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L’unione europea all’attacco della plastica

Lo scorso maggio, la Commissione Europea ha illustrato una strategia, nell’ottica dell’economia circolare, secondo cui entro il 2030 tutti gli imballaggi di plastica dovranno poter essere riciclati o riutilizzati. Dovrà anche essere ridotto l’uso di microplastiche

La plastica è un materiale onnipresente nella nostra economia e nella nostra vita quotidiana. L’industria della plastica è molto importante per l’economia europea: materiali leggeri e innovativi nelle automobili o negli aerei consentono di risparmiare carburante e ridurre le emissioni di CO2. materiali di isolamento ad alto rendimento ci aiutano a risparmiare sulle bollette energetiche. Gli imballaggi di plastica garantiscono la sicurezza degli alimenti e riducono i rifiuti alimentari. Quella della plastica è una catena di valore molto complessa e, tuttavia, spesso il modo in cui la plastica è attualmente prodotta, utilizzata e smaltita non permette di godere appieno dei vantaggi che idubbiamente apporta e, anzi, danneggia l’ambiente. I milioni di tonnellate di rifiuti di plastica che finiscono ogni anno negli oceani sono uno dei segnali più evidenti e allarmanti di questi problemi e destano crescente preoccupazione nell’opinione pubblica.
Il problema è stato affrontato dall’Unione Europea, che sin dal 2015 ha adottato un piano d’azione per l’economia circolare, in cui ha individuato la plastica come priorità chiave, impegnandosi a elaborare “una strategia per affrontare le sfide poste dalle materie plastiche in tutte le fasi della catena del valore e tenere conto del loro intero ciclo di vita” (COM 2015.614).
Strategia che è stata lanciata il 16 gennaio scorso con l’obiettivo di proteggere il pianeta e i cittadini e responsabilizzare le imprese. L’intento è modificare il modo in cui i prodotti sono progettati, realizzati, utilizzati e riciclati nei paesi europei, creando nuove opportunità di investimento e nuovi posti di lavoro.  Secondo i nuovi piani, tutti gli imballaggi di plastica sul mercato dell’UE saranno riciclabili entro il 2030, l’utilizzo di sacchetti di plastica monouso sarà ridotto e l’uso intenzionale di microplastiche sarà limitato.

Pratiche poco virtuose
Secondo i dati forniti dalla Commissione Europea, la produzione mondiale di plastica è aumentata di venti volte rispetto agli anni ‘60 del secolo scorso, raggiungendo 322 milioni di tonnellate nel 2015 (con un giro d’affari di 340 miliardi di euro), e nei prossimi 20 anni dovrebbe raddoppiare.
Nell’UE il potenziale di riciclaggio dei rifiuti di plastica è ancora in larga misura non sfruttato. Il riutilizzo e il riciclaggio della plastica a fine vita sono molto bassi, soprattutto rispetto ad altri materiali come la carta, il vetro e il metallo. Ogni anno vengono generati in Europa circa 25,8 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica, di cui meno del 30% sono raccolti a fini di riciclaggio. Una percentuale significativa dei rifiuti raccolti è trattata in paesi terzi, dove possono applicarsi norme ambientali diverse.
Allo stesso tempo, le percentuali di smaltimento in discarica e di incenerimento dei rifiuti di plastica restano elevate (rispettivamente 31% e 39%); inoltre, mentre lo smaltimento in discarica è diminuito negli ultimi dieci anni, l’incenerimento è aumentato. Secondo le stime, l’economia perde il 95% del valore del materiale plastico da imballaggio (ossia tra 70 e 105 miliardi di euro l’anno) dopo un ciclo di primo utilizzo molto breve.
La domanda di plastica riciclata oggi rappresenta solo il 6% circa della domanda di plastica in Europa. Negli ultimi anni il settore del riciclaggio della plastica dell’UE ha risentito dei prezzi bassi delle materie prime e delle incertezze in merito agli sbocchi di mercato. Gli investimenti in nuova capacità di riciclaggio della plastica sono stati frenati dalle prospettive di bassa redditività del settore.
Secondo le stime, la produzione di plastica e l’incenerimento dei rifiuti di plastica generano complessivamente circa 400 milioni di tonnellate di CO2 l’anno. Il maggiore ricorso alla plastica riciclata può ridurre la dipendenza dall’estrazione di combustibili fossili per la produzione di plastica e contenere le emissioni di CO2. Secondo le stime, riciclando i rifiuti di plastica di tutto il mondo si potrebbe conseguire un risparmio energetico annuale pari a 3,5 miliardi di barili di petrolio.

Si stanno sviluppando anche tipi alternativi di materie prime (ad esempio, la plastica biologica o la plastica prodotta da biossido di carbonio o metano), che offrono le stesse funzionalità della plastica tradizionale con un impatto ambientale potenzialmente inferiore, ma al momento rappresentano una piccolissima fetta del mercato. La maggiore diffusione di alternative riconosciute come più sostenibili in base a prove inconfutabili può contribuire anche a ridurre la nostra dipendenza dai combustibili fossili.

La plastica soffoca il pianeta
Grandissime quantità di rifiuti di plastica, generati sia sulla terraferma che in mare, si disperdono nell’ambiente, causando ingenti danni economici e ambientali. A livello mondiale, ogni anno finiscono negli oceani da 5 a 13 milioni di tonnellate di plastica (che rappresentano dall’1,5% al 4% della produzione mondiale di questo materiale). Si stima che la plastica rappresenti oltre l’80% dei rifiuti marini. I residui di plastica sono quindi trasportati dalle correnti marine, talvolta anche per lunghissime distanze, e possono essere trascinati a riva, disgregarsi in microplastica o formare dense aree intrappolate nei gyre oceanici. Secondo l’UNEP, i danni all’ambiente marino a livello mondiale ammontano ad almeno 8 miliardi di USD l’anno.
Nell’UE ogni anno finiscono negli oceani tra 150 000 e 500 000 tonnellate di rifiuti di plastica.

Sono in aumento anche nuove fonti di dispersione della plastica, il che genera ulteriori rischi potenziali per l’ambiente e la salute umana. Per esempio le microplastiche, minuscoli frammenti di plastica di dimensioni inferiori a 5 m, che possono essere direttamente prodotti come tali e utilizzati prevalentemente come esfolianti nei cosmetici, negli scrub e nei dentifrici, o frammenti derivanti dalla disgregazione di rifiuti plastici di dimensioni maggiori come le fibre di poliestere, i sacchetti di plastica e le particelle di polistirene. Le microplastiche si accumulano in mare, dove proprio a causa delle dimensioni ridotte sono facilmente ingerite dalla fauna marina, e possono anche penetrare nella catena alimentare. Studi recenti ne hanno rilevato la presenza nell’aria, nell’acqua potabile e in alimenti come il sale o il miele, e non si sa ancora nulla circa il loro impatto sulla salute umana.
In totale, si stima che ogni anno nell’UE finiscono nell’ambiente tra 75 000 e 300 000 tonnellate di microplastica.
È quindi necessario, secondo l’UE, orientarsi verso un’economia della plastica più sostenibile, perciò occorre che i paesi europei investano, secondo una compartecipata visione strategica, nell’economia “circolare” della plastica, cercando soluzioni innovative e coinvolgendo tutti gli attori della catena del valore della plastica, a partire dai produttori e dai progettisti fino ai marchi, ai rivenditori e alle imprese di riciclaggio.

Ripensare l’economia della plastica
Occorre ripensare la catena del valore della plastica, in modo tale che produzione e progettazione rispettino pienamente le esigenze di riutilizzo, riparazione e riciclaggio, per ridurre le emissioni di gas effetto serra. Pertanto l’UE raccomanda, tra l’altro che:

  • Entro il 2030, si arrivi alla riutilizzabilità o alla possibilità di riciclaggio in modo efficace sotto il profilo dei costi di tutti gli imballaggi di plastica immessi sul mercato dell’UE.
  • Entro il 2030, si realizzi il riciclaggio di oltre la metà dei rifiuti di plastica generati in Europa; si conseguano livelli molto elevati di raccolta differenziata dei rifiuti di plastica.
  • Entro il 2030, si quadruplichi la capacità di selezione dei rifiuti e di riciclaggio rispetto al 2015, con conseguente creazione di 200 000 posti di lavoro in tutta Europa.
  • Si arrivi, gradualmente, alla cessazione dell’esportazione dei rifiuti di plastica per i quali la raccolta differenziata non sia stata effettuata correttamente, grazie al miglioramento della raccolta differenziata e agli investimenti nell’innovazione, nelle competenze e nel potenziamento delle capacità.
  • Si consolidi il mercato della plastica riciclata e innovativa, e si arrivi a quadruplicare la domanda di plastica riciclata in Europa, con conseguente stabilità del flusso di entrate per il settore del riciclaggio e sicurezza del posto di lavoro per la sua forza lavoro in aumento.
  • Si riduca la dipendenza dell’Europa dalle importazioni di combustibili fossili e si abbattano le emissioni di CO2 grazie all’aumento del riciclaggio della plastica, in linea con gli impegni assunti nel quadro dell’accordo di Parigi.
  • Si sviluppino e utilizzino materiali innovativi e materie prime alternative per la produzione della plastica, se prove inconfutabili dimostrano che sono più sostenibili rispetto alle alternative non rinnovabili, con effetti positivi in termini di decarbonizzazione e ulteriori opportunità di crescita.
    Come tradurre questa visione in realtà? Seguiteci sul prossimo speciale Green.
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