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Buone Nuove per il Belpaese

L’export italiano è in salute: cresce del 7,4 per cento e tocca quota 448 miliardi di euro

La ripresa non sembra essere più solo un’ipotesi da campagna elettorale; gli effetti di appropriate politiche fiscali, uniti a tassi di sviluppo più rapidi e, senza dubbio, l’impegno della classe imprenditoriale italiana, hanno fatto la differenza, guidando l’Italia verso mercati più ricettivi e sostenendo lo sviluppo delle vendite. Il fatturato nazionale dell’industria, nel 2017, ha avuto un incremento maggiore al cinque per cento (+5,1%); la crescita più elevata degli ultimi anni.
I diversi ambiti di mercato, ovviamente, si comportano in maniera differenziata, anche se, in generale, il portafoglio ordini dell’industria italiana a fine 2017 mostrava un +6,5%, dato che non può che fare ben sperare nella crescita futura. La ripresa, con le opportune cautele, sembra ormai essere diffusa in tutti i settori, dopo una fase iniziale in cui solo i “grandi”, come l’automotive e farmaceutica riuscivano a crescere, mentre gli altri segmenti segnavano il passo.

Cresce il Sud Europa
Il nostro paese è la “testa di serie” dell’Europa meridionale, un’area fortemente penalizzata dalla crisi, come abbiamo visto per la Grecia, per esempio. La penisola iberica e l’Italia hanno fatto registrare crescite positive nel 2017, con il miglioramento dei conti e, soprattutto, un notevole effetto fiducia da parte di mercati sia consumer sia business. I presupposti per una fase di crescita del sud Europa sono tuti presenti, anche se, ovviamente, saranno le politiche economiche e fiscali a fare la differenza, in una situazione ancora così poco chiara per il mercato. La ripresa è partita qualche tempo fa grazie alla dinamica di crescita dei consumi, che hanno potuto svilupparsi a tassi più elevati per effetto di diversi fattori, come il contenimento dell’inflazione e l’incremento del reddito medio. Ma la parte del leone la stanno giocando gli investimenti industriali che crescono in maniera importante, grazie alle politiche di defiscalizzazione degli ultimi anni, come l’iper-ammortamento (250% del bene strumentale) e il super ammortamento (140%). Gli effetti delle politiche fiscali italiane sono ben noti alle aziende del Cleaning, che da qualche tempo hanno visto rinnovarsi la domanda di macchine nuove, mentre calavano le richieste nell’usato o per interventi di manutenzione straordinaria per macchine “bollite”, ormai arrivate a fine ciclo.

Cleaning: Un Miliardo e 645 Milioni a fine 2016
Il valore del mercato, includendo tutte le categorie di prodotto e le vendite in Italia e all’estero, a fine 2016 era pari a 1.645.148.792 Euro, in crescita del 2,3% rispetto al 2015, che aveva fatto registrare 1.608.155.604. Lo sviluppo era guidato dalle vendite nazionali, che crescevano del +3,4%, mentre all’estero lo sviluppo è stato inferiore (+1,4%).
Le esportazioni, in ogni caso, già nel 2015 rappresentavano il 61,7% del totale del mercato – nel 2016 il 62,1% – con una dinamica di crescita sostenuta da molti anni, che ha conosciuto una fase di espansione più marcata, a partire dal 2010. Gli effetti della crisi, nel Cleaning ma anche più in generale, si sono fatti sentire soprattutto sul mercato interno con contrazioni nella domanda, difficoltà finanziarie e massiccio ricorso all’accanimento terapeutico su macchine decisamente oltre i limiti della propria resistenza. Nel corso del 2016, invece, come abbiamo visto è stato proprio il mercato nazionale a guidare la crescita, con livelli di saturazione crescente all’estero ma, soprattutto, con il ritorno agli investimenti in nuovi fattori produttivi per il comparto del Cleaning, dovuto alle politiche fiscali italiane, di cui abbiamo già parlato.
Il nostro paese gode di un buon posizionamento, sia nell’ambito della meccanica, quindi per macchine e attrezzature, sia per l’importante comparto della carta, che vede l’Italia e la Germania combattersi la leadership come primo paese per produzione in Europa. Teste di serie nel Cleaning 2016 si conferma la Carta, con il 33,5% del mercato, pari a circa 552 milioni e le Macchine, che con circa 519 milioni coprono il 31,5% del mercato. Segue la chimica, che porta a casa un 12,7%, con 209 milioni e gli “Altri Prodotti”, con 181 milioni e l’undici per cento.

Di fatto è stata proprio la carta a mantenere e sviluppare le esportazioni nel corso del 2016: la quota di esportazione è andata crescendo, nel 2016, dal 52,5% al 53,2%. In tutti gli altri ambiti del Cleaning, con l’eccezione dei Chimici (+0,33%), le esportazioni sono state inferiori al 2015, anche se di misura (da -0,61% per “Accessori + Ricambi Macchine” a -3,5% per gli “Altri Prodotti”).

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