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TRATTAMENTI

Il pavimento della biblioteca, 
rima di inizio lavori. Davvero impresentabile ::: QUANDO E' L'ORA di una rinfrescatina
    di Mauro Errico
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PARLIAMO DEL PAVIMENTO, IN AUTENTICO ROVERE DI SLAVONIA, DELLA BIBLIOTECA ANNESSA ALLA FONDAZIONE MICHELUCCI, NEL CUORE DI FIRENZE. UNA LEGGERA “SPAZZOLATA”…
E LO SPORCO NON C’È PIÙ.VEDIAMO COME.

Si sa che ogni tanto bisogna fare qualche lavoretto di manutenzione all’interno di un immobile: pareti da imbiancare, mobili da riparare, infissi da revisionare o pavimenti di legno da rigenerare…
In questo articolo esamineremo un intervento rigenerativo, ovvero una ripulitura della superficie, condotto su una pavimentazione lignea composta da tavoloni in autentico Rovere di Slavonia, di notevoli dimensioni, risalenti ai primi del secolo scorso. La pavimentazione di legno si trova a Firenze, al piano terra e al piano rialzato della biblioteca storica annessa alla “Fondazione Arch. Giovanni Michelucci”, fiorentino di adozione.

::: GIOVANNI MICHELUCCI
Il nome dell’illustre personaggio (nato a Pistoia il 2 gennaio 1891 e deceduto a Fiesole - Firenze il 31 dicembre 1990), noto a livello mondiale, autore di innumerevoli progetti e costruzioni, non necessita forse di molte presentazioni. Sono legate al nome di Michelucci alcune opere importanti, per esempio la Stazione di Santa Maria Novella a Firenze (per la quale nel 1933 vinse il primo premio del concorso insieme al gruppo di tecnici da lui coordinati); Michelucci progettò, inoltre, nel 1932, i padiglioni della Fiera Nazionale dell’Artigianato a Firenze (il vecchio Parterre).
Nel 1935 partecipò al progetto per la Città Universitaria di Roma, nonché al progetto per il mercato coperto in piazza dé Giudici a Firenze; nel 1936 progettò il Palazzo del Governo ad Arezzo, nel 1939 divenne professore straordinario alla cattedra della Facoltà di Architettura di Firenze, dove rimase fino al 1948, quando la lasciò per la Facoltà di ingegneria a Bologna.
Si occupò anche di luoghi sacri, come la chiesa di Collina a Pontelungo (Pistoia), la chiesa del cimitero della Vergine, la chiesa del villaggio Belvedere, la chiesa San Giovanni Battista nei pressi dell’autostrada di Firenze Nord (conosciuta anche come chiesa dell’autostrada), la chiesa di Borgo Maggiore nella Repubblica di San Marino e il sacrario ai caduti di Kindu presso l’aeroporto di Pisa.
Si potrebbe proseguire con altre decine e decine di opere, realizzazioni, progetti, in ogni campo e settore, sempre con la rigorosa ricerca di un nuovo rapporto antico/moderno, espresso anche attraverso l’uso congiunto della pietra, del mattone, del cemento armato, dell’acciaio e dei nuovi materiali utilizzabili in architettura.
Di lui i conduttori stessi della biblioteca dicono:“Considerato un eretico e un senza casa rispetto all’appartenenza a correnti e scuole di architettura, un antimaestro difficilmente classificabile nelle catalogazioni generazionali per il lungo cammino delle sue idee e delle sue attività, è stato in diversi periodi messo in disparte negli insegnamenti universitari delle facoltà di architettura e nell’attenzione della critica”. E ancora:“Dietro la varietà delle sue opere, dietro il diritto alla discontinuità da lui praticato, è riconoscibile un metodo di lavoro rigoroso fondato sul dubbio, sulla ricerca di attualità degli spazi, sulla legge del mutamento e spesso sul ricominciare, solitario ma non solo, affrancato dalla conferma o dalla ricerca della bella forma, considerata la gran ruffiana”.

Primo piano sulle doghe di Rovere,
visibilmente danneggiate dal tempo
e dalla inefficace manutenzione::: LA BIBLIOTECA
È situata in pieno centro storico della città. Occorre sottolineare che, dopo il passaggio dell’alluvione a Firenze, nel 1966, nessun intervento di manutenzione adeguato è stato condotto sulla pavimentazione. In pratica, a parte il passaggio del classico canovaccio appena umido, nessun altro intervento di manutenzione è stato fatto per oltre quarant’anni.
Per di più, data la primaria finitura protettiva della pavimentazione, eseguita a cera (la classica cera d’api), con l’impiego di “stracci” inumiditi si è soltanto, gradatamente, peggiorata la situazione.

Idea della Raschiatura Manuale, eseguita con uno strumento
dotato di spazzola apposita, in grado di pulire la superficie
delle tavole senza utilizzare carta abrasiva, è stata vincente ...::: L’INTERVENTO
La superficie del pavimento era, oramai, diventata praticamente irriconoscibile tanto era scurita e sporca, ma mettere le mani su una pavimentazione che faceva parte di un complesso storico così importante, e soprattutto legato direttamente a un personalità di indiscutibile fama mondiale, incuteva, seppure inconsciamente, qualche timore…
E se il pavimento fosse rimasto danneggiato?
La “patina” di sporco depositatosi nel corso degli anni destava qualche preoccupazione. Bisogna premettere che una delle richieste fatte dalla direzione lavori, o meglio uno dei divieti imposti, era di non utilizzare macchine a rullo meccaniche (in ogni caso, non era possibile intervenire con i classici utensili elettrici per ripulire la superficie del pavimento). La richiesta era quella di ottenere, prima di tutto, una superficie “rigenerata”, eliminando lo sporco superficiale, e protetta con prodotti a basso impatto ambientale.
Allo stesso tempo era fondamentale evitare eccessive levigature dello spessore del legno, di qui la necessità di intervenire senza ausilio di attrezzature meccaniche. Questo per mantenere quanto più possibile l’originalità della manualità esecutiva; interventi con levigatrici meccaniche avrebbero certamente sortito un ottimo effetto di ripulitura, ma nel contempo avrebbero alterato in un certo senso la natura di un pavimento costruito da oltre cento anni.
Annessa alla pavimentazione vi era anche una scala, che univa i due piani della sala di lettura, sempre del medesimo legno.Anche questa necessitava di una “rinfrescatina”, ma non si poteva levigare.

Anche la scala in legno risulta visibilmente
danneggiata dal tempo::: L’IDEA È “SPAZZOLARE”
Dopo varie ipotesi, ecco nascere l’idea di intervenire spazzolando la superficie del legno, direttamente sul posto, in maniera graduale, così da asportarne lo sporco, un poco per volta.
Spazzolare o, meglio, eseguire una specie di raschiatura manuale, ma fatta con uno strumento dotato di spazzola apposita, in grado di pulire la superficie delle singole tavole senza utilizzare quindi carta abrasiva con macchine a rullo o frullini.
Dopo aver fatto presente alla direzione lavori che alcuni punti della superficie lignea sarebbero stati spazzolati in maniera quasi manuale, data la presenza di arredi intrasportabili e non smontabili, e che quindi si sarebbe potuta verificare una sorta di leggera differenza di tonalità fra alcune zone della superficie lignea, i lavori sono iniziati.

Nel corso del restauro, sono stati eseguiti
anche alcuni interventi di riparazione, come
inserimento di alcuni tondi per chiudere
i fori fatti nel passato::: INIZIANO I LAVORI
Una premessa: l’utensile per spazzolare la superficie lignea era dotato di aspirapolvere, in maniera da ridurre al minimo il disagio per l’operatore che rimaneva a stretto contatto con il medesimo e con la superficie del pavimento.
La spazzolatrice è stata impiegata esclusivamente nella direzione della fibra del legno, ovvero solamente longitudinalmente, quindi per il senso della lunghezza dei listoni.
Il lavoro è stato svolto in maniera graduale, con la spazzola regolata di volta in volta, per quanto riguarda la capacità di incidere sulla superficie del legno, in maniera da regolarne l’effetto finale visivo e ripulirla nel contempo.
Questo per vari motivi: prima di tutto perché la pavimentazione non doveva essere eccessivamente spazzolata (in origine non lo era), in secondo luogo perché incidere in maniera eccessiva avrebbe significato non lavorare in maniera ottimale.
Infine, vista la notevole quantità di sporco depositata sul pavimento e data la ridotta capacità del serbatoio di aspirazione della polvere, conveniva vuotarlo spesso, per non incorrere in problemi di intasamento della macchina.
Un’ultima nota: la direzione di marcia dell’utensile era obbligata, il lavoro ha richiesto quindi un notevole tempo di esecuzione, dal momento che andava svolto gradatamente. Voglio sottolineare come tutta la dotazione di libri presente negli ambienti interessati all’intervento sia rimasta al proprio posto: nessun libro è stato asportato, ma si è proceduto a coprire con dei teli di nylon tutti gli scaffali.

Con delle sverze di legno sono
state chiuse le fessure laterali,
createsi a seguito di variazioni
dimensionali dei listoni
in larghezza::: I RISULTATI
Nello svolgimento dei lavori, pochissima polvere è stata sollevata: si è trattato proprio di asportare gradualmente una patina di sporco presente sulla superficie lignea, depositatasi nel corso degli anni.
A poco a poco, il pavimento ligneo cominciava a evidenziare l’antico colore del Rovere di Slavonia, con un impatto visivo gradevole per chi lo osservava.
Anche la scala, come si può osservare nelle fotografie, cominciava a evidenziare il “primordiale” stato.
Nelle parti più difficili da raggiungere - gli angoli, le zone vicino ai mobili, nonché le basi di tavoli e panche fisse - si è lavorato manualmente, con una piccolissima spazzola modificata.
Nel corso dei lavori di asportazione dello sporco superficiale, sono stati eseguiti anche alcuni interventi di riparazione.
Per esempio, l’inserimento di alcuni tondi al fine di richiudere i fori fatti nel passato.
Sono state inoltre utilizzate delle “sverze di legno” per richiudere delle fessure laterali, createsi nel corso dei decenni a seguito di variazioni dimensionali dei listoni in larghezza; tale procedimento è stato adottato in quanto sia la dimensione delle fessure, sia il divieto di impiegare prodotti a solvente, non permettevano l’utilizzo del classico prodotto per impastare dello stucco. Inoltre, ricorrere all’utilizzo di inserti di legno, sempre in Rovere, ha permesso di mantenere quasi integra la superficie del pavimento alla visione dell’osservatore; evitando il ricorso all’impasto di stucco - che certamente si sarebbe degradato quasi immediatamente a seguito dei normali movimenti del legno - si è mantenuta anche l’originalità dell’intervento primordiale di posa in opera.
Gradualmente, nel giro di alcune settimane, l’intera superficie lignea e la scala annessa sono state ripulite, lavorando anche in presenza di luce artificiale, per meglio osservare le varie superfici.

::: IL TOCCO FINALE
La scala è stata protetta con un prodotto oleouretanico, mentre per la superficie del pavimento è stata impiegata una miscela di oli e cere. Per quanto riguarda la scala, la miscela di cere è stata evitata, anche per mantenere un minimo di sicurezza al deambulare delle persone che scendono e salgono (il locale è pubblico e la cera sui gradini poteva renderli scivolosi e conseguentemente pericolosi).
Il risultato finale è sicuramente apprezzabile: la leggera spazzolatura ha conferito ancor più un effetto di antico e vissuto al pavimento, la miscela di prodotto protettivo, invece, ha donato all’intera opera una nota di colore caldo, decisamente affascinante.
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BIBLIOGRAFIA
- “Una Vita lunga un secolo”, Fondazione Arch. Giovanni Michelucci, Fiesole
- E. Detti, “Michelucci”, 1954
- L. Ricci, “L’Uomo Michelucci”, 1962 - 1976
- Dezzi Berardeschi,“Il movimento moderno e l’opera di Michelucci”, Catalogo della Mostra, L’Aquila, 1963


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