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Ai ratti piace la birra? 

In un pub scatta l’emergenza: non funzionano più le spillatrici della birra! Ecco come affrontare un’infestazione di topi

In un pub scatta l’emergenza: non funzionano più le spillatrici della birra! Un bel guaio per una “Fabbrica della birra”. Uno dei gestori inizia a controllare. I fusti potrebbero essere vuoti, oppure un contatto elettrico interrotto. Verificate queste due ipotesi si cerca altrove e la risposta arriva con l’intervento del manutentore che, alzata la pedana del bar, nota delle abrasioni sui cavi e si avvicina per vedere meglio: ecco svelato il mistero qualche ratto li ha rosicchiati; il disinfestatore diagnosticherà trattarsi di pantegane (Rattus norvegicus).

L’ambiente
Il pub è collocato in una piazzetta del centro storico di una cittadina piemontese divisa dalla Lombardia dal fiume Ticino. Il locale è ampio (oltre 400 mq). Ha un’area aperta con tavoli rustici in grado di ospitare più di cento clienti. Non troppo lontano c’è un parcheggio piantumato con giovani olmi. Dispone anche di uno scantinato adibito a spogliatoio, servizi igienici per il personale, aree tecniche fra cui i fusti delle varie tipologie di birra e magazzino. La struttura è vecchiotta e i muri sono in mattoni pieni, in alcuni punti a vista e in altri intonacati. I pavimenti in cemento e finestre che si affacciano sulla strada. Vi sono anche le condutture che collegano i servizi igienici con la rete fognante (le strade che i ratti hanno usato per farsi una birretta serale). Vi è anche un cortile interno che potrebbe essere una seconda via di accesso dei ratti.

Gli interventi
Inizia quindi l’operazione di ripristino che è tutt’altro che banale, devono essere sostituite le spillatrici e non può essere fatto immediatamente, devono essere procurate con una gran perdita di tempo e un danno economico. Fortunatamente nessun danno di immagine in quanto la clientela non viene messa al corrente dei motivi per cui gli avventori potranno bere solo birra in bottiglia per qualche giorno. Vero è che sono un poco i segreti di Pulcinella perché il personale è informato dell’accaduto, anche se i due titolari del locale hanno chiesto al personale di tenere la bocca chiusa. Le aree di intervento sono tre: la prima urgentissima è ripristinare le spillatrici; la seconda (urgente) è intervenire con una derattizzazione d’emergenza e la terza (importante) approfittare della situazione per una ristrutturazione muraria.
Il manutentore suggerisce ai gestori di iniziare immediatamente la caccia al topo, perché il rischio è che si possa ripetere l’episodio. Uno di loro contatta un esperto derattizzatore via Internet e poi con una telefonata e non trovando in zona ditte in grado di attivarsi subito affida il lavoro (previo un accordo di massima) a una ditta di Milano che garantisce l’intervento già la mattina dopo uno successivo “risolutore” nel giorno di chiusura più un paio di controlli.

Il tecnico disinfestatore dopo un accurato sopralluogo decide di lavorare su due aspetti diversi, ma complementari e necessari per raggiungere l’obiettivo prefissato:
1. Posizionare otto punti esca nelle cantine con blocchi di 20 g a base di brodifacum posti in mangiatoie di sicurezza.
2. Agire sulla struttura muraria, nel giorno di chiusura, chiudendo tutti i punti di accesso sia dalle fogne sia dal cortile interno del caseggiato che permettevano ai ratti di introdursi nel pub. Sono state utilizzate reti metalliche, stucco e malta bastarda (una sorta di cemento a presa rapida) a seconda della tipologia del punto di accesso. Questa operazione sarà perfezionata dalla ditta a cui saranno affidate le opere di manutenzione.
3. Collocare nelle aree sensibili erogatori di sicurezza caricati con esca virtuale per monitorare eventuali recidive.

Computo metrico
Gli interventi di derattizzazione “in emergenza” sono stati quattro. Che si possono così riassumere.
Il primo ha comportato per un tecnico una trasferta A/R di circa 100 km con un tempo di percorrenza stimato in 2 ore e 3 ore di intervento (compresa l’intervista ai gestori).
Il secondo fermo restando le trasferte ha comportato 3,5 ore di lavoro per due tecnici (incluse le opere di sigillatura).
Nel terzo e quarto intervento invece il tempo di lavoro è stato di un’ora e mezzo per un tecnico (compreso le istruzioni date ai gestori).

Risorse tecniche
8 mangiatoie di sicurezza
16 blocchi rodenticidi a base di brodifacum
16 blocchi di esca virtuale.

Risultati e sviluppi
Il piano si è rivelato vincente in quanto le nuove spillatrici di birra non sono state danneggiate dai taglienti denti dei ratti. Un dato a parer mio degno di nota è il fatto che durante l’esecuzione dei lavori è emerso qualche indizio sulla presenza dei ratti: cartoni rosicchiati e traccia di feci, senza che questo avesse fatto scattare un’emergenza. Ora la ditta di disinfestazione ha un contratto di monitoraggio, partecipa a titolo promozionale alla stesura del manuale di qualità igienica e inoltre sta valutando un programma di lotta alle zanzare che, pur non rappresentando un grosso problema, stanno cominciando a dare qualche fastidio. Il dato allarmante è che si fanno sentire anche nelle ore pomeridiane (che sia la temuta zanzara tigre?). Vi sono alcuni fattori positivi: il primo è che ora i gestori di questo pub possono svolgere la loro attività in modo più consapevole, il secondo è che la tempestività e la professionalità della ditta di servizi ha portato a risolvere un problema e acquisire un nuovo cliente.

Vedi la scheda: bio-etologica EcoPlan

Storia della birra
Oltre ai nostri ratti la birra piaceva anche ai faraoni visto che le sue origini sembrano risalire all’antico Egitto. Era una bevanda ricavata dall’orzo, mentre i Galli (Celti) ne bevevano una ricavata dalla fermentazione dalla biada, in Spagna si usava il miglio mentre gli antichi Germani facevano fermentare il succo inacidito dell’orzo e del frumento. Anche i Greci e i Romani usavano bevande derivate dalla saccarificazione dei cereali. L’epoca in cui la birra comincia a diffondersi su larga scala è il Medio Evo soprattutto in Germania e Francia epoca in cui si comincia la “luppolazione” del mosto o del malto per conferire un maggior retrogusto amarognolo. All’inizio del XX secolo dato il grande consumo di birra all’orzo e altri cereali si utilizzano anche altre basi zuccherine quali castagne secche e fichi. Senza dilungarci oltre possiamo dire che la birra ha superato il quinto millennio di anzianità mentre il vino è di qualche secolo più giovane.

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