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L’Italia “verde” del Cleaning professionale – Dimensione Pulito
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L’Italia “verde” del Cleaning professionale

La sostenibilità ambientale è sempre di più un fattore chiave per le imprese. Le aziende green pianificano la propria strategia di business pensando anche alla tutela dell’ambiente, oltre che ai numeri del fatturato. Anche nel Cleaning il numero delle aziende green sta aumentando e le previsioni per il futuro sono buone, per via del crescente senso di responsabilità collettivo verso il nostro Pianeta

Fabio RE – Polychim

Sono ormai molti i pareri di autorevoli istituti universitari e centri di ricerca, che vedono nelle emissioni zero il punto d’arrivo per le economie più evolute. Di recente, per esempio, è stato pubblicato uno studio dell’università di Berkeley che vede possibile per l’Italia raggiungere il traguardo di paese a emissioni zero, con l’energia necessaria prodotta solo tramite fonti rinnovabili come sole, vento e fiumi. Ma, al di là della grande “soddisfazione” per l’emancipazione economica dai combustibili fossili, lo studio mette in evidenza come le malattie dovute all’inquinamento “costano” al sistema economico il 3% del PIL mondiale, in termini di maggiori impegni della sanità. Il ricorso alle fonti rinnovabili avrebbe impatto anche sul riscaldamento globale, contenendo notevolmente le emissioni di gas serra. La ricerca quantifica il beneficio nel dettaglio, arrivando a stimare il contenimento del riscaldamento globale in +1,5°, obiettivo tra i più ambiziosi mai emersi nel dibattito internazionale sull’ambiente.

Andrea Bernacchi
Industrie Celtex

Questa tendenza, riconosciuta a livello mondiale, anche se solo in parte dalla presidenza Trump, vede l’Italia e l’Europa tra i paesi più dinamici per l’emancipazione dai combustibili fossili. In Italia già nel 2015 la percentuale di energie rinnovabili sul totale dei consumi era pari al 17,5%, mezzo punto in più rispetto al target fissato per il 2020 dall’Unione Europea.

Il nostro, fa piacere ribadire, è uno dei paesi più virtuosi anche in Europa, che in media si attesta sul 16,7% di consumi energetici da fonti rinnovabili. Dati i notevoli tassi di sviluppo nell’adozione di tali impianti, l’obiettivo è stato fissato nel 30% al 2030, con indubbi vantaggi per ambiente e popolazioni. L’opinione pubblica, sempre più attenta alle tematiche ecologiche, ha contato e conta molto in questo percorso di crescita: molte

Riccardo May
Tork

aziende, per motivi di immagine o/e di convenienza, si trovano nella necessità di garantire buoni livelli di attenzione all’ambiente e di proporre gamme di prodotto dai contenuti sempre più “verdi”, molto apprezzate dalla clientela.

Energia Sostenibile
La spinta innovativa, in Italia, è sostenuta anche dagli elevati costi dell’energia, più elevati anche rispetto alle nazioni più evolute, come la Francia o la Germania, per cui diventa una necessità, per contenere i costi energetici, ricorrere a infrastrutture meno energivore con tecnologie più evolute.
È il caso, per esempio, di alcune industrie del Tissue che stanno affrontando investimenti rilevanti in impianti di cogenerazione. Gli impianti, progettati specificamente per ogni stabilimento, sono molto più

Karen Fantini
Werner&Mertz

efficienti rispetto ai metodi tradizionali, riuscendo a recuperare e reimpiegare gran parte dell’energia termica che andrebbe altrimenti dispersa (provvedendo così a scaldare ulteriormente il pianeta). I moderni impianti permettono risparmi sui costi dell’energia, sia elettrica, sia termica, dell’ordine di decine di punti percentuali, con ritorni sugli investimenti a medio/lungo termine ormai attrattivi per i settori a maggiore domanda di energia.

«Le fonti rinnovabili sono ormai convenienti per le imprese, oltre che più compatibili con l’ambiente – afferma Fabio Re, responsabile commerciale di Polychim -. Durante i mesi estivi la produzione è completamente autosufficiente per quanto riguarda l’acqua calda, prodotta da un impianto a pannelli solari che ci permette di contenere i costi per l’energia in misura sensibile». L’impianto è ibrido e, nei mesi meno assolati, è “aiutato” da un sistema tradizionale. Notevole

Francesco Pasquini
Lucart

l’impatto sui costi aziendali per un’installazione relativamente piccola, con un centinaio di metri quadri di pannelli sul tetto di uno dei capannoni.

Particolarmente sensibile alle tematiche ambientali è il settore cartario.
Andrea Bernacchi, AD di Industrie Celtex, conferma che «l’azienda ha sviluppato gamme ecologiche in carta riciclata premium, come Save Plus ed E-Tissue, per le quali vengono utilizzati esclusivamente rifilo e scarto industriale non contaminato. La carta così realizzata presenta caratteristiche fisico-meccaniche che garantiscono valide performance di prodotto; priva di impurità, non rilascia cattivi odori e il suo processo di lavorazione non comporta la produzione di fanghi inquinanti».
Inoltre, Industrie Celtex è fortemente impegnata negli investimenti in sostenibilità produttiva, muovendosi lungo

Matteo Marino
Kemika

tre direttrici: l’efficienza energetica, l’utilizzo di fonti rinnovabili e il miglioramento del ciclo di vita del prodotto con recupero degli scarti di produzione.

Il ciclo di vita del prodotto è anche al centro della politica aziendale di Tork (vedi box pg M18), perché, dice Riccardo May, Senior Product Manager di Tork, «Dalle politiche di Kyoto, conosciute dal grande pubblico, alle normative internazionali e locali, la direzione è chiara e precisa: l’attenzione alla sostenibilità ambientale non è più un argomento aleatorio, ma deve essere sempre più un impegno concreto da parte di privati, istituzioni e aziende. Per definizione, il settore della carta è tra i più coinvolti, e credo che il nostro paese debba realmente cambiare marcia e mettersi al passo con quanto succede in maniera proficua in altri paesi comunitari».

Luca Cocconi
Arco Chimica

Progetti di Economia Circolare
Pioniera dell’Economia Circolare (la nuova frontiera della salvaguardia ambientale) è Werner & Mertz, che ha attrezzato una rivoluzionaria unità produttiva di flaconi, realizzati a partire da plastica recuperata dalla raccolta differenziata e con un ciclo di vita che non produrrà rifiuti, direttamente nella propria sede, in maniera da evitare anche costosi e inquinanti trasporti dal fornitore.
Karen Fantini, responsabile marketing dell’azienda, ha sottolineato che da tempo l’azienda si muove in ottica di economia circolare, tanto da avere ottenuto la certificazione cradle-to-cradle. «Uno dei nostri punti d’orgoglio, certificato appunto cradle-to-cradle, è il sistema di gestione delle acque del nostro stabilimento; un modello evoluto che permette non solo la purificazione delle acque, ma anche l’isolamento dei fanghi residui e la successiva loro reimmissione nell’ambiente in forma di mattoni». In patica si tratta di un sistema che permette di recuperare i fanghi contenuti

Luigi Rubino
Rubino Chem

nelle acque di scarico, fanghi che, una volta disidratati, vengono trattati come materia prima e utilizzati da un’azienda partner per la realizzazione di altri prodotti, come appunto i mattoni. «Ci fa piacere sottolineare che, secondo la certificazione cradle-to-cradle, le acque trattate, al termine del processo, devono essere talmente pure da essere potabili».

Un’iniziativa di Lucart, che ha preso il via nel 2013, nell’ottica dell’economia circolare, è il progetto Fiberpack®, grazie al quale sono stati riciclati oltre 2,8 miliardi di cartoni Tetrapack per bevande; salvati più di 1,2 milioni gli alberi e risparmiate all’ambiente oltre 73.000 tonnellate di CO2. Con Fiberpack® Lucart è oggi in grado di offrire ai consumatori un prodotto in carta riciclata ottenuta dalla cellulosa ricavata dai Tetrapack. E non è finita: siccome i contenitori Tetra Pak sono riciclabili al 100%, forniscono non solo la cellulosa per la produzione della carta, ma anche il polietilene e l’alluminio, che vengono utilizzati per ricavare l’AL.PE.®, un materiale che viene lavorato dalle industrie manifatturiere per la produzione di svariate referenze, rivolte

Igli Turini
Unira

all’edilizia, all’arredo urbano, per la realizzazione di oggetti di uso comune come penne e righelli, pallet per il trasporto delle merci, i dispenser per i bagni, e anche i pali di ormeggio nautico di Venezia.
Un perfetto esempio di economia circolare, che parte dalla valorizzazione dei rifiuti che diventano materie prime seconde, pronte per essere riutilizzate e reimmesse sul mercato.
Legittimo l’orgoglio di Francesco Pasquini, direttore commerciale AFH di Lucart, che però riconosce che: «Gli alti costi di smaltimento e quelli energetici sono sicuramente due grossi limiti che rendono più difficile per i produttori italiani evolversi da schemi di business tradizionali, verso modelli di economia circolare applicata; in altri Paesi Europei il contesto è certamente più aperto e favorevole e la legislazione più chiara e stabile. Nonostante ciò, le aziende italiane che credono fermamente ai valori della sostenibilità e alla necessità di cambiare i paradigmi attuali dell’economia, possono trovare nel nostro Paese l’inventiva e il know-how tecnico necessari per ribaltare il gap sfavorevole iniziale».

Michele Pagani
Icefor

Pioniera delle politiche ambientali è indubbiamente Falpi, prima azienda italiana ad avere conseguito, nel lontano 2009, la certificazione EPD (Environmental Product Declaration, vedi box), per due linee di carrelli, Microrapid e Microtech, perché, spiega Andrea Loro Piana, titolare di Falpi, «siamo fermamente convinti che certi valori, a partire dal nostro impegno ambientale, debbano essere praticati, e comunicati al mercato, sulla base di procedure, regole e schemi internazionali condivisi e verificati da “Soggetti Terzi”».
Costruire secondo le norme EPD è la strada che porta all’economia circolare, almeno per quanto riguarda il fine vita, che praticamente non esiste per le gamme Microrapid e Microtech. «Abbiamo traccia di nostre attrezzature ancora in attività dopo 25 anni. In ogni caso, abbiamo stretto accordi con i nostri distributori per il recupero dei carrelli a fine cantiere, senza alcun costo aggiuntivo per il committente. Li ritiriamo, li rigeneriamo e li reimmettiamo sul mercato, magari per appalti meno gravosi, ed evitiamo così di conferirli alle discariche come rifiuti».

Mario Magni
Italsan

L’impegno di Afidamp
Afidamp, l’Associazione dei Fabbricanti e Distributori Italiani di Macchine, Prodotti e Attrezzi per la Pulizia Professionale e l’Igiene degli ambienti, da molti anni è attenta alle tematiche ambientali, tanto da avere organizzato per più edizioni il Clean Green Award, come riconoscimento e incitamento a rendere sempre più ecologicamente virtuoso il settore.
Il suo impegno per la sostenibilità ambientale si è concretizzato nella collaborazione per la definizione dei Criteri Ambientali Minimi, cioè  i requisiti per qualificare gli acquisti come “ambientalmente sostenibili” (verdi) nell’ambito dei servizi di pulizia.
AfidampFED è stata coinvolta, insieme a Fise Anip e Legacoop Servizi, nel tavolo permanente di definizione di tali criteri per i servizi di pulizia, offrendo un contributo significativo relativamente all’analisi delle caratteristiche dei prodotti chimici all’utilizzo delle macchine. Nelle specifiche tecniche, legate alle caratteristiche dei prodotti utilizzati per la prestazione del servizio, Afidamp Federazione ha fornito il supporto tecnico scientifico atto a definire i requisiti di carattere ambientale. Sono stati definiti i criteri dei prodotti per l’igiene, dei prodotti disinfettanti, altri prodotti (per pulizie straordinarie e superconcentrati), prodotti ausiliari in carta e tessuto.

Stefano Martignani
Martignani

Inoltre, a fine 2017 dovranno essere aggiornati i criteri ecologici per l’assegnazione del marchio UE Ecolabel per detersivi e detergenti sia domestici che professionali.
A questo proposito Matteo Marino, Responsabile del Gruppo di lavoro Chimici di AfidampFED, ritiene che «Sarebbe auspicabile un Ente di Certificazione dedicato al settore professionale, con l’obiettivo di definire un’etichetta di tipo primo per i prodotti che rientrano nei Criteri Ambientali Minimi; criteri che riconoscono la “patente” di prodotti eco-compatibili ai detergenti concentrati che determinano risparmi in termini di trasporto, logistica e stoccaggio, oltre a limitare le sostanze disperse nell’ambiente».

Chimica amica dell’ambiente
La sensibilità ambientale è particolarmente sentita in Arco Chimica, il cui Amministratore Delegato, Luca Cocconi afferma: «ARCO Chimica-Arco Chemical Group porta avanti da anni una mission che ha posto al centro della produzione la sostenibilità ambientale; questa scelta ci ha guidati nello sforzo costante di migliorare l’offerta per cui abbiamo investito in ricerca e innovazione, ponendoci quale punto di riferimento, in Italia e all’estero, per la volontà di perseguire, specialmente con la detergenza in dosi concentrate e avanzati sistemi tecnologici di distribuzione, il rispetto dell’ambiente, l’eliminazione degli imballaggi e la riduzione di anidride carbonica. Gli ultimi tre anni ci hanno visto protagonisti con la linea INFYNITI, che coniuga, appunto, l’abbattimento dei rifiuti prodotti e le quantità di detergente trasportato, con notevole abbassamento della CO2 immessa nell’aria».

Giovanni Probo
Kärcher

Luigi Rubino, Amministratore Unico di Rubino Chem, ritiene che «Nella detergenza si stanno sviluppando prodotti sempre più green ed ecocompatibili, anche se la strada da percorrere è ancora molto lunga». Un’opinione condivisa un po’ in tutti gli ambiti del Cleaning, quella che le nuove gamme di prodotto siano sempre più ecologicamente compatibili, sia nei formulati, nel caso dei detergenti, sia nel packaging, con una domanda di flaconi e contenitori più ecologici soddisfatta a fatica dalle aziende fornitrici.

«La ricerca nel nostro campo deve essere continua e, se possibile, cercare percorsi alternativi – sostiene Igli Turini, presidente di Unira -. Noi abbiamo sviluppato numerosi prodotti con ingredienti naturali, decisamente efficaci, eliminando sostanze acide o corrosive; non solo, i rimedi naturali sono molto spesso più versatili rispetto ai formulati più tradizionali. La nostra politica è quella di utilizzare sostanze naturali a impatto molto più contenuto rispetto a prima, con il recupero dei modelli di auto-gestione che la natura ha messo in atto per lunghissimi periodi. Il risultato è una gamma di prodotti a costo equivalente a quelli tradizionali, più performanti, con maggiore efficacia e uno spettro di utilizzo molto più ampio».va Turini, però, lamenta che non sempre siano rispettati i dettati del GPP (Green Public Procurement), che dovrebbe privilegiare gli acquisti verdi da parte delle pubbliche amministrazioni: «Il problema è sempre nelle attività di verifica e controllo, che, purtroppo, sono sempre state assenti o decisamente poco incisive, creando i presupposti per disattendere le norme più vicine all’ambiente, a fronte di risparmi veri o presunti». Ha concluso il ragionamento l’imprenditore.

Daniele Bonini
Isal

PSV e Superconcentrati
Nella politica di Icefor (vedi box), ci sono tre R, che stanno per: Riutilizzo, tramite sistemi di dosaggio, Riduzione del peso dei contenitori e Riciclaggio, con un materiale riciclato al 100%.
Michele Pagani, Consigliere Delegato di ICEFOR S.p.A. specifica: «L’orientamento, sia nell’ambito B2B, cioè il mercato Away From Home, sia per il segmento delle famiglie, è completamente realizzato con formule Ecolabel e packaging Plastica Seconda Vita». ICEFOR, infatti, ha ottenuto il marchio PSV (Plastica Seconda Vita, appunto), concesso dall’Istituto per la Promozione delle Plastiche da Riciclo – IPPR”. Per quanto riguarda la dinamica di sviluppo innestata dai CAM, Pagani ritiene che «soltanto i superconcentrati abbiano una valenza di ecosostenibilità acclarata e per questo motivo abbiamo appena lanciato due nuove linee di prodotto di questo tipo, con packaging dedicati, ovviamente riciclati».

Andrea Loro Piana
Falpi

Le Biotecnologie
Anche la disinfestazione adotta metodi e prodotti sempre più naturali, grazie anche alle biotecnologie, con l’”allevamento” di microorganismi ed enzimi specializzati nella rimozione di grassi dalle condutture di cucine e mense professionali. Italsan commercializza un sistema che utilizza questi piccoli amici dell’ambiente per la pulizia e il mantenimento delle condutture più problematiche. Mario Daniele Magni, amministratore dell’azienda, spiega: «Il nostro sistema Biodust è un erogatore di polvere bioenzimatica che scioglie i grassi o tratta le fosse biologiche, senza utilizzare acidi per spurgare, prevenendo la formazione di intasamenti o di incrostazioni e arrivando fino a creare un terreno poco attrattivo per le blatte e altri insetti, che tendono a nidificare altrove. Il risultato dell’operazione è la trasformazione dei grassi in acqua e anidride carbonica. Il servizio è calibrato in base alla tipologia di intervento e, utilizzando polvere bioenzimatica, possiamo arrivare a concentrazioni anche 100 volte superiore a quella dei liquidi, potendo così effettuare interventi “Shock” per ripristinare condutture molto incrostate, proseguendo poi con il mantenimento a dosaggi più contenuti».

Sempre sul fronte naturale, Martignani è azienda all’avanguardia nella produzione di nebulizzatori pneumatici elettrostatici, progettati con un occhio attento ai risparmi in termini di acqua, tempo, prodotti chimici e manodopera, per la realizzazione di macchine efficaci e ecologiche per la disinfestazione. Afferma il titolare Stefano Martignani: «L’ecosostenibilità è da sempre una caratteristica imprescindibile della tecnologia Martignani, che, da oltre 50 anni (59 per la precisione), impiega risorse, studi e ricerche per affinare le tecniche nell’ambito della nebulizzazione a volume variabile con carica elettrostatica, cercando sempre un compromesso tra le esigenze di agricoltori/disinfestatori moderni e l’ambiente circostante». L’elevata qualità costruttiva e il livello di rispetto per la salute degli operatori e dell’ambiente, oltre alle norme vigenti, sono valsi all’azienda il riconoscimento da parte della Fondazione Edmund Machl e dell’lstituto Agrario S. Michele all’Adige. In particolare la maggiore sostenibilità ambientale delle macchine Martignani è dovuta alla precisione di esecuzione e al contenimento degli agenti chimici alla sola area da trattare. «L’irroratrice “Südtirol 2015” – conferma il titolare – è un nebulizzatore caratterizzato da un innovativo sistema di orientamento e regolazione del flusso d’aria in grado di creare una “cortina d’aria” a protezione delle zone sensibili in prossimità del bordo dell’appezzamento trattato. Tale “cortina” consente di evitare che la miscela fitoiatrica, eventualmente non depositata sul bersaglio, raggiunga siti diversi da quello oggetto del trattamento, riducendo il rischio di generare deriva durante la fase di applicazione degli agrofarmaci».

Efficacia contro la Dengue
Le macchine Martignani si sono affermate anche a livello internazionale e hanno ottenuto un importante riconoscimento perché sono state scelte in un esperimento a tutela della salute pubblica. Spiega, con legittimo orgoglio Stefano Martignani: «In Malesia, per iniziativa del pubblico Istituto per la Ricerca Medica, in collaborazione con una nota Multinazionale della chimica e diversi Istituti specializzati in varie discipline, alla presenza di una ventina di esperti del settore medico-scientifico, si è svolta una sperimentazione di altissimo livello, volta a ricercare i risultati oggi conseguibili nella lotta alla Dengue (malattia infettiva tropicale trasmessa da una zanzara del tipo Aedes), tramite l’applicazione a Ultra Basso Volume di uno speciale presidio sanitario. Abbiamo partecipato in competizione con due concorrenti e abbiamo vinto, in quanto abbiamo realizzato il maggior grado di efficacia larvicida e adulticida nella combinazione prodotto-macchina».

Norme da rispettare e Impegno Diretto
Anche il comparto delle macchine sta attuando politiche ambientali tecnologicamente evolute. Per esempio, l’impegno di una multinazionale come Kärcher è orientato verso a sistemi produttivi il più possibile ecologici, che si evolvono gradatamente verso l’economia circolare. Ce lo conferma con Giovanni Probo, AD di Kärcher Italia: «Le nostre macchine sono composte per oltre il 90% da materiali riciclabili e come tali dichiarate; già da parecchi anni Kärcher ha parzialmente sostituito alcuni componenti in metallo dei suoi prodotti con particolari in plastica di alta qualità, materiale che permette maggiore possibilità di riciclo». Non solo, ma «nel 2013 Kärcher ha cominciato a sviluppare una procedura per cui i pezzi di plastica difettosi, che inevitabilmente vengono prodotti, possono essere riutilizzati nello stabilimento produttivo; sono anni che testiamo in modo accurato le possibilità di riciclo della plastica nei nostri laboratori e abbiamo ottenuto risultati decisamente positivi: solo nel 2016, abbiamo evitato di smaltire 78 bobine di poliproplene standard che, invece, sono rientrati nella produzione Kärcher sotto forma di granulato». Kärcher non solo rispetta le normative europee RoHS e REACH (la prima riguarda la riduzione dei materiali pericolosi come i metalli pesanti nella plastica durante lo smaltimento dei rifiuti elettronici; la seconda riguarda la valutazione dei componenti chimici), ma è un’azienda pionieristica perciò guarda oltre le normative vigenti e si pone obiettivi più alti come per esempio quello di evitare totalmente le sostanze potenzialmente pericolose. Inoltre, aggiunge Probo: «Kärcher ha un accordo con “ClimatePartner”, istituto che calcola, per un anno, l’impatto ambientale delle emissioni di ogni macchina venduta e Kärcher compensa la corrispondente quantità di emissioni di CO2, sostenendo progetti di protezione del clima riconosciuti a livello internazionale».

Come Kärcher, anche la controllata Isal, si muove in un’ottica verde, come spiega Daniele Bonini, responsabile marketing di Isal: «Le macchine sono prodotte con criteri di sostenibilità ambientale ed è già oggi necessario dichiarare quale sarà il percorso a fine vita dei prodotti; il mercato si muove seguendo le direttive tracciate dai grandi produttori internazionali, (che servono l’automotive, che poi dà l’input ad altri segmenti, quindi motori sempre più frequentemente elettrici, silenziosi ed efficienti), per cui oggi le spazzatrici sono in grado di effettuare il servizio con emissioni molto contenute o nulle».
Nelle macchine, appunto, il settore dell’automotive, con le sue ragguardevoli dimensioni, comunica da molti anni i benefici nell’utilizzo di automobili elettriche, in luogo di quelle endotermiche; i risultati sono sotto gli occhi di tutti: la sensibilità dei singoli operatori è ormai decisamente più elevata rispetto a qualche anno fa. Infatti, conferma Bonini: «In Italia, ormai, non è più possibile consegnare una spazzatrice con motore a scoppio per ambienti interni, perché producono inquinamento acustico e producono inaccettabili volumi di emissione di CO2».
Virtuosi per forza e per scelta. L’importante è essere virtuosi.

Vedi box: La Gestione del Ciclo di Vita del Prodotto (Life Cycle Assessment) da Tork

Vedi box: Le linee guida di ICEFOR

 

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