::: INALAZIONE:
• polveri, fumi, nebbie;
• fumando durante i trattamenti;
• entrando in un ambiente in cui sia stato
aerosolizzato un PMC e non sia stato
sufficientemente arieggiato
NB: questi esempi non devono essere considerati
esaustivi.
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::: MISURA E CLASSIFICAZIONE DELLA TOSSICITA'
La misura della tossicità viene espressa in funzione della via
di esposizione:
DL50 = Dose Letale al 50% (LD50 in inglese)
CL50 = Concentrazione Letale al 50% (LC50 in inglese)
Il termine DL50 si riferisce alla dose di una sostanza tossica
,somministrata in un’unica volta, in grado di uccidere il 50%
di un popolazione campione (generalmente ratti, ma anche
altri mammiferi come cani, per particolari test riguardanti la
tossicità nell’uomo), espressa generalmente in mg/kg, ovvero
in milligrammi di sostanza saggiata per kg di peso vivo.
Per quanto riguarda le sostanze gassose, invece, la via di ingresso
è ovviamente per inalazione e viene calcolata come
concentrazione di gas in grado di uccidere il 50% del campione
in un certo lasso di tempo (generalmente 4 ore).
In generale si può dire che più piccolo è il valore della DL50
più la sostanza è tossica.
La DL50 varia in funzione di alcuni fattori: via di esposizione e
animale test. Al fine pratico, perché ci interessa la DL50? Principalmente
per approntare le procedure d’emergenza in caso
di incidente, ma anche per stabilire le linee guida nell’utilizzo
dei DPI; per sviluppare regolamenti inerenti al trasporto; per
aiutare a stabilire i limiti di esposizione professionale.

::: LIMITI DI ESPOSIZIONE PROFESSIONALE
Oggi esistono delle tabelle per i tossici industriali, che indicano
le concentrazioni massime accettabili negli ambienti di lavoro
(MAC = Concentrazione Massima Accettabile, Maximum Allowable
Concentration) aggiornate periodicamente, per mantenere
il più possibile sicure le condizioni lavorative, al fine della
salvaguardia della salute.
Le tabelle più conosciute e utilizzate sono quelle della American
Conference of Governmental Industrial Hygienists (ACGIH),
organizzazione statunitense che dal 1938 si occupa di salute e
sicurezza nei luoghi di lavoro. L’omologa associazione italiana
è l’Associazione Italiana degli Igienisti Industriali (AIDII).
Queste tabelle sono compilate secondo dei criteri empirici e
riferite ai TLV - Valori limite di soglia (Threshold Limit Values s).
Per TLV la ACGIH intende la soglia di concentrazione - generalmente
espressa in parti per milione, ppm - di una data sostanza pericolosa nell’aria, al di sotto della quale vi è sicurezza per
“quasi tutte” le persone esposte. Nella definizione si parla di
quasi tutte le persone poiché non si possono escludere a
priori casi di ipersensibilità o la possibilità che alcuni individui,
pure a concentrazioni minori, possano riportare per vari motivi
danni alla salute.

Va ricordato che i valori indicati si riferiscono agli ambienti di
lavoro e si intendono quindi applicabili a soggetti adulti, sani,
esposti a questi valori 8 ore al giorno per 5 giorni alla settimana,
non possono perciò essere utilizzabili in altri casi.
Ne esistono tre varianti:
• TLV-TWA (time-weighed average): è il valore massimo consentito
per un’esposizione prolungata - 8 ore al giorno e/o
40 ore a settimana. Viene comunemente indicato semplicemente
come TLV, sottintendendo l’altro termine.
• TLV-STEL (short-term exposure limit): è il valore massimo
consentito per esposizioni brevi - non oltre 15 minuti - e occasionali
- non oltre quattro esposizioni nelle 24 ore,con intervalli
di almeno un’ora l’una dall’altra.
• TLV-C (ceiling): è il valore limite che non deve essere mai
oltrepassato, in nessun caso.
Va ricordato che:
• è estremamente difficile definire la concentrazione alla quale
il singolo lavoratore è effettivamente sottoposto;
• l’azione tossica di molte sostanze varia a seconda delle condizioni
microclimatiche;
• l’azione tossica può variare per sinergie o per interazioni con
altre sostanze di uso non lavorativo;
• alcune sostanze hanno azioni più evidenti, altre azioni più
subdole;
• la continua introduzione di nuove sostanze rende impossibile
l’aggiornamento costante delle tabelle;
• non è possibile stabilire un valore massimo accettabile per
sostanze cancerogene o potenzialmente attive, non soltanto
per l’individuo, ma anche per la progenie;
• i limiti non impediscono che soggetti predisposti vadano
incontro a fenomeni di sensibilizzazione e a manifestazioni
allergiche.

Le Legislazioni Europee più recenti hanno introdotto un nuovo
parametro, che in futuro potrebbe aiutare a fare chiarezza in
materia: AOEL = Livello Accettabile di Esposizione dell’Operatore
(Accepted Operator Exposure Level). Si tratta della quantità
massima di sostanza attiva alla quale l’operatore può essere
esposto senza che si determini alcuna conseguenza negativa
per la salute; viene espressa in mg di prodotto chimico per kg
di peso corporeo dell’operatore.
Un prodotto non potrà essere immesso sul mercato se il grado di esposizione nella manipolazione e nell’impiego del prodotto
stesso (compresi dosaggio e modalità di applicazione) supera
la AOEL.
I nuovi biocidi avranno riportati in etichetta i valori di TLV, di
AOEL e i tempi di rientro. Per questa ragione, è necessario,
per chi progetta e per chi esegue un servizio di disinfestazione.
iniziare a familiarizzare con tali concetti e le loro modalità di
interpretazione, nonché il loro modo di interagire, e modificare
di conseguenza la gestione quotidiana dei biocidi.
IGIENE E AMBIENTE ... |
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