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Anno complesso questo 2011. Poche le
certezze, molti i punti
interrogativi, mentre
i margini si sono
ristretti e gli istituti di
credito non sono certo
diventati più favorevoli.
Non ci resta che
attendere dall’anno
che viene segnali più
chiari, portando avanti
il nostro impegno in
modo sempre più
flessibile e attento ...
È il momento di fare qualche riflessione sull’anno che
si chiude e trarre qualche spunto per prepararci al
2012. Anche se è vero che dalle difficoltà nascono
nuove opportunità, probabilmente il cleaning nel
2011 si è fermato al “primo tempo”: le difficoltà
sono state notevoli e gli sviluppi contenuti, il mercato ha costretto
gli operatori del settore a continui cambi di direzione e ha
reso evidenti le necessità di riorganizzazione. È stato un periodo
opaco, in cui le certezze del comparto si sono rarefatte, sia in
termini di modalità distributive e di servizio, sia e soprattutto
per la base clienti, drasticamente ristrutturata da molti operatori.
Non è tanto il livello dei fatturati, che rimane costante rispetto al
2010, con poche variazioni, è proprio la necessità di ingegnarsi
per ampliare la base clienti o per seguire la domanda
con servizi più costosi e consegne più frequenti. Per il cleaning
è stato un anno incerto ed esigente, con ovvie ripercussioni sul
segmento produttivo e logistico dell’intera filiera. Le poche certezze
non possono che portare a previsioni pessimistiche, come
la continua contrazione delle spese pubbliche o la diminuzione
del valore medio di ogni fattura. In generale poi la fase di contrattazione
si è inasprita, con margini limitati o incerti, mentre
le esigenze di servizio si moltiplicano, sia verso la logistica, con
le richieste di consegna, assistenza e garanzia di continuità dei
lavori, sia verso le attività più tecniche e commerciali, come
l’affiancamento nella progettazione e nella condivisione dei costi
per partecipare agli appalti.
L’incertezza porta a difficoltà sempre maggiori per l’accesso
al credito: gli sforzi necessari per redigere piani di sviluppo per
nuovi investimenti non vengono recepiti dalle banche, a meno
dell’offerta di garanzie. Vecchia storia, almeno nel nostro paese.
A partire dal 2011, tuttavia, molti operatori concordano su un
atteggiamento più rigido del credito: le scadenze devono
essere rispettate in maniera precisa; le garanzie necessarie,
che di norma erano pari al 100/120% del fido, oggi sono più
nell’ordine del 200/240%, con maggiore richiesta di disponibilità.
I tassi di interesse sono ormai anche superiori al 10%, con ovvie
ripercussioni sui conti economici delle aziende. La difficoltà
di effettuare previsioni, inoltre, comporta notevoli problemi
anche nella selezione e realizzazione delle attività di servizio più
richieste: in generale, quindi, è difficile quantificarne il costo.
È piuttosto complicato comprendere quali servizi mettere in
campo e per quali aziende.
In definitiva potremmo dire che le opportunità per lo sviluppo
ci sono, il problema è che per seguirle, sembra, bisogna deviare
dalle rotte tradizionali e rischiare percorsi alternativi, sia in termini
di clienti, sia per la strutturazione dei servizi. Ci rimane tuttavia
la speranza che il 2012 porti un po’ di trasparenza nel nostro
panorama politico ed economico e, di conseguenza, si possano
avere indicazioni più chiare.
Da parte nostra, come ogni anno, vogliamo fare a tutti voi e ai
vostri cari i migliori auguri per un anno che magari voglia
stupirci portandoci rassicurazione e fiducia. Un anno “nuovo”,
per tutti gli uomini di buona volontà.
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