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::: IL CLEANING avrà un futuro diverso
SOSTENIBILITA' di Angela Chiaramonte
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Maggiore attenzione e sensibilità alla ricerca di prodotti
e sistemi con il
minore impatto
ambientale: è la
tendenza comune
che coinvolge
fortemente anche
il mondo del
cleaning.
Poteva sembrare una moda passeggera,
limitata a pochi, entusiasti, se non addirittura
fanatici, amanti di un ritorno
al naturale: è diventata invece l’espressione di
un’esigenza vitale – e molto razionale - per effettuare
scelte consapevoli, conoscendo l’effetto
secondario di materiali, prodotti, comportamenti,
che alla lunga avrebbero portato alla diminuzione
delle risorse, a un degrado dell’ambiente,
a una qualità di vita sempre peggiore. A
scapito anche della salute. C’è chi arriva prima
e chi dopo, non illudiamoci che vi sia già una
piena coscienza di ciò che significa cambiare un
modo e uno stile di comportamento, sia nell’acquisto
dei prodotti, sia nel considerare il loro
intero ciclo di vita. Le legislazioni di diversi Stati
intervengono sia consigliando l’uso di prodotti
a basso impatto ambientale, "prodotti verdi", sia
in pratica operando sul business, assegnando
per esempio un significativo punteggio nell’assegnazione
delle gare d’appalto alle aziende che
utilizzano questi prodotti, materiali, sistemi. Alla
diffusione di questo diverso tipo di approccio
risulta significativo e importante l’aumento
delle manifestazione di settore dedicate alla
sostenibilità ambientale, e la presenza nelle
fiere tradizionali di modelli di comportamento
“verde”, di prodotti, sistemi e così via.
::: LA TERMINOLOGIA
Spesso ci può essere qualche confusione nella
conoscenza e nell’utilizzo dei termini relativi a
tutto ciò che significa “green”. Per questo conoscere
la terminologia verde è importante. Stephen
Ashkin, presidente dei Gruppo Ashkin,
importante società di consulenza americana,
ha illustrato il significato di molti termini in
uso. Ecco un piccolo aiuto.
Green - sinonimo di "ambientalmente preferibile".
Definisce prodotti e servizi che riducono
l'impatto sulla salute e sull'ambiente rispetto
a prodotti e servizi analoghi utilizzati allo
stesso scopo.
Green Cleaning - pulizia che protegge la salute
senza danneggiare l’ambiente. Riguarda
tutti i sistemi di prodotti utilizzati nel processo
di pulizia, compresi i metodi di prevenzione,
le procedure appropriate, con l’obiettivo di
avere edifici sani, alte prestazioni, minimo
impatto ambientale.
Greenwashing - descrive la pubblicità “verde”,
l’etichettatura e altre attività promozionali
di vendita che usano vaghe, infondate, irrilevanti
asserzioni ambientali. È un problema
serio perché confonde i consumatori e crea
un grande svantaggio per le imprese che cercano
di fare la cosa giusta.
Sustainability - termine nato nel 1987, definisce “lo sviluppo che soddisfa i bisogni del
presente senza compromettere la capacità
delle generazioni future di soddisfare i propri
bisogni”.
Triple-Bottom Line - coniato da John Elkington
nel 1994, suggerisce che le organizzazioni
non possono concentrarsi esclusivamente
sugli utili, ma devono considerare anche l’impatto
sulle persone e sul pianeta. Spesso per
illustrare il concetto si usa uno sgabello a tre
gambe: per stare in equilibrio è necessario
che tutte e tre le gambe siano forti, e nessuna
è più importante delle altre.
Certification - processo mediante il quale un
terzo valuta un prodotto in base a una norma
specifica, per “certificare” che il prodotto
soddisfi i requisiti indicati.
Self-Certification - processo mediante il quale
un produttore si basa solo sulla sua sperimentazione
per sostenere che il prodotto è “green”.
Per evitare greenwashing, i produttori
devono essere in grado di fornire dati di prova
a sostegno delle loro affermazioni.
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::: USA e Green Cleaning
Gli Stati Uniti - in genere - si sono dimostrati
molto sensibilizzati all’utilizzo di sistemi e prodotti con il minore impatto ambientale. Attualmente,
16 stati USA hanno implementato
la legislazione green, o le politiche di greenprocurement,
molti Stati e Agenzie governative
hanno impartito direttive d’acquisto che
specificano o raccomandano di usare prodotti
green. Un esempio? Nel primo trimestre 2009
sono state almeno tredici le proposte di legge
relative alla preferenza da accordare agli
appalti verdi (green-procurement) e a considerare
ecologicamente preferibile scegliere
l’uso di prodotti e servizi “verdi” per la pulizia.
California, Connecticut, Hawaii, Illinois, Iowa,
Maryland, Minnesota, Nevada, Oregon, Rhode
Island, South Carolina, Vermont e Washington
sono gli Stati che si stanno muovendo in tal
senso.
Ne consegue che le iniziative green stanno giocando
un ruolo chiave nelle strategie aziendali,
le aziende non vedono più il "verde" come una
scelta complessa e poco redditizia, ma focalizzano
il loro business seguendo questo orientamento
e, a cascata, lavorano e richiedono
partnership con aziende verdi.
::: Prima dei prodotti, vendere il concept
Tuttavia, anche se i prodotti verdi trovano la
strada più spianata sul mercato oggi rispetto
al recente passato, anche grazie alla possibilità
di porsi competitivamente considerati i molti
parametri della vendita, la realtà è che ancora
adesso vendere prodotti verdi è più complesso
che proporre al cliente - abituato da sempre a
un certo tipo di acquisto - il prodotto tradizionale.
Perché le leve d’acquisto sono diverse.
Visto che il Green Cleaning non sembra proprio
un capriccio passeggero, - gli studi confermano
questo trend e ne fanno fede le crescite
dei prodotti verdi negli USA e in Canada, per
esempio, - per il distributore è importante portare
la conoscenza e l’interesse per il verde in
regioni in cui l’interesse risulta ancora limitato
(e non si parla solo di utilizzatori finali, ma anche
di molti distributori locali).
Quando l’utilizzatore finale sceglie tra le differenti
marche di prodotti convenzionali per
la pulizia, le tradizionali considerazioni, i punti
chiave, sono il prezzo, la performance e le
caratteristiche: questi argomenti però risulteranno
relativamente inefficaci se il dealer
offre i prodotti verdi, specialmente quando i
clienti sono ancora scettici e incerti riguardo
a questi.
::: PER TUTELARE l’ambiente Dagli USA un programma pilota per disinfettanti
e sanitizzanti
L’EPA, l’Agenzia per la Protezione Ambientale americana, nel
dicembre scorso ha lanciato un programma pilota volontario
relativo a prodotti disinfettanti e sanitizzanti, che si svolge
su due livelli, per promuovere prodotti preferibili per il basso
impatto ambientale e a bassa tossicità. Il primo programma, che
consentirà l'utilizzo del logo del Design for Environmental (DfE),
prevede che il prodotto venga sottoposto all’attenzione del DfE,
che esaminerà e valuterà il prodotto sia nel suo complesso, sia
nei suoi componenti inerti, e che rispetti anche i criteri per un uso
sicuro. Se il formulato ha soddisfatto questi requisiti, il produttore
deve presentare all’OPP (Office of Pesticida Programs) una
richiesta per poter inserire in etichetta - oltre al logo dDfE - anche
il logo OPP.
L'OPP nella valutazione del prodotto prenderà in considerazione
prodotti che non siano classificati con tossicità I o II (vale a
dire quelli che portano in etichetta segnali di "PERICOLO" o
"ATTENZIONE"); non contengano sostanze cancerogene note
o sospette né sostanze mutagene o neurotossiche. Inoltre, il
prodotto non deve richiedere l'uso di dispositivi di protezione
individuale. Il termine di questo programma pilota è previsto nel
maggio 2013.
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::: I punti chiave del prodotto "verde"
Per fare passare al cliente il concetto di "verde",
per prima cosa è necessario che il cliente sappia
chiaramente perché dovrebbe sceglierlo.
Si può fare riferimento ai numerosi studi che
provano che prodotti preferibili per l’ambiente
possono ridurre le malattie e l’assenteismo di
studenti e lavoratori.
I risultati dei test hanno dimostrato che nelle
scuole dove si usano questi tipi di prodotti
sono le allergie e le reazioni allergiche sono
diminuite ed è migliorata in genere la qualità
dell’aria indoor. Il punto dolente, soprattutto in
momenti economici difficili, è il prezzo: anche
se ancora non “giocano” alla pari con i prodotti
tradizionali, grazie all’aumento di aziende che
li producono, i prodotti verdi sono diventati
un po' meno costosi e quindi più competitivi.
Anche dal punto di vista delle performance (che, sempre a confronto con i
prodotti tradizionali, risultavano ridotte) oggi i
prodotti eco-friendlier sono significativamente
migliorati.
::: Quanto pesa la certificazione?
La certificazione è importante. Se facciamo il
paragone con i percorsi scolastici, i diplomi,
le lauree ratificano che lo studente ha acquisito
realmente quelle conoscenze, superando
esami e test specifici. Questo è lo stesso tipo
di argomento che vale per la certificazione dei
prodotti green: la certificazione di prodotti di
pulizia ratificata da un organismo terzo, indipendente,
assicura che il prodotto ha superato
gli standard per essere ritenuto green. Ed è
un’indicazione dell’affidabilità dell’azienda che
lo propone.
La legislazione che richiede prodotti verdi (e
che quindi devono provare di esserlo) per concorrere
alle gare d’appalto significative, o per
esempio, in ambienti delicati come le scuole
o gli ospedali, aiuta nella penetrazione e nella
sensibilizzazione del mercato a questo tipo di
prodotti, e il distributore può rivestire nei confronti
del cliente finale il ruolo di consulente
preparato ed efficiente, cosciente di un suo
ruolo anche “educativo”.
::: Pazienza, virtù del distributore
Alcuni hanno definito il Green Cleaning un gioco
di pazienza, perché gestire un cambiamento
di mentalità ancora prima che di prodotti nei
confronti del cliente non è certamente semplice,
né è pensabile che possa avvenire in
tempi brevi. E il passaggio ai prodotti verdi
può avvenire gradualmente, magari con l’introduzione
presso l’utilizzatore finale di un singolo
prodotto verde, quello che il cliente può
ritenere più idoneo per lui.
Da qui la strada si può
spianare, allargando la proposta, con pazienza e
continuando a promuovere il
concetto di Green Cleaning,
argomentando i suoi benefici
sulla salute e ambientali.
In prospettiva, il distributore
ha il ruolo di portatore
di conoscenza e
di responsabilità
ambientale, ruolo
che se svolto con
pazienza e determinazione
lo porta a un vantaggio
competitivo nei confronti della
concorrenza e ad aumentare la sua
penetrazione del mercato.
::: Le posizioni degli operatori del settore
Tutto quanto detto finora è così significativo
che tutti gli operatori del settore si stanno
muovendo in questa direzione. Infatti, la sua
rilevanza viene evidenziata dalle diverse iniziative
messe in atto dalle più importanti associazioni
di settore.
Così ISSA, l'associazione mondiale del cleaning,
tra le varie iniziative ha attivato molti i
corsi di formazione - a diversi livelli, fino alla
“Università del Cleaning” - e percorsi che attestano
una metodologia di lavoro coerente con
i principi “verdi”.
Il programma CIMS (Cleaning Industry Management
Standard), creato per aiutare i fornitori
a offrire un servizio migliore, e certificarli, si è
ampliato per includere i nuovi criteri Green
Building (GB) e per aiutare nella certificazione
LEED “Leadership in Energy and Environmental
Design”(LEED), un sistema di rating
che definisce la costruzione di nuovi edifici,
le operazioni e la manutenzione, le scuole, gli
interni e altri aspetti (secondo il US Green Building
Council).
Verso la creazione di prodotti sostenibili e
tenendo conto dell’intero ciclo di prodotti
chimici, in Europa, l’ A.I.S.E, associazione
internazionale per la produzione di saponi,
detergenti e prodotti per la manutenzione a
cui aderiscono 37 associazioni nazionali (per
l’Italia Federchimica) con oltre 900 aziende, ha istituito la Charter, una iniziativa volontaria,
promossa per garantire che i prodotti sono
fabbricati in modo sicuro, preoccupandosi
della tutela dell'ambiente attraverso un uso più
oculato delle sostanze chimiche e delle risorse
naturali (ad esempio l'acqua). Attraverso una
efficace gestione mirata, le aziende devono
anche garantire la sicurezza dei loro prodotti
per l'uso cui essi sono destinati.
In Italia, AfidampFAB, l’associazione di fabbricanti
di macchine, prodotti e attrezzature per
il cleaning, ha istituito il Clean Green Afidamp
Award: un riconoscimento annuale ai prodotti,
sistemi o servizi del settore della pulizia professionale
e industriale che abbiano una forte
“vocazione” ambientale.
Proprio in linea con l’intento di sensibilizzare
tutti gli operatori del settore del cleaning al
rispetto dell’ambiente e al concetto di sostenibilità.
Tutti questi sono solo pochi esempi – tra
i tanti – dell’attenzione e della responsabilità
nell’operare che è necessario avere non solo
per una sopravvivenza del pianeta, ma per una
qualità di vita migliore. Per tutti.
::: NUOVE REGOLE di classificazione Nel 2003, le Nazioni Unite hanno adottato il sistema generale
armonizzato di classificazione ed etichettatura delle sostanze
chimiche (Globally Harmonixed System of Classification and
Labeling of Chemicals, GHS). Il GHS include i criteri per la
classificazione della salute fisica e dei rischi per l'ambiente,
specifica quali informazioni devono essere indicate nelle
etichette dei prodotti chimici pericolosi e nelle schede di
sicurezza. L’ente americano del dipartimento del lavoro che
si occupa della sicurezza e della salute (Occupational Safety
& Health Administration, OSHA) ha pubblicato nel settembre
scorso una proposta di regolamentazione per allineare gli
standard di comunicazione del rischio (HCS) con il GHS:
questo rappresenta un passo significativo nel processo di
regolamentazione. Dopo un periodo stabilito di 90 giorni
seguiranno gli audit (in date diverse per diverse città).
In questo sistema di classificazione, le etichette dei prodotti
chimici dovrebbero essere riviste.
Tutto ciò è importante, ma, secondo il parere di ISSA, la
più importante associazione di settore del cleaning, questa
iniziativa non tiene sufficientemente conto dell’onere
economico che la transizione al sistema GHS comporta
soprattutto per le piccole imprese e ha proposto, oltre
all’allungamento dei tempi di revisione degli HCS, come
rendere meno onerose alcune modifiche sulle etichette dei
prodotti chimici.
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