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::: IL RAME nella lotta alle zanzare
monitoraggi urbani a cura di Graziano Dassi
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I risultati di un test specifico sull’uso
del rame come larvo-zanzaricida
sono stati negativi. Oltre l’80%
delle larve sono sfarfallate.
Si cercano risposte ...
Non so a voi, ma a volte mi capita di rimandare una
cosa che mi interessa per giorni e giorni, che diventano
anni e sembra che il tutto sia destinato a non
concretizzarsi mai. Alcuni anni fa ricevetti una serie
di telefonate da amici disinfestatori operanti fra Lucania, Puglia
e Campania in cui si chiedeva la mia opinione sul rame come
rimedio larvo-zanzaricida. Ne avevo sentito parlare e l’unica cosa
certa che ricordavo era che il rame non è solubile in acqua (vedi
scheda tecnica). Risposi che non avevo documentazione in
merito. Mi ripromisi di effettuare qualche ricerca, ma non diedi
seguito alla cosa. L’anno scorso mi capitò di parlare con un
analista chimico che mi disse: “Guarda che è vero, il rame è
insolubile, ma messo in acqua cede degli ioni con concentrazioni
dell’ordine di qualche parte per bilione”. Combinazione
volle che avessi nella borsa-frigo le prime catture di zanzare tigri
raccolte nel territorio comunale di una città del milanese (vedi
tabelle dei risultati). Avevo i mezzi, l’occasione e l’opportunità
di avviare un test di un certo spessore: così ho fatto e i risultati
sono stati sorprendentemente scoraggianti. Colgo così l’occasione
per indicare alcuni parametri significativi del lavoro tutt’ora
in corso e in particolare l’andamento dell’infestazione nell’arco
della stagione e la variabilità delle catture in ovitrappole poste
abbastanza vicine fra loro e comunque in biotopi uguali.
::: Materiali e metodi
Il mio mandato mi consentiva di disporre di parecchie uova
e larve di zanzare tigri in acqua non addizionata da nessun
formulato larvicida proveniente da numerose ovitrappole. La
procedura che ho adottato è la seguente. In una vaschetta
di plastica rovesciavo l’acqua contenuta nell’ovitrappola e se
c’erano larve di zanzara aggiungevo un filo di rame di circa 15
cm di lunghezza. Per ogni vaschetta mettevo un numero variabile
di larve (10 o 8) in vari stadi di sviluppo. In un primo tempo
coprivo il tutto con della garza per impedire agli adulti di andare
a incrementare la già nutrita popolazione di zanzare circolanti e pungenti. In alcuni test per mia comodità ho sostituito la garza
con ritagli di una zanzariera in plastica che mi era rimasta fra
le cose che non avrei mai pensato di utilizzare, ma che non mi
decidevo a buttare. Mettevo il preparato in un angolo del mio
studio di casa e aspettavo. Ogni sette, otto giorni controllavo
gli sviluppi.

::: I risultati
Le larve hanno effettuato le loro mute e nel giro di un paio di
settimane e gli adulti, appoggiati a testa in giù sulla garza, sembravano
in ottima forma (sembravano gradire meno la zanzariere
di plastica infatti in questo caso li ritrovavo sulle pareti delle
vaschette). Un aspetto sconcertante alla luce di quanto viene
divulgato è che la conta degli adulti sfarfallati non è mai stata
inferiore all’80% del numero delle larve immesse nell’acqua.
::: Considerazioni
In nome del buon senso e dell’ortodossia del metodo bisogna
ben considerare e riflettere sui seguenti punti:
• La specie testata era la zanzara tigre.
• La quantità d’acqua in cui le larve erano poste variava fra i
250 e i 350 ml proveniva dalle bottigliette in cui veniva versato
il liquido contenuto dalle ovitrappole impurità comprese:
terriccio, insetti morti, foglie, rametti et similia.
• Le larve erano o già attive nell’ovitrappola o proveniente dalla
schiusa delle uova deposte sul bastoncino di faesite.
• I fili di rame sono stati recuperati da cavetti elettrici e avevano
un diametro di poco inferiore al millimetro.
::: Quali le ipotesi per spiegare
l’insuccesso?
Forse che la zanzara tigre sia resistente al rame, ma sembra
che proprio per contrastarla si sia promosso il rame. Oppure
che le impurità organiche provviste di una certa polarità (quindi
di carica elettrica) catturassero gli ioni rameici e tale binomio
diventi biologicamente non attivo. Altresì che il rame dei fili elettrici
sia in effetti una lega e quindi inadatto alla bisogna, ma se
così fosse la massaia dove dovrebbe approvvigionarsi del filo
magico? E quali caratteristiche dovrebbe chiedere all’ipotetico
fornitore?
::: Sviluppi futuri
In attesa che qualche lettore esprima opinioni, critiche, esperienze,
suggerimenti e magari una attendibile spiegazione mi
sto preparando a ripetere i test. Metterò a confronto acqua
simile a quella del test riportato con acqua demineralizzata e il
rame sarà di tre o quattro tipi: quello dei fili elettrici, quello usato
come anticrittogamico (ossicloruro e/o solfato e/o idrossido,
vedi scheda tecnica del rame) e se riesco a procurarmelo,
quello “nativo” ovvero purissimo da laboratorio.

::: SCHEDA DEL RAME METALLICO
Simbolo Cu, dal latino cuprum a sua volta proveniente dal latino cyprium, perché il metallo era molto abbondante
a Cipro. Elemento metallico, appartenente al gruppo dei metalli nobili sulla tavola di Mendelejev. In natura si
trova relativamente abbondante allo stato libero, come Rame nativo.
::: SCHEDA DEI COMPOSTI DI RAME CON ATTIVITA’ ANTICRITTOCAMICA
Il meccanismo d’azione: azione diretta del rame sul processo respiratorio, a livello della formazione di acetilcoenzima
A e del Ciclo di Krebs; sostituzione di alcuni cationi (H, Ca, Mg) della parete chitinosa e denaturazione
di amminoacidi ed enzimi della membrana cellulare.
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IGIENE E AMBIENTE ... |
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