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::: La Cenerentola del NORD-ITALIA LUCI SULLE REGIONI di Uberto Marni
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Il comparto del cleaning
nel Piemonte chiede
più attenzione da parte
dell’Amministrazione
Pubblica. Il settore di
attività che, invece,
dà più soddisfazione
agli operatori è quello
alimentare.
La filiera del Cleaning in Piemonte e Val
d’Aosta, a fine 2008, generava un giro
d’affari di circa 920 milioni di euro e poteva
contare su circa poco più di 3.300 aziende,
tra imprese di pulizia e disinfezione, distributori
e produttori. Gli addetti totali, sempre in quelle
regioni e per l’anno 2008, erano circa 36.000.
Il comparto, tuttavia, risulta meno avanzato rispetto
ad altre realtà italiane: sono prevalentemente
piccole le aziende di servizio e, a meno
di alcuni casi piuttosto isolati, sono le strutture
familiari che portano avanti il segmento dei
servizi per il Cleaning. In Piemonte, tra i settori
più attivi, è soprattutto quello automobilistico
che assorbe la gran parte dei servizi, sia con il
gruppo FIAT e le società collegate, sia per tutte
le imprese che rappresentano l’indotto dell’Automotive,
come i produttori di vernici speciali, di componentistica elettronica e materiali plastici;
ma anche le strutture di servizio, come
banche, assicurazioni e designer. Nella ragione
sono inoltre presenti importanti aziende chimiche
e tessili, ma la punta di diamante è senza
dubbio rappresentata dal settore alimentare,
con la più importante produzione di cioccolato
d’Italia.
::: CRESCE LA DOMANDA DELL'ALIMENTARE E DEL TURISMO
Ed è proprio quello alimentare, l’ambito di
attività che continua a dare soddisfazioni agli
operatori del Cleaning, sia per lo sviluppo delle
vendite, sia per l’attenzione alle regole sanitarie,
dovuta anche a un efficiente sistema di vigilanza
nella Regione, oltre al segmento turistico. Anche
la Valle d’Aosta, ovviamente, richiama molti
turisti tuttavia, le dimensioni della domanda di
pulito in Val d’Aosta non sono molto importanti,
inoltre, in questo caso, i flussi turistici hanno
un andamento marcatamente stagionale.
::: METALMECCANICO E TESSILE FRENANO
Diverso è il commento sugli altri segmenti di
mercato: il metalmeccanico, legato alla presenza
di Fiat a Torino, è ormai meno influente
rispetto al periodo di grande sviluppo che ha caratterizzato gli anni ’60 e ‘70: ormai Fiat è
una multinazionale diffusa in tutta l’Europa e
di recente anche negli Stati Uniti, comportando
una sempre minore concentrazione delle attività
nel Piemonte. Ancora il settore tessile, con
il distretto laniero di Biella, area che ha conosciuto
importanti sviluppi nei decenni trascorsi
e che oggi, purtroppo, sta cedendo il passo alle
importazioni da paesi a basso costo di mano
d’opera, con conseguenti minori ricavi e controllo
sempre più serrato sui costi dei servizi
acquistati.
::: E LA SANITA'?
Infine, un commento a parte merita il settore
pubblico, e quello sanitario in primo luogo: da
un lato, ovviamente, il controllo sui trasferimenti
alle Regioni da parte del Governo Centrale influisce
pesantemente sulle spese sanitarie delle
stesse Regioni; dall’altro, la stessa attenzione alle tematiche del Cleaning della regione Piemonte
appare meno “avanzata” rispetto ad altre zone
d’Italia. Ecco, sul tema, un contributo di sicuro
interesse: “Gli appalti e i capitolati preparati
con il "copia-incolla", su modelli vecchi e non
più attinenti alla realtà di oggi, non agevolano
certo il processo di qualificazione delle imprese
e dei loro operatori ma mirano principalmente
al miglior prezzo. Sono purtroppo ancora rari gli
appalti - intendiamoci non solo pubblici! - che
cerchino un'offerta in cui gli elementi in gioco
non siano sbilanciati verso la mera valutazione
del costo del servizio. Insomma la qualità del
servizio pare interessi solo se non costa! Questo
approccio lascia il Piemonte notevolmente più
arretrato rispetto ad altre regioni come la Lombardia,
il Veneto, l'Emilia Romagna, il Friuli ed il
Trentino”. Sulle dinamiche del settore sanitario
privato, tuttavia, sono presenti anche commenti
ottimistici, anche se, purtroppo, riguardano solo alcune case di riposo di elevato livello, che
dispongono di adeguati standard di igiene e che
continuano ad investire nella qualità dei servizi
necessari.
::: PIEMONTE IN DETTAGLIO
La regione Piemonte negli ultimi anni, in termini
di PIL Regionale, si sviluppa meno di altre
aree nazionali: in media, seguendo le rilevazioni
ISTAT, tra il 2001 e il 2007 lo sviluppo è stato
pari allo 0,8%%, -0,2% rispetto alla media. Nel
2008, anno da dimenticare per quanto riguarda
l’economia, il PIL del Piemonte è diminuito di
-1,5%, valore che colloca la regione piuttosto in
basso nella classifica per regione, con -0,5% di
differenza rispetto alla media nazionale.
Questi dati riguardano il tasso di sviluppo generale
e non quello specifico del Cleaning. In
questo ambito prevale piuttosto l’allarmismo,
ma, nonostante il periodo di crisi, i problemi
riguardano più le difficoltà di riscossione dei
crediti, sia dalla Pubblica Amministrazione, sia
da clienti storici, che non un effettivo calo negli
ordinativi. In Piemonte, nel 2008, erano attive
circa 3.200 imprese di pulizia con circa 35.200
addetti, numero che rispecchia la minore dimensione
delle aziende di servizio rispetto a
regioni in cui il segmento è maggiormente sviluppato.
Anche dal punto di vista dei produttori
e dei distributori, questi ultimi più numerosi
che in altre aree, la dimensione media è piuttosto
contenuta: poco meno di 1.100 addetti per
175 imprese. In totale il fatturato complessivo
della filiera è stimabile in 920 milioni di euro. E
in questi ultimi periodi la situazione non sembra
migliorare: abbiamo chiesto agli operatori
se fossero state avviate nel biennio 2009/2010 a credere che il peggio debba ancora venire”.
Abbiamo poi chiesto quale fosse lo stato evolutivo
delle imprese di servizio, considerando
come più evoluto uno step in cui i servizi di
pulizia vengono affiancati dal cosiddetto Facility
Management, con attività di gestione, oltre
che dei servizi di pulizia, anche di numerose
necessità per gli immobili oggetto di servizio.
Dal management di alcune aziende abbiamo
tratto questa sintesi: “le aziende che offrivano
esclusivamente servizi di pulizia si sono oggi
trasformate in attività multiservizio, tuttavia
l’obiettivo di tali iniziative non è la crescita del
fatturato, bensì il mantenimento dei livelli di
vendita ottenuti negli ultimi anni, con l’offerta
di un numero più elevato di servizi, almeno
nelle esperienze note”.
E un commento simile ci è arrivato dalle aziende
di distribuzione della provincia di Cuneo: “la domanda
di attività di Facility Management è sempre
più diffusa, tuttavia, in Piemonte, sono le
grandi imprese dell’Emilia Romagna, della Lombardia
o del centro Italia a intercettarla: nella nostra
regione le imprese di pulizia hanno tardato
ad attrezzarsi per tali richieste, lasciando spazio
a altri operatori”. E, purtroppo, tale posizione si
concretizza anche in un minore sviluppo della
“cultura” del Cleaning, appannaggio di aziende
di medie e grandi dimensioni: “la formazione
del personale, necessaria per il mantenimento
delle promesse, in termini di tempi di esecuzione
e risultati dei servizi, è richiesta soprattutto
dalle imprese di grandi dimensioni, che devono
garantire il contenimento dei costi dei servizi
alla clientela acquisita; mentre le piccole tendono
più ad effettuare sconti o includere altre
aree nei contratti, considerando la formazione
come un costo con scarso ritorno”.
Infine, ancora nell’ambito di attività fuori dall’ordinario,
abbiamo raccolto alcune testimonianze
dalla città di Torino, poco confortanti: “Dopo le
Olimpiadi del 2006, le nuove infrastrutture sono
state abbandonate e non sono quindi oggetto
di servizio. Anche gli alberghi, che erano stati
realizzati o ristrutturati per gli eventi sportivi, si
trovano oggi in una brutta situazione, costretti
a praticare sconti anche del 50/60% sui prezzi
che praticavano allora”. E, invece, per quanto
riguarda la tradizionale operatività: “Il distretto
industriale di Moncalieri, realizzato con criteri
d’avanguardia, ha perso nell’ultimo biennio
quasi il 40% degli addetti, passando da 8.000 a
5.000 dipendenti”.

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