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::: ECOCLEANING DAY. L’Italia che cambia ULTIM'ORA a cura di Loredana Vitulano
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Milano come l’agorà
internazionale, luogo
per eccellenza dello
scambio d’idee e delle
buone pratiche green,
grazie ad AfidampFab ...
Think Green è la parola d’ordine per
molte aziende. Aziende che si dicono
consapevoli che una strategia di sostenibilità
aziendale ha un valore strategico di lungo
periodo, che può essere un grosso vantaggio
competitivo e che è necessario introdurla nel
patrimonio valoriale dell’impresa, coinvolgendo
tutti i dipendenti, possibilmente con l’aiuto
di un Sustainability Manager. Ma quante sono
le aziende che si impegnano nell’attuare veramente
progetti di sostenibilità.
Nella realtà forse sono troppo impegnate a risolvere
le pressioni a brevissimo termine, ma
sarebbe intelligente cercare di vincere questa
sfida, innovandosi. Il successo si misurerà nella
capacità di fare uno sforzo costruttivo nei
confronti della nuova società in cui stiamo vivendo.
Bisogna confrontarsi sulla sostenibilità,
sull’ecocleaning, i caposaldi da cui partiranno i
nuovi paradigmi del futuro, la terza rivoluzione
industriale. E’ questo il patrimonio da cogliere.
E che AfidampFab ha colto organizzando lo
scorso giugno, a Milano, un’interessante Tavola
Rotonda sul tema “Ecocleaning. Ricerca e
nuove tecnologie per la produzione industriale.
La formula della pulizia sostenibile”.
Patrocinata da Ministero dell’Ambiente, Comunità
Europea, Regione Lombardia, Kyoto Club
e Legambiente, la Tavola Rotonda, moderata da Andrea Pancani, giornalista dell’emittente
televisiva La 7, ha dato vita a un costruttivo
confronto tra esperti nazionali e internazionali,
esponenti dell’industria e dell’ambiente, e
seguita da un numeroso pubblico, interessato
e partecipe.
Responsabilità, conoscenza, comunicazione,
formazione, informazione, supporto intelligente
alle imprese: questi messaggi che sono scaturiti
da oltre due ore di confronto tra Andrea
Poggio, presidente della Fondazione Legambiente
Innovazione, Sergio Andreis, direttore
di Kyoto Club, Maurizio Fieschi, esperto di
ingegneria ambientale, Maria Rosaria Spagnuolo,
responsabile dell’Area Ambiente e
Sicurezza di Assolombarda, Fred Pearce,
giornalista e scrittore inglese, esperto di questioni
ambientali, Stephen Ashkin, massimo
esperto mondiale di green cleaning.
Ha aperto la giornata Michele Redi, presidente
AfidampFAB, che, nel portare il saluto
ai presenti, ha sottolineato come il settore della
pulizia professionale abbia nel proprio DNA
l’impegno a rendere l’ambiente igienicamente
vivibile e che oggi debba essere artefice di una
svolta culturale, per cui la tutela dell’ambiente
sia messa in correlazione diretta con la crescita
economica, e quindi venga perseguita una
politica di sviluppo sostenibile intesa come sviluppo economico, tutela dell’ambiente e
responsabilità sociale.
::: Come conciliare la green economy con
la necessità di fare profitto?
Giulio Guizzi, ambasciatore Afidamp, ha dato
la cifra del dibattito, con una lectio introduttiva
che, dopo un breve e dotto excursus sulla storia
della pulizia, ha posto alcuni quesiti fondamentali.
Confermato che il tema ecologico fa
parte della natura più profonda del comparto
produttivo del cleaning, Guizzi ha chiesto se
le pubbliche amministrazioni sono pronte ad
accogliere il plus valore sociale degli operatori
che si attengono al rispetto ambientale, con
investimenti onerosi e con processi industriali
molto complicati, in quanto per ogni prodotto
“verde” occorre compiere un percorso difficile,
dall’ideazione alla progettazione,
dal montaggio al trasporto,
dall’utilizzo al fine vita,
dalla scelta delle materie
prime a quella
dei siti produttivi, dal
consumo energetico
a quello dell’acqua e
così via.
E in nome di questa complessità,
Guizzi si è chiesto se l’imprenditore
delle aziende del cleaning, non tanto delle multinazionali
o dei gruppi che possono operare
economie di scala, ma l’imprenditore delle piccole
e medie imprese, che sono la maggioranza
delle imprese italiane, sia sufficientemente
formato a operare nella direzione del “verde” e
chi debba farsi carico della sua formazione.
Altro fondamentale quesito posto da Guizzi riguarda
gli incentivi, che, come stato fatto per
la certificazione della qualità e della sicurezza,
dovrebbero essere erogati agli imprenditori
del cleaning, per consentire loro di mantenere
competitivi i prodotti green, perché l’imprenditore
ha la necessità di fare profitto. Altrimenti,
soprattutto in periodo di crisi, prevarrebbero
considerazioni di tipo economico rispetto a
quelle ambientali. Il rischio sarebbe il fiorire
di aziende di sottobosco che si esonerano da
qualsiasi discorso di sostenibilità ambientale in
omaggio al prezzo.
E accanto agli incentivi, ha sottolineato
l’ambasciatore, occorre una politica di
formazione e informazione della clientela,
che venga messa in condizione di sapere come sia possibile conciliare il
green cleaning con una efficace sanificazione
ambientale.
L’auspicio di Guizzi è che l’ambiente torni a
essere il motore del comportamento della società
che, a sua volta, condizioni l’economia.
Non più sfruttamento dell’ambiente in nome
dell’economia, perché nessuno può più assumersi
la responsabilità di ipotecare il futuro
che appartiene non a noi, ma a chi deve ancora
nascere.
Stephen Ashkin ha spiegato
che negli Stati Uniti è
il mercato, essenzialmente,
a premiare gli acquisti
verdi. Gli enti governativi
e gli enti pubblici sono tutti
orientati in questa direzione,
che viene avvalorata anche dalle
politiche di green procurement messe in atto
dai singoli stati (21 su 50), anche senza specifici
regolamenti impositivi. Non ci sono incentivi,
ma programmi di acquisto, di enti
federali e statali, di istituzioni volontarie,
come il Green Building Council, che premiano
gli operatori virtuosi e indicano i requisiti
indispensabili per diventare fornitori, anche
nel campo del cleaning.
Sergio Andreis, direttore
del Kyoto Club,
denunciando, come
tutti gli altri oratori,
l’impreparazione
della Pubblica Amministrazione
italiana
di fronte alle politiche
verdi, ha riferito come
l’Unione Europea abbia creato il Green
Public Procurement, che raccomanda
gli acquisti pubblici verdi. Per darne piena
attuazione, secondo Andreis, occorrerebbe
effettuare una politica di lobby per potere
condizionare l’atteggiamento delle pubbliche
amministrazioni e per fare pressione, a livello
europeo, perché vengano potenziate le certificazioni
verdi.
Andrea Poggio ha sottolineato la
necessità di formazione, per l’utenza
e per le aziende, perché il “verde” diventi
un target imposto. Pertanto, anzi ché incentivi temporanei e dallo scarso effetto
per una politica di programmazione aziendale
sul lungo periodo, Poggio ha auspicato una
regolamentazione chiara e condivisa da tutta
la filiera, che aiuti davvero le imprese a essere
competitive e verdi nello stesso tempo.
Maurizio Fieschi ha sintetizzato
nella triade, responsabilità,
conoscenza
e comunicazione, la
formula per conciliare
mercato e ambiente. La
responsabilità del produttore
nell’immissione sul
mercato di prodotti verdi deve
nascere dalla conoscenza di che cosa significhi
sostenibilità ambientale e deve potere e sapere
comunicare le caratteristiche ambientali dei
suoi prodotti, con gli effetti che ne derivano.
Fieschi ha indicato nell’adozione di strumenti
volontari di certificazione ambientale,
come la dichiarazione ambientale di prodotto,
che AfidampFAB ha caldeggiato per le
proprie aziende, una strada percorribile per
affrontare in maniera, chiara e condivisa, come
auspicato da Poggio, il tema di una produzione
sostenibile. La volontarietà risponde al criterio
di responsabilità, la dichiarazione ambientale
nasce dall’analisi approfondita del processo
produttivo sulla base di regole di valenza internazionale
e comunica le informazioni, che
sono certificate da un ente terzo, in modo da
mettere l’acquirente, pubblico o privato che
sia, nelle condizioni di operare una scelta consapevole.
Maria Rosaria Spagnuolo,
responsabile
dell’Area Ambiente
e Sicurezza
di Assolombarda,
ha confermato l’attenzione
del mondo
industriale alle tematiche
ambientali, ma ha denunciato l’eccessiva
burocratizzazione per il conseguimento di
certificazioni riconosciute dal mercato, come
l’Emas, l’Ecolabel, eccetera, che comportano
dispendio di energie, di costi, di tempi, senza
che poi gli atteggiamenti virtuosi trovino adeguato
riconoscimento da parte delle pubbliche
amministrazioni o degli enti appaltatori. Ha espresso compiacimento per l’iniziativa di Afidamp,
assicurando l’appoggio di Assolombarda
a qualsiasi proposta che consenta alle aziende
di fare network e riuscire a coinvolgere gli organismi,
nazionali e internazionali, nel supporto
alle aziende, con la semplificazione delle procedure
e la sensibilizzazione del mercato.
Mercato che ha nell’utente finale, ossia nel cittadino,
il suo primo motore. Cittadino che, a
sua volta, deve essere consapevole della
propria funzione e abbandonare a poco a
poco il comportamento da eco-peccatore,
come ha fatto Fred Pearce, il giornalista e
scrittore inglese, che è riuscito a risalire
sino all’origine prima dei prodotti del suo
quotidiano, calcolandone l’impatto ambientale.
Ne è emersa un’esperienza interessante,
non scevra di contraddizioni,
ma utile per la presa di coscienza, individuale
e collettiva, della necessità di operare
una rivoluzione culturale dei consumi.
::: CLEAN GREEN Afidamp Award
Al termine della tavola rotonda, si è svolta la cerimonia di
premiazione della seconda edizione del Clean Green Afidamp
Award, premio all’eco-design e all’innovazione per la sostenibilità
ambientale nel settore della pulizia professionale.
La giuria, composta da esperti ambientali, esponenti del mondo
industriale, rappresentanti dell’utenza finale, tecnici del settore,
ha decretato i vincitori nelle tre categorie, macchine, attrezzature,
prodotti chimici, del premio, e ha assegnato una menzione
all’azienda Falpi, che ha presentato i panni impregnati Ecolabel.

Per la categoria macchine è risultata vincitrice IPC Gansow (foto
1), che ha presentato il Sistema ECS Eco Cost Cleaning Solution,
che, applicato alle macchine lavasciuga pavimenti, consente un
risparmio di acqua di oltre l’80% rispetto ai sistemi tradizionali,
nonché, con il dispositivo ChemDose, abbatte l’utilizzo di
detergenti chimici, e con il Battery Life Saver incrementa di oltre
il 30% la durata delle batterie.
Per la categoria attrezzature, è risultata vincitrice Activeion GmbH
(foto 2), con Ionator EXP, un apparecchio ad applicazione manuale
che ionizza l’acqua del rubinetto, attraverso un’elettrolisi del
getto miscelato dell’acqua, che diventa un potente detergente,
che esclude l’utilizzo di prodotti chimici e arriva ad abbattere sino
al 99% di batteri dannosi.
Per la categoria chimici, è risultata vincitrice Sutter Professional
(foto 3), con Ecocaps, linea di capsule idrosolubili, ognuna delle
quali corrisponde alla dose di prodotto necessaria, in modo da
evitare sprechi e inquinamento ambientale.
L’appuntamento è al prossimo anno, a Pulire 2011.
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