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Igiene e Ambiente

Zanzare e virus… C’è tanto lavoro da fare

La sorveglianza e il monitoraggio rimangono metodi preventivi di studio e indagine fondamentali per capire dinamiche e scenari evolutivi futuri del West Nile virus

di Alex Pezzin*

Nel 2018 la trasmissione del virus West Nile (WNV) in Italia e nel Sud-Est Europa è iniziata prima rispetto agli anni precedenti.

Il 16 giugno si è verificato il primo caso umano di infezione confermata nel nostro Paese e, al 5 settembre 2018, sono stati segnalati 365 casi confermati di infezione (sia sintomatici che asintomatici) in Provincie endemiche del Veneto, dell’Emilia-Romagna, della Lombardia, del Piemonte, del Friuli-Venezia Giulia e della Sardegna. Nel dettaglio sono stati segnalati 148 casi con segnali di carattere neuro invasivo (WNND) dei quali 19 decessi, 169 casi di febbre (WNF-West Nile Fever) e 48 casi in donatori di sangue asintomatici. Ciò è quanto emerge dal riscontro delle attività riferite ai Piani di Sorveglianza integrata del West Nile e Usutu virus e dai dati pubblicati sui bollettini periodici dal Dipartimento malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), in collaborazione con il Centro studi malattie esotiche (CESME) dell’Isituto Zooprofilattico di Teramo.

Il virus West Nile (WNV) si trasmette principalmente, ma non solo, attraverso la puntura di zanzare del complesso Culex, sebbene sia possibile anche tramite la donazione di sangue e tessuti infetti.

La maggior parte delle persone infette non mostra alcun sintomo (virologia asintomatica). Fra i casi sintomatici, circa il 20% presenta sintomi leggeri: febbre, mal di testa, dolori muscolari, spossatezza generalizzata, nausea, vomito, linfonodi ingrossati e raramente sfoghi cutanei. Questi caratteristici sintomi possono perdurare fino a pochi giorni, in rari casi qualche settimana, e possono variare anche molto a seconda dell’età della persona interessata: nei bambini è più frequente una febbre leggera, nei giovani la sintomatologia è caratterizzata da febbre mediamente alta, arrossamento degli occhi, mal di testa e dolori muscolari. Negli anziani e nelle persone debilitate (tramite generalmente un contestuale sistema immunitario indebolito o compromesso da altri fattori e paramenti fisiologici) la sintomatologia può essere più grave presentandosi nella forma neuro invasiva con sintomi di meningite o encefalite.

Per ridurre il rischio di trasmissione di WNV, la misura preventiva più efficace è quella di evitare la puntura di zanzare. In particolare, l’approccio alla prevenzione è influenzato dal livello di concentrazione dei vettori. In alcuni casi, può essere necessario adottare più misure di prevenzione quali: all’aperto, utilizzare con moderazione repellenti cutanei per uso topico attenendosi scrupolosamente alle norme indicate sui foglietti illustrativi dei prodotti e, dal crepuscolo in poi, indossare indumenti di colore chiaro che coprano la maggior parte del corpo (camicie a maniche lunghe, pantaloni o gonne lunghi e calze); nei luoghi chiusi, si consiglia di alloggiare in stanze dotate di impianto di condizionamento d’aria o, in mancanza di questo, provviste di zanzariere alle finestre e alle porte d’ingresso, avendo cura di controllare che queste siano integre e ben chiuse e, nel solo caso di presenza di zanzare in ambienti interni, è consigliabile utilizzare spray a base di piretro o altri biocidi insetticidi per uso domestico, oppure diffusori di insetticida elettrici, areando bene i locali prima di soggiornarvi.

Cosa si fa per combattere West Nile?

Da un punto di vista operativo, durante l’estate 2018, le diverse regioni coinvolte (Veneto, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia e Piemonte in primis) si sono attivate mediante la redazione di piani speciali di “emergenze sanitarie” specifiche e durante tutto il periodo estivo le Aziende di Igiene Ambientale (che svolgono servizi sui territori delle pertinenze comunali) hanno duramente lavorato in sinergia cooperativa con le referenze tecniche dei vari Uffici Ambiente, spesso dovendo affrontare repentini cambiamenti programmatici imposti da Enti preposti e di valenza superiore, come per esempio gli Uffici delle USL territoriali o gli Uffici Tecnici regionali.

Se l’estate 2018 è trascorsa, da un punto di vista virologico, come un periodo di intensa circolazione – ma questa non è una novità poiché sembra addirittura che il WNV stia prendendo le sembianze di una presenza virologica endemica sul nostro territorio – tramutata in un calderone mediatico tipicamente estivo con uso e abuso di una spesso inadeguata e confusionaria informazione da parte dei mass media sul caso, ingenerando così preoccupazioni sproporzionate e, quel che è peggio, inducendo comportamenti scorretti, cosa potremo aspettarci dall’estate 2019? Numerosi sono stati gli incontri già svolti dalle regioni tramite veri e propri tavoli tecnici che hanno avuto o avranno lo scopo per definire le necessarie e doverose fasi di operatività che si dovranno delineare in questo contesto che sembra divenuto oramai di un cambiamento sistematico rivolto a un nuovo approccio nei confronti della lotta alle zanzare, ma una cosa è certa: la sorveglianza e il monitoraggio rimangono metodi preventivi di studio e indagine fondamentali per capire dinamiche e scenari evolutivi futuri.

Un esempio è dato da uno dei tanti studi effettuati in questi recenti anni: durante l’estate 2011, in Emilia-Romagna, sono state testate, in uno studio comparativo, diverse tipologie di trappole per zanzare per verificare l’efficacia di cattura. Questo studio è stato realizzato individuando tre siti di carattere rurale come Oasi naturali o valli con presenza di acquitrini nelle province di Bologna, Ferrara e Modena. In ogni sito sono state realizzate più repliche di catture. Dopo ogni notte i pool delle zanzare catturate sono stati raccolti e portati in laboratorio per essere determinati. Un’analisi particolarmente importante riguarda l’osservazione dello stato fisiologico delle zanzare femmine catturate, in particolare annotare l’eventuale stato gravido con presenza di uova oppure stabilire la condizione se siano stati effettuati o meno cicli di produzione di uova (questo per cercare di capire informazioni sulla potenzialità vettoriale delle zanzare nei confronti di questo arbovirus). Alcuni pool di zanzare catturate sono stati inviati in laboratori specializzati per valutare l’eventuale presenza del West Nile Virus.

Capire la trappola migliore per catturare le specie di zanzare interessate come vettori di virus in ambiti di sorveglianza è un tema di primaria importanza per poter dunque sempre meglio ottimizzare l’efficienza della sorveglianza stessa. La ricerca, tramite nuove prove, ci permetterà di capire meglio ciò che ancora oggi è a noi in parte sconosciuto.

* Naturalista con dottorato di ricerca in Scienze e Tecnologie Agrarie, Ambientali e Alimentari. Responsabile tecnico-scientifico di Biblion.

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