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::: Castello di SALIZZOLE di Costantino Zanatta -----------------------------------------------------------
A Salizzole
(Verona) il
pavimento in
cotto antico
di un castello,
passato
attraverso mille
traversie, è
tornato a nuova
vita ...
Nel castello di Salizzole del XII secolo,
a 25 chilometri da Verona, c’era bisogno
di intervenire sui pavimenti che
rischiavano di rovinarsi irrimediabilmente.
Agli inzi del 2000, l'amministrazione comunale
di Salizzole, che dal 1980 è divenuta proprietaria
del castello, e con l’intervento del sovrintendente
alle belle arti di Verona, ha ritenuto opportuno cercare di porre rimedio al degrado
delle pavimentazioni, facendo studiare un
piano di restauro e di recupero, e restituirne
la bellezza originale.
::: Primi interventi
La prima sorpresa, giunti al castello, fu quella
di non riuscire a vedere la superfi cie antica in
tavelline di cotto, recuperate da un sottotetto
e riposizionate a pavimento, a causa di numerose
sovrapposizioni di strati di prodotti: qualcuno
aveva “fatto la malta” sopra il cotto.
Cosa fare? In questa situazione non si può procedere
come per le normali pavimentazioni di
cotto antico e di recupero mediamente sporche,
utilizzando la soluzione di acido forte
tamponato, usato anche puro con l’ausilio di
spazzole di acciaio. Non ha alcun effetto.
E’ stato, quindi, deciso di operare in maniera
completamente diversa, agendo con un lavaggio
di superfi cie con monospazzola munita
di una spazzola autocostruita tipo multidisck,
con applicazione di spazzole in tynex.

::: Pulizia mattone dopo mattone
Dopo il primo passaggio per rimuovere la
polvere e lo sporco di superficie del cantiere
edile, si è passati a picchettare con martelline
taglienti e, mattonella dopo mattonella - con
molta pazienza - fino a togliere definitivamente
lo strato di malta. Di solito su queste superfici
molto assorbenti, la normale stuccatura di
sabbia e calce o sabbia-cemento, si “brucia”
durante le fasi della stuccatura; quello che abbiamo
trovato invece, era una malta additivata
con resine molto aderenti, che ci ha costretto
a lavorare in quattro persone e a picchettare
per quattro gi orni e mezzo sulle superfici
sino a renderle lavabili. Bisogna dire anche
che, dopo aver picchettato e aver tolto circa
il 90% della malta, bisognava passare il classico
raschietto per ripulire i residui, e questo
sempre mattone dopo mattone.
Su queste superfici non è possibile applicare
una soluzione idrorepellente nella fase finale,
prima del lavaggio, perché viene assorbita
completamente lasciando una velatura indelebile
sulle mattonelle. Quindi è stato d'obbligo
il lavaggio con il sistema della stesura, di uno-due metri quadrati per volta, con la soluzione
acida tamponata, in buona concentrazione,
avendo cura di aspirare in continuazione
senza dare tempo ai liquidi di impregnarsi
nei materiali. Naturalmente si sono fatti più
passaggi di lavaggio e, ogni volta anche un
buon risciacquo neutralizzante.
::: Un pò di storia
Il castello di Salizzole si distingue come uno dei complessi edilizi
medioevali più importanti di tutto il Basso Veronese. L'imponente
struttura architettonica comprende due torri di età diversa unite
da un ampio corpo centrale. La torre occidentale, merlata, risale
al XII secolo; quella orientale con l'adiacente portale d'ingresso è
da attribuire da un intervento di Alberto Della Scala, risalente alla
fine del Duecento.
L'interessante complesso, caratterizzato ancor oggi dalle due
alte e massicce torri, collegate tra loro da un corpo orizzontale in
seguito trasformato in residenza e in gran parte rifatto nel XVIII
secolo, sembra esser frutto - da quanto ancora si può legger dopo
le varie demolizioni e trasformazioni - di un intervento attuato
recuperando in parte una preesistente struttura fortificata,
probabile dimora della famiglia della madre di Can Francesco
della Scala, detto Cangrande, amico e protettore del grande poeta
Dante Alighieri, ma soprattutto grande condottiero e politico:
Donna Verde dei conti di Salizzole.
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Una volta finito il ciclo dei lavaggi, abbiamo
lasciato asciugare le superfici per diversi giorni,
anche se il lavoro è stato svolto a luglio.
Di norma bisognerebbe aerare gli ambienti
per ottimizzare l’asciugatura, ma siamo stati
sfortunati perché, essendo un bene pubblico,
nessuno si è interessato ad aprire i locali tutti
i giorni, per paura che qualcuno potesse entrare
e portare nuovo sporco.

::: Il trattamento protettivo
Dopo circa dieci giorni, siamo tornati per le
operazioni di trattamento protettivo. Su queste
superfici, con elevata assorbenza, non ci
si può limitare a eseguire il trattamento che
normalmente si utilizza per materiali meno
assorbenti come il cotto toscano imprunetino; questi sono materiali che hanno bisogno di
molto prodotto: il trattamento và “costruito”
strato dopo strato con prodotti che vanno
per impregnazione e, successivamente per
saturazione della parte superficiale. Abbiamo
eseguito tre applicazioni differenziate di olii
vegetali steso a rullo alla prima mano, a vello
alla seconda e terza mano. Sia alla seconda
che alla terza mano, è stato controllato l’assorbimento
del prodotto e tolti gli eccessi che
rimanevano in superficie.

::: Le ultime fasi
Dopo un paio di giorni, siamo tornati per
dare le ultime due mani di finitura. Abbiamo
applicato un protettivo con l’ausilio della
monospazzola e spazzola in setola morbida, utilizzata anche per la finitura eseguita con
l’emulsione cerosa liquida neutra.
E' stato scelto questo tipo di trattamento perché,
per le zone adibite a traffico intenso e
dove la manutenzione viene un po’ dimenticata,
questa soluzione è la meno impegnativa,
permette di vivere con una certa tranquillità le
superfici, dura molto tempo ed è la più facile
da rigenerare.
Infatti, se dovessimo ritornare per ripristinare
il trattamento, sarebbe sufficiente un leggero
lavaggio di ripulitura, anche con una semplice
soluzione detergente neutra e un buon
risciacquo. Successivamente si potrà passare
a una nuova applicazione di una mano di olio
vegetale uniformato con finitura; il giorno dopo,
con una nuova mano di protettivo e una di
emulsione cerosa liquida neutra, sempre con
applicazione con spazzola morbida di saggina
o nylon fine.
Il vantaggio di queste superfici un po' particolari
e sopratutto antiche è che non hanno bisogno
di essere perfette dopo il trattamento:
anche il “difetto estetico” può rappresentare
un valore aggiunto.

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