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::: Perché la formazione? di Giovanna Barberis
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Un percorso per affrontare con
professionalità il ruolo
che l’operatore delle pulizie deve
svolgere.
Perché la formazione? Tutti ne
trattano, ma pochi purtroppo
ne raccolgono i frutti: oramai
se ne parla tanto, il nome è stato inflazionato
da tutto questo proliferare di
società che hanno il solo scopo, purtroppo,
di farne un business.
La vera formazione comporta innanzitutto
avere obiettivi molto chiari: sapere
quale è il punto di arrivo, chi dobbiamo
aiutare a compiere il proprio lavoro,
qualunque esso sia, nel migliore dei
modi, con professionalità.
Finora abbiamo “formato” tutte le categorie
che non svolgono lavori
pesanti, oppure sono impegnati
in lavori di concetto,
o in attività di “immagine”,
dagli attori ai giornalisti,
agli addetti ai computer
e così via, la lista potrebbe
essere infinita! Invece
è stato fatto poco
- e se lo si è fatto è stato
in modo approssimativo
- nei confronti di
lavori che comportano
fatica fisica. La causa di ciò
è che nel mondo in cui viviamo
queste attività risultano
poco appetibili, hanno
poco “appeal”, anzi
è quasi necessario nasconderli, o almeno renderli il meno visibili
possibile, quasi che chi li esercita
debba provare vergogna perché il lavoro
che svolgono non è “nobilitante”.
::: Non pensare solo ai grandi…
Io la penso in modo diverso da tutti
quelli che, in un modo o nell’altro, hanno
cercato di fare formazione nel settore
del cleaning. Credo che ciò che
manca sia una linea guida “comprensibile”
per gli addetti ai lavori, facile da
interpretare e soprattutto da attuare:
non servono manuali “per andare sulla
luna”, ma linee guida di facile apprendimento,
in modo che qualsiasi operatore
vi si avvicini non si trovi respinto
da una materia così impegnativa e poco
chiara, non si senta abbandonato a
se stesso o lasciato a confrontarsi con
le informazioni fornite dai venditori (legati
ad una azienda), oppure, ancora,
magari con notevoli sforzi, con la propria
interpretazione individuale.
Poche persone si sono poste la domanda
di che cosa fare per rendere questo
lavoro meno faticoso, meno logorante
e soprattutto con il diritto a una retribuzione
dignitosa. Molto poche…
Le logiche su cui si sono basate le azioni
finora attuate erano - come sempre
- al servizio delle maggiori industrie, nelle
quali anche i contratti venivano sempre
“barattati” in funzione degli interessi
dei grandi: solamente in questo rinnovo
del Contratto Collettivo Nazionale
da parte imprenditoriale e sindacale
si sta cercando di restituire a questo settore
la visibilità che merita.
Vogliamo finalmente sottolineare
che nella scala delle priorità dell’uomo
il “mestiere della pulizia”
si trova, come importanza, al secondo
posto, dopo il lavoro agricolo (altrimenti non si mangia!): se non
vi è igiene e pulizia le malattie hanno
campo libero e qui, poi, inizia il lavoro
per altre categorie di professionisti (medici,
avvocati...).
::: Inizia il lavoro
Vogliamo prepararci a questa grande e
soddisfacente avventura?
Innanzitutto bisogna sfatare alcuni miti
ben radicati, soprattutto nella cultura
odierna che segue i dettami della
pubblicità: tutti si sentono detentori del
migliore sistema per pulire. Non c’è
niente di più sbagliato, a cominciare dai
prodotti utilizzati: questa conclusione
deriva da un’analisi effettuata su un’attenta
osservazione in occasione di percorsi
formativi in cui viene chiesto al
personale - di diverso ceto e cultura -,
agli operatori di pulizie e a chi svolge
questa attività per mestiere, di elencare le loro conoscenze in fatto di prodotti,
attrezzature e macchinari. Viene domandato
loro quanto tempo si impiega
per svolgere una precisa attività, quali tipi
di sporco si devono rimuovere e così
via: e dalle risposte emergono dati
sconvolgenti.
::: Le risposte
Indagando su quali e quanti tipi di prodotti
venissero usati e con quale criterio
fossero scelti, ci si ritrovava con risposte
che riferivano di utilizzare al minimo 15
o 16 prodotti, senza peraltro che gli operatori
avessero la minima conoscenza di
quale tipo di sporco dovessero rimuovere
(sporco libero, sporco aderente,
sporco invisibile).
In seguito, è stato analizzato il tempo di
esecuzione di ogni operazione e qui è
risultato ancora più preoccupante – ed
è emerso clamorosamente – come non
ci si rendesse conto di quanto tempo,
fatica e usura richiedesse la mancanza di
“formazione”.
Senza contare l’impatto economico su tutto questo comparto, vuoi professionale
o casalingo, dove questa attività è
esercitata per la maggiore.
Non siamo stati ad analizzare i lavori che
si svolgono in aree specializzate, quali
industria, sanità, turismo e così via, che
ci riserviamo di esaminare in tempi successivi,
ma trattiamo di un’attività che
rappresenta il 70% delle operazioni di
normale amministrazione.
Voglio sottolineare che tutto questo mio
lavoro inizia proprio dall’attenta osservazione
da cui deriva che, anche nei contesti
professionali più adeguati, continuità
ed efficacia produttiva vengono a
mancare.
È difficile riuscire a
fare recepire messaggi
adeguati e coerenti, e
convincere a non perseverare
nel proprio “metodo”,
nella certezza di
conoscere l’argomento
(tutti si sentono esperti
in materia, poiché “la pulizia”
è di pertinenza generale):
per questo è necessario
parlare di dati, di numeri, portando
allo scoperto quanto finora rimaneva vago
e lasciato all’impressione personale.
::: Di che cosa parliamo?
Iniziamo con alcuni dati emersi da queste
analisi. Tutti gli operatori pensano
di conoscere l’uso della candeggina, dell’ammoniaca,
dell’alcool, dei prodotti
sanificanti per wc, degli anti calcare, dei
prodotti per vetri, per pavimenti, acciaio,
piastrelle, mobili, cucine: prodotti
che si affiancano ad attrezzature moderne
ed efficienti. Il risultato? Le nostre
case vengono “saturate” di prodotti e attrezzi pressoché inutili. Senza trascurare
il grande spreco economico, il conseguente
inquinamento ambientale, la
fatica e le patologie legate a questa attività.
In un ambiente campione composto
da camera da letto e bagno, abbiamo
potuto osservare che venivano
svolte le seguenti operazioni.
Bagno: per lavare lavandini, tazza wc,
bidet, vasca o doccia, pareti adiacenti,
sono stati utilizzati circa 7 prodotti; per
quanto riguarda le attrezzature, sono
stati impiegati aspirapolvere, scopa e
mocio. I risultati?
•Tempo complessivo impiegato: 40/50
minuti;
•Passi impiegati per spostamenti:
da 20 a 30;
•Piegamenti (schiena): da 60 a 80;
•Movimenti rotatori (braccio, polso, gomito):
da 200 a 260.
Camera da letto: sono stati utilizzati
almeno 4 o 5 prodotti oltre all’impiego
delle attrezzature. Le azioni svolte, in
sequenza, erano le seguenti: entrare,
aprire finestre, tirare le tende, raccogliere
i rifiuti, ordinare gli abiti, disfare
il letto, rifare il letto, spolverare, scopare,
lavare i pavimenti, riordinare e contemplare
il proprio capolavoro, perché
di capolavoro si tratta.
•Tempo impiegato: 50/60 minuti;
•Passi impiegati per spostamenti: da
240 a 300;
•Piegamenti (schiena): da 80 a 120;
•Movimenti rotatori (braccio, polso, gomito):
da 350 a 400.
Totale tempo impiegato: 45 + 55 = 1 ora e 40 minuti.
Solamente per mettere a punto un bagno
e una camera da letto, ed eseguendo
un lavoro di routine (niente lavori
straordinari!), si sono effettuati circa 300
passi, 170 piegamenti, e 590 altri movimenti:
un totale di circa 1060 movimenti:
una persona adeguatamente formata,
invece, per lo stesso lavoro,
impiega circa 30 minuti ed effettua
circa 300 movimenti totali.
È importante, quindi, iniziare a parlare
di formazione portando a una più ampio
pubblico la conoscenza di questi dati,
registrati in modo “oggettivo”: solamente
prendendo coscienza di come
agisce di consueto l’operatore si possono
attuare le azioni correttive e ottenere
risultati migliori, in tempo più breve
e con minore affaticamento.
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