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::: Cristallizziamo? di Federica Fiorellini -----------------------------------------------------------
Un intervento
meno
impegnativo
della levigatura,
in grado di
donare ai
pavimenti di
marmo nuova
lucentezza. Ecco
come muoversi.
Nell’era del multiservizio, la carta vincente
per stare sul mercato, per differenziarsi
dalla concorrenza, è quella di
affiancare alle normali attività di pulizia una
serie di interventi “straordinari”, in grado di
qualificare l’impresa, oltre a costituire - se
ben sfruttati - una fonte di reddito duratura.
Come? Perché non proporre al cliente, per
esempio, un contratto annuo che prevede un adeguato numero di trattamenti mirati a un
prezzo agevolato?
Parlando di marmo, uno degli interventi più
rapidi e meno impegnativi (se si utilizzano
le giuste tecniche e i giusti prodotti, ça va
sans dire!) è quello della cristallizzazione,
particolarmente indicata per quegli esercizi
commerciali o abitazioni dove, per motivi di
tempo, non sia possibile effettuare la levigatura del pavimento. Si tratta – in sintesi - di
un intervento alternativo alla levigatura e alla
lucidatura (effettuato con prodotti liquidi e
paglietta d’acciaio), che come queste ultime
mira a donare ai pavimenti di marmo la lucentezza
originaria.
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I marmi
Sono rocce facilmente lucidabili e levigabili, più tenere dei graniti, con struttura cristallina pura quando hanno
origine metamorfi ca, oppure cristallina ricomposta a seguito di una formazione di tipo sedimentario. I valori
della durezza non sono molto elevati (grado di durezza nella scala mohs pari a 3-4*). i marmi propriamente detti
sono rocce metamorfi che a struttura calcarea cristallina caratterizzate da una certa variabilità della tonalità
e della granulometria dei componenti, che può essere fine, media o grossa. La colorazione varia dalle tonalità
chiare a quelle rosate, giallastre, grigie, verdi, rosse. Vengono considerati e classificati marmi, per affinità di
caratteristiche, anche varie rocce di origine sedimentaria come i calcari compatti, lucidabili e utilizzabili come
i marmi, gli alabastri calcarei, caratterizzati dall’aspetto traslucido che li rende particolarmente adatti all’uso
decorativo, i conglomerati, formati per cementazione di frammenti ricomposti con leganti calcarei, silicei o
argillosi. L’agevole lavorazione dei marmi ha contribuito alla loro vastissima diffusione, in tutti i tempi, di questi
materiali che sono stati utilizzati soprattutto a scopo ornamentale.
* Friedrich Mohs, mineralogista tedesco (1773-1839), stabilì nel 1822 una scala di durezza dei minerali,
composta di 10 "gradi" in ordine crescente.
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::: Una questione di calore
La cristallizzazione è una vera e propria trasformazione
dello strato superficiale del marmo,
dovuta a una precisa reazione chimica.
Il marmo è composto, infatti, da un’altissima
percentuale di carbonato di calcio (calcare),
che può arrivare anche all’80/90%.
Utilizzando su una superficie marmorea una
monospazzola con trascinatore PAD e paglietta
di ferro, vaporizzando il cristallizzante liquido
a base acida e lavorando fino alla sua completa
asciugatura, si innesca una reazione termochimica,
la cristallizzazione appunto.
Il calore sprigionato dalla frizione tra paglietta
e marmo, combinandosi con il carbonato di
calcio contenuto nel marmo e con il composto
acido, crea un sale duro, insolubile, lucido, che
modifica lo strato superficiale del marmo.
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ATTENZIONE al calcare
Soprattutto dove ci sono rubinetti e dove c’è un continuo
contatto con l’acqua, effettuata la prima protezione del
marmo è consigliabile distribuire una cera protettiva apposita
che eviti il deposito del calcare sulla superficie ed elimini il
ristagno dell’umidità, che crea ulteriore accumulo di calcare
e quindi aumento della rugosità superficiale, che porta, poi,
all’annidamento delle muffe e dello sporco.
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::: Prima di iniziare…
È bene sapere che la pulizia del pavimento
non è sufficiente, da sola, a garantire l’ottima
riuscita e la durata della cristallizzazione.
Se il marmo, infatti, non è di nuova posa, ma
è già stato “vissuto”, la superficie presenterà
necessariamente delle irregolarità, anche
minime, e delle rigature, soprattutto in corrispondenza dei punti di maggior traffico.
Bene, questa parti più “consumate” diventano
porose e producono una “pelle morta” superficiale,
che ha un basso contenuto di calcare.
Cristallizzando questo tipo di superfici, la reazione
termochimica, in corrispondenza dei
“punti critici”, sarà scadente e non consentirà
un solido ancoraggio, provocando con l’uso,
la perdita della brillantezza, che, peraltro, non
sarà mai “a specchio”, ma risulterà a “buccia
d’arancia”. In questi casi, la levigatura, che
consente di "aprire" i pori del marmo, fornisce
un risultato decisamente migliore.
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CONTRO le macchie
I marmi e gli agglomerati marmo-resina o marmo-cemento,
lucidati, sono sicuramente tra i materiali che più risentono
dell’aggressione degli acidi, in quanto sono formati in gran
parte da carbonati. L’aggressione acida sui marmi e le pietre
calcaree è dovuta a una reazione chimica tra il materiale stesso
e il prodotto con cui entra in contatto. Fondamentale è il valore
del pH dei prodotti macchianti, più ci si allontana dal valore 6-7,
più si hanno prodotti aggressivi. Per farsi un’idea del valore del
pH, basti pensare che l’acqua pura ha un pH 7 ovvero neutro,
l’acido cloridrico ha pH 1, fortemente corrosivo, così come
la soda caustica (pH 14). Un prodotto acido reagisce con un
prodotto alcalino (come il carbonato di calcio CaCO3 presente
nelle pietre) fino alla propria neutralizzazione parziale o totale, a
seconda dei casi; la formazione della macchia opaca sulla pietra
è dovuta alla pietra stessa che si scioglie a contatto con l’acido:
in base alla quantità di acido, si può avere un’aggressione più o
meno forte, con una dissoluzione più o meno marcata e di facile
visualizzazione.
Ecco il pH di alcune sostanze macchianti:
• Acido muriatico: 1,0
• Aceto: 2,4-3,4
• Birra: 4,0-4,7
• Vino: 2,8-3,8
• Succo di arancia: 3,0-4,0
• Succo di pomodoro: 4,0-4,4
• Urina: 4,8-7,4
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::: Come operare
La prima regola nel trattamento di cristallizzazione
è stabilire la natura del pavimento, che
deve essere di marmo (seminato, palladiana,
marmettoni, graniglia), deve contenere cioè
del calcare. Se si nutre qualche dubbio circa
la superficie da trattare, è sufficiente ripulire
una piccola porzione e versarvi alcune gocce
di sostanza acida (per esempio aceto). Se si verifica
effervescenza, la superficie è di marmo,
perciò è cristallizzabile. Appurato di essere di
fronte a una superficie cristallizabile, bisogna
accertarsi che il pavimento sia perfettamente
asciutto e pulito; per la pulizia sarà bene utilizzare
un detersivo forte, in grado di rimuovere
gli eventuali residui di cera. A questo punto
si interviene con la monospazzola e con il
prodotto scelto, che sarà un composto acido
allo stato liquido (cristallizzante liquido). Il
calore che si sprigiona a seguito dell’attrito
tra il pavimento e la spazzola (o meglio tra il
pavimento e le pagliette d’acciaio), genera –
come abbiamo detto - una reazione chimica
tra il cristallizzante e il calcare contenuto nel
marmo, a seguito della quale si crea una pellicola
particolarmente lucida, che rappresenta la nuova superficie del marmo. Solo un cenno
sulla monospazzola. Esistono varie scuole di
pensiero a sostegno ora della bassa velocità
(150/180 rpm) ora dell’alta velocità (250/300
rpm) di questa macchina. L’utilizzo dell’una
piuttosto che dell’altra è legato al prodotto impiegato.
Tuttavia, la maggiore velocità sviluppa
più attrito sul pavimento, quindi più calore.
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