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::: IL CERCHIO DI SINNER di Gino Spadoni -----------------------------------------------------------
AZIONE CHIMICA,TEMPERATURA, AZIONE MECCANICA
E TEMPO SONO I QUATTRO FATTORI CHE
COMPONGONO QUESTO DIAGRAMMA. UNO
STRUMENTO UTILE CHE CI CONSENTE DI
RAGGIUNGERE I MIGLIORI RISULTATI NEL MINOR
TEMPO POSSIBILE.
Dal punto di vista
dell'operatore che
tutti i giorni si confronta
con la problematica
della pulizia, quando
si parla di pavimenti la prima
domanda che sorge spontanea
è: che tipo di pavimento è e
quali sono le tecniche che mi
consentiranno di pulirlo al
meglio in minor tempo e in
modo più efficace possibile?
Questo, ovviamente, riguarda
il grado di "pulibilità" di un pavimento; termine con il quale
si vuole indicare la possibilità
di rimozione dello sporco.
Un fattore questo che varia a
seconda delle prerogative del
materiale al quale siamo di
fronte.
Il metodo di trattamento di
qualsiasi superficie in cotto, pietra
naturale o grès porcellanato
passa necessariamente
attraverso tre fasi pricipali
che possono essere sintetizzate
dallo schema: lavaggio –
protezione – finitura.
La fase del lavaggio iniziale è
la più importante di tutto il ciclo
di trattamento. Con questa
operazione, infatti, si rimuove
lo sporco presente
sulla superficie del pavimento, si correggono eventuali difetti
e si risolvono i problemi
che spesso sono provocati o
apportati da terzi. Qualsiasi
problema o inconveniente si
può affrontare e risolvere solo
in questa fase.
::: IL CERCHIO DI SINNER
Il cerchio di Sinner è un diagramma
composto da quattro
fattori - Chimica,Temperatura,
Azione meccanica,
Tempo - generalmente utilizzato
nell'industria della lavanderia
industriale o della detergenza
di stoviglie per mettere
a punto i vari programmi
o cicli di lavaggio.
Il concetto schematizzato nel
cerchio di Sinner è valido anche nelle operazioni di pulizia
di una superficie e soprattutto
nelle fasi di lavaggio
iniziale poiché intervengono
contemporaneamente, anche
se in diversa misura, tutti
e quattro gli elementi che
lo compongono.
::: L’AZIONE CHIMICA
L’azione chimica è il cuore
del ciclo di lavaggio. Utilizzando
le proprietà chimiche
dei prodotti detergenti si
sfruttano le reazioni che portano
alla dissoluzione dello
sporco o alla rimozione di
macchie, croste, film, vecchi
trattamenti ecc. Diverse sono
le tipologie di reazione
chimica che possono essere
impiegate: reazioni acido-base,
ossido-riduzioni e reazioni
che implicano l’uso di solventi.
Senza entrare nel dettaglio si
possono schematizzare queste
reazioni associandole alla
tipologia di sporco che si ritrova
generalmente su una pavimentazione.
Tra lo sporco minerale rientrano
i residui di cemento, di
colla e stucco per piastrelle,
le efflorescenze saline, i residui
di gesso, la polvere, le
macchie di tempera e pittura,
lo sporco da traffico e calpestio per la cui
rimozione vengono
impiegati prodotti
disincrostanti
a PH acido.
La reazione tra un
detergente acido e
lo sporco di tipo
carbonatico-calcareo
si manifesta
sotto forma di effervescenza;
queste
reazioni avvengono
tutte in ambiente acido e
a PH inferiore a 7. È necessario
sapere che questo genere di
reazione necessita generalmente
di una grande quantità
di reagente acido, sia per le caratteristiche
intrinseche della
reazione, sia perché, molto
più materialmente, si possono
incontrare forti spessori
di cemento e di
sporco.
Nel caso di macchie
da pallettizzazione
si utilizzano
reazioni di
ossido-reazione,
preferibilmente
basate in ambiente
acido per trasformare
le macchie
in Sali solubili
in acido.
Se poi si tratta di
rimuovere lo sporco di origine organica allora diventa molto
importante saperne riconoscere
la tipologia. Nel caso
si debbano rimuovere
grassi, cere, alghe ecc. le reazioni
chimiche sono mirate ad
agire su ogni specifica tipologia di sporco.
Nel caso di unto e grassi si utilizzano
gli sgrassanti come
ad esempio per la rimozione
di trattamenti precedentemente
eseguiti con olio di lino
o resine oleose.
Per cere e film polimerici si utilizzano
i deceranti, accompagnati
da detersolventi, come
nel caso della rimozione
di vecchie cere in strati successivi,
anche di notevole
spessore.
Ove vi siano alghe, muffe e
muschi si utilizzano dei biocidi
a base di cloro, come per rimuovere,
in esterno, le patine
verdi di muschi e di alghe
che proliferano nelle zone
esposte a nord e che rendono
le pavimentazioni scivolose
e pericolose. Queste reazioni
avvengono tutte in ambiente
alcalino e a PH superiore
a 7.
L’utilizzo di solventi è consigliato
per disgregare velocemente
i vecchi strati di film polimerici
oppure quando sono
presenti forti spessori di resine,
vernici o film come ad
esempio nel caso di smalti, pitture
al quarzo e intonachino
silossanico che rimangono
sul pavimento dopo le operazioni
di pittura delle stanze o del fabbricato.
L’utilizzo di diluenti è invece
consigliato quando si tratta di
macchie di unto, di vernice o
di resine da trattamento che
non si possono asportare.
::: LA TEMPERATURA
Quando si parla di temperatura
ci si riferisce al calore
dell’acqua che si utilizza per
le operazioni di lavaggio. Il
principio termodinamico prevede
che ad una temperatura
più elevata corrisponde
una maggiore velocità di reazione
e questo significa che se
si lava un pavimento con acqua
calda o con vapore, le reazioni
chimiche risultano più rapide.
Significa, inoltre, che deve essere
presa in considerazione
anche la temperatura del pavimento
soprattutto quando
si lavora in esterno sotto
il sole o in presenza di un
impianto di riscaldamento
radiante.
Bisogna anche tenere presente
che sia le reazioni alcaline
sia quelle acide sono favorite
dalla temperatura. Nel caso
di reazioni alcaline, per
sgrassare o decerare una pavimentazione,
l’utilizzo di acqua
calda o di vapore favorisce il distacco dei film cerosi e lo
scioglimento delle patine di
grasso e di unto. Nel caso di
reazioni acide, si possono
manifestare alcuni effetti indesiderati,
quali ad esempio
lo sviluppo di fumi acidi che
possono corrodere maniglie
e parti metalliche presenti
nella stanza. L’effetto calore,
inoltre, può aumentare
la velocità di reazione dell’acido
stesso provocando
reazioni incontrollate in grado
di intaccare il colore o la
struttura della piastrella. Questo
è il motivo per cui tutti
i lavaggi acidi si eseguono
sempre con acqua fredda e,
soprattutto in esterno, si evita
di operare su pavimenti arroventati
dal sole.
::: IL FATTORE TEMPO
Il fattore tempo è rappresentato
dalla velocità di reazione.
Le reazioni acide e soprattutto
quelle alcaline, non sono immediate
e questo significa
che entrambe necessitano
di un sufficiente tempo di
contatto tra la sostanza che
vogliamo rimuovere e il principio
chimico che stiamo utilizzando.
Nel caso di reazioni
acide la reazione è piuttosto
lenta generalmente a causa
delle dimensioni molecolari del
tipo di sporco. Quando si
tratta di reazioni alcaline, i
tempi di contatto e la reazione
sono ancora più lunghi soprattutto
per via del legame
chimico che si deve spezzare
per rimuovere lo sporco.
Il fattore tempo è, molto
spesso, sottovalutato dagli
operatori perché si pensa
che l’azione chimica sia prevalente
immediata; per questo
accade che chi esegue
un’operazione di lavaggio
non bagni sufficientemente la
superficie non dando così
modo al prodotto chimico di
interagire interamente con
la sostanza che si vuole asportare.
Un errore che si verifica molto
spesso è quello mettere la
soluzione chimica nel serbatoio
della monospazzola e
da esso versarlo direttamente
sulla pavimentazione. Nel migliore
dei casi si spreca solo
prodotto poiché il detergente,
anche se fortemente
concentrato, non ha il tempo
di reazione sufficiente per
rimuovere lo sporco e pertanto
alla fine dell’operazione,
saranno presenti ancora
parecchi residui di sporco
che renderanno necessario un
secondo lavaggio. Frequentemente
accade che con
questo modo di procedere si
causino dei danni irreversibili
perché, soprattutto nel caso
di reazioni acide, si possono
macchiare irreversibilmente
i pavimenti; accade con le
impronte di scarpe, con il
cavo della monospazzola o
con le gocce di soluzione
acida che cadono sul pavimento.
L’operazione corretta consiste
nel preparare la soluzione
in un secchio e di stenderla
abbondantemente e uniformemente
sulla pavimentazione
servendosi di una scopa
e di due operatori: uno che
rimane sempre sull’asciutto,
l’altro che opera sul bagnato.
In questo modo il lavaggio si
esegue su un pavimento omogeneamente
bagnato e le
reazioni chimiche avvengono
in modo uniforme.
Con il pavimento uniformemente
bagnato, si possono lavare
battiscopa, mensole e
camini oppure rimuovere
forti incrostazioni di stucco e
cemento; la stessa procedura
è valida anche nel caso di
sgrassaggio o deceratura. A
maggior ragione, il lungo tempo
di contatto permetterà
all’operatore di lavorare con
sicurezza, magari continuando
ad aggiungere acqua calda
per favorire il distacco
degli strati cerosi o delle patine
di olio e di ottenere alla
fine avere un risultato migliore.
::: AZIONE MECCANICA
L’azione meccanica è rappresentata
dalla forza e dall’attrito
che si sviluppano utilizzando
tamponi manuali,
monospazzole, lavasciuga pavimenti,
idropulitrici ecc.
La forza meccanica è dovuta
alla potenza delle macchine
che si utilizzano e dal grado
di abrasione sviluppato
dagli accessori: dischi e tamponi.
Anche questo fattore è
molto spesso sottovalutato.
Nel corredo di un’impresa di
pulizia, infatti, dovrebbe essere
presente una serie di abrasivi
di diversi colori, bianco,
verde, azzurro, rosso, marrone
e nero oltre a spazzole
in nylon e in tynex. Accade
invece che le imprese utilizzino
prevalentemente il disco
nero per sfruttarne l’effetto
abrasivo.
A parte il fatto che i dischi neri
tendono a sciogliersi al
contatto con soluzioni acide,
non si tiene assolutamente
conto delle caratteristiche di durezza dei pavimenti:
infatti, l'uso indiscriminato
del disco nero provoca
abrasioni sui materiali teneri
e soprattutto sul cotto
spagnolo o le terrecotte chiare;
può graffiare irrimediabilmente
alcuni materiali pregiati
come il marmo, oppure può
risultare troppo rigido e, nel
caso di grès porcellanato, scivolare
sulla superficie senza pulirla.
Invece, nel caso si debba lavare
un cotto tenero che si scalfisce
molto facilmente, può
essere necessario utilizzare
un disco bianco o rosso. Se poi
ci troviamo di fronte a un
cotto fatto a mano ricoperto
da sabbia, è molto più utile
la spazzola di nylon, poiché
il disco abrasivo è praticamente
inservibile, a causa della
ruvidità del pavimento.
Per rimuovere forti strati di
vecchio trattamento può essere
più efficace la spazzola in
tynex poiché non si intasa
e, a differenza dei dischi abrasivi,
mantiene sempre le sue
caratteristiche abrasive.
Da questa breve analisi, si
comprende come gli elementi
che compongono il
cerchio di Sinner siano strettamente
correlati tra di loro;
ogni volta che si esegue una
operazione di lavaggio (manuale
o con l’uso di macchine),
entrano sempre in azione
i quattro fattori.
È compito dell’operatore
preparato compiere le opportune
scelte, per raggiungere
quell’equilibrio tra i quattro
fattori che conduca ad avere
il miglior risultato, nel più
breve tempo e nel modo
più economico.
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