Green e sostenibilità

L’anima verde di Werner & Mertz

Il rispetto dell’ambiente è un obiettivo prioritario dell’azienda tedesca, perseguito e realizzato con la costruzione di un processo produttivo che riduce al minimo l’impatto ambientale delle proprie attività. Ce ne parla Frank Vancraeyveld, CEO della divisione professionale del Gruppo.

Oggi “green” fa tendenza. Non c’è azienda di produzione, in qualsiasi settore, in qualsiasi paese, che non dichiari di attuare politiche green. Per necessità, più che per virtù, in quanto gli allarmi degli scienziati circa lo sfruttamento intensivo del pianeta che ne accelererebbe la distruzione – già il clima ha subito alterazioni che si manifestano spesso con catastrofi di tragica portata – hanno fatto crescere una consapevolezza ambientale nell’opinione pubblica, per cui le scelte sono sempre più orientate verso prodotti eco-compatibili. Il mondo del cleaning non è immune da questa virtuosa epidemia. Ma ci sono aziende solo recentemente convertite al credo della sostenibilità ambientale e ci sono aziende che hanno deciso di dare una svolta ambientalista alla propria mission in anni in cui modificare i processi produttivi nella direzione di una maggiore attenzione all’ambiente veniva considerato un costo e non un investimento, un aggravio che avrebbe influito sui prezzi, facendo perdere quote di mercato. Non si erano ancora metabolizzate del tutto le ISO 9000, gli standard di qualità nei processi di produzione, che si prospettavano le ISO 14000, la registrazione EMAS, che fotografavano gli sforzi per ridurre l’impatto ambientale: standard che venivano guardati con sospetto, vissuti con una certa insofferenza, conseguibili se proprio costretti. Ebbene, proprio in quegli anni, erano gli anni Novanta Werner & Mertz scelse volontariamente e convintamente di intraprendere la via del rispetto ambientale, iniziando a modificare in senso ecologico la propria produzione. Oggi vanta una serie di traguardi, raggiunti e superati, sempre al primo posto, tali da farla riconoscere leader indiscussa nella tutela dell’ambiente, pur senza avere diminuito la qualità dei suoi prodotti. Abbiamo incontrato, a Pulire, Frank Vancraeyveld, CEO della divisione professionale del Gruppo Wener& Mertz, orgoglioso dell’ultimo riconoscimento conseguito, la certificazione Cradle to CradleCertifiedCM Gold per otto prodotti della linea “green care professional”.

Come e quando è nata la vocazione green di Werner & Mertz?

«È una vocazione che è connaturata al DNA della famiglia che da quattro generazioni dirige l’azienda. L’attuale proprietario e CEO del gruppo dal 2000, Reinhard Schneider, ha ricevuto in eredità dal padre il compito di portare l’azienda nel futuro, e l’ha raccolta, impegnandosi a continuare la filosofia paterna di rispetto dell’ambiente e a pensar un nuovo modo di concepire i prodotti. La sostenibilità ambientale è un tema che in Werner & Mertz è all’ordine del giorno da oltre vent’anni. E nasce da una convinzione profonda, da parte della proprietà, di consegnare ai figli delle generazioni future un mondo migliore. Convinzione condivisa da tutti i collaboratori, che si sono impegnati sempre con grande partecipazione nel conseguimento di obiettivi sempre più ambiziosi in questo senso».
Una scelta per lo meno inusuale, in quanto effettuata da un’azienda chimica, di solito considerata “nemica dell’ambiente” per antonomasia
«Noi non ci siamo mai riconosciuti in questa immagine e siamo stati pionieri della volontà di cambiare, realizzando prodotti eco-sostenibili a trecentosessanta gradi, che forniscono altre prestazioni e, nel contempo, non sono dannosi né per la salute umana, né per l’ambiente. Una scelta che abbiamo adottato sia per la produzione al consumer, sia per la produzione professionale».

Non avete incontrato difficoltà in questo vostro percorso?

«Inizialmente la decisione di cambiare i processi produttivi ha destato qualche perplessità: gli istituti bancari, i fornitori, i clienti – in particolare la grande distribuzione – anche i concorrenti ritenevano per lo meno azzardata la scelta effettuata. Ma noi, pur consapevoli di dovere tenere d’occhio i bilanci, siamo andati avanti, per gradi ma costantemente. Abbiamo conseguito la certificazione ISO 14000, siamo stati inseriti nel registro EMAS e oggi abbiamo ottenuto il quarto livello di certificazione LEED per il nostro sito produttivo di Mainz, realizzato secondo i canoni della bioedilizia e dichiarato edificio positivo per la salute degli occupanti».
Da veri e propri eco-pionieri, anche la produzione dei vostri detergenti è passata attraverso tappe successive di sostenibilità ambientale?
«Abbiamo realizzato linee di prodotti sempre più “puliti”, nella composizione e per l’ambiente. Abbiamo iniziato a fare “le cose giuste” e, progressivamente, siamo arrivati a fare “meglio” le cose giuste. In parole povere, dal conseguimento dell’etichetta Ecolabel siamo arrivati al conseguimento del livello gold della certificazione Cradle to Cradle, attraverso passaggi successivi durante i quali abbiamo continuato a migliorare, a cambiare le materie prime che da “chimiche” sono diventate vegetali. Non ci siamo limitati a ridurre l’energia utilizzata o a diminuire le sostanze dannose. Abbiamo effettuato un cambiamento radicale. Per esempio, per quanto riguarda l’energia, la produciamo autonomamente, per quanto riguarda la palazzina degli uffici, cedendone parte alla città; per quanto riguarda lo stabilimento produttivo, invece, la acquistiamo da un’azienda esterna che la produce solo da fonti rinnovabili».

Cradle to Cradle, dalla culla alla culla: in che cosa consiste?

«La certificazione Cradle to Cradle è una evoluzione rivoluzionaria , una ri-evoluzione, del ciclo di vita dei prodotti – produttivo, che da lineare – dalla culla alla tomba – diventa circolare, ossia dalla culla, al termine della vita utile, si torna alla culla. Nei nostri prodotti nulla si butta via, tutto è rigenerabile, secondo due direttrici. La prima riguarda il ciclo biologico, per cui i tensioattivi che utilizziamo nelle formulazioni chimiche, tutti di origine vegetale, sono completamente biodegradabili e vengono assorbiti dall’ambiente perché fanno parte dell’ambiente. La seconda riguarda il ciclo tecnico, ossia il packaging: le bottiglie in PET sono in materiale riciclato all’80%. Stiamo lavorando per inserire una parte di materiale riciclato anche nel PE di taniche e flaconi. Il concetto che è alla base di questa certificazione si basa sulla considerazione che il residuo dei prodotti non è rifiuto, ma diventa nutrimento e continua ad alimentare il ciclo della vita».

Quali sono i criteri di questa certificazione?

«Sono cinque: la sicurezza dei materiali, la progettualità per l’ambiente e per il riutilizzo, la capacità di utilizzo di energie rinnovabili, la corretta gestione delle acque durante il processo produttivo, i principi di responsabilità sociale. La certificazione esamina i componenti chimici degli ingredienti dei prodotti, valutandone gli effetti sulla salute umana e ambientale, nonché la possibilità di riciclo e/o compostaggio. Anche l’acqua utilizzata per la produzione non diventa acqua di risulta. La utilizziamo e quando la rilasciamo ritorna nella falda più pulita di prima. I fanghi che rimangono dopo il trattamento vengono utilizzati come materia prima nella produzione di mattoni».

Progetti per il futuro?

«Incrementare ulteriormente l’ecosostenibilità dei nostri prodotti e dei nostri processi sino ad arrivare a coprire il 50% della nostra produzione entro il 2020».

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