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L’uso degli insetti benèfici (parassitoidi) nella filiera alimentare

Quali sono i plus di questo nuovo approccio di lotta mirata? La parola all’esperto

Premetto che farò l’Avvocato del Diavolo ma ti garantisco che l’utilizzo dei parassitoidi è un argomento assai interessante che merita la massima considerazione, per cui ti chiedo: quali sono i plus di questo nuovo approccio di lotta mirata, anzi super mirata, direi?
Questi insetti benèfici sono utilizzabili nel settore biologico e in quello convenzionale e sono accettati da BRC e IFS e Carrefour. Inoltre, sono sicuri per l’utilizzatore, per Il personale dei clienti e per il consumatore finale. So che tu hai una certa simpatia per la chimica amica, ma è un dato di fatto che un certo segmento di mercato vada verso utilizzo di tecnologie eco-compatibili o “verdi” e i parassitoidi sono visti con molto interesse. Inoltre, nel mercato tedesco il fatto che non contemplino l’uso del PBO è visto molto positivamente e, cosa ancora più importante, non vi sono sviluppi di resistenze.

Non si tratta di avere simpatia per la chimica, ma avendo superato una brutta polmonite grazie agli antibiotici debbo loro della riconoscenza. Credimi, non ha nulla a che vedere con l’uso indiscriminato e spesso ingiustificato di questi farmaci. Ma liberare insetti in un contesto alimentare, non credi che comporti dei rischi per esempio nei filth test?
Per il loro comportamento non si è mai verificato che in tali controlli venissero ritrovati dei parassitoidi e posso aggiungere che una volta eliminati gli insetti bersaglio non si sostituiscono alle loro prede. Scompaiono per inedia, non avendo nessuna fonte alimentare. Dalla Germania vengono forniti dati per cui l’uso degli insetti benèfici risulta anche economico. Pensa che possono essere utilizzati lungo tutta la catena alimentare, come dire dal “grano al pane”. Un dato importante è anche la rivalutazione del personale tecnico chiamato a dare consigli, effettuare monitoraggi scrupolosi e a collaborare con le squadre addette alle pulizie.

Emerge quindi la necessità di un’alta professionalità, per cui quali sono le condizioni per un uso oculato?
Come potrai vedere dallo schema operativo, bisogna in primo luogo fare un riconoscimento esatto dell’infestante, non sono ammessi errori. I monitoraggi contemplano trappolaggi settimanali; spegnimento notturno delle lampade. Una attenta pulizia, quella che tu chiami “entomologica”. Iniziare i lanci quando le temperature sono sopra i 15°C, ripeterli ogni due settimane. Naturalmente i lanci devono essere fatti in modo che i parassitoidi siano vivi e vitali. Nel caso l’infestazione sia mista (ovvero siano presenti più specie infestanti) si devono lanciare più specie di insetti benèfici. Vi sono altre specifiche da rispettare che devono essere valutate caso per caso, per esempio questa pratica è compatibile con l’uso del calore, della confusione sessuale e persino con l’utilizzo mirato di biocidi non residuali.

Tanto per far fede alla premessa che avrei fatto l’Avvocato del Diavolo, ti chiedo: quali sono i minus?
Non vorrei rubarti il mestiere di filosofo della disinfestazione, ma i minus credo non siano del tutto noti, ma questo vale per ogni settore e tecnica applicativa; in ogni caso il principale è che non abbiamo ancora uno spettro di attività completo. Per esempio, il Tribolium resta ancora una tribolazione, ma la ricerca continua (§). Gli altri non sono veri e propri minus perché la necessità di un profilo professionale alto lo ritengo un plus, come la necessità di insistere sulle pulizie, sui monitoraggi entomologicamente corretti e via discorrendo.
Direi che questo primo step è stato sufficientemente esaustivo e di aver riportato il più fedelmente possibile le tue risposte, ma aspettandomi di avere un resoconto di una o più applicazioni affinché questa pratica si diffonda nella maniera più corretta avrai modo di correggermi o di fare gli approfondimenti del caso. Mi piace concludere con un mio vecchio motto: “chi ha detto che fare il disinfestatore sia facile?”

(§) Novità dell’ultima ora: nel frattempo si sono verificati alcuni cambiamenti per il tribolium è uscito un predatore, che stiamo testando in aree meridionali, si chiama Xilocoris flavipes. Inoltre, sono aumentate le catene della grande distribuzione che accettano i parassitoidi in Germania e Francia.

Clicca qui per visualizzare lo Schema dei parassiti

PARASSITOIDI E LOTTA INTEGRATA

Premesse storiche
Scartabellando nella biblioteca di famiglia alla ricerca di notizie sui parassitoidi è emerso che le prime applicazioni di questa tecnica (poi chiamata lotta biologica) risalivano al 1906 ad opera del prof. Antonio Berlese. In un altro testo era addirittura menzionato René-Antoine Ferchault de Réaumur (uno dei più grandi fisici del XVIII secolo appassionato di entomologia e di apicultura) di cui però non sono riuscita a recuperare dati circostanziati, se li troverò o se qualcuno mi aiuterà ve ne darò notizia. L’importanza dell’argomento presuppone di parlarne in un prossimo futuro.
Berlese scoprì una vespa che fu poi chiamata Prospaltella berlesei, imenottero calcidoide della famiglia degli Afelinidi originaria del Giappone ma presente anche nel Nord America, era capace di uccidere la Diaspis (Pseudaulacaspis) pentagona (una cocciniglia che creava notevoli danni alla coltivazione dei gelsi, allora molto importante per l’allevamento dei bachi da seta). Un’altra tappa importante della lotta biologica fu l’utilizzo dell’Aphelinus mali (imenottero calcidide originario dell’America acclimatato in Italia nel 1923 da Giacomo del Guercio (1846-1937) nel contro l’Eryosoma lanigerum (pidocchio sanguigno del melo).

Parassitoidi, iperparassitoidi e predatori
Gli insetti entomofagi, ovvero quelli che si nutrono di altri insetti ma, in alcuni casi, di altri artopodi, si possono suddividere in:
Predatori: in genere sono veloci, cacciano attivamente e sono mobili e assai voraci, in grado di alimentarsi di molte prede allo stadio di larva e di adulto (in alcuni casi anche della loro stessa specie).
Parassitoidi: vivono a spese di un solo individuo/vittima instaurandovi complessi rapporti anatomici e fisiologici fino a portarlo a morte.
Iperparassitoidi: attaccano i parassitoidi.
Gli entomofagi possono essere classificati a seconda dello stadio vitale preferito e si distinguono in:
• Oofagi: predano o parassitizzano le uova
• Larvali: predano o parassitizzano le larve
• Pupali: predano o parassitizzano le pupe o crisalidi
• NB: vi sono anche entomofagi che predano o parassitizzano lo stadio adulto.
Tre i potenziali punti critici dei parassitoidi nella filiera alimentare: il primo è che si immettono entità biologiche in un sistema che dovrebbe essere quasi azoico; vero è che i test effettuati dimostrano che il loro comportamento è tale da non creare rischi per le derrate alimentari, i lanci di quelli che potremmo anche definire insetti antagonisi si effettuano quando i parassiti sono già presenti, ma va detto che se la prevenzione funzionasse non si porrebbe nemmeno la necessità di una lotta tradizionale, integrata o biologica che sia; inoltre il lancio ripetuto di parassitoidi e il perdurare del binomio parassiti-parassitoidi potrebbe richiamare la presenza di iperparassitoidi. Naturalmente è un caso assai remoto conseguente a tecniche applicative errate. Proseguendo nella disamina i parassitoidi (o entomoparassiti) possono essere suddivisi in:
• Ectofagi: se si alimentano rimanendo all’esterno del corpo della vittima (in termini evolutivi vengono considerati i più primitivi)
• Endofagi: se si sviluppano all’interno del corpo della vittima
• Solitari: se per ogni ospite si evolve un solo individuo
• Gregari: se per un solo ospite si sviluppano più individui.
Non entro nella classificazione entomologica degli insetti entomofagi ricordando i coccinellidi come esempi di predatori e gli imenotteri come esempio di parassitoide, mentre per gli iperparassitoidi la specie a me più nota è Eupelmus urozonus (Imenottero Calcidoide) che attacca indifferentemente la larva della mosca delle olive (Bactrocera oleaeo alias Daucus oleae) eventuali parassitoidi (Pnigalio mediterraneus, Eurytoma martellii, Opius concolor). Molto rassicurante è che non abbia trovato esempi di iperparassitoidismo nelle specie utilizzate nella lotta biologica nella filiera alimentare.
Accenno brevemente a come i parassitoidi localizzino le loro prede. Possono essere guidati dagli odori e feromoni emessi dalle future vittime o dalle loro feci (cairomoni). In agricoltura sembra che siano addirittura le piante sotto attacco dei parassiti a emettere odori che fungono da richiamo agli insetti entomofagi (che alcuni chiamano antagonisti) dette sostanze SOS o a sostanze, comunque volatili, a effetto cairomonale.

Lotta integrata
Una esauriente definizione della lotta integrata a parer mio è “l’attenta considerazione di tutti i metodi di difesa antiparassitaria disponibili e la conseguente interazione di tutte le misure appropriate, volte a limitare il più possibile lo sviluppo di organismi nocivi e che mantengano l’uso di PMC, Biocidi e Fitofarmaci e altre forme di intervento a livelli che siano giustificati in termini igienici, sanitari, economici, minimizzando i rischi per la Salute e l’Ambiente”.

Un’utile precisazione
Direi che è prematuro trarre delle conclusioni, sicuramente la lotta biologica è uno strumento che assumerà sempre maggior importanza nel nostro mondo. Colgo l’occasione per chiedere venia per i tanti nomi scientifici utilizzati, ma la lotta biologica presuppone un rigore di monitoraggi e di identificazione a cui bisognerà adeguarsi.

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