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Mal comune… Nessun gaudio

Pochi, semplici gesti che potrebbero salvare migliaia di vite. Eppure sono disattesi nella maggior parte degli ospedali di tutto il mondo e proprio dagli operatori sanitari. L’OMS lancia e rilancia ogni anno la sua campagna per il lavaggio delle mani nelle strutture sociosanitarie

Le infezioni correlate all’assistenza sanitaria ( ICA), Ossia quelle infezioni che si verificano in un paziente durante il processo assistenziale in un ospedale o in un’altra struttura sociosanitaria e che non erano manifeste al momento del ricovero, si verificano in tutto il mondo e colpiscono sia i paesi industrializzati, sia quelli in via di sviluppo.
Secondo alcune stime nei paesi industrializzati dal 5 al 10% dei pazienti ricoverati nelle unità di cure per acuti contrae un’infezione;  la proporzione dei pazienti colpiti può superare il 25% nei paesi in via di sviluppo. Negli ambienti ad alto rischio, come le Unità di terapia intensiva, può essere colpito oltre un terzo dei pazienti.

Tutto il mondo è paese
Negli Stati Uniti le infezioni correlate all’assistenza sanitaria causano direttamente circa 80.000 decessi ogni anno e 5.000 in Inghilterra. In Messico si ritiene che si verifichino 450.000 casi di infezioni correlate all’assistenza sanitaria ogni anno, provocando 32 decessi ogni 100.000 abitanti.
Secondo ECDC (European Center for Diseases Prevention and Control), in Europa sono circa 4,1 milioni i pazienti che contraggono ogni anno una infezione correlata all’assistenza, circa il 7% dei ricoveri ospedalieri. Il numero dei decessi, come conseguenza diretta di queste infezioni, è di almeno 37 mila all’anno. In Italia, il fenomeno colpisce 700.000 pazienti all’anno e 7.000 sono i decessi causati da queste infezioni.
Si tratta tuttavia di un problema che può essere in molti casi prevenuto con la progressiva diffusione di pratiche sicure: circa il 20-30% delle infezioni nosocomiali, infatti, sono considerate prevenibili da programmi di igiene e di controllo intensivo.

Come si trasmettono i microrganismi durante l’erogazione dell’assistenza?
Il rischio di trasmissione sussiste in ogni momento durante la prestazione sanitaria, specialmente nei pazienti immunocompromessi e/o in presenza di dispositivi invasivi (come il catetere urinario, quello endovenoso, il tubo tracheale eccetera). Gli ospedali e le altre strutture sociosanitarie ospitano contemporaneamente pazienti già infetti e portatori asintomatici di germi patogeni, che possono rappresentare fonte di infezione per altri pazienti e per il personale.
Nella maggior parte dei casi le mani degli operatori sanitari rappresentano la fonte o il veicolo per la trasmissione di microrganismi dalla cute del paziente alle mucose (quali le vie respiratorie) ai siti del corpo normalmente sterili (sangue, liquido cerebrospinale, liquido pleurico eccetera) e ad altri pazienti.
Bisogna tenere presente che, durante l’assistenza al paziente, le mani degli operatori sanitari vengono progressivamente colonizzate da potenziali germi patogeni. In assenza di un’azione per l’igiene delle mani, tanto maggiore è la durata delle procedure assistenziali, tanto maggiore è il grado di contaminazione delle mani.
Tuttavia l’adesione degli operatori sanitari a buone norme igieniche è  molto bassa. Il personale infermieristico e i medici generalmente si lavano le mani meno della metà delle volte che sarebbe necessario. Nelle aree critiche, ove il tempo a disposizione degli operatori è molto limitato e il carico di lavoro è maggiore, l’adesione alle buone pratiche assistenziali può essere anche minore del 10%.

La prevenzione è possibile
Eppure una buona igiene delle mani, il semplice atto di pulirle al momento giusto e nel giusto modo, può salvare parecchie vite.
Pertanto, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha sviluppato delle linee guida, in merito all’igiene delle mani nell’assistenza sanitaria, per supportare le strutture sociosanitarie a indurre e implementare questo comportamento virtuoso.

Nel 2005, nell’ambito del WHO Patient Safety, decretando anche il 5 maggio come giornata mondiale del lavaggio mani, l’OMS ha lanciato la prima Sfida Globale per la Sicurezza del Paziente, dal titolo “Cure pulite sono cure più sicure”, per stimolare l’attenzione e l’azione internazionale sulla questione critica della sicurezza dei pazienti in relazione alle ICA e sul ruolo centrale che esercita l’igiene delle mani da parte degli operatori sanitari nel ridurre tali infezioni. Persistendo il problema, nel 2009, WHO Patient Safety ha lanciato un’estensione di questo programma, “SAVE LIVES: Clean Your Hands”, un’iniziativa che mira a garantire una costante attenzione a livello globale, regionale, nazionale e locale all’igiene delle mani nell’assistenza sanitaria.
Un’iniziativa che individua cinque momenti fondamentali, nel lavaggio delle mani, come chiave per proteggere il paziente, gli operatori e l’ambiente sanitario dalla diffusione di agenti patogeni e quindi ridurre le ICA.

I 5 momenti fondamentali
Occorre che gli operatori sanitari pratichino l’igiene delle mani:
a) prima di toccare un paziente;
b) prima di iniziare una qualunque procedura di pulizia o di asepsi;
c) dopo aver visitato un paziente;
d) dopo aver toccato qualunque oggetto nelle immediate vicinanze del paziente;
e) dopo il contatto con fluidi biologici e secrezioni corporee.

Tecniche di lavaggio
Diversi sono i modi  con cui si possono  lavare le nostre mani e, per ogni tipo di lavaggio, esistono  specifiche modalità ed indicazioni.
Il lavaggio sociale è quello che dovrebbero praticare tutti, medici, infermieri, addetti alla mensa e, non ultimi, gli stessi pazienti.
Permette di allontanare fisicamente lo sporco e la maggior parte della flora transitoria della cute. Andrebbe eseguito dopo ogni contatto con il paziente, a fine e a inizio turno, prima e dopo aver usato i guanti. Spesso non ci si pensa, ma anche gli indumenti, la biancheria del letto, i mobili vicino al letto e altri oggetti nelle immediate vicinanze del malato possono essere contaminati. La durata non dovrebbe essere inferiore ai 40-60 secondi  e si effettua così come mostrato in figura. Spesso si trascura la fase dell’asciugatura, che invece è altrettanto importante; assolutamente da evitare sono gli asciugamani, che invece si ritrovano  ancora oggi in molti reparti, molto meglio utilizzare la carta assorbente. Sarebbe inoltre preferibile utilizzare  rubinetti a gomito o a pedale per evitare l’errore che molti medici compiono ossia avvitare il rubinetto dell’acqua, ricettacolo di germi,con le mani appena lavate, vanificando l’efficacia di tutta la procedura; è buona norma invece utilizzare un fazzoletto anche per chiudere il rubinetto.

Il frizionamento con soluzione alcolica rappresenta un’alternativa più comoda e veloce rispetto al lavaggio con acqua.
Permette di eliminare la flora microbica transitoria e residente.
Andrebbe eseguito prima e dopo il contatto diretto con ogni malato, dopo la rimozione dei guanti non sterili, dopo il contatto con liquidi e le secrezioni corpore e/o in caso di medicazioni delle ferite. Inoltre, cosa che si dimentica spesso di fare, andrebbe eseguito anche  quando, nell’assistere lo stesso malato, si passa da una sede del corpo contaminata a una pulita.
In ogni stanza di ospedale ci dovrebbe essere un dispenser contenente una soluzione idroalcolica al 60-80% di alcol (in genere etanolo o isopropanolo associato a sostanze emollienti e  protettivi per la cute delle mani) sotto forma di gel.
Si esegue come descritto nelle immagini. La durata complessiva è di circa 30-40 secondi fino a completo assorbimento del gel che non richiede l’uso di carta.

Il lavaggio chirurgico rimuove lo sporco, elimina la flora microbica transitoria e riduce notevolmente la carica della flora microbica residente da unghie, mani e avambracci; inibisce la rapida crescita dei microrganismi nell’ambiente caldo-umido all’interno dei guanti. Va effettuato prima dell’intervento chirurgico.
Tenendo sempre le mani più alte dei gomiti ed utilizzando solo il gomito per aprire il rubinetto a leva e per premere la leva del dispenser:
• bagnare mani ed avambracci fino ai gomiti
• distribuire uniformemente il prodotto antisettico
• aggiungere acqua
• strofinare accuratamente mani ed avambracci fino al gomito
• spazzolare le unghie con uno spazzolino monouso sterile (non spazzolare dorso delle mani ed avambracci)
• risciacquare con cura prima le mani e poi gli avambracci
• ripetere l’operazione
• asciugare con telini sterili: deve essere utilizzato un telino per ogni mano e asciugato prima ciascun dito, poi la restante parte della mano, ed infine l’avambraccio fino al gomito, avendo cura di non ripassare dall’avambraccio alla mano.
La procedura decritta deve essere applicata da tutta l’equipe chirurgica rispettando rigorosamente tempi, prodotti e modalità operative La durata raccomandata va tra i 2 e i 5 minuti.

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