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Piccioni, un problema che vola sopra i nostri tetti (ma non solo)

Alcune ipotesi per risolvere o, quanto meno, tenere sotto controllo la presenza dei piccioni che non si limitano a volare sopra i nostri tetti, ma vi si posano, nidificano, li imbrattano diffondendo in alcuni casi (per non dire spesso) parassiti e batteri

Il problema piccioni è ormai cosmopolita e il rischio sanitario cresce se gli stormi colonizzano il territorio urbano, creando non pochi disagi alle strutture architettoniche e aree sensibili: presidi ospedalieri, nosocomi e case di riposo. Sono in aumento le segnalazioni di zecche in appartamenti virtuosamente ristrutturati nei centri storici delle città.
Una ventina di anni fa furono raccolte, da uno degli autori di questo scritto, ben 54 zecche (Argas reflexus) dal cornicione di un ospedale incaricato in fretta e furia perché il fatto aveva creato scalpore essendo stato riportato da un importante quotidiano torinese. La cosa era resa ancor più grave in quanto il cornicione apparteneva a una finestra del reparto di pediatria. Il problema fu risolto facendo ricorso a un sistema misto: dissuasori plasto-metallici e sistemi elettrostati, più fili ballerini. A proposito di dissuasori segnaliamo, per dovere di cronaca, una interessante novità: si tratta di un dissuasore basculante per volatili in policarbonato PIGEON FREE SYSTEM che gli inglesi definiscono “l’onda invisibile” (the invisible wave) – ce ne occuperemo in dettaglio in una prossima pubblicazione, perché un disinfestatore ha risolto un difficile problema a Bologna -.
Un caso più attuale e pertinente per quanto concerne il territorio (ancora in attesa di risoluzione) è quello di un caseggiato ristrutturato e dotato di un ottimo sistema antipiccione, ben realizzato con dissuasori e con un impianto elettrostatico, in un centro storico di una bella e ricca cittadina lombarda ma, purtroppo, gli appartamenti sono pressoché inabitabili a causa del perdurare di zecche che ormai hanno colonizzato il moderno sottotetto. Gli interventi di disinfestazione hanno ottenuto risultati parziali perché il numero di piccioni che volano intorno a quel caseggiato è alto. Inoltre, la pressione di infestazione ambientale è altissima per il degrado di alcuni caseggiati adiacenti. In tempi, che si sperano brevi, le Autorità locali provvederanno a ridurre la popolazione dei piccioni urbani e a sollecitare i proprietari degli immobili circostanti a quello già ristrutturato, a igienizzare anche i loro sottotetti.
Ci sembra importante segnalare che, nelle discussioni fra tecnici chiamati a formulare delle ipotesi terapeutiche (di fatto le Città in cui questi uccelli sono fuori controllo possono essere definite “ammalate croniche per eccesso di piccioni”), ci ha sorpreso la difficoltà di definire i confini di alcune soluzioni poste sul tavolo di lavoro. L’atto del contendere derivava dal fatto che alcuni colleghi non erano d’accordo sulla necessità di fare una netta distinzione fra gli interventi di allontanamento e quelli tesi a ridurre il numero dei piccioni. Ci sembrava una distinzione lapalissiana, ma è stata fonte di accese discussioni. Pur non avendo raggiunto un accordo, si è sottolineata la necessità di integrare le due linee di pensiero. Ma noi restiamo convinti che i primi si limitano a spostare il problema (fatto indispensabile per certi edifici di valore artistico, sanitario, industriale o abitativo); i secondi hanno l’obiettivo di diminuire la pressione di infestazione “ambientale”.

Divagazione pertinente
Correva l’anno 1934 e un aneddoto con il sapore di leggenda urbana narra che Adolf Hitler convocasse Ferdinand Porche chiedendogli di progettare un’automobile in grado di trasportare comodamente 5 persone (o tre soldati e una mitragliatrice, la Seconda Guerra Mondiale era alle porte) a 100 km/h con un consumo di 7 l di benzina per 100 km (poco più 14 km/l). Sembra che Porche tentasse di sottolineare qualche difficoltà quando l’appena nominato Führer della Germania rincarò la dose dicendo che l’automobile non doveva costare più di 1.000 Reichsmark (lo stipendio medio di un operaio era di 130 Reichsmark). Al che Ferdinand capì che ogni discussione era inutile. Fu così che nacque la VolksWagen typ 1 nota in tutto il mondo come Maggiolino. I soliti ben informati dissero che Porche ebbe a dire, quando ormai il Maggiolino era una realtà, che se non fosse stato il Führer a chiederlo non si sarebbe mai imbarcato in un progetto che riteneva “impossibile”.
Non dico che i Sindaci, gli Assessori e i Direttori sanitari e Provveditori debbano adottare i criteri dittatoriali di hitleriana memoria, ma data l’importanza igienico-sanitaria e di decoro urbano un poco di autorevolezza potrebbe tornare utile.

Soluzioni possibili riguardo al “problema” piccioni
Oggi vi sono numerose soluzioni possibili (vedi box) a nostro parere quasi mai singolarmente in grado di risolvere il problema. Di seguito tre di recente introduzione: la falconeria, le Eco-piccionaie e la Nicarbazina (intesa come principio attivo utilizzato come antifecondativo).

La falconeria (allontanamento)
È indubbio che le Poiane di Harris possano essere utilizzate e ,di fatto, lo sono in più di un presidio ospedaliero: per quanto mi è dato sapere, in numerose realtà sanitarie toscane.
Due parole sulla Poiana di Harris (a volte chiamata in modo altrettanto improprio falco di Harris) il cui nome scientifico è Parabuteo unicinctus.
“È originaria del continente americano (Arizona, Texas e Argentina), la sua lunghezza varia dai 45 ai 58 cm e il peso da 600 a 750 g per il maschio, mentre la femmina oscilla tra i 700 e 1200 g. Il maschio, infatti, come in tutti i rapaci diurni, è più piccolo della femmina. Si è guadagnata il soprannome di falco lupo, poiché risulta l’unico accipitride a vivere in famiglie composte anche da 7/8 individui, (arrivando persino a gruppi di 15/20), e a cacciare in branco; solitamente il maschio, più agile, sferra il primo attacco alla preda ed in seguito viene raggiunto dalla femmina, più grossa e potente, che termina l’azione di caccia” (da Wikipedia). Questa caratteristica di cacciare in branco rende questi rapaci di rara efficacia nell’attaccare le colonie di piccioni allontanandoli dalle aree sensibili. Il punto da tenere presente è che, se non si attua un “calendario del falconiere” adeguato alle necessità, i piccioni ricolonizzano l’area da cui i rapaci li hanno indotti alla fuga.

Le Eco-piccionaie (studio degli stormi e riduzione parziale della popolazione)
L’ipotesi di lavoro nasce dai gattili realtà operative da anni in più di un ospedale e anche nei territori urbani con soddisfazione delle colonie feline, dei cittadini e delle associazioni animaliste.
Quindi perché non realizzare dei “piccionili” (nostro neologismo) dove concentrare i nostri pennuti per poterli curare e tenere sotto controllo attraverso la sterilizzazione farmacologica.
In estrema sintesi le Eco-piccionaie rappresentano:
• un centro nidificazione controllato ove asportare le uova deposte in modo congruo all’etologia dei piccioni;
• un punto di pasturazione razionalmente posizionato ove utilizzare, se ritenuto necessario e in genere lo è, la Nicarbazina;
• la possibilità di effettuare in modo mirato indagini igienico-sanitarie, veterinarie ed entomologiche.
Il posizionamento delle Eco-piccionaie implica un progetto di fattibilità che definisca le caratteristiche della struttura (vedi foto): la sua collocazione, la pianificazione pluriennale della gestione operativa e manutenzione.
Interessante è la soluzione adottata in Francia, e in particolare a Parigi, di aumentare progressivamente il numero delle torri semplificando al massimo la loro gestione. Infatti, molti parigini ormai collaborano attivamente come volontari alla pasturazione mirata dei piccioni, per cui i tecnici si limitano alla sottrazione parziale delle uova.

Controllo farmacologico della riproduzione (riduzione della popolazione)
Una prospettiva razionale e moderna su come tenere sotto controllo le nascite dei piccioni o colombi, che dir si voglia, è rappresentata dalla somministrazione di un farmaco veterinario costituito da chicchi di mais ricoperti di Nicarbazina.
Senza entrare nel merito della materia di carattere prettamente veterinario si riassumono i punti di forza di tale metodica:
• La Nicarbazina è in grado di controllare la coccidiosi dei colombi (patologia gastro-intestinale molto diffusa) rendendoli più resistenti verso altre malattie infettive, quindi più sani;
• Questo p.a. alla dose di 800 ppm è privo di effetti sistemici indesiderati per gli animali trattati;
• L’effetto sterilizzante è reversibile e i piccioni sono in grado di riprendere la loro capacità riproduttiva dopo circa 7 gg.

Conclusioni
Ricordando che non esiste la panacea universale e che una certa diffidenza nei confronti di chi afferma di averne il possesso è legittima, ci limitiamo a sottolineare che i punti focali dell’episodio riportato nella “divagazione pertinente” sono, a parer mio tre:
• Le idee chiare sulle necessità;
• L’indubbia capacità professionale del progettista;
• L’esatta definizione dei limiti economici.
Aggiungeremmo, senza tema di smentita, che il fantastico successo della VolksWagen typ 1 (maggiolino) si basava certamente su un progetto eccellente ma i risultati industriali si sono mantenuti nel tempo con un continuo e costante miglioramento.
Calando quanto detto nel controllo dei piccioni urbani (ma vale per ogni entità infestante) riteniamo che il successo nasca dalla valutazione del problema (anamnesi e diagnosi); nella scelta delle soluzioni (terapia) e nel tempo di guarigione (prognosi). Nel nostro caso si può affermare che ci troviamo, quasi sempre, di fronte a una malattia cronica per cui la terapia dovrebbe essere mantenuta sine die.

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