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Smart, green, sustainable

Milano, Bologna e Firenze sono le città più Smart d’Italia. Nel mondo, invece, a guidare la classifica, è Copenhagen. E mentre nel nostro Paese si parla sempre più di Smart Home, il mercato globale potrebbe arrivare a valere fino a 121,73 mld di dollari entro il 2022. In crescita anche gli investimenti finanziari che affiancano la ricerca del profitto a obiettivi di carattere sociale e ambientale. Questi e altri dati nel 30° Rapporto Italia 2018 Eurispes

Smart cities, case intelligenti e sostenibilità ambientale sono tra i temi analizzati quest’anno nel 30° Rapporto Italia 2018 Eurispes. L’Istituto di Studi Politici, Economici e Sociali fondato e presieduto da Gian Maria Fara, lavora da tre decenni per illustrare e studiare la situazione generale del Paese. Il Rapporto è stato costruito attorno a 6 dicotomie (Responsabilità/Irresponsabilità, Cultura/Culture, Paura/Coraggio, Fiducia/Sfiducia, Crescita/Sviluppo, Avvenire/Divenire), illustrate attraverso altrettanti saggi accompagnati da 60 schede fenomenologiche e di sondaggio. Per realizzare l’indagine sono stati distribuiti e somministrati 1.850 questionari, coinvolgendo un campione probabilistico stratificato in base alla distribuzione della popolazione per sesso, classe d’età (18-24 anni; 25-34 anni; 35-44 anni; 45-64 anni; 65 anni ed oltre) ed area geografica (Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud e Isole) risultante dai dati dell’ultimo Censimento Istat. Obiettivo dell’indagine, indagare diverse aree tematiche: la fiducia dei cittadini nelle Istituzioni, la condizione economica delle famiglie, i consumi, la percezione del rischio e della popolazione straniera in Italia, lo stalking, la sensibilità ambientale, la famiglia, la cultura, il ricorso a interventi e trattamenti estetici, il possesso e la cura di animali domestici, gli stili alimentari, il rapporto con i media. I questionari sono stati somministrati tra dicembre 2017 e gennaio 2018. Ecco uno spaccato dell’Italia sui temi ambientali.

Le Smart Cities in Italia tra successi e ritardi
Secondo lo Smart Cities Index 2017, l’indice costruito prendendo in considerazione 19 parametri, tra i quali mobilità (traffico e trasporti pubblici), sostenibilità ambientale, innovazione e digitalizzazione, su 500 città monitorate, tra le prime posizioni delle 100 città più Smart del mondo in testa si trova Copenhagen, seguita da Singapore e Stoccolma. Tra le prime dieci anche Zurigo, Boston, Tokyo, San Francisco, Amsterdam, Ginevra e Melbourne. L’Italia è presente con quattro città: Milano (60esimo posto), Torino (69esimo), Roma (71esima) e Napoli (83esima).

Crescita o stallo?
Secondo l’Osservatorio dell’Internet of Things, il 48% delle città in Italia hanno avviato un progetto in un’ottica di evoluzione verso la Smart City, ma il 63% di questi sono ancora in fase sperimentale o di stallo a causa della mancanza di risorse e di competenze. Le applicazioni di Smart City continuano ad avere un peso marginale nel mercato dell’Internet of Things (230 milioni di euro, l’8% del totale); solo alcuni ambiti sono particolarmente sviluppati: il trasporto pubblico (200mila mezzi monitorati) e l’illuminazione intelligente (650mila pali della luce).

L’ICity Rate 2017
Secondo il Rapporto annuale del Forum della PA, le prime posizioni tra le città più Smart d’Italia sono occupate da Milano, Bologna e Firenze con un punteggio rispettivamente di 599.1, 597.4 e 571.1. L’Indice analizza 15 dimensioni urbane che in ambito nazionale e internazionale definiscono traguardi per le città (povertà, istruzione, aria e acqua, energia, crescita economica, occupazione, turismo e cultura, ricerca e innovazione, trasformazione digitale e trasparenza, mobilità sostenibile, rifiuti, verde pubblico, suolo e territorio, legalità e sicurezza, governance). Le dimensioni tengono insieme 113 indicatori che, aggregati nell’indice finale ICity index, consentono di stilare la classifica finale tra 106 comuni capoluogo. Milano è al primo posto nel 20% degli indicatori tra cui produttività e imprenditorialità: con un valore aggiunto pro capite di più di 46mila euro e quasi 13 imprese attive ogni 100 abitanti. È al primo posto anche per la diffusione della banda larga (9,5% di abbonamenti su una media nazionale dell’1,4%), del coworking (22,5% rispetto al più generale 0,8%) e del bike sharing (3,5 biciclette su mille abitanti; 0,5 nel resto d’Italia). Bologna si distingue, invece, per l’energia e la governance. Firenze per il turismo sostenibile, la crescita digitale, l’ambiente, per l’istruzione (4 fiorentini su 10 sono laureati), per l’occupazione (72,7%, oltre il 10% in più rispetto alla media nazionale). Da sottolineare anche i progressi di città come Trento, passato dall’ottavo al quinto posto, e, in particolare, di Roma, dal 27esimo al 17esimo.

Gli italiani vivono nelle Smart Home
In Italia il mercato dell’Internet of Things (IoT), ovvero delle tecnologie che permettono ad un oggetto di diventare connesso, interagendo con la rete e trasferendo dati e informazioni, ha raggiunto nel 2016 i 2,8 miliardi di euro, il 40% in più rispetto al 2015. Questa impennata è trainata dalle applicazioni che sfruttano la connettività cellulare (1,7 mld di euro, + 36%). Cresce anche il numero degli oggetti connessi ad Internet: nel 2016 in Italia sono 14,1 milioni quelli connessi tramite rete cellulare (+37% rispetto al 2015), (Osservatorio School of Management del Politecnico di Milano).

Case “intelligenti”
In particolare, è il settore della Smart Home quello ad aver maggiormente beneficiato di questa crescita: nel 2015 il mercato ha avuto un’impennata del 23% arrivando a valere 185 mln. Secondo un sondaggio del Politecnico di Milano realizzato in collaborazione con Doxa, un quarto dei consumatori intervistati dispone di almeno un oggetto intelligente e connesso nella propria casa e il 58% ha intenzione di comprarne uno. Tra i rischi riscontrati, il 67% del campione teme attacchi da parte di hacker. Il 45% di chi ha acquistato soluzioni per la casa lo ha fatto per la sicurezza (45%), il comfort nel 32% dei casi (riscaldamento 19%, climatizzazione 13%), per monitorare i consumi energetici il 13%. Ma quasi 5 intervistati su 10 non possiedono nemmeno un oggetto intelligente né lo hanno mai visto in altre abitazioni. Tra loro, la metà è in attesa di soluzioni tecnologicamente più mature e tra rischi più sentiti c’è quello di possibili attacchi di hacker (67%).

I servizi aggiuntivi
Secondo i dati raccolti dall’Osservatorio, le informazioni raccolte da oggetti intelligenti e connessi dovrebbero essere utilizzati per l’assistenza 24h su 24 delle persone anziane e sole secondo il 36% degli intervistati, stessa percentuale indica la necessità di monitorare i consumi energetici. Il 35% crede che dovrebbero essere finalizzati a risparmiare sui servizi assicurativi sulla casa, il 21% per la vigilanza privata, il 16% per l’assicurazione sanitaria, il 10% per la gestione domestica di routine.

I nuovi protagonisti del mercato
Una grossa fetta del mercato, l’82%, è ancora legato alla filiera tradizionale degli installatori e distributori di materiale elettrico, ma la quota dei nuovi canali come retailer, e-retailer e assicurazioni è in aumento e rappresenta ad oggi il 18%. La metà delle soluzioni è offerta da start up: sono 124 quelle che si occupano di Smart Home a livello globale, di cui 89 finanziate da investitori istituzionali (Osservatorio School of Management del Politecnico di Milano).

Il mercato globale della Smart Home
Secondo uno studio della GSM Association condotto da Z-Wave Alliance, il mercato globale della Smart Home potrebbe arrivare a valere fino a 121,73 mld di dollari entro il 2022. Il Nord America è il cuore pulsante del mercato ma in Europa il giro d’affari arriverà entro il 2020 a superare i 15 miliardi, mentre nella regione Asia-Pacifico a sfiorare i 10 miliardi di dollari.

I comportamenti degli italiani si fanno “sostenibili”
Italiani sempre più “green”. Essere “sostenibile” significa “fare qualcosa di buono per il pianeta” per la metà degli italiani, “fare una cosa intelligente” per 3 italiani su 10, “fare qualcosa di buono per la collettività” per il 28% degli intervistati. Il concetto di “sostenibilità’” è ben chiaro alla metà degli italiani (49%), poco conosciuto dall’altra metà (49%). Il comportamento sostenibile più diffuso tra i consumatori è quello di fare la raccolta differenziata dei rifiuti (76%), contenere i consumi energetici (57%), limitare il riscaldamento domestico in inverno e il condizionatore d’estate (51%), infine limitare l’accumulo di scorte alimentari che poi vanno a finire nel secchio (Osservatorio Findomestic, 2017).

Nuove abitudini e vecchi vizi
Il 47% degli italiani farebbe istallare pannelli solari termini e fotovoltaici sul proprio condominio, il 33% crede invece che la loro istallazione sia poco conveniente; il 48% degli intervistati dichiara di utilizzare ogni tanto prodotti biologico per pulire casa, ma solo 3 su 10 li utilizzano di frequente e 1 su 10 ritiene siano troppo costosi. Per consumare meno energia, il 44% degli italiani usa la lavatrice e la lavastoviglie a pieno carico ma solo il 17% è attento a chiudere i rubinetti per evitare lo spreco dell’acqua quando si fa la doccia o si lava i denti (Ricerca SodaStream Italia, 2016).

Anche il turismo diventa sostenibile
La tendenza ad adottare uno stile di vita rispettoso della qualità ambientale, dell’equità sociale e di uno sviluppo economico che mira al mantenimento del capitale investe sempre più di frequente anche il settore del turismo. Eppure stando alle rilevazioni dell’Agenzia europea per l’ambiente, i turisti europei consumano ogni giorno dalle 3 alle 4 volte l’acqua che consumerebbero normalmente, mentre il trasporto aereo in Europa sarebbe uno dei settori maggiormente responsabili delle emissioni di gas serra in atmosfera. Secondo i dati raccolti dalla Fondazione UniVerde (2017), il 55% degli italiani organizza la vacanza facendo scelte che non danneggiano l’ambiente quando decide la meta, il mezzo di spostamento e la struttura da prenotare. E il 45% sarebbe disponibile a spendere il 10% o il 20% in più per non danneggiare l’ambiente. Di opinione contraria il 37% che invece ritiene prioritario contenere i costi.

Finanza e sostenibilità possono andare a braccetto
Negli ultimi anni è aumentato l’interesse degli investitori nei confronti di investimenti finanziari che affiancano la ricerca del profitto ad obiettivi di carattere sociale e ambientale. L’Associazione Bancaria Italiana ha messo in evidenza che chi investe in aziende rispettose dell’ambiente riesce, soprattutto nel lungo periodo, ad ottenere performance migliori di chi guarda soltanto al profitto immediato. Secondo un’indagine Doxa 2017 su 1.000 intervistati, il 62% sarebbe disposto a investire in prodotti sostenibili e responsabili e il 54% investirebbe fino al 10% dei suoi risparmi. Il 56% crede che le imprese che adottano politiche di sostenibilità siano più redditizie.

Fonte dati 30° Rapporto Italia 2018 Eurispes

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