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Il Contratto a Tutele Crescenti

Non è ancora possibile stilare un bilancio circa gli effetti della riforma del lavoro. Tuttavia le prime impressioni dei datori di lavoro, nel campo dei servizi, sono cautamente positive

Durante lo scorso mese di marzo è stato introdotto l’arci-noto Jobs Act, la riforma del lavoro definita dal governo Renzi, che ha profondamente modificato i rapporti tra le imprese e i lavoratori, con l’obiettivo di supportare lo sviluppo occupazionale e semplificare le normative che regolano i rapporti tra datori di lavoro e addetti.

 

I principali punti del Jobs Act sono:

• Il contratto a tutele crescenti – Modello che modifica il classico contratto a tempo indeterminato, inserendo le tutele crescenti, cioè garanzie per i lavoratori più ampie in base all’anzianità di servizio.

• Una parziale abolizione dell’articolo 18, che prevedeva il reintegro per i licenziamenti senza giusta causa, con l’introduzione di indennizzi economici quantificati e la limitazione della discrezionalità dei tribunali del lavoro.

• Sono inoltre state introdotte novità per quanto riguarda la gestione dei rapporti con i singoli lavoratori, con la possibilità di demansionamento.

• La riforma degli ammortizzatori sociali.

• La semplificazione dei contratti di solidarietà.

I numeri “ufficiali”

Gli effetti della riforma saranno visibili nel corso degli anni, ma è già possibile ragionare sulle opportunità emerse per l’introduzione di questi nuovi elementi.

A livello nazionale, secondo i dati sui rapporti di lavoro, pubblicati dal Ministero tramite il sistema informativo delle comunicazioni obbligatorie, nel marzo 2015 i contratti di lavoro registrati sono stati 641.572, in crescita di circa 21mila, rispetto al marzo 2014. Le cessazioni dei rapporti di lavoro, sempre nel marzo 2015, sono state pari a 549.273, con un saldo positivo per i nuovi entranti nel mondo del lavoro pari a 92.479 addetti. Notevole per quanto riguarda gli effetti del Jobs Act la crescita dei rapporti a tempo indeterminato (+54.031), con una quota sul totale che sale dal 17,5 al 25,3%. L’effetto riguarda anche i contratti a tempo determinato, la cui quota si riduce dal 63,7% al 59,4 per cento. Nei mesi successivi i dati confermano il trend di crescita per i rapporti a tempo indeterminato, a maggio, per esempio sono quasi 46.000 i nuovi contratti di questo tipo, anche se si avvicinano i mesi estivi, in cui è più frequente l’utilizzo di contratti a tempo determinato.

Abbiamo contattato diverse associazioni di categoria, coinvolte nel settore dei servizi, come FISE, Confcooperative e Legacoop, che hanno spostato l’attenzione più sugli effetti della non applicazione dell’articolo 18 e sulle modalità di cambio d’appalto proprie del settore. In generale, con ogni probabilità, gli addetti riterranno più opportuno mantenere la propria posizione nei servizi erogati anche in caso di cambio d’appalto, piuttosto che mantenere il proprio posto di lavoro presso le aziende appaltanti. Non essendo disponibili attualmente dati di riferimento per poter comprendere se la riforma del lavoro abbia avuto effetti nell’ambito delle imprese di servizio, ci siamo accordati di risentirci tra qualche mese, quando sarà possibile vedere più chiaro l’impatto sui servizi in Italia. Non si sono verificate, comunque né richieste di chiarimento né specifiche domande per casi particolari, facendo supporre che, in generale, la riforma sia stata assorbita senza particolari traumi da tutto il settore dei servizi nazionale.

Nuovi Addetti per le imprese di servizio

Nel dettaglio del comparto, in particolare per quanto riguarda le imprese di servizio, è possibile calcolare un vantaggio economico per le aziende che assumono nuovi addetti, tale da rendere conveniente il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti per i lavoratori meno specializzati, mentre per i contratti di quadri e dirigenti i vantaggi economici sono poco influenti, rispetto al livello di professionalità e all’apporto alla gestione aziendale. Abbiamo sentito Markas sugli effetti della riforma del mercato del lavoro. L’azienda ci ha raccontato, tramite Luca Fantin, direttore delle Risorse Umane: «Più che sul Jobs Act o altri interventi normativi in materia, lo sviluppo di Markas si basa principalmente sull’acquisizione di nuovi appalti: il piano di assunzioni di Markas per il 2015, dunque, non ha subito variazioni di sorta per effetto del solo Jobs Act. L’azienda opera in un settore ad alta densità di manodopera e da sempre privilegia l’uso del contratto a tempo indeterminato. In questo senso, la tipologia di contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti introdotta dal Jobs Act si rivela molto utile, in quanto permette una maggiore flessibilità in uscita e consente al datore di lavoro di quantificare in maniera certa il costo massimo da sostenere nell’eventualità di un licenziamento. In definitiva, non c’è stato un aumento dei contratti da correlare tout court all’entrata in vigore del Jobs Act, in quanto il loro numero segue di pari passo la crescita dell’azienda; si può tuttavia affermare che sia stata salutata con favore l’introduzione, da parte del legislatore, di una tipologia contrattuale snella, che fissa meno paletti in uscita. In questo senso, i nuovi strumenti previsti dalla legge si possono considerare estremamente utili». Dal punto di vista delle imprese di servizio, quindi, l’effetto della riforma del lavoro non ha impatti diretti sul mercato, mentre è fondamentale la minore rigidità dei contratti a tempo indeterminato per i rapporti con i lavoratori. Su questo stesso filone di pensiero abbiamo poi sentito Paolo Fasoli, titolare di Intra, che ci ha spiegato: «L’utilizzo dei nuovi contratti nella nostra azienda ha portato vantaggi economici e maggiore serenità per la gestione dei contratti a tempo indeterminato». La minore tutela per il reintegro di lavoratori licenziati per giusta causa ha notevoli effetti sui conti aziendali, come ci ha chiarito il responsabile di Intra: «Con questa nuova disciplina, il costo per il licenziamento di un dipendente diventa una grandezza definita, quindi si può risparmiare sulle parcelle degli avvocati, sull’indennizzo salariale per il periodo della causa e, soprattutto, una volta interrotto il rapporto con un dipendente, non se ne dovrebbe prevedere il reintegro». Il manager ha usato il condizionale, ci ha poi detto tra le righe, perché nella tutela del lavoro in Italia nulla può essere definito: nelle esperienze trascorse, infatti, il giudizio sui licenziamenti per giusta causa è stato troppo spesso a favore del lavoratore per ritenere che, con l’introduzione di questa riforma, le cose possano cambiare notevolmente.

Le condizioni del mercato del lavoro sono migliorate anche nell’opinione di Massimo Diamante, AD di Res Nova: «Il Contratto a tutele crescenti, entrato in vigore dal 7 marzo 2015 e la Legge di Stabilità, che consente  uno sgravio contributivo totale per tre anni, hanno sicuramente dato alla nostra azienda una spinta positiva all’inserimento di nuove risorse e questo  nonostante il settore preveda l’obbligo di assunzione del personale operante negli appalti acquisiti. Se in precedenza la mancanza di certezza sull’entità delle commesse portava le aziende a stipulare contratti di lavoro a tempo determinato, con la nuova normativa le imprese si sentono pronte alla stabilizzazione dei rapporti di lavoro: nel caso di Res Nova, nel periodo marzo-giugno 2015, sono state effettuate ben 35 assunzioni/trasformazioni di contratti a Tempo Indeterminato».

Un po’ diversa l’interpretazione di Rosario Benedetti, titolare del Gruppo Becan: «Le nuove norme sono state pensate per favorire i grandi gruppi industriali, che avranno vantaggi nell’assunzione di numerosi nuovi addetti, mentre nel nostro ambito il turn-over è molto elevato e dubito che la riforma possa cambiare questo stato delle cose». La visione è quella di un gruppo aziendale di medio-piccole dimensioni, che riesce a realizzare profitti grazie alla qualità dei servizi offerti e alla diversificazione verso servizi accessori; supportata da forza vendita dedicata che garantisce contratti con molte aziende del settore privato, più remunerativi e soprattutto con maggiore sicurezza per i pagamenti.

Contratti Atipici svantaggiati

Date le variazioni introdotte dal Jobs Act, si può presumere che gran parte delle imprese punterà decisamente sui contratti a tutele crescenti o verso l’apprendistato professionalizzante, oppure verso altre forme innovative di rapporto. L’auspicio è che i contratti a tempo determinato, i Cocopro e, forse, anche il lavoro interinale tenderanno a lasciare spazio alle nuove forme contrattuali, più convenienti per i datori di lavoro e più chiare, anche per evitare contenziosi e lunghe cause in seguito all’interruzione dei rapporti lavorativi.

Abbiamo chiesto alle imprese quali fossero le loro previsioni in questo senso, ed ecco le risposte: «Markas da sempre privilegia per le assunzioni dei propri collaboratori il contratto a tempo indeterminato. L’azienda quindi, seguendo il solco tracciato già negli scorsi anni, non punterà su apprendistato professionalizzante o altre forme innovative di rapporto, ma ove possibile trasformerà entro l’anno i rapporti a tempo determinato in rapporti a tempo indeterminato, per godere degli sgravi contributivi concessi per il 2015 dalla Legge di Stabilità. Quanto ai contratti a tempo determinato, ai Co.co.pro e al lavoro interinale, queste forme contrattuali potrebbero certamente continuare ad essere applicate ed avere ancora un senso nel panorama attuale. Rispetto al passato, in cui si sono prestate a forme di abuso da parte di alcuni datori di lavoro, potrebbero addirittura essere valorizzate nelle reali finalità per le quali sono state concepite ed essere utilizzate in maniera più appropriata e rigorosa». Questo il chiaro contributo di Luca Fantin, direttore delle Risorse Umane di Markas. Puntuale e circostanziato il punto di vista di Massimo Diamante, AD di Res Nova: «Nel nostro settore la percentuale maggiore del personale occupato svolge mansioni generalmente comuni; per questo motivo non è necessario ricorrere ad una formazione a lungo periodo, quale quella prevista dall’apprendistato; pertanto nella Divisione Servizi Generali di Res Nova il contratto che verrà prevalentemente stipulato sarà il contratto a tutele crescenti. Per contro, nella Divisione Manutenzioni, dove viene richiesta una professionalità più qualificata, prevediamo il ricorso a circa il 10 % delle nuove assunzioni con contratto di apprendistato ed il restante 90 % con contratto a tutele crescenti. I Co.Co.Pro. saranno utilizzati in misura del tutto marginale e comunque la nuova normativa ne prevede il superamento. Il lavoro interinale continuerà ad essere utilizzato per far fronte a necessità non programmabili e non riconducibili a schemi contrattuali definiti».

Cambi d’Appalto – Impatti Limitati

Il vero punto, per quanto riguarda le imprese di pulizia, è rappresentato dai cambi d’appalto, in cui il subentrante ha l’obbligo di assumere il personale dell’impresa uscente. Per questa particolare modalità di gestione dei rapporti di lavoro, in effetti, la riforma del mercato del lavoro ha impatti limitati. Tuttavia, la possibilità di ricorrere alle tutele crescenti e alle limitazioni al diritto di reintegro faranno la differenza, anche se non si contempla direttamente il tema del cambio d’appalto. Ancora sulle diverse tipologie contrattuali abbiamo raccolto l’opinione di Paolo Fasoli, titolare di Intra, che ci ha spiegato: «Nei cambi d’appalto abbiamo l’onere di assumere in blocco gli addetti impiegati in quei compiti, quindi non c’è bisogno di ricorrere a contratti diversi da quelli a tempo indeterminato. Diverso è il tema delle agenzie interinali, che offrono due opportunità importanti: da un lato è possibile verificare la disponibilità e l’affidabilità dei nuovi addetti prima di assumerli; dall’altro con il lavoro interinale è possibile soddisfare i picchi lavorativi stagionali con personale aggiunto che non sarebbe sostenibile tenere in azienda a tempo indeterminato». Le agenzie interinali hanno assunto un ruolo di screening e selezione dei lavoratori, posizionandosi come talent-scout per le imprese di pulizia, con le quali hanno ormai una discreta sintonia.

Contratti più moderni e meno avvocati

I pareri, al di là dei vantaggi economici per le aziende intervistate, sono generalmente positivi, perché il Job Act offre maggiore libertà d’azione ai datori di lavoro e limita di fatto il potere sindacale. L’impressione generale è che si stia effettivamente assistendo a una fase evolutiva del mercato del lavoro in Italia. Ecco, per esempio, come ipotizza si svilupperà il futuro Luca Fantin di Markas: «Noi crediamo che, in generale, il numero dei contratti sottoscritti dalle aziende rimarrà invariato, ma si assisterà probabilmente a una riduzione dei contratti atipici. Quanto al caso specifico di Markas, le nuove assunzioni seguiranno di pari passo la crescita dell’azienda, nella consapevolezza che la normativa di recente introduzione offre una tipologia di contratto a tempo indeterminato meno ingessata e anacronistica rispetto al passato. Una delle conseguenze certe è che, nel futuro, si assisterà a una deflazione del contenzioso in Tribunale, in quanto il Jobs Act ha introdotto nuove procedure di conciliazione che consentono di risolvere in via bonaria le controversie fra datore di lavoro e dipendenti. Questo permetterà dunque alle aziende di ridurre drasticamente il contenzioso in sede giuslavoristica, vissuto come un assillo dalle aziende italiane per il considerevole impegno di risorse e per le tempistiche incerte che esso comporta. Ad oggi, però, si tratta di semplici (sia pur verosimili) congetture, essendo passato un lasso di tempo troppo breve dall’entrata in vigore della normativa». L’impressione è che il Jobs Act non rappresenti tanto una vera e propria rivoluzione, ma contribuisca, almeno in parte, a svecchiare un mercato del lavoro che necessitava di una decisa opera di ammodernamento.

 

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