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MERCATI

::: Versatile e tecnologico:IL TNT
di Chiara Merlini
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Anche nel mercato italiano il Tessuto Non Tessuto mostra trend di crescita, anche se non così marcati come in altri Paesi.

La storia del TNT fa risalire la sua nascita negli Stati Uniti, quando iniziò la loro produzione per sfruttare gli scarti dell’industria tessile. Nel tempo la loro progressiva evoluzione ha fatto sì che diventassero di importanza strategica in molti settori. Gli impianti per la produzione hanno sostituito le macchine tessili che erano state inizialmente utilizzate, ed è così nata un’industria del TNT del tutto autonoma e indipendente: in TNT è quindi considerato un prodotto “ingegnerizzato” in grado di soddisfare le sempre crescenti e diverse richieste di un mercato evoluto.

::: Che cos’è
In breve, il Tessuto non Tessuto (EDANA, associazione dei produttori di TNT) strutturalmente è costituito da un velo, uno strato o un foglio di fibre ripartite direzionalmente, in cui la coesione tra le fibre è assicurata da metodi meccanici, chimici e/o fisici per la combinazione di queste diverse procedure, a esclusione della tessitura, maglieria, cucitura-maglieria e la feltratura tradizionale.
Il TNT si può ottenere con tre procedimenti tradizionali: per via secca, per via umida, per fusione. Le sue applicazioni sono ampie e diversificate, dall’edilizia – in cui si parla di tessuti geotessili – all’arredamento, dall’agricoltura (teli di protezione per piante, ortaggi e frutta), dal settore estetico (teli per lettini, cuffie monouso) al settore medicale (in ambito chirurgico, per camici, cuffie, copriscarpe e così via) e naturalmente il cleaning industriale. Varietà di impiego, varietà di offerta per un prodotto che si presenta performante ma anche più costoso. E che richiede impianti di produzione di tecnologia avanzata, oltre che una rete distributiva capillare e “globale” per una penetrazione nel mercato italiano che si mostra impegnativa e segmentata. L’innovazione impiantistica rappresenta per molte aziende una barriera all’ingresso: l’investimento di 60-80 milioni per un impianto rappresenta già all’inizio un forte impegno economico, che può essere supportato - in pratica - solamente dalle multinazionali.
DuPont, SCA, Freudenberg, Kimberly-Clark, 3M, Ahlstrom… sono alcuni dei protagonisti di questo settore, che riescono, grazie alle loro risorse, a “spingere” e supportare queste tipologie di prodotti. E il problema della concorrenza in questo caso non si gioca sul terreno della scontistica (come avviene nei mercati che possono contare su forti volumi): in questo caso si tratta di un prodotto ad alto valore aggiunto, che richiede notevoli sforzi per conquistare il mercato e le aziende non hanno intenzione di “svalutarlo”.

::: Trend in crescita, anche se lentamente
Anche nel cleaning professionale la tendenza al passaggio al TNT è in aumento, anche se si tratta di un mercato a oggi ancora ridotto nei volumi rispetto al tradizionale mercato della carta o della pulizia con il pezzame bianco e colorato, perché effettivamente è molto più costoso all’unità anche se più economico nei costi di utilizzo: l’esigenza di passare a un prodotto “usa e getta” di questo tipo deve essere innanzitutto supportata da esigenze di performance nell’utilizzo e nel conseguente contenimento dei costi di servizio.
Fabio Vitali, marketing manager di SCA (Svenska Cellulosa Aktiebolaget) Italia AFH e responsabile del marchio Tork, afferma: “Se facessimo una graduatoria sulla performance dei panni usa e getta, a grandi linee, si potrebbe considerare al primo livello la carta tradizionale, ottenuta con processo tradizionale prodotta (quindi utilizzando molta acqua nella produzione); l’evoluzione successiva è rappresentata dalla carta a secco, e dal tissue TAD (Through Air Drying) ancora più performante. E quindi i TNT con fibra mista, sintetico e di cellulosa, per arrivare ai tessuti non tessuti solamente sintetici, dei quali ne esistono molti tipi e di diversa tecnologia.
“Per convincere un‘impresa un cliente finale a passare al Tnt – continua Fabio Vitali - oggi la nostra azienda, si orienta verso il contatto diretto con il cliente finale per poi girarlo al distributore.
Non si tratta di escludere il distributore, ma, poiché si tratta di uno sviluppo lento - anche per la parcellizzazione delle aziende a cui si va proporre trattandosi di una gamma di prodotti difficile da spiegare e di un “cambio” di genere, di avere la forza di interloquire direttamente sul cliente finale che poi viene servito dal distributore insistere capillarmente sulla clientela. Una volta acquisito e fidelizzato il cliente, rimane al distributore il compito di continuare e portare avanti nel tempo il rapporto”.
Professionale o consumer, il mercato, oltre che complesso, si mostra anche capriccioso nel decidere il successo o meno del prodotto, con motivazioni che spesso non sono legate alle qualità intrinseche del prodotto stesso.
“Minime variazioni (di colore, di decorazione, di dimensioni) – considera Vitali - possono rappresentare la differenza, significare il successo di un prodotto. Le esigenze aumentano ed è complesso riuscire a individuarle: in Svezia SCA ha un dipartimento che si occupa solamente di questo e grazie al quale Tork propone ogni 3 mesi nuove soluzioni in grado di soddisfare le esigenze di differenziazione”.

 

::: La vetrina più importante
Ogni tre anni, al Palexpo di Ginevra, si svolge INDEX EDANA, la più importante manifestazione nel settore dei tessuti tecnologici (quest’anno ha luogo dal 15 al 18 aprile). Tutti gli ambiti industriali di utilizzo vi sono rappresentati (packaging, compositi, automotive, edilizia, geotessile, sanitario, cleaning e igiene, arredamento…).
50.000 metri quadrati di esposizione, oltre 400 espositori provenienti da 120 Paesi e circa 12 000 visitatori dimostrano l’importanza che questa fiera specializzata riveste. Inoltre, eventi e convegni dedicati a temi specifici, allo stato dell’arte nei diversi comparti in cui si sviluppa questo mercato fanno di questo appuntamento il punto focale e il luogo in cui individuarne le tendenze e l’evoluzione.

 

::: ...ancora sul TNT
Daniele Mamoli, sales & marketing manager di Orlandi Spa, esperto conoscitore del settore TNT (Orlandi ha ceduto solamente nel luglio 2007 la divisione TNT spunlace marchio Akina alla Ahlstrom finlandese) tiene a fare alcune precisazioni: “Nel mercato del TNT esiste molta confusione. Si possono considerare alcune grandi famiglie:
• TNT tradizionali, prodotti con tecnologia di agugliatura: sono trattati con aghi metallici che legano la fibra e la rendono più resistente;
• TNT fibroaggrovigliati, detti anche spunlace. Diffusi nei paesi di lingua anglosassone, in cui, a differenza del nostro mercato, nel domestico è molto diffuso l’utilizzo di prodotti bagnati (wet) già pronti all’uso;
• TNT spunbond: si tratta di prodotti in cui la materia di partenza è un flakes di plastica poliestruso. È il TNT più economico, viene utilizzato molto nel settore dell’agricoltura, nell’arredamento (le imbottiture dei divani, per esempio…);
Normalmente, nel settore del cleaning i prodotti TNT più usati sono gli agugliati, riutilizzabili, e gli spunbond, disposable o semi disposable
• TNT voluminosi, come le ovatte molto utilizzate come imbottiture di divani, imbottiture nel settore dell’abbigliamento o come materiali fono assorbenti e fono isolanti nel settore dell’edilizia.”.

 

::: TESSUTO NON TESSUTO IN EUROPA ... Approfondisci ...
::: PRODUZIONE MANUFATTURIERA TNT ... Approfondisci ...
::: PRODUZIONE MONDIALE DI TNT ... Approfondisci ...



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