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::: I muri non sono tele a cura della Redazione
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FORME ARTISTICHE ESASPERATE? VANDALISMO PURO E
SEMPLICE? COME RIMUOVERE QUESTI SEGNI CHE IN
TUTTI I CASI STANNO INVADENDO LE NOSTRE CITTÀ?
Non
è proprio vero:
i muri possono essere
– e lo sono
stati – un supporto
artistico. Negli anni intorno
al 1922, in Messico i murales
sono l’espressione artistica di
un popolo, la voce fortemente
espressiva per raccontare il
disagio, il dolore, la follia di un
popolo dalla storia drammatica.
José Clemente Orozco,
Diego Rivera,David Alfaro Siqueiros
hanno affrescato chilometri
di pareti. Ma stiamo parlando
di una forma di arte
che è l’espressione di un popolo;
negli anni settanta, la pittura
sui muri viene definita –
in modo improprio – graffito,
espressione artistica con altro
stile e contenuto. Esplode la popolarità
di Keith Haring, Jean-
Michel Basquiat, con la frenesia di pittura che dai muri di
Brooklyn arriva nelle gallerie
d’arte di Manhattan.
Ma stiamo sempre parlando
di arte.
Mutuato dall’arte, il “graffito”
come lo si intende ora, con l’arte
(e con la tecnica del graffito)
non ha niente a che fare.
Ci sono voci a sostegno della
libertà d’espressione giovanile,
a questo proposito,ma
risulta difficile essere d’accordo
quando si vedono muri
deturpati da scritte colorate,
facciate appena ripulite macchiate
da schizzi e disegni di
dubbia forma (il colore, invece,
è sempre deciso). Si tratta
di atti di vandalismo, espressione
della mancanza di rispetto
per la “cosa” pubblica,
quella a cui si appellavano invece
gli artisti messicani, per
esempio.
::: CHE COSA SI PUÒ FARE?
Non solo i muri, ma anche i
monumenti sono un territorio
da colpire e degradare,
accentuando un problema
che già di per sé risulta quantitativamente
e qualitativamente
complesso da gestire.
L’ Istituto centrale del Restauro
(Ministero per i Beni e
le attività culturali) sintetizza i
diversi metodi con cui si può
approcciare il problema: si possono utilizzare mezzi di
tipo meccanico, che si basano sulla possibilità di abradere
gli strati costituiti dalle sostanze
estranee fino alla loro
rimozione. Il rischio è che l’utilizzo
di metodi industriali di
pulitura (con sabbiatrici industriali,
idropulitrici, frese a rotazione
e così via) siano troppo
aggressivi e asportino anche
spessori più o meno consistenti
di pietra, insieme alla vernice.
Il problema è minimizzato
se viene effettuata una pulitura
meccanica di precisione da
parte di tecnici specializzati
(va da sé che questo intervento
risulta economicamente molto
oneroso).
Con i mezzi di tipo chimico
si solubilizza il colore affinché
non penetri ulteriormente
nella pietra oppure
venga a spandersi, creando aloni:
si tratta di un vero intervento
di restauro, che ha
molte variabili: la natura della
pietra, il tipo di vernice (il
veicolo “solvente”) e la procedura
utilizzata.
Inoltre, è necessaria un’adeguata
protezione (mascherine,
occhiali protettivi eccetera)
per gli operatori, poiché
la maggioranza dei solventi sono
tossici.
C’è poi la strada della prevenzione:
finalmente si è
cominciato a pensare di proteggere
le superfici a rischio
con vernici “antigraffiti” (formulazioni
i cui principi attivi dovrebbero
costituire una barriera protettiva e rendere la rimozione
dei graffiti semplice e priva
di rischi).
Si tratta di prodotti che vengono
descritti sacrificali oppure
permanenti: i primi una volta
applicati sulla superficie,
vengono eliminati pulendo la
stessa (quindi ogni volta è necessario
poi ripristinarli), i secondi
non vengono solubilizzati
dal solvente utilizzato per
rimuovere la vernice e mantengono
quindi la loro efficacia.
È importante sottolineare
che edilizia civile e beni culturali
hanno esigenze diverse e necessitano
di attenzioni particolari
e differenziate. Citiamo,
giusto per la cronaca, un altro
tipo molto diffuso di “soluzione”
del problema: la copertura
dei “graffiti” con pittura
monocroma: il risultato – è sotto
gli occhi di tutti – non è decisamente
positivo.
::: UN MODO DI AFFRONTARE IL PROBLEMA
A parte la descrizione generale
della metodologia per
la rimozione dei graffiti, ogni
azienda che propone tra le sue
attività questo particolare servizio
utilizza metodi e prodotti
a lei propri. Un’azienda di Arezzo, la CIR Chimica Italiana
Restauri, dal 1985 fabbrica
prodotti per l’edilizia civile, il restauro
monumentale e antigraffiti:
abbiamo scelto di illustrarne
alcune tecniche di applicazione.
Per le superfici in pietra naturale,
manufatti, cemento, superfici lucidate
a piombo, e anche per
pietre delicate utilizzate nei
monumenti, superfici metalliche
verniciate a forno, viene
consigliato un prodotto idrosolubile
che, oltre a eliminare
gli imbrattamenti causati da
spray e vernici, non danneggia
eventuali protettivi tipo polisilossani
o cere minerali microcristalline
eventualmente
presenti sui substrati da trattare.
Il prodotto va applicato
con pennello, rullo o pistola a
spruzzo sulla superficie asciutta,
quindi si lascia agire per
almeno cinque minuti sulle
superfici lisce (il tempo aumenta
se le superfici sono più
porose). In caso di imbrattamenti
stratificati, asportare
con carta assorbente o spazzola
l’imbrattamento dissolto
e applicare nuovamente il
prodotto fino alla sua completa
eliminazione: a questo punto,
risciacquare la superficie
ed eliminare tutti i residui del
prodotto.
Uniformare poi la pulitura finale
applicando un prodotto
adeguato alla natura del supporto:
è importante ricordare
che il contatto con l’acqua
di risciacquo inattiva il prodotto.
L’applicazione è consigliata
con temperature superiori
ai 5°C.
::: PER TRATTARE PIETRE POROSE
Si utilizza un dissolvente gel,
neutro, adatto all’utilizzo su superfici
in pietra naturale porose
e alveolizzate, laterizi, cementi, pietre delicate di tipo
monumentale. Il prodotto
– debitamente agitato – va
applicato puro con pennello
in setola naturale, ricoprendo
la scritta con uno spessore
di prodotto di almeno 2 mm.
Lasciare agire per circa 20
minuti, in funzione della stratificazione
e del tipo di imbrattamento,
quindi risciacquare
abbondantemente con
acqua possibilmente in pressione
sino alla totale eliminazione
del prodotto. Se non
fosse possibile usare acqua,
utilizzare un panno assorbente
asciutto, raccogliendo il prodotto,
e rifinire lavando con un
dissolvente estrattore.
::: I PROTETTIVI
Per la prevenzione, un prodotto
a base di cere minerali
in miscela solvente chimicamente
inerte impedisce l’attecchimento
indelebile di
vernici, pennarelli, spray e
agevola la successiva pulitura
con la linea specifica dei
dissolventi. Il prodotto è reversibile
con i dissolventi
adatti e con acqua calda a
90°C. È adatto a essere steso
su pietre naturali (travertini,
graniti, pietre calcaree,
porose), manufatti, legno,
metalli in genere.
Per applicarlo ripulire accuratamente
le superfici con il ripulitore
idoneo alla natura
del supporto e al tipo di sporco,
lasciare asciugare bene il materiale
da trattare e proteggere
le superfici non interessate;
deve essere applicato con vaporizzatore
a bassa pressione,
che permette una distribuzione
di prodotto molto uniforme
e tale da consentire più applicazioni
in funzione del grado
di protezione che si vuole
conferire alla superficie. Il prodotto
essicca totalmente nel corso delle 24 ore successive
alla sua applicazione; teme il gelo,
perciò si deve applicare a
temperature superiori a 10°C.
La resa varia a seconda della
porosità del supporto e del livello
di protezione che si vuole
ottenere (5-10 metri quadrati
per litro di prodotto);
la resa diminuisce se applicato
su superfici sabbiate o idrosabbiate. Composto da cere
montaniche e polimeri organici
in soluzione acquosa è
invece un protettivo sacrificale,
antigraffiti e antismog,
che dona ai materiali trattati
idro e oleorepellenza; la sua
prerogativa è la totale reversibilità
all’acqua in pressione
(80/90°C – 20/40 bar). Il protettivo
perciò deve essere
nuovamente applicato dopo
ogni procedura di eliminazione
degli imbrattamenti.
::: COME APPLICARLO
Dopo avere ripulito le superfici
da trattare, lasciare asciugare
bene il supporto e proteggere
le superfici non interessate.
Il prodotto può essere applicato
a pennello, a rullo o preferibilmente
a spruzzo con
vaporizzatori a bassa pressione in due mani bagnato su
bagnato, fino a saturazione del
substrato. Per la successiva eliminazione
degli imbrattamenti
vandalici la pellicola protettiva
deve essere inizialmente attivata
con acqua calda in pressione
(70/90°C – 20/40 bar).
Dopo le operazioni di eliminazione,
il protettivo deve essere
nuovamente applicato: il
prodotto esplica la sua azione
a partire dalle 24 ore successive
alla sua applicazione; teme
il gelo, si consiglia pertanto
l’applicazione a temperature superiori
a 5°C. L’efficacia della
sua azione (anche se diminuisce
di spessore nel tempo) si
esplica per un periodo di circa
cinque anni, anche se particolari
condizioni di stress atmosferico
possono ridurre la
capacità protettiva.

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