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::: Un connubio PERFETTO di Costantino Zanatta
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Legno antico e terracotta, due materie
calde e naturali che danno vita a
un pavimento di grande prestigio
mantenendo il fascino della tradizione,
senza però dimenticare il comfort del
vivere moderno ...
Non capita sovente di poter eseguire il
ciclo completo di posa e trattamento
di finitura sui materiali come il cotto
e le terrecotte fatte a mano. Diventa ancora
più gratificante, dal punto di vista professionale,
se per una volta vi capitasse di dover
assemblare legno di abete antico con formati
particolari abbinati alle terrecotte.
L’eventuale difficoltà tecnica consiste nel fatto
che il legno ha uno spessore regolare ed è
necessario prepararlo in funzione del cotto
da abbinare. Non voglio ora spiegare come
si esegue una messa in squadra delle varie
campiture di quadrotte composite legnocotto
e il calcolo preventivo della centratura
nelle stanze, basti sapere che per primo deve
essere posato il legno (con colla da legno) e
successivamente le parti in terracotta (con colla
cementizia). Una volta posata la campitura
completa del composito legno-terracotta, si
è proceduto alla posa del tavolato che fa da
cornice, seguendo il disegno a spina di pesce
e per gli angoli a incastro.
::: LE FASI DEL LAVORO
Per la pavimentazione sono state utilizzate
tavole antiche di abete recuperate, rilavorate
per avere le giuste dimensioni per la posa in
opera. Molte di queste erano concave e altre
convesse; ciononostante sono state scelte con
cura e posate nella migliore combinazione
possibile.
Quando è stata eseguita la stuccatura delle
quadrotte composite legno-terracotta, una dose
di fortuna ha assistito l’operatore perché,
essendo le parti in legno di abete, non si è
manifestato il problema che causano le malte
alcaline: la variazione di colore delle parti in
legno. E’ stato possibile così eseguire la classica
stuccatura a malta delle fughe riempiendo
tutte le fughe delle quadrotte e ripulendo bene
a spugna umida. E’ stato fatto passare un
tempo discretamente lungo per far asciugare
bene il tutto e concedere al legno il tempo
per ristabilizzarsi. Nell’attesa si è proceduto
alla posa del solo tavolato di legno nelle altre
stanze della casa, sempre con attenzione nella
scelta dei pezzi, delle varie misure e dell’abbinamento
concavo-convesso. A tutto ciò va
aggiunta la eventuale difficoltà nel centrare i farettini a led disposti sul pavimento, non
c’era molto margine di errore, massimo 1-2
millimetri.
::: É IL MOMENTO DEI TRATTAMENTI
Una volta terminate la fase di posa e lasciate
riposare per un po’ di tempo le superfici, è
tornato il momento dei trattamenti: parlo di
trattamenti al plurale perché il legno ha avuto
un tipo di lavorazione e le terrecotte un’altro.
Per prima cosa, con una piccola macchina
abrasiva si è proceduto alla levigazione delle
differenze tra concavo e convesso senza andare
ad alterare troppo la caratteristica del materiale,
non bisognava affatto farlo diventare
“levigato”. Nel compiere queste operazioni bisogna giocare un po’ con la fantasia e rispettare
il più possibile il materiale su cui ci si
trova ad operare; la seconda fase è stata quella
di passare la monospazzola con una vecchia
retina di grana 100 senza insistere troppo per
non alterare quella che si definisce “prima patina”
del tavolato.
A questo punto su tutte le parti in legno è
stato applicato un colorante bianco diluito
per far sì che ai successivi passaggi con gli
oli naturali non cambiasse di tono. Un lavoro
molto meticoloso, ognuna delle parti in legno
è stata lavorata singolarmente per non sporcare
il cotto. Successivamente si è passati al
trattamento delle terrecotte con oli naturali
incolore, e non sul legno perché l’olio ingiallisce.
Una volta che le parti in legno erano
state trattate con gli oli sbiancati e le parti in
terracotte con l’olio neutro, si è passati alla
stuccatura di tutte le fessure delle tavole - senza
sporcare il cotto - con un impasto di cere
cremose, segatura del legno recuperata dalle
lavorazioni precedenti e polvere di gesso, ma
poco, per dare corposità all’impasto.
Questa è stata la fase più difficile perché non
è semplice stuccare con una piccola spatola
superfici discrete, senza provare dolori alle
ginocchia.
::: LA FASE FINALE
Alla fine, su tutte le superfici, sono state stese
a macchina due passaggi di cere cremose con
l’aiuto della monosopazzola e spazzola in tampico
morbida; tale operazione ha ulteriormente
riempito le fughe delle tavole, tra il cotto
e il legno. La lucidatura finale invece, è stata
effettuata con un’emulsione cerosa liquida,
ideale per il legno.
Un fattore importante da valutare è la presenza
del riscaldamento a pavimento, quindi diventa
d’obbligo cercare di evitare l’applicazione
di prodotti “rigidi” che non possono seguire
i naturali movimenti dei materiali durante la
fasi di riscaldamento e raffreddamento delle
superfici.
::: TRE ANNI DOPO
Da quando è stato ultimato il lavoro, sono
trascorsi tre anni di normale vita e utilizzo
domestico. Ho potuto rivedere le superfici,
per un piccolo intervento di incollaggio di due
listoni di tavola che suonavano a vuoto in qualche
punto. La sensazione era quella di una pavimentazione nata con la casa. Dalle informazioni
raccolte, anche la manutenzione non
è risultata difficile; viene ripassata la cera una
volta l’anno nelle fughe che si sono abbassate
e, quando è asciutta, viene rilucidata a monospazzola
con disco morbido; la stessa viene
utilizzata con disco morbido durante l’anno
quando necessita. I lavaggi di manutenzione
vengono fatti come su tutte le altre superfici:
con un panno spugna morbido umido e un
apposito detergente diluito in acqua, in modo
del tutto normale.
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