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L’universo Alberghi

Un plus che si è rivelato molto efficace nella risoluzione dei problemi di disinfestazione all’interno di un Hotel è stato quello di aver individuato un responsabile interno che coordinasse e seguisse da vicino tutte le fasi del “problema infestanti”

Vi sono varie tipologie di Alberghi, facilmente identificabili attraverso la classificazione a stelle: maggiore è il numero di stelle e più un albergo è considerato lussuoso. Indipendentemente dalla categoria in ogni struttura alberghiera è necessario rispettare il diritto all’igiene di chi ne usufruisce, a prescindere dai costi.

 

Gli alberghi maggiormente esposti al rischio di infestazione sono vicini alle stazioni, aeroporti, porti navali e attrazioni turistiche a causa dell’andirivieni delle persone dai punti più diversi della nazione e del mondo e per la tipologia dell’area in cui sorgono. Ogni albergo, oltre agli ospiti paganti, rischia di accogliere una serie di infestanti pressoché infinita che dai roditori passa per vari insetti e non si sa bene dove finisce. In questi ultimi tempi però l’associazione mentale immediata è “alberghi à cimici dei letti”.

CASO AZIENDALE

In un albergo a 4 stelle del centro di una metropoli lombarda ubicato in modo strategico fra una grande stazione, uno snodo significativo dei mezzi di trasporto cittadini e le porte del centro città (monumenti, musei, eventi) è stata condotta e vinta una difficile lotta alle cimici dei letti.

La chiave per ottenere questo risultato è stato il lavoro di squadra tra la Direzione dell’albergo, le risorse umane che conducono le camere e il disinfestatore.

L’allarme era stato dato quando la nuova gestione si era insediata riscontrando il problema su segnalazione dei manutentori. La Direzione aveva già in programma una ristrutturazione (eliminazione di vecchi arredi, rimozione carta da parati), ma alla luce di quanto emerso, ha distinto due fasi operative avvalendosi della consulenza del disinfestatore di fiducia.

Prima fase: eradicazione

Ha riguardato le camere infestate effettuando interventi mirati di disinfestazione con lo scopo di eliminare le cimici ed evitare la loro diffusione verso le camere ancora non invase e oggetto della seconda fase di ristrutturazione.

Come affrontare il problema

Fra le numerose tecniche di intervento a disposizione sul mercato (insetticidi, calore, anidride carbonica, vapore surriscaldato) è stato scelto di utilizzare insetticidi (PMC) formulati in spray schiumogeni (azione snidante e residuale) applicati nei punti di nascondiglio, un microincapsulato (azione fortemente residuale) irrorato con una pompa a spalla e infine un fumogeno (azione residuale abbattente). La motivazione della scelta del metodo di intervento risiede nella necessità di ottenere una buona copertura nel tempo.

L’intervento di disinfestazione contro questo tipo di infestante richiede sempre una fase iniziale di monitoraggio che in termine di tempo occupa circa il 40% del trattamento stesso e deve essere molto minuziosa: sottovalutare questo passaggio rischia di compromettere il buon esito finale.

Richiedere la collaborazione del personale

Nell’area della struttura che restava operativa sono state messe in atto una serie di norme comportamentali per il personale di servizio in modo che la gestione della biancheria e della sua raccolta nei vari office al piano non diventasse focolaio di infestazione e di diffusione delle cimici stesse. Il personale era stato dotato di un flow chart da seguire con indicati i cui punti da ispezionare a partire dalla zona letto (elencata in ogni sua parte), poi le prese elettriche e gli interruttori e infine gli arredi presenti per approssimazione centrifuga rispetto al letto. In caso di riscontro o sospetto la procedura prevedeva che fosse allertato subito il responsabile al momento presente in albergo che avrebbe avvisato la Direzione e il disinfestatore, in modo che si potesse verificare e intervenire nel minor tempo possibile.

Seconda fase: evitare la reinfestazione

Una volta terminata la ristrutturazione le stanze sono state dotate di stazioni di monitoraggio di tipo passivo (trappolaggio) codificate su un report, in modo da facilitare le operazioni degli addetti ai piani, creando uno storico che potesse portare a una elaborazione statistica dei dati e dei riscontri. I report riportano le indicazioni circa il piano, il n. di camera e la sua tipologia (singola, matrimoniale, etc.), il tipo di riscontro ossia se vi è stato l’avvistamento dell’insetto, il ritrovamento di tracce e una indicazione circa il grado di infestazione o presunta tale: bollino rosso – emergenza, bollino giallo – richiesta controllo, bollino verde – bed bugs free.

Sul carrello della biancheria sono stati aggiunti un kit di primo intervento comprendente un formulato in pronto uso (azione snidante e residuale) che l’addetta potesse immediatamente applicare e dei sacchetti monouso per contenere la biancheria proveniente dalle camere infestate o sospette tali, per evitare di diffondere il problema in quelle limitrofe e negli office al piano.

Infine, è stato stipulato un contratto con il disinfestatore di fiducia, in cui i servizi offerti comprendono l’assistenza continua alla Direzione, il monitoraggio mensile da parte di un tecnico disinfestatore a supporto di quella messa in atto dal personale dell’albergo e tempistiche di intervento garantite nel minor tempo possibile e comunque entro le 24 ore in caso di emergenza.

Conclusioni

Si può affermare che per fare la differenza evitando danni all’immagine di questa struttura alberghiera (che con più di 50 camere accoglie un numero elevatissimo di ospiti ogni mese) è necessaria una sinergia positiva fra alcuni fattori: gli interventi di disinfestazione mirati e quelli di monitoraggio mensile eseguiti dal PCO, il rispetto delle linee guida per la corretta gestione della biancheria associate a un monitoraggio visivo quotidiano effettuato dal personale al piano specificatamente informato, formato, addestrato e motivato.

Sicuramente un plus che si è rivelato molto efficace da parte della Direzione è stato quello di aver individuato un responsabile interno che coordinasse e seguisse da vicino tutte le fasi del “problema cimici”.

Quando la Direzione si mostra attenta a un problema caratterizzato da una pressione di infestazione sempre crescente per grande flusso di viaggiatori e mette in atto una serie di procedure per la gestione a 360° del problema la probabilità di non essere vittime di sgradevoli episodi è altissima, con beneficio per tutti.


Sistemi di monitoraggio per le cimici dei letti (trappolaggio)

Sul mercato esistono numerose tipologie di stazioni di monitoraggio per le cimici che si dividono in due grandi famiglie: attive e passive.

Le trappole attive hanno lo scopo di catturare le cimici adescandole attraverso la produzione di calore e/o di CO2 cioè quei segnali ambientali che, associati alla scarsità di luce, le inducono a credere che qualcuno stia dormendo in quella zona a disposizione per il loro pasto. Questo tipo di trappola ha un effetto attrattivo che necessita una gestione nel breve tempo: “posizionamento + azione + verifica” avvengono in due giorni e richiedono una ripetizione di controllo dopo qualche giorno. Il trappolaggio attivo permette un riscontro efficace circa l’eventuale presenza di insetti, non trovarli consente di vendere la camera con tutta tranquillità.

Le trappole passive non hanno la capacità di richiamare le cimici, ma rappresentano un confortevole nascondiglio che tenderanno a colonizzare se sono state ben posizionate: ogni modello ha una sorta di campo d’azione, quindi se ne deve applicare un numero sufficiente a coprire i vari punti critici, ad es. testata del letto, doghe, zoccolino. Ispezionando le trappole con una cadenza fissa e ravvicinata nel tempo si può tenere monitorata una stanza per evitare che l’infestazione si diffonda, magari affidando questo compito al personale che gestisce le camere così da avere sotto controllo la situazione senza soluzione di continuità. E’ possibile associare alle trappole dei piccoli contenitori di plastica da posizionare sotto i piedi del letto, questi impediranno alle cimici di migrare verso altre camere e viceversa di salire sul letto venendo da fuori.

Come avviene il contagio?

Per la maggior parte la propagazione delle cimici avviene in modo passivo, cioè queste bestiole si fanno comodamente trasportare da noi umani passando per alberghi, ostelli, stive di navi e aerei, corridoi di treni senza pagare il biglietto. Borse e valigie sono il loro tramite tipico: vengono fatte e disfatte poggiandole sui letti, cioè vicinissimo a dove le cimici vivono, si nascondono e si riproducono. È facilissimo che l’insetto e/o le sue uova abbiano un contatto con i bagagli e che così vengano poi traslocati verso altri luoghi che colonizzeranno con una rapidità incredibile. Succede che le cimici si spostino anche di loro zampa, muovendosi seguendo la scia chimica e termica di una persona, questo tipo di spostamento attivo è molto dannoso in un albergo. Facciamo un esempio: se con una valigia arrivano le cimici in una camera, queste potranno andare nelle stanze adiacenti camminando, in tutte le altre tramite i carrelli del servizio biancheria e a casa dei futuri ospiti viaggiando sui loro bagagli… potenzialmente possono arrivare ovunque, per questo è fondamentale essere sempre all’erta con continui monitoraggi visivi e interventi tempestivi in caso di infestazione.


Formazione

Evidenziamo gli obiettivi del Corso “Sensibilizzazione del personale alberghiero al problema della cimice dei letti” il cui slogan potrebbe essere “cosa devo fare quando le vedo?”

Ai fruitori si intende spiegare:

• Al personale addetto alle camere palesare tre concetti: perché è importante guardare, intervenire, comunicare.

• Al responsabile del personale mostrare il perché è importare motivare il personale a guardare, intervenire, comunicare ed effettuare dei richiami per tenere alto il livello di attenzione.

Il personale addetto alle camere ha un ruolo importante: è colui che in prima persona “cura” la camera affinché sia in perfetta forma per accogliere il Cliente.

Bozza del percorso didattico

La premessa è che il Corso abbia una durata coerente con la curva dell’attenzione (a mio avviso poco più di un’ora approfondimenti compresi). Avendo cura che il responsabile del personale sia stato informato circa cosa si intende dire, che lo condivida e che faccia da tutor durante l’esposizione. Prerequisito al corso: il docente deve aver fatto un sopralluogo e fotografato i punti critici affinché quanto sarà esposto abbia un collegamento concreto con la realtà alberghiera a cui si riferisce (naturalmente il materiale resterà patrimonio del committente e assolutamente riservato). A fine Corso è assai utile distribuire una mini guida cartacea che sintetizzi i concetti espressi e riprenda le linee guida da seguire.

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