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Per ben cinquant’anni, l’aria inquinata di Berlino ha depositato il suo carico di fuliggine e polvere sulla chiesa Kaiser-Wilhelm-Gedächtnis. Dopo un intervento mirato di Kärcher, dalle sue vetrate penetra il 40% di luce in più

di Paola Costa

Luogo di silenzio nel frastuono della città: questo doveva essere la Kaiser-Wilhelm-Gedächtnis-Kirche, chiesa commemorativa dell’Imperatore Guglielmo, inaugurata nel 1961 e gravemente danneggiata dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Solo cinque metri separano il visitatore dalla confusione che regna nei pressi dei chioschi gastronomici o di souvenir lungo il Kurfürstendamm, il bel viale di Berlino, ma chi entra nella chiesa è immediatamente immerso nel silenzio. Una soffusa luce blu penetra dagli oltre 16.000 riquadri di vetro colorato della facciata a nido d’ape e infonde ancor più un’aura mistica alla chiesa emblema della città, che i berlinesi chiamano anche “scatola da cipria”. Il silenzio e la luce: la chiesa deve la sua atmosfera unica alla costruzione a doppia parete dell’architetto di Karlsruhe Egon Eiermann e alle vetrate dell’artista francese Gabriel Loire da Chartres. Tra la parete interna ed esterna della chiesa – infatti – c’è un interstizio, non visibile al visitatore, che non soltanto isola acusticamente la chiesa dai rumori del traffico, ma, grazie a una disposizione leggermente sfalsata delle vetrate, produce anche una sofisticata scomposizione della luce. I raggi del sole attraversano, finemente cesellati, le finestre esterne e quindi le vetrate del guscio di parete interna, propagandosi in una luce azzurrina all’interno della navata della chiesa. I fari, posizionati nello spazio vuoto intermedio, all’imbrunire mostrano ai passanti una chiesa di un profondo blu scuro. L’intercapedine tra le due pareti, larga 2,40 m, provvede anche all’aerazione e alla climatizzazione della chiesa: spessi tubi posizionati nel pavimento aspirano l’aria dall’esterno e la fanno circolare tra le due pareti.

Una sponsorizzazione… provvidenziale
Ma il tempo deteriora anche la casa di Dio… “Per ben cinquant’anni l’aria inquinata di Berlino ha depositato qui il suo carico di fuliggine e polvere. Il cemento, un tempo di colore grigio chiaro, è ormai diventato nero e sulle vetrate si è depositato uno strato oleoso”, spiega il parroco Martin Germer. Armati di stracci e detergenti, gli addetti alla pulizia hanno tentato di eliminare la sporcizia alla radice, ma senza successo. Per la parrocchia luterana la soluzione di questo problema andava ben oltre la semplice pulizia dei vetri: il Senato di Berlino, in effetti, aveva bloccato i contributi per l’illuminazione della chiesa, ma sarebbe stato disposto a erogare un contributo per modernizzarne la tecnica di illuminazione e ottenere così un risparmio energetico: invece dei 120 fari da 400 Watt, la chiesa avrebbe dovuto essere illuminata da led a basso consumo. Ma il progetto avrebbe potuto funzionare soltanto se le vetrate avessero riconquistato la loro originaria luminosità. È in questo contesto che si inserisce la proposta di Kärcher di pulire a fondo la chiesa, nel quadro di una sponsorizzazione culturale arrivata proprio al momento giusto. La società di servizi Dussmann Service (da anni partner di Kärcher ed esperta nel facility management di monumenti storici), ha subito acconsentito a collaborare. “Nella vita ci sono coincidenze che sono più che altro espressioni della Provvidenza”, ha commentato il parroco Martin Germer. Così, a metà dello scorso anno, durante le tre settimane dopo Pasqua, il silenzio si è infranto: per dieci ore al giorno, tra l’altare e l’organo, hanno dominato ininterrottamente soffi, gorgoglii, ronzii e battiti, che si fermavano solo a mezzogiorno e a sera, durante brevi funzioni di culto. All’esterno, sulla piazza Breitscheid, rombavano due idropulitrici ad alta pressione Kärcher (tipo HDS 12/18-4 S) e due macchine della classe compatta HDS 8/18-4 C; dall’intercapedine si udiva il sibilo degli ugelli ad alta pressione, accompagnato dal battito ritmico del sistema di pulizia filtri dell’aspiratore per liquidi/a secco NT 35/1 Tact.

Inventiva e spirito d’iniziativa
Ma prima di poter mettere in moto le prima macchine è stato necessario far ricorso a molto spirito d’inventiva. Innanzitutto occorre specificare che l’edificio, tutelato come patrimonio artistico, è stato pulito senza l’uso di agenti chimici, per cui l’acqua sporca poteva essere scaricata direttamente nelle fognature urbane… Ma che fare degli 800 litri di acqua che l’idropulitrice spara contro la parete ogni ora, a una pressione di 100 bar?
Nello strato di ghiaia dell’intercapedine si trovavano cavi elettrici, scatole di derivazione e tubi di riscaldamento che dovevano restare assolutamente asciutti. Inoltre l’acqua non poteva penetrare all’interno dell’edificio.
“Per evitare di inondare l’interno della chiesa, per cominciare abbiamo impermeabilizzato tutta l’intercapedine” spiega il capo progetto Gerd Heidrich, dell’ufficio vendite Germania. Per entrare nell’intercapedine occorre passare per una stretta scala che conduce a una porta larga soltanto novanta centimetri dietro al palco dell’organo. Circa 500 metri quadrati di telo impermeabile per laghetti artificiali, 1,5 chilometri di nastro adesivo rinforzato, una tonnellata di legno, bobine di cavi elettrici, tubi flessibili ad alta pressione, condotti per acqua di scarico, macchine pulitrici: tutto il materiale ha dovuto attraversare questa cruna d’ago per installare nell’intercapedine un pavimento intermedio con vasca di raccolta. “I preparativi sono durati quattro mesi, poi le installazioni hanno richiesto una settimana di tempo prima che tutto fosse a tenuta”, prosegue Gerd Heidrich.

Doti funamboliche
Il responsabile del ‘training’ conosce la chiesa da quando a Berlino era studente; è stata sua l’idea  di realizzarne la pulizia. Da quel momento ha seguito tutte le fasi del progetto. “Dopo così tante ore di lavoro trascorse in questo luogo speciale, la chiesa mi è diventata particolarmente cara”. Jörg Wagner stava sospeso a venti metri d’altezza, fissato alle funi; in mano stringeva la pistola della sua idropulitrice ad alta pressione, diretta contro la vetrata. Nella semioscurità della fitta nebbia creata dall’atomizzatore, lo ‘scalatore’ era riconoscibile soltanto dai contorni.
“È assolutamente indispensabile non soffrire di vertigini ed essere in forma”, spiega il tecnico specializzato, che oltre alla formazione di base, ha seguito un corso da scalatore industriale e anche privatamente non disdegna funi e ramponi. “Il continuo oscillare a grande altezza e la retroazione della pistola, il tutto abbinato a un’umidità quasi al cento per cento, la sera si fanno sentire nelle ossa”. Aggiungiamo poi l’elevata temperatura del vapore emesso dall’idropulitrice alimentata ad acqua a 80 °C.

Il pavimento
Ma anche più in basso, sul pavimento, la situazione non era più confortevole: “Quaggiù due uomini sono stati per tutto il giorno sotto una doccia calda”, commenta Gerd Heidrich indicando i due collaboratori completamente fradici nelle tute di protezione, intenti ad aspirare ininterrottamente infinite quantità d’acqua, con gli aspiratori per liquidi e a secco NT 611 K, dalla superficie dei teli impermeabili. Queste apparecchiature speciali, utilizzate anche dai vigili del fuoco, dispongono di una pompa integrata che, attraverso i tubi flessibili per acqua di scarico, trasferisce in modo continuo l’acqua sporca aspirata nella rete fognaria.

Un team “collaudato”
Christian May, direttore vendite Kärcher Germania, si è recato direttamente in loco per rendersi conto della situazione. A suo parere, i collaboratori sono la chiave della riuscita del progetto: “I nostri specialisti sanno meglio di chiunque altro come trattare queste preziose opere d’arte”. Dopo la porta di Brandeburgo, la Marienkirche e il Friedrichstadtpalast, la Gedächtniskirche è già il quarto edificio importante della capitale tedesca affidato alle cure di Kärcher. Ogni giorno sono impegnate dodici persone, ogni tre giorni cambia la squadra, della quale fanno parte anche venditori commerciali specializzati, venditori per specifici gruppi target e due key account manager. “Proprio per questi collaboratori, lavorare con le macchine che poi devono illustrare quotidianamente alla clientela è una preziosa opportunità di training”, afferma Christian May. Anche Reiner Worbs, membro del Consiglio direttivo del gruppo Dussmann, sottolinea l’importanza dell’ aspetto formativo. Soprattutto per i futuri tecnici specializzati nella pulizia degli edifici, questi progetti assumono una straordinaria importanza. Come conferma anche il project manager Dussmann, Basgaki Pauel: “I nostri allievi più dotati si contendono letteralmente la possibilità di partecipare a questi progetti”. Nella navata della chiesa la sua squadra si è occupata degli elementi di vetro fissati con il cemento. I collaboratori aspiravano, lastra dopo lastra, ripassando alla fine ogni superficie di vetro con panni di pelle. Le particelle di fuliggine prodotte dalle candele e depositate sulle pareti interne in cemento venivano asportate da una idropulitrice a caldo, come gli escrementi dei piccioni e lo smog sulla facciata esterna, particolarmente esposta ai gas di scarico delle vie a grande traffico che circondano l’edificio. Nel frattempo, un collega aggrediva con acqua calda e un pulitore superficiale Kärcher modello FR 30 il resistente strato di sporco che nel corso degli anni si era depositato sul pavimento e negli interstizi tra le sue mattonelle arrotondate. Le pulizie hanno suscitato l’interesse dei visitatori, diventando un’attrazione più che un disturbo: per qualche tempo i turisti hanno dovuto rinunciare al caratteristico silenzio del luogo di culto, ma in cambio la chiesa di Berlino ha ritrovato la sua originaria luce.

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