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Le lavasciuga pavimenti guadagnano (ancora) terreno

Sulla scia del 2016, il fatturato 2017 delle lavasciuga pavimenti si chiude con una crescita totale del +7% sommando Italia ed estero. Per produttori e dealer si tratta di risultati che ripagano la costante capacità di rinnovamento e gli investimenti in ricerca e sviluppo

Pollice in su per lo stato dell’arte del Cleaning in generale (cresciuto nel 2017 del 5% in termini di fatturato) e del comparto macchine, in particolare, con un fatturato salito di 6 punti percentuali rispetto al 2016. A confermarlo i dati 2016-2017, diffusi da AfidampFAB nell’indagine annuale sui fabbricanti del settore pulizie. Gli incrementi registrati, scattano la fotografia a un articolato mondo di imprese, attive in tutti i settori del Cleaning, che producono fatturato e generano lavoro. Le variazioni del giro d’affari 2017 su 2016, a eccezion fatta per i prodotti chimici (-0,4%), oscillano tra +2% e +6% (per i segmenti attrezzature, fibre/panni, carta e macchine), con punte di +11% (toccato da altri prodotti) e +15% (raggiunto da accessori e ricambi macchine).


In questo quadro, anche il segmento delle lavasciuga pavimenti si aggiudica un +7% (2017 vs 2016) sul fatturato totale (Italia+export) che tocca quota 181.194.123 euro (contro i 169,4 milioni del 2016). Di questi, 51.008.809 euro arrivano dal mercato italiano (+8%), e 130.185.314 euro dal mercato estero (+7%). Un trend positivo che segue la scia del 2016, considerato l’anno felix delle lavasciuga pavimenti, che aveva fatto registrare una performance da +26% nelle vendite e incassi da 47.328.184 euro solo nella nostra Penisola. Le esportazioni, invece, che nel 2017 rappresentano il 72% della produzione, sono cresciute meno del mercato interno, facendo registrare un +7%, per un valore di 130.185.314 euro. Segno più anche per il totale delle macchine vendute che passano da 95.194 del 2016 a 99.600 nel 2017. Ciò dimostra la “tenuta” delle lavasciuga pavimenti, macchine che, negli ultimi anni, stanno ricompensando produttori e dealer per gli sforzi profusi in termini di lavoro di squadra, investimenti nel campo dell’innovazione e sviluppo commerciale.

Tecnologia e green cleaning
È la “qualità continua” la formula del successo. A sottolinearlo Gabriella Bianco, Communication & Marketing manager di IPC: «Quello delle lavasciuga è, per il nostro Gruppo, un mercato molto importante e il 2017 è stato un anno particolarmente interessante, che si è chiuso con un notevole incremento. IPC ha fatto degli investimenti sensibili per rinnovare la gamma delle lavasciuga introducendo 2 modelli di lavasciuga uomo a terra la CT51 e CT71. Queste macchine sono caratterizzate da numerose innovazioni tecnologiche che le hanno rese più intuitive, modulari – grazie alle spazzole intercambiabili – e assolutamente ecosostenibili, perché orientate alla riduzione dei consumi. I primi 6 mesi del 2018 stanno confermando un andamento assai positivo e sembra dirci che stiamo lavorando nella direzione giusta».

Per Giancarlo Ruffo, AD di Comac e presidente del Gruppo Ruffo: «I risultati conseguiti lo scorso anno in termini di incremento di fatturato e vendite sono stati assai soddisfacenti: ancora una volta è stato riconosciuto e apprezzato il grande sforzo compiuto dall’azienda sul piano della ricerca e dell’innovazione, con la produzione di nuovi modelli, sia uomo a bordo che uomo a terra, sempre più performanti e proiettati al green cleaning. Il mercato interno e quello internazionale hanno dimostrato di apprezzare l’ampia offerta di macchine lavasciuga pavimenti e la nostra costante capacità di rinnovamento della gamma per andare sempre incontro alle esigenze della clientela. La domanda di lavasciuga è sostenuta in Italia soprattutto dalla Gdo e dall’ambito sanitario e ospedaliero. Qualche segnale interessante sta giungendo pure dalla PA, con l’applicazione dei CAM, in funzione della sostenibilità ambientale, anche se occorrerà ancora attendere altro tempo per veder maturare decisamente le istanze del green cleaning in Italia». Sul tema della sostenibilità ambientale, ma anche della qualità, dell’affidabilità e della digitalizzazione, considerate le grandi “sfide” del cleaning, si sofferma anche Nico Trotta, Marketing Manager di Kärcher Italia: «La sostenibilità ambientale è una grande responsabilità ma in realtà anche una fonte di risparmio, se inquadrata dal punto di vista del corretto utilizzo delle risorse energetiche e della riduzione degli sprechi. Qualità e affidabilità, inoltre, sono senza dubbio elementi irrinunciabili in un settore in cui è necessario garantire un risultato perfetto e limitare al massimo i fermi macchina. Imprescindibile anche la digitalizzazione, oggi già una realtà, che renderà via via il settore del cleaning più organizzato, attraverso software e tecnologie che agevoleranno organizzazione e pianificazione del lavoro, con grande efficienza in termini di tempo e risorse economiche. Kärcher, da oltre 80 anni, lavora senza esitazione per perfezionare anno dopo anno le soluzioni e offrire alla clientela prodotti realmente in grado di risolvere con efficacia qualsiasi problematica ed esigenza nel mondo del cleaning. Un dato? Il 90% della nostra attuale offerta è composta da prodotti lanciati dopo il 2013, con un rinnovamento di gamma che è continuo. L’innovazione non è una scelta ma una filosofia».

Capitale umano e brand awareness
Quando si parla di utili, si parla anche di squadra con il senso della sfida. Per Gian Paolo Accadia, Direttore Generale di Adiatek: «L’andamento positivo, nel nostro caso, è stato generato dall’inserimento del nuovo Direttore Commerciale che ha iniziato a dare i frutti sperati. La riorganizzazione della funzione commerciale, interna ed esterna, ha creato valore aggiunto. Contiamo perciò di crescere ancora tanto e affermare la nostra presenza in tanti nuovi Paesi. Nel frattempo il “bilancio” dell’anno trascorso e dei primi mesi del 2018 lasciano ben sperare. Il 2017 ci ha restituito una crescita del fatturato dell’11,5% sul 2016 e del 25,5% sul 2015. Nei primi 5 mesi del 2018, il trend di crescita è stato ancora più alto con il 19,5% di fatturato e il 25% sul numero di macchine prodotte e vendute. Già lo scorso anno avevamo superato le 6.000 macchine annue e speriamo di replicare anche nel 2018». Sull’importanza di creare sinergie, stabilendo obiettivi comuni, si sofferma anche Lindhaus, Presidente Lindhaus: «L’andamento dei mercati è quasi sempre legato all’attività e alla determinazione degli importatori di riferimento: se ci credono e hanno risorse finanziarie per fare business, hanno risultati. L’attività di marketing Lindhaus a supporto dei distributori è continua, ma non può essere capillare come dovrebbe essere la loro».

A sintetizzare il concetto di brand awareness, il parametro che indica quanto un marchio e i suoi prodotti o servizi sono conosciuti e riconosciuti nella mente dei consumatori/fruitori, è Giancarlo Ruffo, AD di Comac: «ll successo delle nostre lavasciuga è frutto di un fortunato mix di elementi: affidabilità di un marchio dalla lunga storia, che non ha mai tradito le aspettative dei clienti; costante impegno dell’azienda in ricerca e innovazione, con consistenti investimenti per migliorare la tecnologia delle macchine; ascolto dei bisogni espressi dalla clientela e massimo sforzo nell’assistenza post sales; ottimale rapporto qualità prezzo dei nostri prodotti. Comac ha inoltre investito molto in risorse umane: da qualche mese possiamo contare, per esempio, sull’apporto di dieci nuovi area manager. Si tratta di persone giovani, laureate, motivate, che parlano fluentemente tre lingue».

Il rapporto qualità-prezzo
Le scelte del mercato continuano a essere guidate dal prezzo, soprattutto nel nostro Paese, fermo restando l’importanza della qualità. In Italia, la cifra per l’acquisto di una lavasciuga pavimenti è scesa a -4% (2017 vs 2016), con un prezzo medio, leggermente ridimensionato, di 1.892 contro i 1.963 del 2016. Pressoché stabili, invece, i prezzi del venduto all’estero che, sia nel 2017 sia nel 2016, si sono attestati intorno ai 1.700 euro a pezzo. Sull’argomento Gabriella Bianco di IPC spiega: «La chiave del successo è sicuramente la capacità di innovazione del prodotto, una mission che ormai il nostro brand incarna e alla quale uniamo una flessibilità aziendale che è capace di ascoltare anche il cliente più esigente. IPC è infatti in grado di offrire prodotti tailor-made a prezzi competitivi». Competizione, infatti, significa anche politica dei prezzi, un aspetto di cui parla Dante Rossetti, Responsabile Marketing di Lavorwash: «Siamo soddisfatti, abbiamo chiuso il 2017 con valori in aumento e anche il primo semestre del 2018 ha confermato questi indici positivi. Le ragioni di questo andamento? La ripresa dell’economia e la crescita della zona Euro, la crescita di alcuni dei nostri clienti grazie a prodotti dal grande rapporto qualità-prezzo». Un binomio a cui fa riferimento anche Luca Pedrotti, Direttore Commerciale di Ghibli & Wirbel: «Le versioni S della lavasciuga Round 45 di Ghibli & Wirbel sono un concreto esempio di semplicità nell’utilizzo e dell’ottimo rapporto qualità-prezzo. La linea Simply, con i due prodotti Simply Manual e Simply Driven, presenta tutte le caratteristiche distintive che hanno segnato il successo della sorella maggiore Round 45, declinate in una formula economica e semplificata. Stesso discorso vale per la nostra piccola lavasciuga ultra-compatta Rolly da 7.5 litri che è andata a posizionarsi in una fascia di mercato dove non erano presenti concorrenti. Ciò dimostra gli importanti investimenti, fatti negli ultimi anni, in termini di sviluppo e innovazione di prodotto, che hanno portato a una crescita a doppia cifra, nel 2017 e nel 2018, sia in termini di fatturato che in volumi di produzione».

Cresce l’export tra conferme e nuove rotte
Il mercato internazionale, come quello interno, dimostra apprezzamento nei confronti delle lavasciuga pavimenti made in Italy. Europa, Russia, Asia e Medio Oriente sono tra i Paesi con cui le principali aziende, rivolte alle esportazioni, hanno confermato o stretto nuovi scambi commerciali. A commentare il dato Gabriella Bianco di IPC: «In Russia, l’incremento è stato del doppio sul fatturato del 2016, nonostante l’embargo che penalizza tutte le esportazioni verso questo paese. Anche l’area APAC (sud est asiatico ndr) ci ha dato delle soddisfazioni». Rotte confermate, in parte, anche da Luca Pedrotti di Ghibli & Wirbel: «Abbiamo registrato crescite sia in Europa continentale sia nell’Europa dell’est, in Russia. Qualche contrazione, invece, l’abbiamo riportata nel Middle East, tra Dubai, Emirati Arabi e Arabia Saudita, Paesi dove si è fatta sentire la crisi petrolifera. In ogni caso, più che di un rallentamento in termini di volumi di produzione e di fatturato, si può parlare di stabilità». Per Dante Rossetti, di Lavorwash: «Continuiamo ad avere feedback positivi dai Paesi dove siamo tradizionalmente più forti (Medio Oriente ed Europa meridionale). In generale le esportazioni, se pure con qualche dato di crescita basso, restano per noi un punto fermo e in nessun Paese registriamo segnali negativi». Aggiunge Gian Paolo Accadia di Adiatek: «Il mercato delle nostre lavasciuga è cresciuto del 4% nel mercato interno e del 13% nel mercato estero. Globalmente siamo posizionati con il 22% nel mercato italiano e con il 78% in quello estero, in linea come dall’inizio della nostra entrata nel mercato. Tra i Paesi stranieri in cui registriamo le performance migliori ci sono Francia, Corea, Svizzera e Stati Uniti». Performance interessanti verso i mercati esteri anche secondo Patrick Vangestel, titolare di 4CleanPro: «Fermo restando il trend positivo nel mercato interno, l’estero rappresenta per noi il principale motore di crescita. I mercati più ricettivi e dinamici per le macchine sono quelli del Nord Europa (Benelux, Francia, Scandinavia). Tuttavia anche gli Stati Uniti, una nuova acquisizione del 2018, stanno dimostrando una domanda matura e attenta al valore del prodotto. Negli Stati Uniti stiamo lavorando molto con il private label ovvero con la personalizzazione del prodotto, nel nostro core business». 4CleanPro, infatti, oltre alla produzione a marchio proprio, ha sviluppato una notevole esperienza nel conto terzi per private label, con ampie possibilità di soluzioni personalizzate.
Ma in tema di export, quali sono le nuove rotte commerciali? A spuntarla è l’Africa. A fornirci il suo punto di vista Giancarlo Ruffo, AD di Comac: «Lo scorso anno abbiamo innanzitutto consolidato la nostra presenza in Europa, aprendo – tra l’altro – Comac Francia con sede a Lione, una base strategica da cui distribuiamo le nostre produzioni e forniamo assistenza su tutta la rete distributiva transalpina. A breve apriremo altre filiali europee in Germania, Spagna e Inghilterra. Il 2017 ci ha visto conseguire ottimi risultati nei Paesi del Medio Oriente, specialmente negli Emirati Arabi, ma anche Cina e India sono andate bene. In India, in particolare, stiamo raggiungendo un importante accordo per rilevare le quote associative di uno dei soci della nostra filiale da poco scomparso, con il quale avevamo una joint venture: contiamo perciò di rafforzarci ulteriormente, anche in quel grande Paese sul piano della competitività commerciale. Inoltre, l’anno scorso abbiamo gettato le basi per esportare il nostro marchio e le nostre produzioni anche in Stati africani dai mercati ormai maturi per il grande salto nel cleaning meccanizzato, quali la Nigeria, il Ghana, la Costa d’Avorio e il Sudafrica».

 

I risvolti del protezionismo Statunitense
Abbiamo chiesto se e come gli attuali atteggiamenti protezionistici degli Stati Uniti di Trump e l’introduzione dei dazi commerciali abbiano influito sul settore e quali saranno i risvolti futuri. Per Gabriella Bianco di IPC: «L’approccio americano nei confronti dell’Iran ci ha creato qualche difficoltà nella commercializzazione e sviluppo dei nostri prodotti in questo Paese. Se consideriamo che nel 2016 l’Iran era ripartito molto bene, grazie alla revoca dell’embargo, il freno causato dall’amministrazione Trump ci sta disturbando. In generale, però, le misure del Presidente americano non costituiscono per il nostro gruppo una minaccia poiché il nostro settore merceologico, al momento, non sembra rientrare tra le categorie di prodotto soggette a dazi». Opinione condivisa da Gian Paolo Accadia di Adiatek: «Si tratta di misure macroeconomiche di livello politico che, a mio avviso, riguarderanno solo alcuni macro-prodotti. E comunque, se il nostro prodotto dovesse subire restrizioni siamo già pronti a predisporre un’azienda di produzione negli USA. Personalmente ritengo che queste misure (ancora sulla carta) siano un centesimo del danno che, da un lato, l’Europa ha fatto lasciando entrare a zero condizioni la Cina nel WTO, dall’altro l’Italia ha alimentato adottando in passato scelte politiche sbagliate». A puntualizzare sull’argomento Michele Massaro di Lindhaus: «I dazi commerciali rappresentano oggi un ostacolo per tutte le realtà aziendali. Ma il problema vero arriva da lontano. Già 20 anni fa si sarebbe dovuto fermare il “buonismo” della politica italiana ed europea, fautrici della globalizzazione selvaggia e senza regole. Così facendo, il sistema produttivo occidentale ha subito danni irreparabili. Gli stessi USA sono stati invasi da prodotti cinesi che oggi detengono la quasi totalità del mercato consumer. I cinesi, del resto, hanno imparato le nostre regole (marchi di qualità per fermare i prodotti non sicuri) e le applicano al 100%. Perché noi, che abbiamo inventato le regole sulla sicurezza, accettiamo merci senza omologazioni dalla Cina? Ci sono responsabilità precise di aziende multinazionali che collose con i politici di mezzo mondo fanno in modo che i loro interessi prevalgano su tutto. E a pagarne le conseguenze sono tutti i cittadini: dalla scarsissima qualità e, spesso, tossicità di alcuni prodotti, alla presenza della plastica negli Oceani». Ma quali saranno gli scenari futuri delle politiche di Trump? A fare una previsione è Giancarlo Ruffo, AD di Comac: «È difficile prevedere le conseguenze di un’escalation nella guerra dei dazi commerciali tra USA e UE che danneggerebbe in generale sia l’industria manifatturiera europea sia quella statunitense, dato che la strada dei dazi è sicuramente sbagliata. Si possono ipotizzare, più in generale, ricadute dovute agli aumenti del prezzo di acciaio e lamiere, che certo rappresentano un elemento importante della componentistica delle grosse lavasciuga pavimenti uomo a bordo, ma bisogna riconoscere onestamente che il comparto delle macchine “pesanti” per il professional cleaning – definito dagli americani industrial – non rappresenta certo un mercato di esportazione facile per il made in Italy, dato che operano al suo interno grandi produttori statunitensi, attualmente in grado di monopolizzarlo».

Rivoluzione 4.0: presente o futuro?
In Italia, il Piano Nazionale Industria 4.0, promosso nel 2016 dal Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, ha contribuito a diffondere conoscenza sul tema dell’ammodernamento tecnologico e della digitalizzazione. Molte aziende hanno beneficiato di incentivi per l’acquisito di tecnologie produttive, migliorando così le condizioni di lavoro e aumentando la qualità e la produttività degli impianti. A distanza di due anni dall’avvio del progetto, abbiamo tastato il polso del comparto lavasciuga per capire se e come, l’IoT (Internet of Things), i servizi Cloud, i Big Data, la Cybersecurity, la robotica, l’automazione avanzata, ecc. abbiano penetrato il tessuto aziendale. Ci offre la sua riflessione Giancarlo Ruffo, AD di Comac: «Il Piano Nazionale Industria 4.0 attuato dal Governo rappresenta un grande passo avanti e una preziosa opportunità di crescita per le aziende italiane. In effetti, la decisione delle autorità di governo di dotare il nostro Paese di una politica industriale volta a favorire l’aggiornamento tecnologico e organizzativo delle imprese è stata positiva non solo per i provvedimenti contenuti nel Piano, ma anche per la tempistica scelta. Infatti, dopo anni di difficoltà, il mercato nazionale, a partire dal 2014, era tornato a investire in sistemi di produzione.
Credo che si debba proseguire su questa strada e auspico, perciò, che anche il nuovo Governo agisca in tal senso. Per quanto ci riguarda, abbiamo attuato tutte le azioni connesse agli aspetti dell’iper e super ammortamento, laddove fiscalmente applicabili, così come abbiamo realizzato delle attività di Patent box per la valorizzazione dei beni immateriali, in particolare relativamente a marchi e brevetti». Per Luca Pedrotti di Ghibli & Wirbel: «Abbiamo investito molto con il Piano Calenda 4.0, soprattutto all’interno del ciclo produttivo. Ci siamo soffermati, in particolare, sull’ammodernato di alcuni reparti acquistando macchine che ci permettono di compiere operazioni in maniera più veloce, efficace e intelligente. Attraverso la digitalizzazione delle linee di produzione e l’inserimento di robot computerizzati abbiamo ottenuto un controllo più puntuale ed efficace sia sulla qualità del prodotto, grazie alla possibilità di ispezionarlo prima del suo arrivo sul mercato, sia sull’ottimizzazione di costi e consumi». Il Piano Calenda risulta dunque articolato, se pur non ancora a pieno regime nelle realtà aziendali. Come riporta Michele Massaro di Lindhaus: «Non tutte le attrezzature di cui abbiamo bisogno rientrano nel Piano. Abbiamo usufruito di incentivi in Ricerca e Sviluppo e di super ammortamenti per i macchinari. Tra le tecnologie abilitanti attuate ci sono macchine e strumentazioni di controllo in rete. Dov’è possibile automatizzare, Lindhaus e Rotafil (azienda costruttrice di motori elettrici) si attivano in modo costante. Negli ultimi anni stiamo puntando alle automazioni intelligenti con settaggi automatici, ai controlli qualità al 100% della produzione integrati nelle linee produttive, alle strumentazioni fine linea in grado di fornire statistiche e alla totale tracciabilità del prodotto». C’è dunque aria di rinnovamento, come evidenziato anche da Patrick Vangestel di 4CleanPro: «Non abbiamo usufruito del Piano Calenda, ma in tema di innovazione, stiamo cominciando a studiare una nuova linea, modificando un impianto già esistente provvisto di una produzione molto manuale. Puntiamo a una nuova catena di montaggio provvista di attrezzatura specifica. L’obiettivo è incrementare la produttività sui numeri prodotti al giorno/mese, mantenendo lo stesso personale. Ci siamo affidati a un pool esterno di esperti. Hanno già fatto lo studio di fattibilità e ora siamo alla fase di realizzazione di questa nuova linea per raddoppiare la produttività». Aggiunge Gian Paolo Accadia di Adiatek: «Abbiamo iniziato un percorso sulla digitalizzazione dei processi (internet delle cose, cloud, cybersecurity, realtà aumentata e robotica) ma, per nostra politica aziendale, senza usare crediti d’imposta, quindi autofinanziandoci. C’è poi da dire che dalla teoria alla pratica dei progetti ce ne passa. Come Italia, Veneto, Verona scontiamo la mancanza totale o parziale di copertura internet di rete. Sarebbe perciò utile adeguare anzitutto le infrastrutture. Dal canto nostro abbiamo applicato la robotica alla lavasciuga Quartz, realizzata in collaborazione con una grande azienda giapponese del settore. A mio avviso, trascorreranno ancora parecchi anni prima che le lavasciuga, solo robotizzate, possano prendere quote di mercato significative, sia per problematiche d’uso, sia per competitività di prezzo».

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