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C’è sinergia strategica tra Cleaning professionale e ambiente

Il senso collettivo di responsabilità verso il Pianeta appartiene sempre più all’Italia. Lo dimostrano le realtà produttive del nostro territorio che pianificano la propria strategia di business pensando alla tutela dell’ambiente, oltre che agli utili. Lo sviluppo economico, per le aziende del Cleaning, viaggia parallelamente alla sostenibilità ambientale

Gli investimenti in percorsi di responsabilità e sostenibilità ambientale sono ormai avvertiti come necessari, anche grazie alla spinta dei consumatori, e stanno mettendo radici nelle realtà produttive che vogliono stare sul mercato in maniera più efficace e duratura. A confermarlo, tra gli altri, l’VIII Rapporto sull’impegno sociale delle aziende in Italia, presentato lo scorso giugno a Roma presso il Ministero dello Sviluppo Economico. L’indagine, realizzata dall’Osservatorio Socialis di Errepi Comunicazione, in collaborazione con l’Istituto di ricerche Ixè, è stata condotta su un campione rappresentativo di 400 aziende italiane con più di 80 dipendenti. Il risultato? Sono quasi un miliardo e mezzo (1.412 mld per la precisione) gli euro investiti in azioni di CSR (Corporate Social Responsability) da parte delle aziende italiane che hanno scommesso sul loro ruolo di responsabilità sociale. Cioè il 25% in più rispetto al dato del 2015 (1.122 mld). L’85% delle aziende ha scelto di scommettere sulla CSR (era l’80% nel 2015), un valore quasi doppio, rispetto a quello di sedici anni fa, quando iniziò la rilevazione dell’Osservatorio Socialis. L’attenzione al territorio e alle azioni di riduzione dell’impatto ambientale sono tra gli obiettivi più ambiti. Ciò significa – si legge nel Rapporto – che le aziende che fanno attività di CSR vogliono “contribuire allo sviluppo sostenibile” (35% delle risposte), vogliono essere “responsabili verso le generazioni future” (32%) e vogliono “migliorare i rapporti con le comunità locali” (29%). Dati certamente incoraggianti, che devono però fare i conti con gli obiettivi, ormai stringenti, della nota Agenda 2030 sottoscritta nel 2015 da tutti i Paesi Onu, Italia compresa. Secondo l’economista Enrico Giovannini, già Chief Statistician dell’OCSE (2001-2009), presidente dell’Istat (fino al 2013) e Ministro del Lavoro nel Governo Letta (fino al febbraio del 2014), l’Italia è ancora indietro rispetto ai 17 obiettivi di sviluppo sostenibile e dunque di sostenibilità ambientale, in particolare sulle emissioni inquinanti. Il punto di partenza, secondo l’economista Giovannini, è il salto culturale. Bisogna cioè allargare l’approccio con cui ciascuno di noi affronta le proprie attività e compie le proprie scelte, per tenere conto di tutti gli aspetti dello sviluppo, non solo di quello economico. Ma come affrontano questi temi le realtà italiane del Cleaning professionale?

La carta vincente è l’economia circolare
Una strada percorribile, per andare incontro all’ambiente, è l’economia circolare. Secondo Luca Cocconi, Amministratore Delegato di ARCO Chimica-Arco Chemical Group: «Il nostro Paese deve davvero impegnarsi a stabilire una seria strategia che vada nella direzione del “fare di più e meglio con meno”, definendo obiettivi precisi e monitorando i risultati raggiunti passo dopo passo, per avviare un diverso modello di sviluppo. Per fare ciò è indispensabile che siano coinvolte e rese protagoniste di questo processo tutte le forze sociali, sia pubbliche che private. Naturalmente alle aziende e a noi imprenditori è assegnato un compito primario, tanto difficile e impegnativo, quanto stimolante: quello di affrontare e vincere la sfida dell’economia circolare. Credo che ARCO Chimica, che ha fatto della produzione green la sua mission, abbia nel proprio know how molti elementi vincenti per rappresentare un positivo esempio e un modello di riferimento nel settore italiano del professional Cleaning». Per Fabio Re, Responsabile Commerciale di Polychim: «Indubbiamente occorre trovare strumenti volti a incentivare lo sviluppo della cosidetta economia circolare, una sorta di ritorno al passato nel quale si evitano gli enormi sprechi legati al modello “usa e getta” o “monouso”. Ovviamente occorre lavorare molto anche sulla sensibilità delle persone alla salvaguardia ambientale e alla sostenibilità del nostro Pianeta. Scarsa coscienza ecologica, ignoranza, resistenza al cambiamento sono sicuramente ostacoli allo sviluppo di attività orientate alla green economy. D’altro canto le nuove generazioni che tra pochi anni entreranno nel mondo del lavoro hanno sicuramente una sensibilità maggiore verso tematiche ambientali che porteranno benefici in questa direzione». A esprimere il suo punto di vista anche Dante Rossetti, Responsabile Marketing di Lavorwash: «Come azienda di produzione stiamo da tempo organizzando la produzione cercando di “fare di più e meglio con meno”. Qualche risultato concreto lo abbiamo già ottenuto. Il percorso è comunque lungo e i risultati si vedranno nel medio-lungo periodo. Stiamo pensando allo sviluppo di gamme sempre più green. Devo dire che dove abbiamo già sviluppato dei prodotti la risposta da parte della clientela è stata positiva». Secondo Andrea Loro Piana, titolare di Falpi: «Progettiamo i nostri prodotti affinché il loro ciclo di vita sia il più prolungato possibile e i materiali utilizzati siano utili per rientrare in un ciclo virtuoso di economia circolare una volta esaurita la loro funzione nel mondo del cleaning. Il mondo sta, seppur lentamente, orientandosi verso prodotti durevoli e riciclabili e verso le aziende che sanno comunicare con dati reali e verificabili ciò che affermano: noi siamo tra quelle aziende». Karen Fantini, Responsabile Marketing di Werner & Mertz sottolinea: «Da tempo la nostra azienda si muove in ottica di economia circolare. Basti pensare che Werner & Mertz produce prodotti ecologici dal lontano 1989. Si tratta perciò di una filosofia aziendale che ha portato all’ottenimento della certificazione cradle-to-cradle. Nel nostro stabilimento non solo purifichiamo le acque, ma isoliamo i fanghi residui per reimmetterli nell’ambiente in forma di mattoni. Tale certificazione è frutto di anni di lavoro perché non riguarda solo aspetti produttivi legati alla nostra azienda, ma anche aspetti che entrano nel merito di prodotti che ci vengono forniti. Per esempio, il tipo di inchiostro che usiamo per stampare le nostre etichette non deve contenere ingredienti dannosi per l’ambiente. Ciò dimostra come solo attraverso un approccio sistematico e cooperativo tra i diversi soggetti attivi nelle filiere, dal produttore al fornitore, fino al consumatore finale si può raggiungere un equilibrio uomo-ambiente. L’obiettivo di Werner & Mertz è sostituire pian piano tutti i prodotti tradizionali con prodotti ecologici. Si tratta per noi di un’evoluzione continua». Particolarmente sensibile alle tematiche dell’economia circolare è il settore cartario. Per Attilio Giannasi, Direttore Commerciale di Industrie Celtex: «Industrie Celtex è considerata dal mercato professionale tra le aziende più sostenibili del comparto tissue, dal momento che ha abbracciato i dettami dall’economia circolare sin dalla propria nascita. Puntare sulle energie rinnovabili, investire in cartiere per produrre riciclato premium senza rilascio di fanghi, applicare i principi dell’Industria 4.0 per garantire la sicurezza dei lavoratori e del prodotto sono alla base della filosofia di Industrie Celtex che affonda le proprie radici in una tradizione toscana di carta che ha origine nel 1700». I progetti di economia circolare sono dunque nel core business del segmento carta, come riferito da Francesco Pasquini, Sales & Marketing Director di Lucart AFH: «Nel mondo dei servizi Away From Home, e in particolare nel mercato della carta tissue, il business è stato storicamente caratterizzato da un percorso di economia lineare: approvvigionamento materie prime, trasformazione, distribuzione, utilizzo e smaltimento. Sin dai primi anni ’80 Lucart si differenziò, installando il primo disinchiostratore che consentì la transizione da economia lineare a economia del riciclo, valorizzando i rifiuti differenziati e trasformandoli in un nuovo prodotto finito. Per questo processo industriale Lucart fu la prima azienda italiana del comparto a ottenere la certificazione EU Ecolabel. La vocazione alla sostenibilità tuttavia non si fermò, per Lucart, a quella che viene conosciuta come “re-use economy”, difatti nel corso degli ultimi 10 anni l’Azienda ha approntato un processo industriale che fosse in grado di valorizzare il 100% dei materiali costituenti un rifiuto altrimenti destinato al conferimento in discarica, i cartoni per bevande. Questi packaging sono composti da tre materiali: fibre di cellulosa, alluminio e polietilene. Attraverso un processo industriale unico, Lucart utilizza le fibre di cellulosa per la produzione e trasformazione di prodotti tissue destinati a tutti gli ambiti di utilizzo sia nel mercato Away from Home che nel mercato consumer. L’alluminio e il polietilene, dal 2017, vengono invece utilizzati per la produzione di sistemi di dispensazione dedicati al mercato AFH, riducendo così l’utilizzo di plastiche vergini. La presenza sia di un ciclo biologico (fibre di cellulosa) sia di un ciclo tecnico (alluminio e polietilene) fanno di Lucart Professional EcoNatural il primo e unico esempio di economia circolare nel settore cartario per il mercato AFH».

Riuso e riciclo
L’economia circolare si basa sull’assunto che “niente è rifiuto, tutto può essere trasformato”. In che modo? La risposta è nelle azioni messe in campo da alcune aziende italiane del professional Cleaning. A parere di Denis Scapin, Responsabile Commerciale di TTS Cleaning: «L’utilizzo di materie prime riciclate è un passo importante verso la sostenibilità ambientale: TTS ha scelto di impegnarsi concretamente in questa direzione offrendo una vasta gamma di prodotti certificati PSV – Plastica Seconda Vita dall’Istituto per la Promozione delle Plastiche da Riciclo (IPPR), il cui marchio è garanzia di beni ottenuti con plastica derivante da riciclo. L’ampia offerta di TTS include tantissimi prodotti professionali eco-sostenibili, realizzati con alte percentuali di plastica derivante da riciclo: è possibile scegliere tra diverse linee di carrelli lavaggio e multifunzione, pattumiere per la raccolta dei rifiuti e secchi certificati PSV – Plastica Seconda Vita, contribuendo attivamente a promuovere uno sviluppo sostenibile». Riuso e riciclo sono parole chiave per l’industria della carta. Come riporta Alberico Renzi, direttore commerciale di Paperdi: «La Paperdi sin dalle sue origini (1993) ha inserito in portafoglio una gamma completa di articoli realizzati al 100% con carta riciclata. Questa gamma negli anni è stata sempre più migliorata in termini di grado di bianco, resistenza e packaging tanto che nel 2011 si è riusciti a ottenere un prodotto che, sebbene realizzato con carta completamente riciclata, può venire a contatto con alimenti di tipo secco». Attilio Giannasi di Industrie Celtex commenta: «Il tema mi dà lo spunto per dare un’anteprima al mercato annunciando l’ampliamento di E-Tissue, una linea nata dal genio del nostro Presidente Andrea Bernacchi, che ha saputo rispondere con una produzione improntata al recupero di maceri nobili e riutilizzo degli sfridi di lavorazione del kraft per originare un prodotto ecologico secondo i principi della Blue Economy: alta qualità ‘smell free’ senza rilascio di fanghi. La clientela è stata proprio il principale promotore della linea poiché ha contribuito a realizzare prodotti su misura per i vari mercati europei e internazionali».

Solo energia green
Nell’ottica di una rivoluzione green, l’utilizzo di energie rinnovabili, cresciute a vista d’occhio in giro per il mondo, rappresentano una necessità per ridurre il consumo di fonti fossili, abbattere le emissioni inquinanti e climalteranti, contenere i costi energetici, migliorare l’utilizzo delle infrastrutture e creare economia di scala. Sono diverse le aziende che stanno affrontando investimenti importanti in impianti energeticamente efficienti e autosufficienti. Progettati su misura per ogni stabilimento, gli impianti riescono a recuperare e reimpiegare gran parte dell’energia termica che andrebbe altrimenti dispersa surriscaldando il pianeta. Quel che si ricava è un ritorno sugli investimenti a medio-lungo termine. A confermarlo Matteo Marino, Amministratore Delegato di Kemika: «La nostra azienda ha trasformato le sue centrali termiche per il riscaldamento della fabbrica, la produzione di acqua calda e di vapore, per poter utilizzare fonti rinnovabili. Le centrali termiche della nostra fabbrica sono alimentate attualmente con gusci di nocciole prodotti a pochi chilometri di distanza». A parlare di stabilimenti meno energivori anche Denis Scapin di TTS Cleaning: «TTS ha scelto nel 2010 di rendere energeticamente autonoma la propria sede centrale, evitando l’emissione di circa 110 tonnellate di anidride carbonica all’anno. L’energia solare ricavata permette all’azienda di alimentare giorno dopo giorno l’intero processo di produzione dei tessili, contribuendo concretamente allo sviluppo sostenibile». Esempi virtuosi che si spera facciano decollare presto tutti gli stabilimenti produttivi italiani. Come evidenzia Luca Cocconi di ARCO Chimica-Arco Chemical Group: «I Paesi nordici, che per primi si sono adeguati alle rigide legislazioni ambientali europee, hanno da tempo abbandonato i settori tradizionali, oppure li hanno convertiti, investendo consistenti risorse per innovare tecnologicamente gli impianti e ridurre il loro impatto ambientale. Danimarca, Norvegia, Svezia, Germania e Regno Unito già da parecchi anni hanno imboccato decisamente la strada delle nuove economie manifatturiere, favorevoli all’ambiente. Noi facciamo i conti con tante difficoltà, ma non è detto che la creatività italiana non ci sia, come sempre, d’aiuto per raggiungere nuovi traguardi». Un lavoro serrato e continuo, dunque, sempre più green friendly. Come riferito da Gianni Bergamini, Amministratore Delegato di Spray Team: «Per venire incontro alle richieste della clientela, stiamo progettando macchine a basso impatto ambientale. Si tratta di macchinari a batteria non inquinanti e a basso inquinamento acustico».

Stop agli sprechi
Parlando di detergenza professionale, un’opinione condivisa è la riduzione degli sprechi e l’ottimizzazione nell’utilizzo dei prodotti. Lo sostiene Marco Madella, Business Developer di Bettari Detergenti: «La nostra linea è da anni quella di realizzare prodotti super-concentrati da diluire o la produzione di ricariche con il riutilizzo degli spruzzatori». Dello stesso parere è Marco Accorsi, Responsabile Commerciale di Firma Chimica: «Firma Chimica opera per dare le risposte più innovative a tutte le esigenze di pulizia e igiene: dalla ristorazione alla comunità, dalla sanità all’industria, dalla lavanderia al settore alimentare fino al trattamento acqua di piscine e alla gamma di super concentrati. Un’offerta completata dal “Sistema 360”, considerato il nostro fiore all’occhiello. Il progetto, infatti, è in grado di abbracciare il complesso mondo della pulizia e sanificazione nelle strutture sanitarie e socio-sanitarie rispondendo alle esigenze di contenimento e monitoraggio dei costi pur garantendo un risultato ottimale all’interno delle strutture che ne fanno parte». Per Luca Cocconi di ARCO Chimica-Arco Chemical Group: «Il fatturato green, grazie alle produzioni di detergenti monodose ecologici, che consentono di ridurre considerevolmente imballaggi, bottiglie, taniche e costi di trasporto, è in costante crescita. In questi anni siamo stati molto attenti non solo a creare prodotti sostenibili, ma a stimolare la nostra clientela al loro corretto impiego, mettendo a punto una serie di proposte convogliate in un vero e proprio sistema green. Con le linee Infyniti, Gynius e Aladin, supportate da innovative soluzioni e sistemi di distribuzione altamente tecnologici, ARCO Chimica ha cambiato quasi totalmente la propria metodologia, passando da quello classico a un modo di lavorare finalizzato alla progettazione, produzione e vendita di prodotti green. Ovviamente, la risposta della clientela è stata sempre molto confortante e ha rafforzato la nostra determinazione a proseguire con il massimo impegno in questa direzione». A offrire il proprio punto di vista anche Luigi Rubino, Amministratore Unico di Rubino Chem: «È fondamentale la sinergia tra l’azienda produttrice e l’utilizzatore finale. L’innovazione non riguarda solo il modo di produrre, ma il prodotto stesso e il modo di concepirlo e utilizzarlo in modo che diventi una catena dalla produzione all’utilizzo fino al suo smaltimento. Rubino Chem ha realizzato la gamma di prodotti HiMiX, un modello di prodotto concentrato che permette l’utilizzo razionale dell’acqua evitando sprechi sia a livello di produzione industriale, sia per il consumatore finale che lo utilizza. Il mercato ha risposto molto bene alla nostra proposta, vista la facilità di utilizzo e praticità del prodotto».

Industria 4.0
Restando in tema di utilizzo razionale di risorse, l’innovazione tecnologica, in particolare quella dell’Industria 4.0, riveste un ruolo fondamentale. Ce lo conferma Attilio Giannasi di Industrie Celtex: «Lo sviluppo tecnologico, ottimizzando i processi, eliminando gli sprechi e consentendo riciclo e recupero degli scarti, connette valore, preserva valore e conserva valore. Proprio come espresso nel modello della Blue Economy di Gunter Pauli, Industrie Celtex si orienta alle opportunità e genera sviluppo economico rispondendo ai bisogni delle persone. Il saper far carta di Industrie Celtex unisce i principi della Lean Production (Produzione snella ndr) e dell’Industria 4.0 alla tradizione di Villa Basilica, patria delle cartiere». Per Gianni Bergamini di Spray Team: «Oggi sono diverse le soluzioni dedicate ai clienti per la localizzazione e la comunicazione con le macchine, tuttavia crediamo che in Italia il processo di adeguamento a queste nuove tecnologie possa essere più lento che in altri Paesi». A ribadire il concetto Marco Madella, Business Developer di Bettari Detergenti: «Nonostante ci troviamo alle prime fasi, il futuro è internet e la comunicazione. Al giorno d’oggi i progetti Industria 4.0 vengono implementati in molte aziende e la comunicazione in tempo reale macchinario-ufficio con reportistica acquisisce sempre più importanza nel contesto della fabbrica digitale, soprattutto per quanto riguarda la manutenzione di impianti, il monitoraggio delle funzionalità e della produttività aziendale». Aggiunge Luca Cocconi di ARCO Chimica-Arco Chemical Group: «Oggi più che mai l’interesse degli operatori del professional Cleaning è molto elevato per quanto riguarda l’applicazione dell’Internet of Things (IoT) nei prodotti e nei servizi per la pulizia professionale. Da tempo sono presenti sul mercato prodotti innovativi dotati di tecnologie evolute, per mezzo delle quali è possibile interagire con macchine e attrezzature, conseguendo dati e programmando servizi. Nel mondo del Cleaning professionale, diversi attori cominciano a parlare di sistemi di gestione delle flotte. ARCO Chimica, grazie alla sua software house Intuitive Solutions, ha sviluppato per prima soluzioni altamente innovative nel settore della detergenza, che fanno leva su internet e sulla connettività wifi per inviare report di consumi sulla rete. Ultimo nato è Aladin, il sistema basato su un erogatore e un distributore automatico di detergente di nuova, funzionale ed elegante concezione. Aladin Pack e Aladin GT5 riducono notevolmente l’impatto sull’ambiente e ne calcolano l’effettiva portata attraverso un apposito software. Sempre una specifica applicazione informatica, fa sì che Aladin attui il controllo preventivo del consumo di detergente, con la determinazione del quantitativo necessario allo svolgimento delle operazioni di pulizia e l’assegnazione delle diverse tipologie di prodotto da utilizzare in monodose. Inoltre è possibile effettuare sia il caricamento anticipato dei consumi per ciascun addetto, sia quello preventivo delle monodose che servono per portare a termine le varie operazioni di pulizia programmate». Nel comparto detergenza, l’IoT gioca dunque un ruolo primario, come riportato da Karen Fantini di Werner & Mertz: «All’IoT sta lavorando il nostro marketing internazionale con diversi progetti che presto arriveranno anche in Italia. Per noi, in quanto azienda che produce detergenza, l’innovazione è legata ai sistemi di dosaggio. Non si avrà quindi un impatto sul rapporto uomo-macchina, ma sul servizio offerto alla clientela. Si monitoreranno i consumi e ridurranno gli sprechi. Punteremo quindi sulla semplificazione e sul monitoraggio nell’impiego del prodotto». Un progetto che è già realtà per molte aziende italiane. Come dichiarato da Fabio Re di Polychim: «Per quanto ci riguarda abbiamo delle apparecchiature di dosaggio automatiche, installate su lavatrici industriali, che ci trasmettono via internet dati relativi ai lavaggi effettuati e ai consumi dei prodotti chimici o segnalano eventuali anomalie e la necessità di un intervento di assistenza tecnica». Luigi Rubino di Rubino Chem aggiunge: «Nella nostra azienda la filiera è Smart, abbiamo completamente automatizzato i processi tanto di produzione come di stoccaggio, seguendo quelli che sono i criteri dell’Industria 4.0». Per Dante Rossetti di Lavorwash: «Il nostro è un settore che negli ultimi anni ha fatto degli enormi passi avanti in termini di connettività. Oggi, per esempio, il settore delle lavasciuga è caratterizzato sia da prodotti robotici e autonomi al 100% sia da flotte completamente collegate e tracciate tramite GPS. Grazie all’innovazione tecnologica oggi si riescono a raggiungere risultati operativi impensabili prima, se non tramite grossi investimenti da portare poi sul costo del prodotto».

Ecolabel, più di un marchio
Con i nuovi Criteri Ecolabel UE per i “Servizi di pulizia di ambienti interni”, stabiliti con Decisione (UE) 2018/680 e validità 5 anni, vengono affrontati i principali impatti ambientali legati ai servizi di pulizia. Le aziende certificate Ecolabel UE potranno dimostrare la loro “eco-efficienza” partecipando alle gare degli appalti pubblici “verdi”, i cosiddetti Green public procurement (Gpp). Con l’etichetta europea verrà anche attestato l’impegno delle imprese per il benessere e la sicurezza dei propri dipendenti, dando la garanzia di una riduzione di esposizione alle sostanze tossiche; la priorità sarà data a prodotti per la pulizia con etichette di tipo ISO I (14024) come il marchio Ecolabel UE, Nordic Swan e Blauer Engel. Per le principali aziende del professional Cleaning si tratta di un ulteriore passo avanti verso una certificazione rigorosa e trasparente. Attilio Giannasi di Industrie Celtex commenta: «In merito ai nuovi criteri Ecolabel UE possiamo dire che, per la carta, potrebbero aprirsi, nell’immediato futuro, nuovi scenari e siamo certi che il legislatore ispirato all’economia circolare sappia promuovere best practice». Ne parla anche Alberico Renzi, direttore commerciale di Paperdi: «Una maggiore sensibilizzazione delle imprese che operano nel settore della pulizia industriale non può che favorire aziende come Paperdi che da anni investono in articoli e tecnologie a basso impatto ambientale. Per quel che riguarda il settore della carta tissue sicuramente vi è una sensibilità maggiore che nasce proprio all’interno della filiera dove già i fornitori di cellulosa puntano a perseguire standard produttivi sostenibili sul piano ambientale. Sul piano commerciale non va, poi, trascurato il ruolo della Grande Distribuzione che ha imposto a molti produttori del nostro settore di fornire esclusivamente articoli in possesso di certificazioni di tutela ambientali quali i marchi Ecolabel, ISO 14001, FSC e PEFC». Per Luca Cocconi di ARCO Chimica-Arco Chemical Group: «Siamo preparati – grazie al know-how maturato in tanti anni – a questo ulteriore salto di qualità. I nuovi criteri Ecolabel UE sui detergenti rappresenteranno una sfida impegnativa per gli operatori del settore che – se colta, come mi auguro – li spronerà sul terreno del continuo miglioramento. Infatti, i criteri Ecolabel UE sono spesso utilizzati come criteri di selezione o di aggiudicazione nei capitolati di gara per l’acquisto di prodotti o servizi da parte della PA. In particolare, nel settore dei Servizi di pulizia per gli edifici pubblici, la possibilità di fornire prodotti rispondenti ai criteri stabiliti dall’Ecolabel UE per la detergenza, consente alle aziende di meglio qualificarsi realmente sul terreno della qualità, superando i limiti di una competizione basata solo sul prezzo del servizio offerto». Per Marco Madella di Bettari Detergenti: «Bettari è da sempre attenta alla sostenibilità e alla composizione chimica dei suoi formulati, tanto che questo impegno rientra ormai nella nostra filosofia aziendale. Abbiamo lanciato da pochi mesi la prima parte di una gamma Ecolabel ottenendo dai nostri clienti un discreto successo. Riteniamo che per un’azienda che vuole espandersi all’interno della comunità europea, oltre che in Italia, è fondamentale certificare Ecolabel». Denis Scapin di TTS Cleaning afferma: «TTS ha intrapreso il percorso per il conseguimento della certificazione Ecolabel UE per una serie di prodotti, a garanzia del loro basso impatto sull’ecosistema». Secondo Andrea Loro Piana, titolare di Falpi: «Da anni Falpi è impegnata attivamente nel rendere più sostenibili i processi interni di produzione per poter arrivare a offrire al mercato un prodotto maggiormente compatibile ambientalmente. I nostri prodotti sono certificati Ecolabel o EPD (oggi a listino abbiamo ben più di 200 articoli certificati). Per noi le certificazioni sono la garanzia che ciò che affermiamo nella nostra comunicazione aziendale sono fatti e non parole annoverabili tra le operazioni di greenwashing che, purtroppo, anche nel Cleaning professionale non mancano di certo». Matteo Marino di Kemika aggiunge: «La nuova norma per i servizi di pulizia darà ulteriore impulso all’utilizzo di prodotti a marchio Ecolabel, ma penso anche a quelli rispondenti ad altre normative (come per esempio le norme CAM). Non sappiamo invece quale potrà essere il livello di recepimento della norma da parte delle imprese italiane e quanto sarà utilizzata nei bandi di gara della pubblica amministrazione. Dal canto suo, Kemika ha una gamma completa di prodotti a marchio Ecolabel e più di 70 formulati rispondenti alla norma CAM. Utilizziamo contenitori in plastica trasparente riciclata seconda vita con una percentuale di plastica superiore al 30%». Luigi Rubino di Rubino Chem sottolinea: «Sicuramente è un grande passo avanti da parte dell’Europa per il completamento dell’evoluzione verso un’industria del Cleaning completamente ecosostenibile ed ecocompatibile, a impatto zero sull’ambiente. Il nostro reparto di ricerca sta già lavorando a soluzioni completamente green che arricchiranno la gamma dei prodotti».

Servono coscienza ecologica e lavoro di squadra
Per raggiungere un equilibrio uomo-ambiente serve coscienza ecologica, ma anche un approccio sistematico e cooperativo tra soggetti attivi nelle filiere, dal produttore fino al consumatore. Per le aziende del Cleaning professionale si tratta di aspetti imprescindibili. Come dichiarato da Luca Cocconi di ARCO Chimica-Arco Chemical Group: «Le imprese manifatturiere sono chiamate a riprogettare il proprio sistema produttivo in funzione della sostenibilità ambientale e sociale, sviluppando il massimo rapporto sistematico e cooperativo. Uno sforzo che deve portare questi soggetti, dal produttore al consumatore, a valorizzare la massima sinergia in fase di progettazione degli impianti, dei prodotti, della distribuzione, ma anche per il recupero dei prodotti giunti a fine vita e della materia prima seconda. Serve, in sostanza, un’inedita visione d’impresa in cui il focus sia posto sull’intera filiera e non sull’interesse del singolo attore». Ribadisce il concetto Denis Scapin di TTS Cleaning: «Nell’ottica di uno sviluppo sostenibile è fondamentale che tutti i soggetti attivi nella filiera siano consapevoli dell’impatto che determinate azioni possono avere nei confronti dell’ambiente: la sostenibilità deve divenire un obiettivo comune e guidare le scelte di produttori, rivenditori e consumatori, traducendosi in un impegno concreto. Da sempre TTS si impegna a trasmettere informazioni chiare, precise e complete relative ai prodotti offerti e il loro corretto utilizzo in un’ottica sostenibile, al fine di rendere tutti i soggetti coinvolti protagonisti attivi nella salvaguardia ambientale». Occorre perciò un salto culturale. A riferirlo Fabio Re di Polychim: «Dal 2016 Polychim produce una linea di prodotti conformi ai Criteri Ambientali Minimi composta oggi da oltre 20 referenze. La clientela è interessata ma le vendite sono ancora limitate perché manca di fatto una coscienza ecologica in troppi addetti ai lavori, ancora troppo interessati al costo al litro del prodotto e non al costo complessivo, cioè inclusivo dei costi indiretti legati alla salute, all’ambiente, alla salvaguardia delle superfici trattate». Matteo Marino di Kemika aggiunge: «Sarebbe auspicabile considerare oltre ai singoli materiali utilizzati e alle singole materie prime anche i vari processi produttivi necessari alla loro fabbricazione. Non è escluso che una materia a basso impatto ecologico possa avere processi produttivi inquinanti al punto da vanificare il beneficio nell’utilizzo della stessa. Da questo punto di vista credo che si debba fare ancora molta strada e che le varie aziende non siano ancora in grado di dare risposte concrete che considerino appunto l’intero ciclo produttivo». Per Gianni Bergamini di Spray Team: «La difficoltà maggiore allo sviluppo di processi e attività di green economy sta nel cambiamento che riguarda, necessariamente, non solo la tecnologia, ma anche gli strumenti politici, finanziari, formativi e gli stili di vita delle persone. Occorre promuovere iniziative di sensibilizzazione al consumo e a stili di vita sostenibili, modificando il pensiero globale». Spirito critico anche da parte del segmento tissue. Per Attilio Giannasi di Industrie Celtex: «La filiera della carta professionale coinvolge un indotto di importanti dimensioni: i fornitori scelti da Industrie Celtex, gli agenti e i clienti stessi sposano il desiderio di portare innovazione, sostenibilità e qualità all’utilizzatore finale dell’Away from Home. Questa è la forza che viene riconosciuta dal mercato, essere partner dei portatori di interesse, accompagnare la conoscenza e la formazione lungo la filiera e condividere la cultura aziendale a tutti i livelli». Secondo Alberico Renzi, direttore commerciale di Paperdi: «È fondamentale rafforzare un sistema contributivo che incentivi le imprese a perseguire politiche di tutela ambientale, sul modello dei certificati bianchi implementati per il risparmio energetico. Il primo passo dovrebbe essere quello di obbligare le imprese di una certa dimensione a pubblicare annualmente il “bilancio ambientale” con il quale dare evidenza dei rifiuti e delle emissioni generati e delle modalità di smaltimento-abbattimento degli stessi. Fatto ciò, bisognerebbe implementare un sistema di bonus, sotto forma di crediti d’imposta per tutte quelle imprese che riescono, tra un esercizio e l’altro, a ridurre la quantità di rifiuti-emissioni generate. I bilanci ambientali dovrebbero, inoltre, essere sottoposti a vere e proprie certificazioni a cura di auditor esterni».

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