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::: I Colossi di MEMNONE di Frank Schad
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Kärcher riporta all’originario splendore
le statue gemelle, due dei monumenti
più grandi dell’antico Egitto, costruite
per essere le guardiane del mausoleo
di Amenofi III ...
I Colossi di Memnone hanno visto la nascita
e la caduta di diversi imperi. Questi due giganti
seduti sulla riva ovest del Nilo vicino a
Luxor, alti più di 14 metri e pesanti 800 tonnellate
l’uno, sono stati i testimoni silenziosi delle
storie del mondo per più di 3300 anni. I due
giganti sono costituiti di quarzite, una pietra
arenaria, e raffigurano il faraone Amenofi III e
originariamente si trovavano di fronte al primo pilone, una costruzione con due torri frontali
che collegava l’entrata a quello che era probabilmente
il più grande tempio dell’antico
Egitto. Fu Amenofi figlio di Hapu a progettarli
e farli trasportare su una chiatta dalle cave
delle montagne rosse a 700 chilometri a nord
del Cairo. Gli studiosi, ancora oggi, dibattono
sulla tecnica di innalzamento dei colossi.

::: UN PO' DI STORIA
Gli antichi romani visitavano I Colossi perché
li identificavano con l’eroe greco Mnemone
che cadde in battaglia fuori dai cancelli di Troia.
La leggenda vuole che all’alba Mnemone
salutasse con un canto malinconico sua madre
Eos, dea dell’aurora. I Colossi al mattino cantano
come Mnemone, ma è più probabile che
il loro lamento derivi da una crepa formatasi
nella roccia durante il terremoto del 27 a.C.
che si espande al mattino quando sorge il sole.
Anche l’imperatore Adriano ha visitato i due
colossi, come si può leggere nelle iscrizioni
in greco e latino lasciate. Intorno al 200 d.C.
i colossi musicali hanno subito grossi danni,
e l’imperatore Settimo Severo decise di restaurare
prendendo pietre arenarie dalle cave
di Gebel Gulab, vicino Assuan. Purtroppo alla
morte dell’imperatore i lavori furono bruscamente
interrotti e il colosso a nord non fu mai
più completamente restaurato. Oggi, entrambi i colossi risultano molto danneggiati a causa di
diversi motivi: nel sedicesimo secolo il colosso
a sud venne colpito da una serie di pietre lanciate
con catapulte che gli distrussero il volto.
Inoltre la variazione brusca di temperatura tra
giorno e notte ha causato microfessure sulle
braccia e le gambe dei colossi.
Con il passare dei secoli, la sabbia del deserto,
il fango del Nilo, le esalazioni del carburante e
la fuliggine hanno creato uno strato incrostato
sotto il quale hanno cominciato a formarsi dei
cristalli di sale che avrebbero potuto distruggere
i Colossi se non si fosse fermata in tempo
la loro proliferazione.

::: LA DIAGNOSI
Quando si puliscono e si restaurano monumenti
storici di importanza mondiale il passo
più importante del processo è specificare
l’obiettivo.
Dopotutto, l’operazione non si riduce a un
semplice “prima: Sporco” e “dopo: Pulito”, come per i compiti di pulizia più frequenti e comuni.
Ci sono moltissime scuole di pensiero
riguardo la cura e il restauro dei monumenti
che bisogna prendere in considerazione, soprattutto
perché i monumenti di interesse
storico non devono essere assolutamente
danneggiati dall’opera di restauro. Se per
esempio esistono ancora tracce del materiale
di costruzione originale, non devono MAI essere
cancellate: processo che risulta comunque
difficile anche nei trattamenti più delicati,
come per esempio quando si formano delle
incrostazioni nel sottostrato di sporco. A volte
le particelle di sporco sono penetrate all’interno
del materiale originale sotto la superficie e
quindi risulta impossibile rimuoverle e distinguerle dal materiale originale.
::: QUALE RISULTATO SI VUOLE OTTENERE?
Tuttavia, per ragioni di pura conservazione del
monumento è consigliabile eliminare gli strati
di sporco superficiale in un primo passaggio.
Con il passare dei secoli, i depositi di sostanze
sulle pietre naturali aumentano la resistenza al
vapore, quindi le sostanze contenenti agenti
inquinanti si accumulano al loro interno e danneggiano
la superficie della struttura. Inoltre,
togliere gli strati di sporco è un prerequisito
essenziale per successivi lavori di restauro.
Infatti, prima di procedere a progettare altre
misure di restauro è necessario togliere completamente lo strato di sporco e vedere in
quali condizioni è il materiale di costruzione
originale. In molti casi, uno degli scopi del
progetto di pulizia è di riportare il monumento
alla sua forma originaria per
permettere ai ricercatori, agli storici e
agli studiosi di vederlo come era o come
l’architetto l’aveva pensato. La pulizia dei
Colossi di Mnemone aveva come scopo togliere
la patina di sporco dalla pietra e fermare o
rallentare al massimo il processo di erosione
dei monumenti.
::: LA PULIZIA
La pulizia di restauro è un lavoro di squadra
che non va eseguito da un solo punto di vista,
ma che deve tenere in considerazione il parere
del proprietario del monumento, dei restauratori,
degli ambientalisti, degli storici dell’arte
e di altri specialisti. Innanzitutto è necessario
eseguire dei test preliminari per determinare
lo stato della superficie e la natura della contaminazione.
Spesso questo non si può eseguire
semplicemente ad occhio nudo, quindi
servono test scientifici ulteriori su un campione.
Il secondo passo è quello di applicare
una diversa gamma di tecniche e parametri ad
aree di test per stabilire il miglior metodo di
pulizia possibile. Il lavoro sui Colossi di Memnone
è stato commissionato dal dipartimento
egiziano per le antichità, diretto dal Professor
Rainer Stadelmann, ex direttore dell’istituto
archeologico Tedesco del Cairo, ed è stato
eseguito da una squadra di specialisti Kärcher
sotto la supervisione dell’esperto di restauro
Jens Linke di Mellingen. Dai test ambientali è
risultato che il metodo migliore sarebbe stato
la sabbiatura con particelle minuscole. A questo
va aggiunto un agente sabbiante spruzzato
con aria compressa. Per adattare questo tipo
di pulizia a quasi tutte le superfici è necessario
regolare il getto dell’ugello, la quantità e il tipo
di sabbiante e il livello di compressione aria.
In questo caso l’agente sabbiante prescelto è
stato il carbonato di calcio in polvere ultrafine
(particelle tra 0.04 e 0.14mm durezza 2.5 della
scala Mohs). Lo sporco è stato rimosso strato
per strato, con una pistola sabbiante Kärcher
che permette di regolare portata di aria e
sabbia direttamente sulla pistola, permettendo
all’operatore di lavorare in modo molto
flessibile rispetto alla resilienza del materiale.
Grazie a questo processo è stato portato alla luce il colore originale della roccia, che ora dopo
un’attenta esposizione senza danni, viene
analizzato per preservarne a lungo le caratteristiche.
Le particelle di sporco nei pori della
roccia sono state lasciate per aumentare lo
strato protettivo contro gli agenti atmosferici
e inquinanti aggressivi. Le aree che sono state
maggiormente erose, testa e retro del colosso
a nord, non sono state trattate, come misura
cautelativa: verranno trattate più avanti, dopo
che saranno state stabilizzate. Nemmeno la
base delle due statue è stata trattata perché è
l’unica parte monumentale in Egitto che reca
tracce delle inondazioni del Nilo nei tempi
antichi.

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