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TRATTAMENTI

::: Cotto italiano a GERUSALEMME
    di Costantino Zanatta
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In Israele, un interessante trattamento di superfici in cotto che facilita la manutenzione del pavimento oltre a restituirne la bellezza estetica ...

A volte sembra strano dover andare così lontano, a Gerusalemme, per eseguire un trattamento di cotto, e ancor più strano se si tratta di un materiale proveniente dalla storica Fornace Carraro, che produce ancora mattoni fatti a mano, sabbiati con la stessa tecnica fin dai primi del 1800.
Difatti, non c'è nulla da stupirsi. Dopo aver indagato un po’, sono venuto a sapere che il cotto a pavimento è un prodotto tipicamente Italiano e che nel resto del mondo, è spesso utilizzato come mattone da costruzione. A maggior ragione quando mi è stato detto che avrei dovuto fare da istruttore sul posto e che avrei avuto a disposizione quattro persone per l’esecuzione dei lavori, ho deciso di partire assieme a un altro collaboratore esperto e di utilizzare la mano d’opera locale.
Ho provveduto, quindi, a far arrivare tutto quanto fosse necessario alle operazioni: monospazzola, aspiraliquidi, dischi, raschietti, rulli, velli e tutto l’occorrente per completare le fasi dei lavaggi e dei trattamenti.

::: Le fasi di lavorazione
Il cantiere era situato al terzo piano di un edificio residenziale in centro città. In questo particolare caso era stato posato un materiale tagliato su misura che imitava una spina di pesce, e che si inseriva perfettamente nell’ambiente in cui era stato posato un anno prima, da un’altra squadra italiana. Non capita con tutti i formati, ma in questa particolare occasione la Fornace Carraro aveva escogitato un sistema di posa utilizzando uno stampino che potesse tenere equidistanti i pezzi durante le fasi di posa; il risultato è sicuramente di effetto: tutta la superficie ha la stessa direzione di posa.
Al nostro arrivo, abbiamo dovuto far spostare il mobilio in modo che si potesse lavorare per porzioni di superficie: non è mai facile eseguire i lavori di lavaggio e trattamento in case ammobiliate.
Liberate le superfici abbiamo provveduto all’applicazione di un prodotto idrorepellente silossanico. Questa operazione è stata possibile perché le superfici si presentavano pulite dalla posa, senza residui vistosi di malta. Dopo solo due ore, abbiamo lavato la superficie con soluzione acida tamponata con un acido al 10% circa in acqua e relativo risciacquo, lavorando zone da 4-5 metri quadrati per volta.
Nelle fasi di lavaggio si utilizzano, di solito, dischi abrasivi tipo 3M neri o marroni e nel risciacquo, in mancanza di spazzole di nylon, si utilizzano dischi morbidi tipo rosso o giallo con abbondante acqua e con aspirazione simultanea col passaggio della monospazzola.
Una volta asciutte le superfici (tenendo presente la preventiva applicazione di soluzione idrorepellente) si è passati alla fase dei trattamenti previa campionatura da far visionare all’architetto direttore dei lavori. L’esigenza dell’architetto era di avere un trattamento che lasciasse molto chiare le superfici, senza caricare di colore il materiale. A questo punto abbiamo fatto due prove di circa 1 mq.: la prima con le classiche due mani di olio protettivo e una con una mano di olio puro e la seconda con il 50% di protettivo idrorepellente silano/ silossanico mescolato all’olio; il tutto poi è stato rifinito con un'emulsione a base di cere minerali ed emulsioni acrilico-stiroliche per finiture ad effetto naturale. Così facendo abbiamo ottenuto due tonalità, una con colori propri del cotto più accesi e l'altra con colori più tenui, come quasi fossero rimasti della stessa tonalità che avevano dopo il lavaggio.
Naturalmente la direzione lavori scelse la tonalità più neutra perché donava agli ambienti già molto particolari, una tonalità d'insieme con l’arredamento.
Quindi abbiamo applicato una mano di olio puro su tutte le superfici e la seconda al 50% con protettivo idrorepellente silano/silossanico.
Una volta asciutte, il giorno dopo, abbiamo applicato un passaggio di un’emulsione resino-cerosa leggermente abbondante con l’aiuto della monospazzola e disco bianco per far aderire il prodotto che veniva rifiutato dalle soluzioni applicate in precedenza; la finitura è stata fatta con due mani di emulsione a base di cere minerali e emulsioni acrilico-stiroliche stese semplicemente con il classico vello spandicera (il tutto senza mai sporcare il mobilio esistente, né i muri, né le porte). E’ molto importante, in questa fase, metterci la giusta attenzione perché il cliente spesso ricorda se è stato eseguito un buon lavoro, piuttosto che il valore di tali opere; ecco perché bisogna essere molto curati nelle operazioni, qualunque esse siano.

::: La prima difficoltà
Naturalmente una volta eseguite le lavorazioni per le porzioni di superfici libere, si ricollocava tutto il mobilio e si continuavano i lavori.
Un piccolo problema è nato nella stanza della cucina dove il posatore ha concentrato i pezzi che si sono cotti di più nella fornace e che comunemente vengono definiti “brusoni”; per cui, la direzione lavori ci ha chiesto di “schiarire” un materiale che è persino difficile da tagliare col disco diamantato. Allora, ci siamo ingegnati passando localmente della carta vetrata grossa, ma senza lasciare segno e senza creare continuità di carteggiatura; in un secondo tempo, abbiamo passato dischi abrasivi neri con un po’ di acqua come fosse stata una levigatura sino a togliere un po’ di quel colore scuro sui pezzi dei brusoni.
Tenete presente che ogni disco ha prodotto un metro quadrato di lavorazione; alla fine il risultato è stato soddisfacente.

::: Pavimenti esterni
Sulle superfici collocate all’esterno, abbiamo trovato tutto quello che nell'interno non c’era: sporco della posa, macchie di colla, macchie di malta, macchie di resine, macchie di vernice e colore murale, muschi e licheni.
Naturalmente ci è voluto il giusto tempo per riuscire a ripulire tali superfici, con la dovuta pazienza e solerzia, tenendo presente che avevamo mano d’opera locale che ogni tanto si fermava a bere il the, a fumare o a guardare come si eseguivano tali lavori.
Per le superfici esterne si è passati all’applicazione del protettivo idrorepellente silano/silossanico anticipatamente al lavaggio, come per le superfici interne. Dopo il lavaggio - come di solito succede alle persone fortunate - arriva il temporale che risciacqua le superfici, allungando i tempi di asciugatura e creando i classici problemi di riorganizzazione dei tempi. Successivamente si è proceduto con l’applicazione di un prodotto protettivo oleo-ceroso specifico per esterni. In esterno si è reso quasi obbligatorio l’applicazione di due mani differenziate di prodotto protettivo puro senza alcuna diluizione o miscelazione; l’importante è applicarlo in maniera uniforme sia al primo passaggio sia al secondo. Dopo poco tempo dal secondo passaggio è utile un leggero strofinamento con una spazzola morbida per migliorare l’impregnazione nei materiali e uniformare il tutto. L’effetto finale è di una superficie non lucida, protetta e ben tonalizzata; dobbiamo pensare però che siamo in un paese molto caldo e che tutti i prodotti in esterno degradano naturalmente.
Sarà però sempre facile la manutenzione in quanto basterà rilavare delicatamente le superfici e riapplicare un passaggio di un prodotto protettivo oleo-ceroso puro, lavorato con la monospazzola e si potrà tornare a riutilizzare le superfici dopo alcune ore.
Non bisogna mai sbilanciarsi nel promettere trattamenti eterni su superfici esterne soggette a sbalzi di temperatura, e variazioni atmosferiche tra sole e pioggia; questi possono durare qualche anno se ben manutenzionati o solo alcuni mesi se ci passiamo sopra con l’auto e pretendiamo che siano autopulenti; non sono i prodotti a essere intelligenti, ma l’uomo che li applica e che li utilizza.

::: Risultato finale
Alla fine abbiamo ottenuto un risultato di tonalità più accesa per le superfici esterne e di tonalità più neutra per le superfici interne; personalmente preferisco i colori vivi dei materiali e a me piaceva quasi più l’esterno dell’interno. Però bisogna eseguire quelle che sono le volontà del cliente e non condizionarlo su scelte che rispecchiano i nostri gusti o le nostre comodità. Bisogna sempre essere coerenti con le persone che ogni giorno incontriamo; pensiamo solamente che siamo tutti, nessuno escluso, per metà acquirenti e per l’altra metà venditori.




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