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::: I pavimenti resilienti di Chiara Merlini
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PVC, LINOLEUM, GOMMA: SONO I MATERIALI MOLTO
UTILIZZATI – SOPRATTUTTO NELL’EDILIZIA CIVILE, PER LE
GRANDI SUPERFICI – PER LE LORO QUALITÀ DI
ROBUSTEZZA, RESISTENZA ALL’USURA E COSTI CONTENUTI.
Come "resiliente"
viene indicato un
materiale in grado,
dopo avere subito
una sollecitazione, di ritornare
nella condizione originale:
in questa categoria
troviamo PVC (polivinilcloruro),
gomma e linoleum.
Materiali molto utilizzati, e
su cui cade la scelta quando
si tratta per esempio di pavimentazioni
destinate a luoghi
di frequente passaggio,
che subiscono molte sollecitazioni
e quindi risultano sottoposti
a un alto grado di
usura come gli ospedali, gli uffici,
i grandi spazi commerciali.
::: PVC: CARATTERISTICHE
Il cloruro di vinile, o PVC, è
una delle materie plastiche più
diffuse (la sua scoperta risale
al 1872, anche se la produzione
industriale iniziò nel
1936). Per la sua produzione
vengono utilizzate due materie
prime naturali: un derivato
del petrolio, l’etilene (per il
43%) e il cloro (dal NaCl) per
il 57%. L’utilizzo del cloro
comporta un risparmio delle
risorse naturali scarsamente
rinnovabili, in quanto
richiede il 50% in meno di petrolio;
inoltre, il cloro presente
nella struttura molecolare
del PVC è all’origine delle sue caratteristiche chimico-fisiche, compresa la sua
capacità di interagire con numerose
sostanze e additivi
e dare luogo a prodotti che
coprono un’ampia gamma di
applicazioni. La caratteristica
più interessante del PVC è la
sua grande versatilità, per cui
si possono produrre manufatti
sia flessibili, sia rigidi: le sue diverse
caratteristiche sono
conferite da alcune sostanze
che vengono aggiunte al polimero,
gli additivi.
La compoundizzazione è il
processo di miscelazione degli
additivi con la polvere di
PVC: durante questo processo
gli additivi penetrano nei
pori delle particelle del polimero
(che si comporta un po’
come una spugna) rimanendovi
saldamente inglobati,
portando a una polvere omogenea
che, sotto questa forma,
o sotto forma di granuli,
può essere trasformata nel
materiale desiderato.
Gli additivi utilizzati per il
PVC sono: i plastificanti, gli
stabilizzanti, i pigmenti per la
colorazione e gli additivi specifici,
come i lubrificanti e gli
agenti ritardanti di fiamma.
Sono sostanze che ne migliorano
le caratteristiche fisiche
(resistenza a temperature
esterne, solidità, flessibilità)
o le proprietà di trasformazione
o la fluidità o
le caratteristiche estetiche
(il colore e la resistenza alla
luce).
Il PVC è un materiale con
buone proprietà meccaniche
e di resistenza all’abrasione,
all’usura e all’invecchiamento,
agli agenti chimici e all’attacco
di funghi e batteri; è idrorepellente
ed è particolarmente
resistente al fuoco,
cioè presenta alte temperature
di accensione, bassa propagazione della fiamma e autoestinguenza.
I pavimenti in PVC vengono
diffusamente utilizzati soprattutto
negli edifici pubblici,
quali ospedali, scuole, uffici
e grandi magazzini, mentre
nel Nord Europa sono molto
diffusi anche nelle abitazioni
private. Sono pavimenti che
hanno una lunga durata di
vita, un’eccellente resistenza all’abrasione e necessitano
di una ridotta manutenzione.
::: DIFFERENTI T IPOLOGIE
Vi sono diversi tipi di PVC:
PVC omogeneo, con struttura
omogenea e flessibile. Si trova commercializzato soprattutto
in piastrelloni di
60x60 cm o in teli; PVC
eterogeneo, composto da
strati di diversa natura, e si presenta
molto lucido e in fogli
grandi. È formato da uno
strato sottostante di mescola
in PVC e cariche inerti,
unitamente a un film superficiale
molto sottile e resistente
di PVC puro: una
volta consumato questo film,
il pavimento si può considerare
rovinato. Esistono anche
dei PVC eterogenei a
doppio strato, con lo strato
sottostante di materiale diverso.
I PVC antistatici, o conduttori,
contengono fibre in
carbonio che consentono la
dissipazione delle cariche elettrostatiche. Questi pavimenti,
per essere adottati in particolari
locali (sale operatorie,
centri elettronici e così via) devono
rispondere a ben determinate
caratteristiche definite
da normative europee,
nonché dalle norme Cei.
::: LA MANUTENZIONE
Le pavimentazioni in PVC
per interni sono prodotti di
facile manutenzione. Il presupposto
per ottenere i migliori
risultati è che il pavimento
sia stato scelto in base all’utilizzo
e che la posa sia stata
effettuata a regola d’arte.
Vi sono tuttavia delle regole
da rispettare all’origine, come
per esempio evitare i tappetini
e gli stuoini con supporto
in gomma;munire di protezione
in PVC o poliammide
i piedini dei mobili e delle
sedie (evitare protezioni di
ruotine in gomma); non fare
mai uso di cera con solventi o vernici vetrificanti; inserire
dei feltrini sotto i piedi
dei mobili cerati; evitare assolutamente
acetone e ogni
solvente del PVC; sistemare
all’entrata uno stuoino; attendere
un minimo di 72 ore
dopo la posa per i teli (e una
settimana per le piastrelle)
prima di cominciare la manutenzione.
Per quanto riguarda la manutenzione
vera e propria,
in generale i lavori da eseguire
sono: una scopatura con aspiratore
o scopa a frangia con
garze e prodotto elettrostatico;
un lavaggio di fondo con
detergente decerante; un risciacquo
con un neutralizzante
acido e quindi una protezione
con una cera metallizzata
autolucidante.
La manutenzione normale
viene effettuata su tutti quei
pavimenti che non sono stati
sottoposti a trattamenti
protettivi durante il processo di produzione: questo tipo
di manutenzione si effettua
mediante una ceratura particolare
chiamata metallizzazione,
che viene generalmente
applicata in due strati.
La manutenzione specifica
riguarda le pavimentazioni
conduttive e antistatiche e
consiste in una metallizzazione
(ceratura) effettuata con
prodotti elettroconduttori.
::: SE LE MACCHIE SONO UN PROBLEMA…
In caso di macchie di inchiostro,
permanganato, mercurocromo,
aceto, pomodoro,
senape, sangue, urina, si deve
utilizzare ipoclorito di sodio
(candeggina) diluito o
acqua ossigenata 30 volumi
addizionata con qualche goccia
di ammoniaca: lasciare
agire senza strofinare e quindi
risciacquare abbondantemente.
In caso di macchie di ruggine,
utilizzare un antiruggine o
acido ossalico e risciacquare
abbondantemente.
Se si tratta di macchie di
grassi pesanti, pittura, tracce
di gomma, tintura per capelli,
materie grasse alimentari,
penna a sfera, pennarelli è utile
fare uso di benzina o acquaragia
minerale, si deve
strofinare con prodotti detergenti
puri e risciacquare abbondantemente.
In caso di
bruciature di sigarette, se si
tratta di prodotti calandrati il
metodo per ovviare all’inconveniente
consiste nello
strofinare leggermente con
carta abrasiva doppio zero, e
applicare un’emulsione su
tutta la superficie.
::: LA GOMMA
La gomma naturale ha una
storia che risale a innumerevoli
secoli fa; viene ricavata
da una pianta appartenente
alla famiglia delle Euforbiacee
che comprende una
ventina di specie, diffuse in
tutto in nuovo continente, la
migliore tuttavia sembra essere
l’Hevea brasiliensis, presente
nel Brasile settentrionale,
nella zona amazzonica.
La storia della gomma sintetica
è estremamente affascinante
e complessa (e
non è questa la sede adatta
per parlarne, almeno
ora…) comprendendo innumerevoli
passaggi strettamente
legati con le vicende
storiche mondiali: una
storia di brevetti, di continui
progressi per arrivare a risultati
soddisfacenti. Cioè
alla gomma che viene oggi
utilizzata. Se pensiamo al
suo utilizzo per le pavimentazioni
vediamo che si
presenta in diverse forme e
in diverse colorazioni: può essere
liscia, bullonata, scanalata,
bucciardata.
Il trattamento di manutenzione
di un pavimento in
gomma prevede come primo
intervento la scopatura, a
cui segue il lavaggio con prodotto
decerante e neutralizzante,
una protezione con
cera metallizzata plastica colorata
oppure neutra. Per la
manutenzione si consiglia di
utilizzare un detergente neutro
oppure un lavaincera.
La gomma di tipo bullonato
può creare qualche difficoltà
alla pulizia, a causa delle sedimentazioni
biancastre che
si formano attorno ai bulloni,
dovute ai residui di detergenti
o anche ai sali dell’acqua
pura.
::: IL LINEOLEUM
Il linoleum nasce nel 1860
da un brevetto inglese e si basa
sullo sfruttamento industriale
di un fenomeno naturale:
l’ossidazione dell’olio
di lino, processo che crea
una pellicola (“cemento”)
che costituisce il legante di base
per la produzione del linoleum.
Il cemento viene miscelato
con farina di legno, sughero,
carbonato di calcio, resine
naturali, stabilizzanti e coloranti;
l’impasto viene poi spalmato
su un tessuto di juta e calandrato.
Il telo viene stagionato
in “stufe” a circa 60°C
e dopo 20-28 giorni i teli
possono essere avvolti e
commercializzati; l’ossidazione
continua anche dopo
i 28 giorni producendo linoxina,
che protegge il pavimento
stesso. Il linoleum
viene prodotto in formato telo,
con varie lunghezze e
spessori diversi. Si tratta di un
materiale coibente termico
e acustico, che deve essere
trattato con qualche attenzione:
infatti, se la sua manutenzione
avviene con prodotti
non appropriati (per
esempio ipoclorito di sodio),
si indurisce e diventa friabile.
Il trattamento di manutenzione
prevede un intervento
di scopatura, lavaggio
con detergente decerante
(attenzione, a contatto con
questo prodotto può variare
di colore tendendo a ingiallirsi),
risciacquo con neutralizzante
e protezione con
cera metallizzata, che deve essere
stesa in almeno due
mani incrociate.
Per la sua manutenzione è indicato
un detergente neutro
oppure un lavaincera metallizzato.
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