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I luoghi della nostra memoria

I musei accolgono milioni di persone ogni anno e devono essere protetti, perché l’alta affluenza, o l’incompetenza, può mettere a rischio l’inestimabile patrimonio di opere d’arte che vi sono ospitate

Qualche anno fa, un’addetta alle pulizie nell’Ostwall Museum di Dortmund ha praticamente distrutto, per eccesso di zelo, un’opera d’arte del valore di oltre un milione di dollari. Si tratta della scultura When It Starts Dripping From the Ceiling (quando sgocciola dal soffitto), dell’artista tedesco Martin Kippenberger:

IWM Kennington04una torre, composta da listelli di legno, contenuta in una bacinella in cui della vernice rappresa, qua e là, voleva significare macchie di acqua piovana. Scambiando la vernice rappresa per vere e proprie macchie di sporco, l’operatrice l’ha “pulita”, fino a farla scomparire e a fare “brillare” il contenitore. Se non fosse per l’ingente danno economico arrecato, dal momento che non è più stato possibile ripristinare lo status originale (e lo scultore ha comunque suggerito di non togliere l’opera dal museo), la vicenda potrebbe suscitare un sorriso e aprire un dibattito su alcuni aspetti dell’arte moderna.

In realtà, quanto successo all’Ostwall Museum, pone il problema di quanto sia delicato il servizio di pulizia in luoghi, come i musei, che ospitano un patrimonio incommensurabile di opere d’arte, prezioso non solo dal punto di vista economico, ma in quanto testimoniano le nostre radici, segnano la nostra identità culturale, sono la nostra memoria storica. E, si sa, chi non ha memoria di quel che è stato, non ha futuro. E, anche volendo rimanere su un piano più pratico e concreto, i musei rappresentano una voce importante nel bilancio delle nazioni che li ospitano. Attirano, infatti, ogni anno, milioni e milioni di visitatori, che soggiornano, spendono, alimentano un indotto sempre più importante.

Si pensi agli Uffizi a Firenze, ai Musei Vaticani a Roma, al Prado di Madrid, alle Tate Gallery o il British Museum in Inghilterra, al Rijksmuseum di Amsterdam, per citare solo alcuni dei complessi museali più famosi e frequentati. Vanno, pertanto, tutelati al massimo, per garantirne la sicurezza e consentire agli ospiti di godere delle loro bellezze.

E quando si parla di sicurezza, non ci si deve solo riferire alle misure di controllo da parte di custodi e di personale specializzato, o alla protezione di quadri e sculture. La sicurezza è garantita anche dalla competenza di chi vi lavora quotidianamente. Pertanto anche gli addetti alle pulizie devono essere accuratamente informati della particolarità dei luoghi in cui si trovano a operare. Quindi occorre, innanzitutto, un’opera di formazione, prima di tutto culturale e, una volta acquisita la consapevolezza del valore di quanto stanno anch’essi proteggendo, poi professionale. Qualunque sia la struttura di un museo, nella maggior parte dei casi ospitato in edifici che sono a loro volta preziosi sotto il profilo architettonico e storico, e/o delle sue gallerie, la pulizia è fondamentale.

IWM Kennington14E non si tratta solo di eliminare rifiuti che vengono lasciati dai visitatori, o di garantire costantemente l’agibilità igienica delle toilettes (peraltro incombenze che, data l’affluenza soprattutto in occasione delle festività, sono di notevole responsabilità), ma, soprattutto, si tratta di combattere il principale nemico delle opere d’arte: la polvere.

La polvere è un miscuglio di sostanze, come terra, fuliggine, particelle epiteliali, smog, introdotti dalle scarpe dei visitatori e del personale. È pertanto inevitabile, ma è pericolosa, in quanto in grado di assorbire l’umidità, di attirare parassiti, trasportare inquinanti, danneggiare gli oggetti (si pensi alle tele dei quadri): deve perciò essere eliminata da ogni area espositiva, con strumenti e metodiche idonee e perfettamente applicate, per non correre il rischio che la cura sia peggiore della malattia. Ma, occorre anche che le stesse strutture siano bene organizzate per rendere più agevole sia le visite, sia le varie attività, compresa quella di pulizia, che vi si devono svolgere.

In questa direzione è andata la ristrutturazione, davvero imponente, del Rijksmuseum di Amsterdam, durata circa un decenni e costata 375 milioni di Euro. La riorganizzazione di tutte le opere esposte è stata effettuata anche tenendo conto delle necessità di pulizia e manutenzione.

In questa direzione è andata pure la ristrutturazione dell’Imperial War Museum di Londra, il fiore all’occhiello dei musei britannici dedicati alla Prima Guerra Mondiale, riaperto al pubblico lo scorso luglio, giusto in tempo per le celebrazioni del centenario della Grande Guerra. Il museo è stato anche ampliato e dotato di una nuova area commerciale e di una caffetteria che si affaccia sul Geraldine Mary Harmsworth Park.

L’opera di ristrutturazione ha comportato anche la posa di un nuovo pavimento in cemento, che sarà calpestato, ogni anno, da oltre un milione di visitatori.

Per consentire di sopportare una tale mole di traffico, il pavimento, dopo la posa, è stato trattato con un protettivo antimacchia specifico per superfici non lucide a rischio macchia come pietra, cotto e, appunto cemento. Questo protettivo non ha creato pellicola filmante sulla superficie, per cui ha lasciato inalterato l’aspetto originale del cemento, ma, nello stesso tempo, ne ha reso più facile la pulizia, che viene eseguita con un detergente neutro concentrato che non lascia residui.

E la memoria è salva.

 

IWM Kennington02L’Imperial War Museum

Istituito nel 1917 quando ancora la guerra era in corso, l’Imperial War Museum ha l’ambizione di toccare la coscienza dei visitatori, grazie ad una migliore “comprensione della guerra e del suo impatto sugli individui e sulla società”. Lo fa presentando oggetti e vicende controverse, in grado di instillare negli ospiti “più dubbi più che certezze”, stimolando emozioni contrapposte per favorire un approccio critico agli eventi drammatici del conflitto bellico. Questo approccio è ancora più evidente dopo l’ultimo riallestimento, costato 40 milioni di sterline e curato dagli architetti Foster&Partners. Tra le principali esposizioni della struttura, vi sono le “First World War Galleries”: gallerie dedicate alla scoperta del conflitto disposte attorno ad un atrio interno, dove i visitatori possono scoprire alcuni bellissimi cimeli tra cui un caccia a decollo verticale Harrier, uno Spitfire, un missile V-1 e diversi mezzi militari. Tra le novità anche “Truth and Memory” (Verità e Memoria), la più ampia esposizione d’arte relativa alla Prima Guerra Mondiale Britannica.

 

Prodotti utilizzati
La ditta Polished Concrete Design – che ha eseguito i lavori all’Imperial War Museum per conto di trade Contractor ITC Concepts Ltd – ha utilizzato:
• Protettivo antimacchia FILAFOB
• Detergente neutro concentrato FILACLEANER

 

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