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Maledetti dermestidi

Le industrie tessili e i negozi di vendita o stoccaggio di tessuti e pelletterie possono essere soggette all’attacco di numerose specie di insetti distruttori di tessuti e pellami come ad esempio tarme e dermestidi. Cosa fare?

Siamo agli inizi del 2016 e il proprietario di un grande storico magazzino di stoffe e abiti confezionati e maglieria di pregio, posto su tre piani, decide di trasferirsi in una zona meglio servita come viabilità e parcheggi.
Al suo posto subentrerà un negozio di arredamenti sia di designer sia etnici.

La sorpresa
Durante il trasloco di una parte del vestiario (quello destinato al nuovo punto vendita) ci si accorge che alcuni capi in lana, un paio di tappeti di un certo pregio e un divano presentano delle rosure e sono abitati da strani animaletti: alcuni sembrano dei piccoli vermi pelosi, altri delle coccinelle con il dorso marmorizzato. Internet docet e l’ipotesi che si tratti di dermestidi prende corpo. L’ipotesi sarà poi confermata sia dal restauratore dei tappeti sia da me.

I problemi
Si cerca di far chiarezza, e si viene a sapere che da un paio d’anni alcuni maglioni erano stati gettati perché risultavano “mangiati” e si era pensato alle tarme (anche se non si vedevano farfalline volare). Per cui non si era preso alcun provvedimento.
In primo luogo, si decide di far restaurare i tappeti a cui il titolare è affezionato. Il divano o sarà portato in discarica o regalato a chi ne facesse richiesta.
Ma restano due problemi: il primo essere sicuri che i capi di abbigliamento destinati alle “offerte speciali” del nuovo show room non siano contaminati né contaminanti e che anche la merce destinata ad altri canali commerciali dovrà essere esaminata e gettata nel caso presentasse delle anomalie. Il titolare non vuole grane.
Il secondo problema è quello di consegnare il locale al nuovo locatario esente da ospiti indesiderati.

Le soluzioni
Nessun capo sarà portato nella nuova sede se prima non verrà attentamente ispezionato. Tutta l’altra merce sarà anch’essa visionata per poi essere impacchettata e spedita ai compratori. Pazienza se questo comporterà del tempo e un certo danno economico. Per la disinfestazione del “vecchio” locale si opta di affidarla a un consorzio che garantisca una sorta di full service i cui punti salienti saranno:
• Pulizia edile;
• Risistemazione dell’impianto elettrico;
• Revisione dell’impianto di aria condizionata;
• Manutenzione delle porte e finestre (in legno ma già con i doppi vetri);
• Lamatura dei pavimenti che sono in legno, si tratta di parquet di pregio in Rovere di Slavonia (Quercus robur) posato alla fine degli anni ’60;
• Per il pavimento del seminterrato si opta, dopo una lunga discussione, di “coprirlo” con una moquette;
• Rasatura e tinteggiature delle pareti e dei soffitti;
• Ammodernamento dei sanitari;
• Interventi di disinfestazione (eradicanti e di finissaggio);
• Pulizie di fino.
Un punto critico è stato coordinare i lavori e fra i vari punti di discussione quello più acceso è stato: quando fare i trattamenti di disinfestazione, prima, durante o a lavori terminati?
Disinfestare prima era la soluzione più semplice, ma il problema era la sicurezza per gli operai che dopo avrebbero dovuto lavorare negli ambienti trattati. Il durante è stato scartato a priori e il dopo poteva sembrare la soluzione più razionale, ma il rischio di “sporcare” un ambiente in perfette condizioni ha fatto propendere per intervenire “prima” con piccoli interventi di finissaggio a ristrutturazione conclusa.

Risorse tecniche per il trattamento “eradicante”
• Nebulizzatore elettrico;
• Insetticida a base di tetrametrina (PMC);
• Prolunga elettrica:
• DPI: maschera facciale con mono-filtro, tuta in tyvek, guanti, scarpe antisdrucciolo.

Tecnica applicativa, tempi e consumi
Nebulizzazione del PMC diluito al 2% fino ad ottenere una concentrazione media di 4 ppm (4 ml/mc). Tempi 3 h per due operatori con un consumo di 20 l di soluzione d’uso (circa 2 l di PMC concentrato).

Istruzioni applicative
Verificare che tutte le finestre fossero chiuse. Partire dai piani alti a scendere. Nebulizzare iniziando dalla parte più lontana dall’uscita e retrocedendo verso l’uscita. Dirigere il getto sulle superfici soprattutto verso gli zoccolini e le cornici delle porte. A operazione terminata chiudere le porte.
Il trattamento è stato fatto il sabato mattina in modo che trascorressero 36 h dalla fine dei lavori. Un operatore alle 06 del lunedì ha arieggiato tutti i locali e verificato che non ci fossero insetti vivi in giro. Le operazioni di pulizia edile sono iniziate verso le 9:15.
Il lavoro non è stato particolarmente complesso un tecnico spostava il materiale o il poco mobilio rimasto in modo che il getto nebulizzato arrivasse dappertutto.

Risultati
I risultati sono stati all’altezza delle aspettative, non sono stati trovati insetti vivi (né larve né adulti). Restava il dubbio delle uova, visto che si era utilizzato un prodotto praticamente privo di residualità. Comunque, i manutentori, elettricisti, parchettisti e addetti alle pulizie erano stati avvisati di segnalare eventuali presenze sospette (che non ci furono). Ragion per cui i trattamenti di finissaggio si sono limitati a trattare gli zoccolini con una bomboletta a base di transflutrina, ciflutrin, piperonil butossido ed estratto di eucaliptolo.

Commenti e curiosità
Il proprietario dei due stabili e titolare dell’attività commerciale di vestiario e accessori (quali cinture e borse) ha commentato: “Tutto questo macello (in effetti ha usato un altro termine) per quattro coccinelle…! E per giunta nessuno se ne era accorto”.
Un aspetto particolare che mi ha dimostrato quanto impatto può avere la pubblicità è stata l’intenzione di posizionare quegli emettitori “anti tutto” sia nella vecchia sede sia nella nuova, il commento è stato lapidario: “Se li vendono qualche cosa faranno”; e siccome il cliente ha “sempre” ragione l’ufficio acquisti del Consorzio ha provveduto a rifornirsi di tre dozzine di dissuasori/sterminatori (?!) di ospiti indesiderati.
E il divano? Il divano è stato regalato a una signora delle pulizie che si è munita di una bombola uguale a quelle usate per gli zoccolini. La domanda più frequente per non dire l’unica è stata: “Ma da dove sono arrivati?”. Le prime volte le mie risposte sono state evasive, ma vista l’insistenza mi sono decisa a dire che probabilmente erano arrivati dai nidi dei piccioni in effetti assai numerosi.

• Rovere di slavonia (Quercus robur)
• Tetrametrina
• Transflutrina
• Formula di struttura spaziale
• Scheda bio-etologica EcoPlan

 

 

 

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