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Robot non più “fuorilegge”

Il 16 febbraio il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che reca raccomandazioni alla Commissione circa norme di diritto civile sulla robotica, in quanto è sempre più concreta l’esigenza di regolamentare l’uso dei robot sia nelle attività industriali sia nella vita privata

Gli esseri umani hanno sempre fantasticato sulla possibilità di costruire macchine intelligenti, come androidi con caratteristiche umane (vedi box). Oggi l’umanità si trova sulla soglia di un’era nella quale robot, bot, androidi e altre manifestazioni dell’Intelligenza Artificiale (AI) sembrano sul punto di avviare una nuova rivoluzione industriale, che potrà toccare tutti gli strati sociali. I robot già lavorano con noi e per noi, questa collaborazione per il momento ha il carattere di una dipendenza unidirezionale, ma in un qualsiasi momento essa potrebbe assumere natura paritaria o quasi per i continui progressi tecnici.
Pertanto sembra diventare imprescindibile che, senza ostacolare l’innovazione, la legislazione consideri le implicazioni e le conseguenze, legali ed etiche, di un simile fenomeno.

Sempre più robot
Tra il 2010 e il 2014 la crescita media delle vendite di robot era stabile al 17% annuo, ma nel 2014 è aumentata al 29%, il più considerevole aumento annuo mai registrato e, inoltre, nel corso dell’ultimo decennio si sono triplicate le richieste di brevetto per le tecnologie robotiche.
Lo sviluppo della robotica e dell’intelligenza artificiale è potenzialmente in grado di trasformare le abitudini di vita e lavorative, innalzare i livelli di efficienza, di risparmio e di sicurezza e migliorare il livello dei servizi, nel breve e medio termine; inoltre sia l’una che l’altra promettono di portare benefici in termini di efficienza e di risparmio economico non solo in ambito manifatturiero e commerciale, ma anche in settori quali i trasporti, l’assistenza medica, l’istruzione e l’agricoltura, consentendo di evitare di esporre esseri umani a condizioni pericolose, come nel caso della pulizia di siti contaminati da sostanze tossiche. Tuttavia, l’andamento attuale, che tende a sviluppare macchine autonome e intelligenti, in grado di apprendere e prendere decisioni in modo indipendente, genera nel lungo periodo non solo vantaggi economici ma anche una serie di preoccupazioni circa gli effetti diretti e indiretti sulla società nel suo complesso; nonostante gli innegabili vantaggi apportati dalla robotica, essa può comportare una trasformazione del mercato del lavoro e rendere necessaria, di conseguenza, una riflessione sul futuro dell’istruzione, dell’occupazione e delle politiche sociali. Per esempio, l’uso diffuso di robot potrebbe non portare automaticamente alla sostituzione di posti di lavoro, ma le mansioni meno qualificate nei settori ad alta intensità di manodopera potrebbero essere maggiormente esposte all’automazione.

Più intelligenti dell’uomo?
È anche possibile che a lungo termine l’intelligenza artificiale superi la capacità intellettuale umana, un’ipotesi non tanto avveniristica se si considera che, grazie ai notevoli progressi tecnologici dell’ultimo decennio, non solo oggi i robot sono in grado di svolgere attività che tradizionalmente erano tipicamente ed esclusivamente umane, ma lo sviluppo di determinate caratteristiche autonome e cognitive – per esempio la capacità di apprendere dall’esperienza e di prendere decisioni quasi indipendenti – li ha resi sempre più simili ad agenti che interagiscono con l’ambiente circostante e sono in grado di alterarlo in modo significativo.

Regole necessarie
È in questo contesto che il Parlamento Europeo, nel mese di febbraio, ha approvato una risoluzione che chiede alla Commissione europea regole giuridiche sul rapporto tra uomini e macchine intelligenti.
Infatti, la sempre più rapida evoluzione della robotica, secondo i parlamentari europei rende necessario l’individuazione di responsabilità civili e penali precise in caso di danni causati dagli automi.
La risoluzione approvata non è un atto vincolante. Significa che i parlamentari europei, attraverso questo atto, hanno manifestato la loro preoccupazione per i rischi che nasceranno nei prossimi anni dalla diffusione massiccia dei robot nella società. E hanno consigliato all’Unione Europea l’adozione di un codice che regoli i rapporti tra uomo e androidi. Quindi la legge non c’è ancora, ma se n’è cominciato a parlare. E non si discute solo della necessità di norme giuridiche, ma anche di roboetica, della necessità, cioè, di un’etica della robotica.

Ma perché l’UE vuole una legge sui robot?
Nei prossimi anni vivremo fianco a fianco con i robot.
Nelle nostre abitazioni, negli aeroporti, nelle stazioni ferroviarie, negli uffici, nei negozi, nelle banche, saranno i social robot (robot da compagnia) a darci consigli e informazioni. Automobili semoventi ci eviteranno il fastidio di guidare, e nelle fabbriche, potremmo trovarci accanto a un cobot (robot collaborativo). Ma i robot potranno commettere errori.

Per esempio, se un’auto robot investirà un pedone o causerà un danno a un’altra auto chi pagherà? Di chi sarà la responsabilità penale se ucciderà un uomo che sta attraversando sulle strisce pedonali?
Se un cobot, durante le ore di lavoro, causerà un danno fisico a un collega umano, chi risarcirà la vittima?
Da qui e da considerazioni che investono ogni campo dell’agire umano che possa coinvolgere l’azione anche di robot, nasce l’esigenza di una legislazione che definisca, in primo luogo, le responsabilità, attribuendo uno status giuridico alle macchine. Nell’attuale quadro giuridico, infatti, i robot non possono essere considerati responsabili in proprio per atti od omissioni che causino danni a terzi, a meno che non si possa far risalire la causa di atti od omissioni a un specifico agente umano, per esempio il fabbricante, l’operatore, l’utilizzatore, se, però, in grado di prevedere il comportamento nocivo del robot.
Ma se un robot è in grado di prendere decisioni autonome, le norme tradizionali non sono sufficienti per attivare la responsabilità giuridica per i danni causati da un robot, perché non potrebbero determinare quale sia il soggetto a cui attribuire la responsabilità del risarcimento e/o della riparazione dei danni causati. Sono queste le risposte che dovrà dare una legge sui robot, che il Parlamento Europeo ritiene sempre più cogente.?

I ROBOT TRA LEGGENDA E STORIA
I Golem di Praga
Figura mitica della tradizione ebraica, consistente in un essere di argilla a cui viene data la vita tramite la magia cabalistica. Dall’ebraico: g?lem embrione, massa grezza. Quello di golem è un concetto ricorrente, nei testi sacri ebraici e della Cabala. Secondo la tradizione il Golem è un possente essere antropomorfo di materia inerte a cui i rabbini fra i più capaci sono in grado di dare una forma di vita attraverso la magia cabalistica: come un robot, il golem esegue gli ordini del suo creatore – ma è privo di ogni pensiero e di emozione, poiché privo di anima. La magia cabalistica è tutta imperniata sulla parola e sulle lettere dell’alfabeto: per animarlo, sulla fronte del golem viene scritta la parola [emet] ‘verità’; per distruggerlo, viene cancellata la prima lettera: [met] significa ‘morte’. Il caso più leggendario è quello dei Golem di Praga, creati dal rabbino Levi nel XVI secolo con lo scopo di proteggere la comunità ebraica. Sempre secondo la leggenda uno dei golem sfuggì al controllo del rabbino, causando gravi devastazioni – e di qui prende forma una delle connotazioni più suggestive del concetto di golem. Infatti il golem non è solamente la grande macchina, caratterizzata in senso mistico – carattere che già basterebbe a renderla una parola ricchissima; è la grande macchina che può sfuggire al controllo umano, rivoltarsi contro il suo creatore. Anzi, forse la si può chiamare golem solo quando lo fa. Testo originale pubblicato su unaparolaalgiorno.it: https://unaparolaalgiorno.it/significato/G/golem

R.U.R di Karel ?apek
R.U.R. (sigla di Rossumovi univerzální roboti, traducibile come “I robot universali di Rossum”) è un dramma utopico fantascientifico in tre atti del ceco Karel ?apek  (1890-1938) pubblicato nel 1920 e messo in scena al Teatro nazionale di Praga  il 25 gennaio del 1921. In quest’opera per la prima volta compare il termine robot, che viene inventato derivandolo dalla parola ceca robota (“lavoro”). In seguito, il fortunatissimo termine robot prese ad indicare soprattutto organismi meccanici, mentre i robot di ?apek sono in realtà “replicanti”, cioè umanoidi organici prodotti da quella che in seguito si sarebbe definita ingegneria genetica, malgrado la procedura di costruzione degli androidi di Rossum appaia descritta in termini piuttosto anacronistici: si parla di macchine per impastare e di tini per il trattamento di protoplasma chimico.I robot, costituiti interamente da materia organica e simili agli esseri umani, vengono costruiti nella fabbrica fondata dal dottor Rossum, ubicata su un’isola sperduta in mezzo all’oceano. L’utopia di Domin, l’incauto demiurgo della Rossum, è di liberare l’umanità dalla schiavitù della fatica fisica. Ma gli effetti sono catastrofici, l’umanità reagisce male, affonda nel vizio e nell’indolenza, e le nascite iniziano a calare in modo preoccupante. I robot, ormai diffusi in tutto il mondo, iniziano a ribellarsi ai loro creatori e a sterminarli. Quando la moglie di Domin, con intuito e determinazione tutti femminili, distrugge i manoscritti che contengono le istruzioni per la fabbricazione degli androidi, è ormai tardi: i robot hanno ormai conquistato la Terra, e i più evoluti di essi hanno scoperto (e sembrano gradire) il modo in cui si riproducono gli esseri umani. Fonte: Wikipedia

Vedi box: Le macchine pensano come noi?

IL LESSICO DELLA ROBOTICA
Automa
Gli automi sono delle macchine capaci di agire in maniera autonoma. Il termine deriva dal greco automatos, che significa spontaneo, semovente. Pare che il primo a utilizzarlo sia stato Aristotele (IV sec. a.C).per indicare le marionette. In età ellenistica, comunque, per automi si intendevano i primi congegni meccanici e idraulici dotati di movimento indipendente; più in generale, gli automi venivano concepiti come giocattoli o come strumenti per dimostrazioni scientifiche. L’isola di Rodi era rinomata per i suoi automi.
Il temine può essere usato con significati diversi. Può essere usato come sinonimo di robot o di androide. 

Robot
Nel linguaggio comune, un robot è un’apparecchiatura artificiale che compie determinate azioni in base ai comandi che gli vengono dati e alle sue funzioni, sia in base ad una supervisione diretta dell’uomo, sia autonomamente basandosi su linee guida generali, magari usando processi di intelligenza artificiale; questi compiti tipicamente dovrebbero essere eseguiti al fine di sostituire o coadiuvare l’uomo, come ad esempio nella fabbricazione, costruzione, manipolazione di materiali pesanti e pericolosi, o in ambienti proibitivi o non compatibili con la condizione umana o semplicemente per liberare l’uomo da impegni.
In alternativa, il termine robot viene usato per indicare un essere artificiale, che replichi e somigli ad un animale (reale o immaginario) o ad un uomo. Il termine ha finito per essere applicato a molte macchine che sostituiscono direttamente un umano o un animale, nel lavoro o nel gioco.

I Bot
In ambito informatico i bot (abbreviazione di robot) sono dei software che, accedendo alla Rete e sfruttando gli stessi canali utilizzati da utenti in carne e ossa, sono in grado di svolgere i compiti più vari in maniera completamente autonoma. Quando si parla di bot, oggi ci si riferisce a dei veri e propri algoritmi di intelligenza artificiale in grado di analizzare e comprendere – in maniera più o meno esatta – il linguaggio di utenti in carne e ossa che interagiscono con loro. Capacità che migliorano in maniera incrementale grazie al machine learning: i bot sono in grado di apprendere dai loro errori e, soprattutto, dalle loro interazione con persone reali. Ciò permette loro di migliorare le loro capacità di analisi del linguaggio umano e fornire, così, risposte sempre più puntuali ed esatte.

Androide
Un androide è un robot dall’aspetto umano, un automa dotato di intelligenza artificiale in grado di interagire con l’uomo, quasi come fosse un suo simile.
La parola androide deriva dal greco andròs, uomo, e dal suffisso eidos che significa forma. Il primo a utilizzarla pare sia stato il filosofo tedesco Alberto Magno, nella seconda metà del tredicesimo secolo. Proprio a lui i cantori medievali attribuivano la costruzione di un fantoccio di metallo capace di predire il futuro. Oggi, quando parliamo di androidi, ci riferiamo sostanzialmente a robot umanoidi in grado di replicare alcuni tratti caratteristici degli esseri umani, dagli arti flessibili alla capacità di rispondere agli input esterni.

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