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L’importanza del contratto

Cari lettori nello scrivere i miei “Disinfestastorie” a volte mi chiedo come saranno interpretati (posto che siano letti, ma la speranza è l’ultima Dea, per cui spero che qualcuno li legga); ma una lettrice c’è ed è mia moglie che da anni rivede e corregge i miei scritti. Orbene quando mi riporta il testo corretto io capisco dal suo viso se, a suo giudizio, i concetti sono sufficientemente comprensibili. A volte mi dice: “io lo riscriverei”, ma è anche capitato che dicesse: “…riscrivilo!”. Fra “un” condizionale e “un” imperativo c’è un abisso, in genere ubbidisco, ma in certe occasioni faccio resistenza perché la fumosità dell’enunciato fa parte delle cose che metto sul tavolo come spunto di riflessione. Quanto segue ne è un esempio e trae spunto dalla lettura critica della UNI EN 16636 del marzo 2015 e da “polemista” quale sono mi si è accesa una lampadina che mi ha fatto pensare alla differenza fra precisione e chiarezza (vedi l’esempio in calce). Il perché sottolineo l’importanza fra questi due termini nasce dal fatto che ritengo essenziale, inderogabile che le nostre offerte e i nostri contratti siano chiari per due ragioni fondamentali. La prima è che i nostri clienti debbano sapere cosa comperano, quanto costa, come devono pagare, ecc. ecc. La seconda è che la ditta di servizi si tuteli dalle possibili attribuzioni di responsabilità basate su enunciati che possano ritorcersi contro chi le ha scritte. Ad esempio dopo aver letto con attenzione la UNI 16636 non ho potuto concludere che è assai precisa (naturalmente non sono totalmente d’accordo ma questo è umano e un poco caratteriale, sopportatemi), ma ho qualche dubbio sulla sua chiarezza per un Giudice chiamato e emettere una sentenza di risarcimento danni dovuto a un servizio di disinfestazione in cui la parte lesa (il Cliente) sottolinei le sue ragioni con l’aggravante che la ditta che vanta di seguire la UNI citata non la applichi (anche solo parzialmente). È accaduto. Cercherò di esprimere più chiaramente il mio pensiero in un prossimo articolo e chiudo riportando un incitamento tratto dal discorso che fece un fisico in occasione del suo conferimento del premio Nobel per la fisica (1965): “dovremmo sforzarci di essere razionali e guardare in faccia la realtà, senza farci distrarre, ci sono abbastanza problemi nelle cose reali…”. Ho il dubbio che alcune certificazioni siano più una griffe che una reale applicazione di regole sostanziali, ma probabilmente non riesco a cogliere il nocciolo della questione.

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