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Come effettuare il campionamento ambientale?

Anche le superfici delle stanze di degenza dei pazienti ospedalieri sono contaminate dai microrganismi multi resistenti e occorre effettuare rilievi adeguati per avere un quadro certo della situazione e mettere in atto azioni correttive di sanificazione

È ormai noto, anche all’opinione pubblica generale, che l’efficacia degli antibiotici è minacciata dalla dilagante resistenza batterica. Quest’ultima in Italia è un fenomeno molto più grave che nella maggior parte degli altri Paesi europei, probabilmente per un uso eccessivo e spesso non appropriato di antibiotici, soprattutto ad ampio spettro e di ultima generazione, per un ingiustificato protrarsi della profilassi pre-operatoria e per una insufficiente applicazione delle norme igieniche, relative principalmente al lavaggio delle mani. Ciò è tanto più preoccupante se si considera che negli ultimi anni lo sviluppo di nuovi antibiotici è andato progressivamente diminuendo. Appare necessario adottare una strategia gestionale di “stewardship antimicrobica” che si basi su dati clinici ed epidemiologici locali, provenienti dalle realtà impegnate nella gestione delle infezioni da germi multi-drug resistant (MDR). Pochissimi centri ospedalieri italiani hanno adottato programmi organici di “stewardship antimicrobica” che includa la definizione dell’appropriatezza delle terapie antibiotiche empiriche, i protocolli di gestione del paziente colonizzato o infetto da patogeni MDR e la gestione post-dimissione ospedaliera. Finora non sono stati attivati programmi standardizzati di stewardship antimicrobica di tipo multi-centrico e multi-regionale.
Come è noto anche le superfici delle stanze di degenza dei pazienti ospedalieri e le strumentazioni che vengono utilizzate per analisi ed esami, sono contaminate dai microrganismi multi resistenti e occorre effettuare campionamenti adeguati per avere un quadro certo della situazione e mettere in atto azioni correttive di sanificazione.
L’analisi delle “nuove strategie di campionamento ambientale della contaminazione microbica in ambito ospedaliero” è stato il tema dell’intervento di Marco Ferrari, responsabile del Servizio igiene ospedaliera ASST Lodi, nell’ambito del Covegno “La gestione del rischio infettivo nelle strutture sanitarie: attualità e prospettive”, svoltosi a Milano lo scorso aprile a cura di Bioskill. Il campionamento avviene attraverso tamponi, di vario genere, di cotone, Rayon (Viscosa), Poliestere (Dacron), Alginato, Poliammide. Ma, si è chiesto Marco Ferrari, il tampone che raccogliamo è affidabile? La domanda tiene conto di tutta una serie di variabili, metodologiche e legate alla composizione stessa del tampone.
Infatti, se la superficie da analizzare è liscia, non ci sono particolari problemi di prelevamento. Ma già gli arredi, per la loro configurazione, possono presentare delle criticità, legate, per esempio, alla quantità di campione che potrebbe non essere sufficiente per un’analisi accurata. E il tampone utilizzato è davvero affidabile? È in grado di rilasciare il campione sul terreno di coltura? Consente una reale valutazione del livello di contaminazione delle superfici, pre e post sanificazione?
Ferrari ha sostenuto che i tamponi di prelievo non sono tutti uguali e ha messo a confronto il tipo tradizionalmente utilizzato nella maggior parte delle strutture ospedaliere, in Dacron, con quello nuovo, in Nylon floccato.

Procedura di campionamento tradizionale
Una volta posizionato il delimitatore sulla superficie da campionare, si estrae il tampone in Dacron, si imbibisce la punta con la fisiologica, si appoggia sulla superficie da controllare, si preme delicatamente e uniformemente il puntale sulla superficie, esercitando una rotazione ed effettuando 10 passaggi da destra a sinistra, 10 dall’alto in basso e 10 in obliquo. Si semina direttamente sul terreno di coltura TSA (Trypone Soya Agar), si chiudono le piastre e si ripassa la superficie ove è avvenuto il contatto con panno pulito e si procede poi alla disinfezione del sito.

Procedura di campionamento con Tampone floccato
Una volta posizionato il delimitatore sulla superficie da campionare, si estrae il tampone, lo si inumidisce premendo il fondo del tubo con la spugnetta contenente la sua soluzione (il tampone non deve essere bagnato ma solo inumidito), si preme il puntale delicatamente e uniformemente sulla superficie esercitando una rotazione dello stesso ed effettuando 10 passaggi da destra a sinistra, 10 dall’alto in basso, e 10 in obliquo, si semina direttamente su TSA, si chiudono le piastre e infine si ripassa la superficie ove è avvenuto il contatto con panno pulito e poi si procede alla disinfezione del sito.
È necessaria un’incubazione di 48 ore.

Successivamente si procede all’identificazione con la tecnologia MALDI-TOF (Matrix Assisted Laser Description Ionization Time-of-Flight), che esamina i gruppi di proteine rilevate direttamente in batteri intatti.
Il campione da analizzare viene miscelato con un altro composto, chiamato matrice. La miscela viene applicata sulla piastrina e ionizzata in seguito a irradiazione con un laser. La matrice assorbe la luce laser e vaporizza insieme al campione acquisendo una carica elettrica (ionizzazione).
Uno o più campi elettrici proiettano gli ioni nel tubo di volo dello spettrometro di massa, gli ioni vengono separati in base al loro rapporto massa-carica (m/z) e infine viene misurata la quantità di ogni ione.
Il rilevamento viene effettuato alla fine del tubo di volo.
La spettrometria di massa Maldi-Tof è una tecnologia applicata di recente all’identificazione di batteri e miceti e, confrontata con le metodiche tradizionali, presenta notevoli vantaggi in termini di riduzione dei costi e dei tempi necessari per ottenere l’identificazione del microrganismo ricercato.
Risultati su cui riflettere
Il confronto è stato eseguito campionando un miscelatore di acqua, un pannello lava endoscopi e una maniglia di porta finestra e i risultati ottenuti hanno evidenziato una situazione sulla quale è assolutamente necessario aprire un dibattito.

Conclusioni
• Il campionamento utilizzato per la prova riduce il bias della variabilità con cui i microrganismi possono essere distribuiti sulle superfici, consentendo il prelievo in siti diversi ma contigui.
• Il tampone tradizionale in Dacron può inibire la crescita in coltura di taluni microrganismi.
• Il tampone floccato per composizione e struttura consente un maggiore recupero dal supporto di prelievo e non espleta attività inibitoria in coltura.
• Sulle superfici l’utilizzo del tampone floccato rispetto al tampone tradizionale in Dacron assicura una maggiore quota di positività sia per la carica microbica sia per il numero di specie recuperate.

A conclusione del suo intervento, Marco Ferrari ha auspicato che questa testimonianza possa essere la base per uno studio sulla migliore metodologia da adottare per effettuare un rigoroso campionamento ambientale, con la definizione di un protocollo che definisca regole precise.

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