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Occupazione, istruzione e formazione del comparto turistico e alberghiero

Cresce il mercato del lavoro con gli alberghi che incidono per il 77,9% in termini di lavoratori dipendenti e per il 66,2% in termini di aziende. Tre le professioni più richieste: camerieri, cuochi e baristi. L’esperienza resta un requisito ricercato, ma occorrono anche formazione e aggiornamento continui

In linea con il miglioramento del quadro economico nazionale, cresce il livello occupazionale nel settore turistico. L’analisi del mercato del lavoro nel turismo, basata sui dati Inps elaborati da Federalberghi e Fipe, raffigura un settore in cui nel 2016 circa 180 mila aziende con almeno un dipendente hanno impiegato, in media, circa un milione di lavoratori.
Con l’unica eccezione dei parchi divertimento (con trend discendente dal 2015), l’incremento dell’occupazione ha riguardato tutti i comparti: i pubblici esercizi, dove si concentra il maggior numero di aziende e lavoratori dipendenti del settore turistico, sono quelli che hanno registrato l’aumento più consistente, pari al 7,2%, seguiti, nell’ordine, dagli stabilimenti termali (+5,2%), dalle attività d’intermediazione (+4,7%) e dai servizi ricettivi (+4,2%).

I lavoratori del settore turistico
Tutte le categorie di lavoratori hanno registrato degli aumenti, seppure di diversa intensità. Gli operai, che costituiscono la netta maggioranza dei dipendenti nel turismo, sono cresciuti del 6,9%, seguiti a strettissimo giro dagli impiegati, in aumento del 6,8%. I dirigenti e i quadri, nettamente minoritari all’interno di tutti i comparti, hanno avuto dinamiche diverse, seppure accomunate dal segno positivo: i primi, pochissimi, sono cresciuti solo dello 0,4%, i secondi hanno registrato un incremento del 2,1%. È proseguito anche nel 2016 il trend, innescatosi negli anni della crisi economica, che ha portato a una progressiva riduzione della quota dei lavoratori a tempo pieno a favore di quelli part-time, attualmente prevalenti nel settore turistico complessivamente considerato: dal rappresentare il 38,9% nel 2008, questi ultimi sono passati a pesare il 54,2% nel 2016. Il dato medio settoriale è però la risultante di realtà contrapposte: da un lato ci sono i pubblici esercizi, dove prevalgono i contratti di lavoro part-time; dall’altro troviamo tutti gli altri comparti, dove il tempo pieno rappresenta la forma contrattuale più diffusa, anche se in calo negli ultimi anni: il 76,7% negli stabilimenti termali, il 73% nei servizi ricettivi, il 64,1% nell’intermediazione e il 53% nei parchi divertimento.
Circa un quarto dell’occupazione turistica dipendente è rappresentata da lavoratori stranieri: essi sono relativamente più numerosi nelle imprese della ricettività e nei pubblici esercizi, mentre rivestono un ruolo marginale negli altri campi. I trend del 2016, in crescita per entrambe le provenienze, evidenziano nel complesso un incremento leggermente maggiore del numero di lavoratori stranieri. L’alta partecipazione femminile al lavoro, più elevata che in altri ambiti dell’economia nazionale, è un’altra caratteristica del turismo, seppure il peso delle lavoratrici abbia subito una contrazione nel corso degli ultimi anni, dal momento che esse sono state maggiormente penalizzate dagli effetti della crisi rispetto ai loro colleghi uomini. Sull’onda del recupero del quadro economico, il loro numero è finalmente tornato a crescere nel 2016 (+4,7%), seppure a un tasso inferiore a quello registrato dalla componente maschile. A eccezione dei parchi divertimento, le donne rappresentano comunque la maggioranza dei dipendenti di tutti i comparti del settore turistico: tra di essi, sono nettamente preponderanti nelle imprese dell’intermediazione, dove pesano per il 73,5%, e nelle strutture termali, dove si attestano al 62,1%.
Il settore, infine, come è noto, si caratterizza per uno spiccato andamento stagionale che determina evidenti effetti sulla dinamica dell’occupazione, soprattutto nel comparto ricettivo. Il rallentamento dell’attività in alcuni mesi dell’anno e la sua sospensione in altri generano forti oscillazioni dei livelli occupazionali: nei mesi estivi del 2016 (da giugno a settembre) il numero medio dei dipendenti è stato del 15% circa superiore al valore medio calcolato sull’intero anno.

L’occupazione negli alberghi
All’interno del comparto ricettivo, gli alberghi rappresentano la tipologia prevalente, incidendo per il 77,9% in termini di lavoratori dipendenti e per il 66,2% in termini di aziende.
Nel 2016 rispetto al 2015 i loro livelli occupazionali sono aumentati del 3,6% a fronte di un incremento del 6,4% dell’occupazione dipendente nelle strutture ricettive extralberghiere. A seguito del fenomeno della stagionalità, particolarmente incisivo per gli esercizi alberghieri, il maggior numero di dipendenti si è riscontrato nei mesi di luglio e agosto (circa il 41% in più rispetto alla media annua) mentre a novembre e a febbraio le chiusure degli esercizi hanno portato a una contrazione rispetto alla media annua del 30%.

Assunzioni in ascesa
L’accelerazione del recupero dell’economia italiana nel 2017, accompagnata dalla forte crescita del movimento turistico, ha avuto ripercussioni favorevoli sull’occupazione. Nel settore turistico la quota d’imprese che hanno programmato di effettuare assunzioni di personale dipendente nel corso del 2017 è del 75,4% contro il 59,6% rilevato nel complesso del sistema economico.
Complessivamente, il numero di rapporti di lavoro alle dipendenze o con altro tipo di contratto (in somministrazione, collaboratori, partite IVA) che le imprese turistiche intervistate hanno previsto di attivare nel corso del 2017 ammonta a circa 767 mila. Di questi il 94,3% (723 mila circa) è costituito da assunzioni di lavoratori dipendenti. Il tasso di entrata della sola componente dipendente, misurata sul corrispondente stock, risulta dell’80,9%, in forte ascesa rispetto al 2016 (+15%) e nettamente superiore rispetto a quanto rilevato per il totale dei settori (29,9%).
A livello territoriale disaggregato, consistenti flussi in entrata sono stati previsti dalle imprese turistiche di tutte le regioni: i valori più elevati, in termini di tassi d’assunzione, sono stati indicati in Sardegna, Trentino Alto Adige e Calabria.
Nel 2017 hanno trovato conferma alcune delle principali caratteristiche delle assunzioni e professioni richieste dalle imprese che operano nel turismo. È stata confermata, innanzitutto, la prevalenza del ricorso a contratti stagionali a tempo determinato, elemento distintivo del settore, così come la richiesta di personale con esperienza specifica. Superiore a quanto espresso dal totale delle imprese è anche la richiesta di personale giovane, al di sotto dei 30 anni, e la convinzione che il genere di appartenenza non sia determinante nello svolgimento delle mansioni svolte dai dipendenti del settore.
Il titolo di studio
Con riferimento al livello d’istruzione, il 28,6% delle assunzioni previste nel turismo riguarda laureati o persone in possesso di un diploma secondario o post-secondario, con un divario significativo rispetto al resto dei settori dove queste categorie rappresentano ben il 44,2%. Ancora più netto è il divario se si considerano i soli laureati, scarsamente richiesti nel turismo (1%) ma tutt’altro che marginali nel complesso del sistema economico. Le imprese turistiche sono viceversa maggiormente indirizzate all’assunzione di figure con qualifica professionale, che rappresentano il 37,7% di quelle complessivamente programmate.

Professionalità e abilità richieste
Per quanto riguarda il grado di professionalità richiesto, la maggior parte delle assunzioni previste dagli imprenditori del turismo si orienta verso personale di livello intermedio, mentre il peso delle figure di elevato profilo (high-skill) risulta molto ridotto, di gran lunga inferiore a quello rilevato nel complesso dell’economia.

I dati dell’indagine Excelsior mostrano come all’interno del settore, l’80% delle entrate previste nel 2017 si concentri su solo sei figure professionali di carattere intermedio, denotando una scarsa diversificazione. Tre professioni sono risultate essere quelle più richieste: camerieri e professioni assimilate, la cui quota rappresenta il 41,4% delle entrate previste, cuochi in alberghi e ristoranti (18,2%) e baristi (12,3%). Per nessuna di queste o delle altre principali professioni turistiche vengono segnalate particolari difficoltà di reperimento. L’esperienza è invece un requisito generalmente molto ricercato, da cui sono in parte esonerati solo gli addetti alla preparazione, cottura e distribuzione dei cibi. Con riferimento invece all’età dei candidati, le professioni più “aperte ai giovani” under 30 sono quelle di agente di viaggio, animatore turistico e addetto agli sportelli delle agenzie di viaggio. Nelle professioni del settore turistico, oltre all’esperienza specifica, contano molto anche le competenze “trasversali”, considerate molto importanti per gran parte delle entrate programmate.
La “capacità di lavorare in gruppo” e la “flessibilità e capacità di adattamento” sono quelle ritenute più rilevanti, soprattutto per le professioni in cui maggiore è il contatto diretto con il cliente. La “capacità di risolvere problemi” è ritenuta molto importante per animatori turistici, addetti agli sportelli delle agenzie di viaggio e addetti all’accoglienza nei servizi di alloggio e ristorazione. Per animatori turistici e addetti agli sportelli delle agenzie di viaggio risulta molto importante anche la “capacità di lavorare in autonomia”.

L’importanza della formazione
L’attuale offerta formativa in ambito turistico comprende: l’istruzione secondaria superiore a indirizzo turistico, i percorsi di istruzione-formazione professionale, i percorsi di studi universitari in ambito turistico, la formazione e istruzione tecnica superiore (I.f.t.s. e I.t.s.) e i corsi di formazione professionale finanziati da Regioni, Province e Fondo Sociale Europeo (FSE).
Dall’anno scolastico 2015-2016 l’istruzione secondaria italiana, e dunque anche quella turistica, si è arricchita dei percorsi di alternanza scuola-lavoro che prevedono lo svolgimento di periodi di formazione in azienda per gli studenti dell’ultimo triennio finalizzati a integrare i risultati dell’apprendimento scolastico con competenze tecnico-professionali necessarie per un rapido e positivo inserimento nel mondo del lavoro. Oltre ai corsi dell’istruzione secondaria superiore, esiste la possibilità di frequentare percorsi formativi, proposti dal sistema dell’istruzione e formazione professionale di competenza delle Regioni, per il conseguimento di una qualifica triennale e di un diploma quadriennale riconosciuti a livello nazionale. L’offerta universitaria italiana in ambito turistico si basa su una struttura a due cicli, con un primo ciclo triennale che porta al conseguimento della laurea di primo livello, ed un secondo ciclo biennale, che porta al conseguimento della laurea di secondo livello, definita “magistrale”. Nell’ambito dell’istruzione superiore, ai corsi di laurea si affiancano i master universitari, percorsi formativi post laurea o post laurea specialistica a carattere di perfezionamento scientifico e di alta specializzazione. Nell’ambito della formazione professionale un ruolo rilevante assume la formazione continua, rivolta ad adulti che hanno perso il lavoro e/o ad occupati che intendono riqualificarsi in vista di un nuovo o di un migliore inserimento lavorativo.
Per quanto riguarda l’attività formativa organizzata dalle imprese del settore, interessanti informazioni emergono dall’indagine Excelsior di Unioncamere che consente anche di analizzare le caratteristiche dei tirocini ospitati, compresi i percorsi di alternanza scuola-lavoro citati precedentemente. Secondo tale indagine, circa il 16% delle imprese turistiche ha svolto nel 2016 corsi di formazione per il proprio personale, una percentuale molto più bassa di quella rilevata nel totale dei settori, ma giustificata dal fatto che le grandi imprese, dove la formazione dei dipendenti è pressoché generalizzata, sono meno numerose nel turismo rispetto all’industria e agli altri settori dei servizi. L’attività formativa, che ha riguardato il 16,5% dei dipendenti, è stata attivata dalle imprese di tutte le regioni, con una leggera prevalenza in quelle del Nord-est del Paese e ha avuto la finalità principale di aggiornare il personale sulle mansioni già svolte. La quota di imprese del turismo che hanno ospitato personale in tirocinio/stage è stata dell’13,6%, solo di un punto percentuale inferiore a quella rilevata nella media degli altri settori. Un po’ più elevata è stata la propensione ad accogliere studenti in alternanza scuola-lavoro: le imprese turistiche che si sono rese disponibili sono state circa il 15,4% del totale, contro l’11,9% riscontrato mediamente negli altri settori.
Fonte: DATATUR 2018

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