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I tre pilastri dello sviluppo sostenibile – Dimensione Pulito
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I tre pilastri dello sviluppo sostenibile

Roberto Vacca, Emiliano Brancaccio e Michael Braungart, relatori del convegno “Progettare un nuovo modello di sviluppo per il Pianeta”, hanno convenuto sulla necessità di fermarsi a riflettere sulla situazione che l’uomo ha creato e che deve contribuire a cambiare, perché i rischi di una involuzione senza ritorno sono dietro l’angolo

Pulire 2017, svoltasi dal 23 al 25 maggio scorsi, non è stata solo la vetrina internazionale della produzione del cleaning italiano e mondiale, ma anche una palestra di idee di grande pregnanza. Il fitto calendario di incontri, che hanno costellato i tre giorni della manifestazione, ha offerto una panoramica di argomentazioni, tutte di strettissima attualità, di cui abbiamo dato notizie dettagliate nei numeri scorsi della nostra rivista. Uno dei fiori all’occhiello di questa meritoria dimensione culturale di Pulire (che non ha, a nostro avviso, riscontro in altre manifestazioni del comparto), è stato il Convegno del 25 maggio, “Progettare un nuovo modello si sviluppo per il pianeta”, che aveva come chiarimento tematico: “Cambiare il paradigma di produzione e consumo per un futuro sostenibile”. Ambiziosa e provocatoria la proposta, che purtroppo non è stata colta nel suo effettivo valore, se non da un ristrettissimo numero di partecipanti, nonostante l’assoluta eccellenza dei relatori, moderati da Antonio Cianciullo, giornalista di Repubblica che segue da trent’anni i temi ambientali ed ha partecipato ai principali appuntamenti internazionali sul cambiamento climatico.

Introducendo i lavori e presentando i relatori:
• Roberto Vacca, ingegnere, scrittore, divulgatore scientifico, saggista e matematico italiano;
• Emiliano Brancaccio, docente di Economia Politica presso l’Università del Sannio;
• Michael Braungart, chimico, promotore del “cradle to cradle”.

Antonio Cianciullo, tra l’altro, ha sottolineato come il convegno di Pulire si svolgesse contemporaneamente al Festival dello Sviluppo Sostenibile, una “maratona” di 17 giorni, lanciata dall’ASVIS (Alleanza Italiana Per Lo Sviluppo Sostenibile), che ha individuato 17 obiettivi della sostenibilità, che vanno dai temi più chiaramente ambientali, come l’energia e il recupero dell’acqua, a temi sociali come la lotta contro la fame: tutti i temi dell’attualità che si intrecciano nella macrocategoria della sostenibilità. Sono appunto 17 i Sustainable Development Goals, da raggiungere per il 2030. Ma, nota dolens, l’Italia compare nella “zona rossa”, cioè in una condizione critica, e quindi è bocciata, in sette obiettivi: educazione, occupazione, disuguaglianze, consumo responsabile, lotta contro il cambiamento climatico, pace e giustizia, e partnership, e in quella “gialla” nei rimanenti 10. Non uno degli obiettivi è stato raggiunto, nonostante l’impegno assunto dal nostro paese in sede ONU. Quindi è indispensabile, ha ribadito Cianciullo, che l’Italia faccia della sostenibilità economica, sociale e ambientale l’obiettivo imprescindibile del proprio futuro.
Come fare, lo ha chiesto ai tre illustri relatori, che hanno interpretato il tema del convegno da visuali diverse, tessere di un mosaico che dovrebbe farci riflettere e indurre a ripensare, a tutti i livelli, dalla società civile all’industria alla politica, comportamenti e scelte. Almeno per salvare il salvabile.

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