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::: Erosione delle FUGHE di Costantino Zanatta -----------------------------------------------------------
Un impasto
sbagliato e
il pavimento
è sempre
impolverato.
Vediamo
come il nostro
esperto risolve
il problema ...
I problemi più frequenti di danneggiamento
delle superfici in cotto di solito riguardano
l’usura, il trattamento protettivo antimacchia
non adeguato, i problemi derivanti
dall’umidità oppure dalla posa errata.
Questa volta mi sono trovato di fronte a uno
strano fenomeno: l’erosione delle fughe.
Mi fu spiegato che inizialmente il cotto - fatto
a mano tipo tavellina sottotetto a impasto rosa
- venne lasciato allo stato grezzo e trattato con
antimacchia e cere liquide perché non prendesse
una colorazione troppo scura. In seguito
furono levigate le superfici per rendere più
facile la pulizia di manutenzione e, a tempo
debito, si rifece il trattamento protettivo e di
finitura con lo stesso sistema precedente: antimacchia
e finitura a cere liquide.
::: Cosa è successo?
Probabilmente, il pavimento è stato stuccato
con il sistema della polvere di stucco asciutta
nello strato in profondità e a impasto bagnato
solo sullo strato superficiale a vista; con il primo
lavaggio la fuga ha tenuto perché non era
ancora intervenuto nessun fattore meccanico tale da minarne la solidità superficiale, consolidata
in seguito col trattamento protettivo.
La levigatura successiva ha abbassato il livello
della superficie e in particolare della stuccatura
arrivando allo strato dello stucco in polvere
non bagnato tipo malta che, non avendo
subito il processo di consolidamento naturale
delle malte impastate ad acqua rimangono
polvere per tutta la loro vita. Se a questo aggiungiamo
un altro fattore che è quello del
tipo di polvere utilizzata per la stuccatura delle
fughe non premiscelata, ma composita di più
prodotti miscelati in cantiere in proporzioni
non sempre uguali, otteniamo un impasto di consistenza diversa di zona in zona, diversa
amalgama e granulometria, una diversa colorazione
e una diversa consistenza.
Con molta probabilità, i precedenti operatori
della posa, non conoscevano la tecnica del
tamponamento dell’assorbenza con una soluzione
idrorepellente idonea.
Questo è ciò che è successo: impasto non
uniforme, non consistente, steso asciutto e bagnato solo sulla parte superficiale senza
frenare l'assorbimento dell'acqua, infine asportato dalla parte
consolidata con l'operazione di levigatura. E' comprensibile
quindi che possa esserci stato quel particolare problema dell'erosione
delle fughe con conseguente deposito delle polveri ovunque.
Tanto era il pulviscolo che si alzava in aria che il proprietario
un giorno pensò che qualcosa stesse andando a fuoco.

::: Intervento di ripristino
Presa visione della situazione in generale e
valutata la fattibilità delle operazioni di ripristino,
ci si è accordati con il proprietario per
eseguire una campionatura a riprova che un
impasto a “malta bagnata” avrebbe risolto il
problema.
Viene quasi naturale pensare che il tutto fosse
facile, ma non era così. Proprio per il fatto che
erano state utilizzate miscele di vari prodotti
non proporzionate, ci siamo trovati di fronte
a fughe un po’ più dure e discretamente
compatte e a fughe che si aprivano solo a
guardarle…
L’intervento si è così svolto: asporto meccanico
e manuale con piccole spatole - quelle
usate dai pittori - delle malte dure e di quelle
morbide sino ad arrivare allo strato della colla
di posa asportando bene le polveri residue
mediante aspirazione (per svuotarle meglio si
è utilizzata la tecnica della bagnatura abbondante
delle fughe aperte e relativa aspirazione
con il bocchettone zona per zona); in questa
fase abbiamo rimosso anche i distanziatori in
plastica di colore blu che spuntavano agli incroci
delle fughe.
Una volta ripulita bene, la zona poteva essere
ristuccata senza problemi badando bene però
a un fattore: le fughe assorbivano molta acqua
sui fianchi delle mattonelle e quindi c’era la
possibilità che si “ bruciasse” la malta se improvvisamente
nell’impasto veniva a mancare
l’acqua. Per ovviare a tale inconveniente vi
sono due possibilità: applicare una soluzione
idrorepellente se le superfici la assorbono o
bagnare abbondantemente e creare un po’
di “rifiuto d’acqua”. Essendo le superfici già
trattate da un precedente intervento, abbiamo
optato per il sistema di bagnatura stando
attenti a non inzuppare esageratamente
le mattonelle e lavorando a piccole zone con
accurata ripulitura delle stesse (non si devono
lasciare residui della stuccatura, essi diventano
un problema per i passaggi successivi di trattamento
se all’interno dei locali vi è l’arredo).
::: Attenzione al trattamento protettivo finale
Bisogna considerare anche un altro fattore: le
malte di stuccatura sono alcaline,
quindi deteriorano il trattamento
protettivo applicato. Se siamo riusciti
a recuperare una superficie
che aveva delle problematiche,
non possiamo poi incappare in
un inefficace trattamento protettivo
finale per non aver preso in
considerazione tale eventualità.
Sarà quindi nostra cura ripetere
un accurato ed accorto ciclo di
lavaggi leggermente acidi per la
rimozione della velatura di stuccatura
rimasta, un risciacquo accurato
con uso di monospazzola
e disco verde al lavaggio e bianco
al risciacquo. La seconda parte
del ciclo prosegue con la stesura
dell’antimacchia steso a due mani umido su umido e rifinito il tutto con le emulsioni
di resine e cere specifiche per il cotto.
Trovandoci su una superficie levigata, abbiamo
preferito applicare i prodotti con una piccola
percentuale di acqua al fine di ottimizzarne
l’assorbimento nei materiali - non bisogna
comunque superare il 7-8% di acqua nei formulati
-. Tale diluizione permette di allungare
il tempo di asciugatura, tempo favorevole per
far impregnare maggiormente i prodotti e creare
meno l’effetto di filmazione superficiale,
in particolar modo per le finiture su superfici
lucide levigate.
::: Non solo esperti
Tale tipologia di intervento può essere eseguita
non solo da persone “specializzate” su
superfici di cotto. Se un operatore del settore
delle pulizie, come ero io alcuni anni addietro,
si lascia incuriosire dalle possibilità operative
nei vari campi di lavoro, diventa fattibile
qualsiasi tipo di intervento, sul nuovo e sul
ripristino del vecchio. Lasciando ad ognuno il
diritto di scelta su ciò che desidera fare.
Personalmente posso dire che ho iniziato circa
trent’anni fa a fare “le pulizie” con orgoglio
perché ho sempre pensato e penso tutt’ora che sia un lavoro importante; per caso o per
scelta mi sono trovato a combattere con le
superfici in cotto e in pietra prima, con il legno
in un secondo tempo, con mansioni di
posa in opera successivamente, allargando
gli orizzonti anche alle levigature di marmi e
graniti, seminato alla veneziana in cemento, in
coccio pesto, in resina sino ad arrivare a fare
qualche intervento di restauro conservativo su abitazioni, chiese e manufatti vari.
Quindi non riesco a pensare che bisogna limitarsi
a eseguire solo un tipo di lavoro: non
credo alla cultura del no (non fare questo,
non fare quello…) e mi piace poter pensare
che quello che ho potuto imparare lo posso
trasmettere ad altre persone che si lasciano
incuriosire dalla vita e da tutto quello che gli
si presenta davanti.

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