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::: Ad ogni cotto la GIUSTA MANUTENZIONE di Costantino Zanatta
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Una protezione efficace e duratura
nel tempo è quella costruita a
piccoli passi, cominciando con gli
oli e finendo con le cere ...
Sono passati trent’anni da quando ho
toccato per la prima volta una superficie
in cotto. Si trattava di un ripristino
di un trattamento errato. Ricordo di aver preso
la tanica di cera solida in pasta e non sapevo
come estrarla. Solo dopo mi è venuta l’idea
che riscaldandola si sarebbe fluidificata.
Ne sono passati di metri quadrati sotto le
mie ginocchia e, adesso come allora, sono
convinto che “fare un lavoro ben fatto o farlo male ci si impiega lo stesso tempo e la stessa
fatica”. Proprio per questo è meglio farlo una
sola volta e bene. Non si perderà la fiducia del
cliente e non si avranno i ritorni negativi che
la cattiva pubblicità può portare. Nonostante
ciò, esistono ancora aziende che continuano
a proporre “prodotti inadeguati” per superfici
che necessitano invece di specifici “trattamenti
di protezione”.
Anche se può sembrare retorico, continuo
a ripetere che per eseguire un trattamento
protettivo appropriato è importante valutare
la tipologia di materiale e l’utilizzo. Se la superficie
si trova in una abitazione civile vi sarà
un certo tipo di usura del trattamento e di
conseguenza una specifica manutenzione, se
invece si trova all’interno di un ristorante molto
trafficato, l’usura sarà proporzionalmente
più accentuata e la manutenzione obbligatoriamente
più frequente e mirata, per poter
mantenere nel tempo lo stesso livello di protezione
e di effetto visivo delle superfici.

::: STORIA DI UN INTERVENTO
Il pavimento oggetto del nostro intervento,
posato nella sala di un ristorante, è in terracotta
impastata a mano e non pressata a
macchina, un materiale non idoneo per una
superficie con forte afflusso di persone. Dopo
pochi mesi, il ristorante si è rivolto alla fornace
di produzione del cotto fatto a mano - e non
all’azienda operatrice del trattamento, come
avrebbe dovuto - per chiedere come mai non
si riuscisse a tenere pulito il pavimento e perché
lo stesso si sbriciolasse in superficie.
La tipologia di protezione applicata, subito
dopo la posa, composta prevalentemente da
impregnanti antimacchia a base di copolimeri
fluorurati e finiture con emulsioni cerose liquide
neutre, era idonea per una superficie di
cotto compatto e pressato meccanicamente,
tipo cotto imprunetino, toscano o comunque
di tipo industriale con poca assorbenza.
E non, quindi, adatta al cotto posato.

::: LE FASI DI INTERVENTO
Nonostante la fornace non fosse responsabile
dell’usura del sistema applicato, si è resa disponibile, con un po’ di assistenza tecnica,
con il loro personale e nel poco tempo messo
a disposizione dal ristorante (superficie di
200mq. nelle due giornate di chiusura settimanale),
al ripristino del trattamento iniziale.
La prima fase si è svolta con un lavaggio
energico utilizzando la monospazzola, disco
marrone, e un detergente neutro sgrassante
seguito da un buon risciacquo; sulle superfici
asciutte è stata riapplicata una mano di cera
cremosa in pasta applicata con il sistema a
spazzola e rilucidata subito dopo.
Dopo l’asciugatura è stata applicata una ulteriore
mano di emulsione cerosa liquida neutra
come finitura. Questa procedura non è stata
sicuramente risolutiva per il problema del facile
assorbimento dello sporco sulle superfici,
ma era l’unica praticabile nel tempo ristretto
messo a disposizione dal cliente che non poteva
accettare che nel suo locale i pavimenti
dessero la cattiva impressione del ristorante
di scarsa qualità.
L’intervento tradizionale nei tempi adeguati
Secondo la mia esperienza, sui materiali in
cotto fatto a mano e terrecotte, il miglior sistema
di trattamento protettivo che duri nel
tempo, che sia di facile manutenzione e con
una relativa semplicità per l’eventuale ripristino
periodico, risulta essere il tipo tradizionale
con impregnazione a base di olio di lino
cotto e finiture con cere cremose e liquide
in sequenza.
Su questi materiali bisogna “costruire un trattamento
protettivo” di un certo “spessore”,
per cui si comincia, dopo le operazioni di lavaggio,
risciacquo e relativa asciugatura, con
l’applicazione di più mani differenziate di olio
impregnante con modalità differenti nelle diverse
fasi di trattamento.

PRIMA FASE. Normalmente l’applicazione della prima
mano di olio può essere fatta anche con il
classico rullo da pittura seguendo però la direzione
di posa delle superfici, applicando il
prodotto in maniera e quantità regolare per
piccole zone, fermandosi in corrispondenza
delle fughe, senza lasciare pozze di prodotto
e sgocciolature.
In questa fase, normalmente non serve controllare
l’assorbimento del prodotto, esso viene
assorbito completamente dalle superfici
ben asciutte.
SECONDA FASE. L’applicazione del secondo passaggio di olio,
il giorno dopo, può essere fatto con uso di
vello tipo spandicera ben imbevuto di olio con
stesura lineare seguendo sempre la direzione
delle fughe e lavorando per piccole zone (ad
esempio una - due stanze per volta fermandosi
in corrispondenza della soglia). Entro venti-trenta
minuti va controllato l’assorbimento
delle superfici, se rimane localmente qualche
eccesso di prodotto, va eliminato passando
la monospazzola, con una spazzola morbida
tipo tampico o con panno di cotone, anche a
mano; l’importante è non lasciare residui di
olio in eccesso sulle superfici. Se necessario, si
può ripetere l’operazione con una terza mano
di olio, con le stesse modalità della seconda.
E’ importante fare asciugare bene il tutto aerando
i locali.

::: FASI DI FINITURA
Dopo l’asciugatura degli oli, (due-tre giorni
in condizioni ambientali normalmente asciutte),
si può procedere alle fasi di finitura con
l’applicazione di un prodotto resino-ceroso
all’acqua che va applicato con l’aiuto di monospazzola
e spazzola in tampico per favorirne
l’aderenza. Una volta asciutto, dopo circa una-due
ore, si può procedere all’applicazione di
una cera cremosa in pasta di tipo tixotropico
(che non ha bisogno di essere riscaldata, ma
che per essere spalmabile è sufficiente agitare
manualmente con un bastoncino nel proprio
contenitore). L’applicazione avviene di consuetudine
con l’utilizzo della monospazzola
munita della spazzola in tampico per distribuire bene il prodotto in maniera uniforme.
Dopo uno - due giorni, è possibile eseguire
la lucidatura delle cere cremose e applicare
la finitura con un’ultima mano di emulsione
cerosa liquida neutra stesa a vello spandicera
senza esagerare nella quantità.
::: CONSIDERAZIONI FINALI
Se osserviamo attentamente, per eseguire
questo piano di trattamento abbiamo impiegato
circa sei - sette giorni, costruendo una
protezione a piccoli passi cominciando con gli
oli e finendo con le cere. Lo spessore di questo
trattamento sarà di gran lunga superiore
a quello eseguito inizialmente. Solo i lavori
fatti a regola d’arte rendono i clienti contenti
e creano altri lavori. Proprio per questo continuo
a dire: lavoriamo tutti con più professionalità!
Professionalità per la conoscenza dei
materiali, delle tecniche di lavorazione, per
il rispetto delle esigenze della clientela, per il
rispetto di noi stessi: un sistema lavoro che
non pensi solamente al puro profitto, ma che
ci faccia sentire sereni verso noi stessi, ogni
volta che usciamo da un cantiere di lavoro per
iniziarne un’altro. Infine, professionalità è anche
impostare un sistema lavoro che preveda
la consegna del protocollo di intervento, secondo
le normative europee, al cliente finale
descrivendo la tipologia di lavoro eseguito e
l’elenco o la tipologia dei prodotti utilizzati, e
la frequenza di interventi. Un ottimo biglietto
da visita da presentare.

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