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::: Se IL PARQUET è tarlato ... di Mauro Errico -----------------------------------------------------------
Come
riconoscere
gli insetti che
attaccano il
legno?
Tappa dopo
tappa, il restauro
di un vecchio
pavimento
composto
da quadri di
rovere e noce,
danneggiato
dall’attacco
dei tarli …
L'intervento di restauro di un vecchio
parquet, mi fornisce l’occasione per
affrontare il problema dei tarli, quei
piccoli animaletti, quasi invisibili, che tanto
danno arrecano al legno.
Partirò cercando di spiegare, in sintesi, cos’è
un tarlo e cos’è un fungo del legno. In effetti,
un’impresa che fosse chiamata al ripristino di
un pavimento in legno degradato, dovrebbe
in primo luogo tentare di identificare se le
cause del degrado sono da attribuire agli insetti
o ai funghi.
::: Gli insetti che attaccano il legno
Iniziamo col dire che per la maggior parte degli
insetti il ciclo vitale si suddivide in quattro
fasi: uovo, larva, crisalide, insetto. Gli insetti
causano i maggiori danni al legno nel momento
della fase larvale ovvero quando la larva si
trova proprio all’interno del legno.
Il ciclo vitale dell’insetto varia, chiaramente, a seconda della specie di appartenenza.
Gli insetti lignivori più diffusi sono:
• Anobium Punctatum o comune tarlo dei
mobili: è il più diffuso e di norma è attivo nel
legno posto in opera da 20/30 anni;
• Xestobium Rufovillosum e Hylotrupes Bajulus
(conosciuto anche come tarlo dalle lunghe
corna): possono causare danni molto rapidamente
a causa delle dimensioni della larva
e della capacità di scavare gallerie di ampio
diametro nel legno;
• Hyctus Brunneus;
• Ernobius Mollis;
• Europhrum Confine.
Il legno che rimane infestato da insetti si riconosce
da alcuni elementi oggettivi: perdita
di peso, presenza di fori di uscita delle larve,
presenza di polvere del legno medesimo, friabilità
e tendenza allo sbriciolamento.
è bene ricordare che la presenza di insetti nel
legno non è un fatto che ricorre facilmente, inoltre, il legno stesso non
è ugualmente predisposto
all’insorgere e alla proliferazione
di insetti. Esistono
infatti due parti ben distinte
nel legno: una interna,
denominata “durame”, e
l’altra esterna, denominata
“alburno”; la prima parte
è generalmente molto
più resistente al degrado
rispetto alla seconda. Sostanzialmente
ciò avviene
perché nel durame, legno morto, si accumulano
i prodotti di rifiuto dell’albero, risultando
così tossico per molti organismi; l’alburno,
che rappresenta tutta la porzione del tronco
predisposta al trasporto della linfa grezza, nonché
al deposito delle riserve nutritive, proprio
per questo motivo diviene spesso oggetto di
attacchi e proliferazione di microrganismi come
insetti.
::: I funghi
Per quanto riguarda i funghi, questi sono capaci
di rapide proliferazioni, arrecando non pochi danni al legno.
I funghi hanno la capacità di nutrirsi di materiale
organico, alcune specie in particolare,
se lasciate proliferare all’interno di strutture
portanti (travi), sono causa diretta di degrado
profondo delle medesime strutture.
Per quanto attiene il settore delle costruzioni,
i più diffusi sono:
• Serpula Lacrymans;
• Poria Vaillantii;
• Coniophora Puteans;
• Lentinus Lepideus.
La Coniophora Puteans è quello più diffuso,
ma allo stesso tempo il meno pericoloso, in
quanto è molto sensibile alle variazioni della
percentuale di umidità, che ne condiziona la
sopravvivenza.
Al fine di proliferare, i funghi hanno necessità
di ambienti con presenza di sostanze nutritive
(materiale organico) e con temperatura
e percentuali di umidità relativa costanti, in simbiosi con substrati umidi. Ci sono funghi
che, per proliferare, necessitano di ambienti
con umidità costante del 60/70%: per eliminarli
basta sopprimere la fonte dell’umidità,
impedendo così la loro riproduzione. Il legno
che viene infestato da questa tipologia di funghi
appare di colore bruno scuro, nelle travi
appaiono crepe longitudinali e anche cavità a
forma cubica.
Esistono anche dei funghi che possono proliferare
in ambienti moderatamente umidi
(30/40%) e possono apportare gravi e consistenti
danni al legno; sono in grado di diffondersi
anche attraverso materiali non lignei, alla
ricerca di legno ancora sano.
Pensiamo, per esempio, al classico tubo di scarico
dell’acqua rotto: in prossimità della perdita
il legno rimane ovviamente danneggiato
e, con il passare del tempo (solitamente in
un’abitazione non accade), in prossimità della
zona colpita i funghi possono proliferare, aggiungendo altri danni al legno stesso, sia nella
porzione interessata che nelle immediate vicinanze.
Stiamo descrivendo naturalmente condizioni
“estreme”, molto particolari, che male
si accompagnano a un ambiente indoor, ove
viene inserita una pavimentazione di legno,
ecco perché, quasi sempre, le segnalazioni di
presunte presenze di funghi nei pavimenti di
legno si rivelano un falso allarme.
::: Il restauro del parquet a quadri
Dopo questa doverosa premessa, cercherò di
descrivere un intervento recentemente condotto
su una pavimentazione di legno non
eccessivamente vecchia: un parquet degli anni
‘50, di ottima fattura strutturale, inserito nel
contesto di un appartamento di pregio, situato
lungo i viali della città di Firenze.
Si tratta di una pavimentazione lignea costituita
da singoli quadri di 3 cm di spessore,
composti da due specie legnose: Rovere per
la cornice e Noce per il campo centrale.
La quasi totalità dei quadri che componevano
il pavimento presentava la chiara e manifesta
azione dell’attacco del tarlo: sia sul Rovere
che sul Noce i segni del passaggio degli insetti erano inequivocabili.
Una soluzione semplice
ed efficace sarebbe
stata l’asportazione del
pavimento e la relativa
sostituzione, la proprietà,
però, non voleva assolutamente
privarsi della pavimentazione.
Vero è che
non sussisteva traccia di
“operatività” di insetti,
non vi era infatti presenza
di polvere di legno o altri
segnali che potessero far
pensare a un’attività ancora
in corso. Certo, non
mi era possibile dare alcuna
garanzia: sappiamo benissimo che basta
la presenza di un solo insetto per compromettere
un lavoro. Comunque, di comune accordo
con la direzione lavori e la committenza,
si è optato per un intervento di “risanamento
localizzato”.
::: Le operazioni di “risanamento localizzato”
Prima si è proceduto a una ripulitura meccanica
della superficie lignea, per portare alla luce
il reale stato della superficie dei quadri.
Dopo una ricognizione, una volta individuate
le zone del pavimento dove risultavano maggiori
i danni nei singoli quadri, si è proceduto
al loro smontaggio, asportandoli con cura, in
modo da non danneggiarli ulteriormente.
I quadri sono stati portati in un laboratorio,
dove si è proceduto a una sorta di “autopsia”
(se mi consentite di prendere in prestito il
termine dal mondo medico-legale): dopo aver
ripulito singolarmente i quadri, le parti di Rovere
o Noce danneggiate dalla presenza degli
insetti sono state asportate.
Successivamente, sono state riposizionate
le nuove parti asportate, chiaramente della
stessa specie legnosa, ottenendo un primo
risultato abbastanza soddisfacente.
::: Il lavoro in cantiere
Questa è stata solo la prima fase, in effetti anche
direttamente in cantiere sono state eseguite
delle sostituzioni di parti danneggiate,
soprattutto per quanto riguarda i riquadri
centrali in Noce. Dopo avere prelevato il materiale
da quadri provenienti da zone soggette
a modifiche strutturali (inserimento di armadi a muro e conseguente asportazione di quadri
sottostanti), con l’aiuto di un pantografo
si è proceduto ad asportare la parte centrale
dei quadri individuati, incidendo per il solo
spessore che di volta in volta veniva deciso. In
questo modo si è potuta mantenere la stessa
tonalità del manufatto originario. Una volta
creato l’alloggio per il nuovo quadro centrale
di Noce, lo stesso è stato accuratamente ripulito
con utensili manuali, fino a permettere un
assemblaggio mediante incollatura.
::: La finitura
Terminato l’intervento di ricerca e sostituzione
delle zone danneggiate, è stata la volta del trattamento
di finitura protettiva, eseguito prima
su un campione di legno. Per il “tocco finale”
si è optato per un prodotto a basso impatto
ambientale, steso su tutto il pavimento.
Il risultato? Un pavimento come nuovo. Soddisfatti
noi che lo abbiamo riportato all’antico
splendore, soddisfatti i proprietari, ormai quasi
rassegnati a dover distruggere una pavimentazione
che, affettivamente, aveva per loro un
valore incalcolabile.
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