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Il cleaning in chiave sostenibile

Le aziende del settore delle pulizie professionali puntano sempre più su un’offerta green, con l’obiettivo di contenere le emissioni di CO2, risparmiare energia e ridurre l’impatto ambientale. Ma c’è ancora molto da fare...

 di Alessandra Mecca

Un quarto delle imprese italiane ha scelto la Green Economy. È questo ciò che emerge da GreenItaly 2018,  il nono rapporto di Fondazione Symbola e Unioncamere – promosso in collaborazione con il Conai e Novamont, con il patrocinio del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare – che fornisce le dimensioni di questo tipo di economia nel nostro Paese, scattando una fotografia dell’Italia in chiave sostenibile.

Andrea Righi, MK

In questa direzione, si muovono anche le aziende del cleaning professionale, perchè la Green Economy, per dirla con le parole di Andrea Righi, Direttore Generale di MK, soggetta a direzione e coordinamento di Gruppo Balletta, “non è solo una pratica o una ispirazione, è un vero e proprio modello di sviluppo, che prende le mosse dalla considerazione del valore dell’ impatto ambientale”. Secondo il manager questo modello di economia, considera l’ambiente come investimento: non intende solo rendere le produzioni ecocompatibili ma anche produrre business. L’impegno dell’azienda, è di essere attori di questo cambiamento.

Andrea Loro Piana, Falpi

Un cuore verde batte nel petto di Falpi già da molti anni, come rivela Andrea Loro Piana, Amministratore Delegato che, in ambito green, sottolinea l’importanza di rigore e trasparenza: “Da quasi vent’anni investiamo una considerevole parte dei risultati aziendali su un capitolo di spesa… abbiamo iniziato questo percorso non per interesse commerciale ma per convinzione personale. Erano anni in cui non si parlava di Ecolabel, EPD, (Dichiarazione Ambientale di Prodotto, ndr) ecc… Oggi purtroppo possiamo osservare come il greenwashing (strategia di comunicazione di alcune società  che ha come obiettivo quello di creare un’immagine di sé ingannevolmente positiva sotto il profilo dell’impatto ambientale, ndr) non sia certo una pratica sconosciuta.

Noi siamo convinti che l’unico atteggiamento serio che si possa tenere sia quello della trasparenza e del rigore; detto questo posso affermare che, per questa ragione, Falpi proseguirà il proprio cammino utilizzando schemi consolidati e istituzionali quali l’etichettatura ambientale di prodotto EPD ed Ecolabel EU”.

Jimmy Vardanega, Filmop

In sintonia con l’intervento di Falpi, troviamo quello di Filmop International. ”L’azienda – sono le parole di Jimmy Vardanega, dell’Area Manager Italia – si è distinta fin dai primi anni ’70 per il suo operato nell’ambito della sostenibilità. Nel corso degli anni abbiamo raggiunto importanti risultati: nel 2011 abbiamo ottenuto la certificazione ambientale UNI EN ISO 14001 mentre nel 2012, la nostra è stata la prima azienda italiana, nel settore delle attrezzature di pulizia, a ricevere la certificazione ”Plastica Seconda Vita” dall’Istituto per la Promozione delle Plastiche da Riciclo. La nostra linea di frange in microfibra Rapido Super ha ottenuto la certificazione Ecolabel UE nel 2015 mentre nel 2017 abbiamo conseguito l’EPD per un carrello Alpha con sistema pre-impregnazione. Inoltre Filmop International soddisfa i requisiti della normativa europea REACH: acquistiamo materie prime non inquinanti e di primissima qualità provenienti da fornitori qualificati. Ci avvaliamo di materie plastiche di origine riciclata per la realizzazione dei nostri prodotti e promuoviamo il recupero totale a fine vita: tutta la gamma in plastica è infatti riciclabile al 100%.

Abbiamo sviluppato un’ampia gamma di prodotti e sistemi professionali conformi ai CAM (Criteri Ambientali Minimi), il cui utilizzo permette di ridurre l’impatto sull’ecosistema. Dal 2011 utilizziamo energia solare: il complesso di impianti fotovoltaici installato nella nostra sede ha evitato il rilascio nell’atmosfera di 880 tonnellate di CO2 in 8 anni”.

Fabio Re, Polychim

Anche Polychim è impegnata sul fronte della sostenibilità, come si evince dalle parole di Fabio Re, Direttore Generale. “La nostra azienda da diversi anni ha puntato sullo sviluppo e commercializzazione di prodotti altamente concentrati abbinati a sistemi di dosaggio che consentono agli utilizzatori professionali significative riduzioni dei consumi di prodotto chimico con conseguente riduzione dell’impatto ambientale. Questi prodotti consentono inoltre di ridurre le emissioni di CO2 in fase di produzione e di trasporto, di risparmiare energia e produrre da 3 a 5 volte meno rifiuti da smaltire. Oltre a ciò, si è lavorato sulle formulazioni e sulle materie prime impiegate privilegiando quelle meno impattanti sull’ambiente e conformi ai CAM. In diversi prodotti sono stati eliminati ingredienti come l’acido cloridrico o l’ammoniaca per ridurne la pericolosità nei confronti degli operatori e dell’ambiente. 

Michele Pagani, Icefor

”Esordiamo – afferma Michele Pagani, consigliere delegato e responsabile commerciale & innovazione di Icefor – dicendo che la nostra azienda, a quel gruppo del 25% di aziende italiane a cui viene fatto riferimento per la Green Economy, si sente iscritta di diritto. Già nel lontano 1987 parlavamo di sostenibilità ambientale per poi proseguire in modo coerente negli anni  successivi. Siamo stati i primi a immettere sul mercato prodotti Ecolabel (2002) e i primi a lavorare sul packaging seconda vita originato da raccolta differenziata. Vogliamo essere sinceri: ci consideriamo arruolati nel plotone dei pionieri e non di certo dei follower della Green Economy del mercato I&I. Di sicuro c’è che questa rivendicazione di ruolo non è tanto dettata da un generico  “ad honorem”, ma dall’impegno passato, presente e futuro sul versante dell’ecosostenibilità. L’ampiezza e la profondità di gamma della nuova linea Ecolabel secondo i criteri 2018, il lancio di nuovi superconcentrati Ecolabel e un impegno unico sulla plastica seconda vita lo testimoniano fino in fondo”.

Francesco Pasquini, Lucart

Anche Lucart è impegnata da anni – dal 1953, precisamente – nell’economia del riciclo e oggi è fra le aziende che guidano la transizione verso l’economia circolare. “Se vogliamo che il nostro benessere cresca in modo sostenibile  – sono le parole di Francesco Pasquini, Corporate Sales and Marketing Director, Away from Home Division – Lucart Group – dobbiamo coniugare azioni su due piani distinti ma collegati. Da un lato l’industria deve agire collettivamente attraverso la revisione dei propri sistemi produttivi, la scelta delle materie prime e la progettazione. Dall’altro lato è indispensabile un’azione individuale dei consumatori nella scelta consapevole dei prodotti acquistati e nella riduzione degli scarti e avviamento al riciclo dei materiali”. 

VERSO UN MONDO PIÙ SOSTENIBILE

Enrico Bagarollo, Newpharm

Quella della sostenibilità ambientale è una sfida che Newpharm ha accettato e che si è tradotta nella costruzione di un nuovo headquarter che si autosostiene sfruttando al 100% le energie rinnovabili. “Dal 2017 la nuova sede – interviene Enrico Bagarollo, Business Unit Director Newpharm Agro&Biocides – che ospita tutti gli uffici direzionali del Gruppo Newpharm, punta all’efficienza tecnologica a energia pulita grazie ai sistemi fotovoltaici che hanno consentito il risparmio di emissioni di CO2 di oltre le 50 t. Anche l’ottimizzazione dei processi interni messi in atto dall’azienda, grazie alla tecnologia e agli assetti organizzativo/gestionali e certificati ISO 9001:2015, hanno ridotto l’impatto dell’attività dell’impresa sull’ecosistema e implementato una strategia orientata alla sostenibilità ambientale.

Denis Scapin, TTS

Anche TTS crede molto nell’impegno per uno sviluppo più sostenibile, ”per questo – dichiara Denis Scapin, Responsabile Vendite Italia TTS CLEANING – ha sviluppato nel 2018 un sistema per il conteggio automatico delle emissioni di gas serra per ogni fase del ciclo di vita dei prodotti. Il lavoro svolto ha permesso di raggiungere importanti traguardi: TTS è la prima azienda in Italia ad aver conseguito la certificazione del CFP Systematic Approach implementato e il carrello Magic Line 120 è il primo prodotto ad aver ottenuto il marchio di Carbon Footprint Italy”. “Non ci fermiamo alla valutazione dell’impronta ambientale – continua Scapin – ma utilizziamo i dati estrapolati per progettare prodotti a basso impatto ambientale, favorire una scelta consapevole e responsabile, comunicando quanto rilevato e attuare programmi di compensazione delle emissioni”.

Attilio Giannasi, Industrie Celtex

In questo panorama, Industrie Celtex ha scelto il blu: è, infatti, in prima linea nell’attuazione dell’Economia Circolare, letta attraverso i principi della Blue Economy. “Quest’ultima – sono le parole di Attilio Giannasi, Direttore Commerciale Italia – appare come unica alternative alla Red Economy incentrata sul prodotto, ossessionata dai profitti e responsabile della attuale crisi climatica e della Green Economy, che impone costi salati ai consumatori e alle imprese. Il modello di Blue Economy è orientato alle opportunità e genera opzioni per lo sviluppo economico, rispondendo ai bisogni delle persone nel rispetto per l’ambiente”.

LA QUALITÀ SPOSA LA SOSTENIBILITÀ

Igli Turini, Unira

Unira – interviene Igli Turini, Presidente – si è da sempre impegnata per raggiungere l’obiettivo del minor impatto ambientale non solo dei nostri prodotti, ma di tutta la nostra realtà produttiva. Basti pensare che già nel 2001 il Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica ha collaborato e co-finanziato due nostri importanti progetti; il primo riguarda la messa a punto di un’esclusiva linea di prodotti totalmente eco-compatibili denominata Bio Green Line®, il secondo riguarda la creazione di una Linea Biologica composta da prodotti a base di microrganismi”.

Restando sul fronte dei prodotti in ottica green, Orma propone Pyregreen® 5.0, un insetticida liquido concentrato a base di Piretro naturale in formulazione con solventi vegetali biodegradabili, il cui impiego è ideale, per esempio, nelle industrie alimentari e zootecniche, come mulini, pastifici, caseifici. Dall’elevata azione abbattente, è efficace sia contro gli insetti volanti sia contro quelli striscianti, come il punteruolo del grano o le tarme della farina. La referenza permette un utilizzo versatile a seconda della tecnica di erogazione scelta: termonebulizzatori, atomizzatori, saturazione a freddo con Ultra Basso Volume (ULV) o pompe a precompressione.

Sempre nell’ambito del pest control professionale, Newpharm ha presentato la soluzione FLYREX®, un’esca totalmente ecologica che ha la capacità di attirare diverse specie di mosche da distanze notevoli e la linea Nuvex® a base di piretrine naturali e biologiche privi di PBO, ideali per la disinfestazione in ambito industriale e civile. Newpharm investe anche nello sviluppo di esche attrattive innovative a base di soluzioni naturali privi di sostanze chimiche e inodore come la nuova Vesparex®, di lunga efficacia utilizzata in combinazione con la trappola ecologica, ideale per vespe e calabroni.

TECNOLOGIE PER RIDURRE L’IMPATTO AMBIENTALE

Possedere un cuore green, per un’azienda, significa anche investire in tecnologie sempre finalizzate all’abbattimento dell’impatto ambientale. “Industrie Celtex – interviene Giannasi – ha già conseguito presso la propria Cartiera San Lorenzo (Fivizzano – MS) la riduzione delle emissioni in atmosfera di gas inquinanti in ottemperanza alla Roadmap 2050, grazie all’installazione di una turbina di ultima concezione per la produzione di energia elettrica e termica. La turbina consente di ridurre dell’80% le emissioni di gas inquinanti (quali Nox e CO2), del 70% l’energia elettrica prelevata dalla rete e di azzerare l’incremento di combustione di metano. ”Con la turbina – racconta Giannasi – abbiamo spento i generatori termici (due bruciatori nelle cappe e una caldaia), attuando il riciclo dell’energia nel processo termo-elettrico di cartiera.

Anche Filmop ha adeguato le sue tecnologie produttive per rispondere al meglio alle nuove esigenze in chiave sostenibile: “Ciò che ci spinge in questa direzione – sono le parole di Jimmy Vardanega – è la forte propensione all’innovazione che da sempre guida la nostra azienda. Abbiamo deciso di investire negli impianti per la produzione di energia pulita che ci consentono di ridurre l’impatto ambientale e nelle linee produttive con tecnologie avanzate per garantire la massima efficienza produttiva e la compatibilità con materie prime eco-sostenibili, valorizzando al tempo stesso le competenze digitali del personale”.

Per Werner&Mertz, come ci ha spiegato Karen Fantini, Marketing Manager, l’abbattimento dell’impatto ambientale si traduce anche nella realizzazione del loro nuovo edificio, che andrà a duplicare la capacità produttiva.

Anche Polychim (nel periodo 2010-2012) ha profondamente rinnovato tutto il proprio sito produttivo, creando una struttura moderna e adeguata ad affrontare le esigenze del mercato.

RIDURRE GLI SPRECHI, OTTIMIZZANDO TEMPI E COSTI

Anche nel settore della disinfezione e del pest-control, le più moderne tecnologie permettono di affrontare le nuove sfide. “Questo sforzo d’innovazione – afferma Enrico Bagarollo di Newpharm – è destinato a rivoluzionare l’attuale offerta con nuove soluzioni; il nostro dipartimento di Ricerca&Sviluppo sta lavorando a diversi progetti con applicazioni IoT. Abbiamo sviluppato, per esempio, il sistema Tech San®, un’attrezzatura totalmente automatizzata per l’erogazione di soluzioni insetticida o disinfettanti negli ambienti che, oltre a ottimizzare i tempi e i costi di esercizio, evita gli sprechi di prodotto e preserva gli operatori dall’esposizione agli antiparassitari”. L’intervistato prosegue: “Dall’esperienza trentennale della Newpharm Agro&Biocides, specializzata nel segmento professionale del pest management è nata una nuova divisione, Newpharm Home&Garden, che interpreta con il claim “Il mio orto bio…la forza della natura”, il nostro contributo per uno sviluppo sostenibile. Anche nell’offerta Professionale puntiamo sulla riduzione degli sprechi, realizzando prodotti concentrati da diluire, per ridurre in maniera considerevole imballaggi, taniche e costi di trasporto”.

IL GREEN NELL’ERA DIGITALE

Tra le peculiarità della Green Economy, vi è quella di essere connessa con l’innovazione in tutte le sue forme, inclusa l’adozione delle tecnologie di Impresa 4.0.

“Nel campo delle attrezzature – precisa l’AD di Falpi –  è difficile immaginare l’adozione di tecnologie 4.0 se non nelle produzioni interne. Nel nostro stabilimento l’automazione e la digitalizzazione seguono un percorso di innovazione incrementale che ha ridotto considerevolmente gli scarti, i rifiuti e tutte le inefficienze insite per natura in un “sistema fabbrica”. Più interessante e complessa è invece l’interazione che possono avere le nuove tecnologie con lo svolgimento del servizio di pulizia. Su questi temi abbiamo molto lavorato e, alcuni anni fa, abbiamo sviluppato un sistema di tracciatura indoor molto efficace: “collega.me“. Oggi questo sistema offre alle imprese di pulizia una serie di strumenti molto interessanti: non si tratta di un servizio in vendita, ma di un plus per gli utilizzatori dei nostri carrelli”.

TTS crede fermamente nella produzione Made in Italy che deve essere ad alto contenuto tecnologico, per rimanere competitiva. “Per realizzare i nostri prodotti – dice Scapin – utilizziamo tecnologie avanzate come ultrasuoni e robotica e ci avvaliamo di manodopera qualificata, il tutto trainato dalla domanda per ottimizzare risorse e stock in un’ottica clean”.

Da due anni, anche MK è impegnata nella modernizzazione e nell’efficientamento che coinvolge tutta l’azienda nei processi di integrazione orizzontale e verticale e nella produzione con l’ausilio di cobot.

L’economia circolare, quindi, può e deve beneficiare degli strumenti innovativi della quarta rivoluzione industriale, il cui riferimento italiano più stringente e pragmatico è riconducibile al piano di Impresa 4.0. È questa l’opinione di Michele Pagani, che aggiunge: ”Se è vero che in Icefor alcuni processi di digitalizzazione sono partiti grazie all’utilizzo di nuovi software è altrettanto vero che l’utilizzo in senso stretto della 4.0, che ruota attorno a investimenti produttivi strettamente correlati ai concetti di IOT, robotica e di big data, è una questione strategica che sarà uno degli argomenti principali dei prossimi anni. Un contributo rilevante lo sollecitiamo e ce lo aspettiamo dai nostri partner esterni di filiera produttiva, sia a livello industriale sia a livello di R&D”. 

IL TRATTAMENTO DEI RIFIUTI

Secondo l’Istituto di ricerche Ambiente Italia, il nostro è il Paese europeo che vanta la più alta percentuale di riciclo sulla totalità dei rifiuti (urbani, industriali ecc…): con il 79% di rifiuti avviati a riciclo, l’Italia ha un’incidenza più che doppia rispetto alla media europea (38%).

Per Andrea Loro Piana, però, queste cifre potrebbero essere un po’ troppo ottimistiche. “Questi dati – sono le sue parole – mi rallegrano e mi confortano ma sarebbero da analizzare meglio. I dati vanno interpretati con molta attenzione e in modo analitico per non rischiare di incorrere in prematuri ottimismi. Se invece, come dice l’Istituto, l’Italia finalmente non è più un fanalino di coda, ne sono felicissimo. Purtroppo credo sia evidente come non tutti i cittadini del nostro Paese abbiano la stessa sensibilità ambientale e come alcune grosse città siano in ritardo epocale su questi temi. Per questo il dato mi pare “un po’ ottimistico”. Per quanto riguarda Falpi, il processo di produzione è normato dalla nostra 14001. Ci diamo ogni anno obiettivi sempre più ambiziosi e stringenti e nulla è lasciato al caso”.

E le altre aziende del cleaning professionale?

“Lavoriamo su molti aspetti – afferma il Direttore Generale di MK -, dal riuso degli imballi in cartone e di alcuni imballi primari in plastica, passando per l’attenzione negli uffici e nel reparto stampa, per il trattamento degli inchiostri. Come realtà produttiva, cerchiamo di essere sempre un passo avanti, quindi stiamo lavorando sulla qualità e certificazione dei materiali riciclati, a cominciare dalle plastiche”.

Per Icefor, il binomio riciclo-riutilizzo si esprime da sempre sotto forma di attenzione alla parte degli imballaggi rigenerati, che quindi utilizzano plastica post consumo o PCR. “Riteniamo – interviene Pagani – che nei prossimi anni si assisterà a un aumento della domanda di PCR e quindi un efficientamento tra dato di raccolta e dato di reimmissione sul mercato. Siamo quindi convinti che si potrà innestare un ciclo virtuoso: più domanda di plastica seconda vita, miglioramento ed efficientamento della raccolta. Quando tutti i produttori, e non parliamo della sola detergenza, decideranno di lasciare la propria “comfort zone” e investiranno nell’innovazione del packaging seconda vita per i loro prodotti, dovremmo assistere a un miglioramento generale della ecosostenibilità legata alla plastica. Per quanto ci attiene tutta la nostra linea I-Green è in PCR (dal 2017) e ci apprestiamo a lanciare anche le taniche omologate ADR in plastica seconda vita. Stiamo valutando di portare, laddove chimicamente-fisicamente possibile, tutti i nostri prodotti sul versante di packaging riciclato. Dovremo investire in tempo e prove, ma la direzione è quella. Tutti nostri prodotti riportano il marchio “PSV” di IPPR (Istituto per la promozione della plastica da riciclo) in quanto la terzietà di una certificazione garantisce gli utilizzatori più di dichiarazioni autoprodotte.

TTS – risponde Denis Scapin – ha un efficiente sistema interno di differenziazione dei rifiuti e degli scarti di produzione, sia tessili sia plastici, molti dei quali vengono riutilizzati internamente. Per la creazione dei nostri mop in cotone utilizziamo filato di riciclo e il 98,8% dei prodotti venduti viaggia all’interno di imballi in cartone di cui il 91% contiene dall’80% al 100% di carta riciclata. Il cartone è inoltre ecologico perché realizzato con fibre naturali e facilmente riciclabile a fine vita. Solo il 2,2% dei prodotti TTS sono confezionati in sacchetti di plastica”.

LA PRODUZIONE È CIRCOLARE

Filosofia simile a quella di TTS, quella di Industrie Celtex, come rivela Giannasi: “Nella produzione verticalmente integrata Industrie Celtex si ispira agli ecosistemi naturali, dove nulla è sprecato e tutto viene riutilizzato in un processo che trasforma i rifili di un ciclo in materie prime per il ciclo successivo. I ritagli di produzione della pura cellulosa diventano materia prima per un riciclato pulito di qualità (non derivante da rifiuto solido urbano), senza prodotto chimico, senza fanghi e dove il consumo d’acqua è ridotto ai minimi termini. 

Nella cartiera di Villa Basilica, grazie a un singolare impianto a caldo unico in Europa, nascono due linee di riciclato premium con uno scarto di produzione ridotto e, grazie all’installazione della turbina di cogenerazione, saranno replicati anche qui gli stessi benefici della Cartiera San Lorenzo”. 

Un altro, ottimo esempio di azienda che ha sposato i valori dell’economia circolare, è Werner&Mertz, che vanta la certificazione Cradle to Cradle. “Questo – spiega Karen Fantini – significa: utilizzare il 100% di energia proveniente da fonti rinnovabili; gestire le acque in modo sostenibile, minimizzarne i consumi e purificarle prima di immetterle ancora nell’ambiente. Il nostro water centre, tramite un sistema di osmosi inversa, raccoglie i residui sotto forma di fanghi e li cede a un’azienda che produce mattoni: il nostro scarto di produzione diventa materia prima per un’altra azienda, un vero esempio di produzione circolare. Le nostre formule contengono ingredienti di origine vegetale e sono completamente e velocemente biodegradabili. I nostri flaconi sono composti da plastica riciclata al 100%. Le taniche al 50% ma entro il 2022 utilizzeremo solo plastica riciclata”. La Marketing Manager dell’azienda prosegue, sempre in tema di riciclo e di economia circolare: “Siamo stati i pionieri in Europa su questo tema con la “Recyclate Initiative”, che abbiamo portato avanti con il produttore di packaging Alpha e Grüner Punkt e che ci ha portato alla produzione di oltre 260 milioni di flaconi in PET e di flaconi in HDPE riciclati al 100% con un altissimo grado di trasparenza e con la stessa qualità della plastica vergine”.

Anche un’ampia gamma di prodotti e sistemi Filmop sono realizzati con plastica derivante da riciclo. “Attualmente – sono le parole di Vardanega – offriamo 7 linee di carrelli strizzatori e multiuso, 5 linee di contenitori e molteplici secchi con componenti a marchio PSV. Il conseguimento della certificazione Plastica Seconda Vita testimonia l’adozione da parte della nostra azienda dell’intero sistema di economia circolare: il polipropilene PSV utilizzato rientra infatti in questo circolo virtuoso di riciclo che prosegue per 5-6 cicli, riducendo notevolmente gli sprechi”.

NON SOLO PLASTICA

Oggetto del riciclo, come abbiamo potuto appurare, non è solo la plastica.

“Oggi la nostra attenzione – sono le parole di Fabio Re di Polychim – è orientata anche all’impiego di imballaggi prodotti con polimeri riciclati derivanti da post-consumo e da materiali di nuova generazione 100% di origine naturale. Lo stesso vale anche per gli imballaggi in cartone che, dove possibile, sono costituiti da carta riciclata”.

Grande attenzione per il riciclo anche in casa Unira, come rivela il Presidente Igli Turini: “La nostra, essendo un’industria di produzione, è orgogliosa di poter dire che sia le nostre emissioni chimiche in atmosfera, sia i residui chimici di lavorazione, sono sempre stati misurati ampiamente sotto i parametri di legge. Non a caso infatti fra le nostre certificazioni ne figurano ben due in ambito ambientale, la ISO 14001 e l’EMAS ambientale. Per quel che riguarda i rifiuti veri e propri, tutti i nostri imballi in cartone sono riciclati e riciclabili, così come tutti quelli plastici sono composti per buona parte da plastiche riciclate”.

Con il progetto Natural, Lucart ha riciclato in sei anni 4,4 miliardi di cartoni per bevande tipo Tetra Pak, recuperando tutte le loro componenti. “Se quei 4,4 miliardi di cartoni per bevande fossero stati smaltiti in discarica, come avveniva prima che sviluppassimo le nostre tecnologie – specifica il manager dell’azienda – sarebbero state emesse in atmosfera più di 114.500 tonnellate di CO2 e al tempo stesso avremmo avuto bisogno del legno di più di 1,9 milioni di alberi per estrarre la cellulosa da utilizzare per la produzione della carta che usiamo tutti i giorni. Oggi stiamo pensando a fare in modo che i principi dell’economia circolare siano applicati in tutti gli ambiti e da tutte le funzioni aziendali dagli acquisti, alla produzione, alle vendite alla logistica e per questo stiamo attivamente collaborando con la Fondazione Ellen MacArthur, punto di riferimento mondiale, per applicare un programma di formazione efficace e accelerare la nostra transizione verso l’economia circolare”.

LA SOSTENIBILITÀ FAVORISCE LA COMPETITIVITÀ?

Per avere un quadro completo, abbiamo chiesto ai nostri intervistati anche se, secondo loro, la sostenibilità ambientale potesse essere considerata una leva competitiva.

La risposta di Andrea Righi di MK non lascia spazio a dubbi. “Le tre direttrici della sostenibilità – economica, ambientale e sociale – sono tra loro strettamente correlate. La sostenibilità ambientale e sociale, incidendo sulla reputazione aziendale e quindi sul brand, diventa una leva competitiva che porta, tra le altre cose, distintività rispetto alla concorrenza con evidenti ritorni sul fatturato e sui margini se messa a sistema, interiorizzata e non gestita come strumento tattico o momento one-shot. Come si fa a non ascoltare il mercato, i consumatori, i clienti? Inoltre, secondo Gfk Eurisko, oltre un terzo degli acquirenti considera la sostenibilità un fattore decisivo almeno quanto qualità e prezzo”.

Per Newpharm, il lancio di prodotti con caratteristiche di sostenibilità rappresenta un investimento importante per il futuro dell’azienda, di cui già riconosce i benefici. “La necessità di aumentare la qualità dei prodotti e le performance in termini di efficacia – sottolinea Enrico Bagarollo – contribuisce al miglioramento dell’immagine e della reputazione agli occhi di consumatori, sempre più sensibili all’evoluzione ambientale. I progetti ecosostenibili sono inoltre orientati a intercettare e cogliere delle nuove opportunità di mercato in tutti i settori per noi importanti; Ho.re.ca, agroindustriale, civile, zootecnico, ecc…”.

“Se si sviluppa una sensibilità e una cultura per la tutela dell’ambiente – dice Fabio Re di Polychim -, chi avrà investito in organizzazioni, prodotti e servizi sostenibili si troverà in posizione di vantaggio.

Al momento ci sono ancora ampie aree del mercato nelle quali i temi della salvaguardia ambientale sono ancora troppo poco sentiti e si privilegia l’aspetto economico, senza considerare i costi e i danni che sistemi tradizionali a elevato impatto ambientale producono per tutti”.

Non per tutti i nostri intervistati, fare scelte sostenibili significa sempre rendere un’azienda più competitiva. Questo, il parere di Igli Turini: “In Unira riteniamo che, a oggi, i vantaggi competitivi siano molto pochi, ottenibili spesso soltanto a fronte di investimenti importanti che però ricadono quasi interamente sulle aziende, frenando in maniera importante gli investimenti di queste ultime. Anche la mutevolezza normativa talvolta può mettere a rischio la bontà di un investimento, trasformando un vantaggio in uno svantaggio competitivo”.

UNA SCELTA RESPONSABILE

Seguire una politica eco-sostenibile, quindi, deve essere una scelta responsabile. “Di per sè, una scelta sostenibile può non portare beneficio all’azienda – interviene l’AD di Falpi -. Anzi, può costare di più (anche se non è scontato). Tuttavia, se l’azienda vuole monetizzare, il suo plus ambientale può rivelarsi una fortissima leva competitiva. Attenzione però alle cadute di stile e al green washing; torno a dire, per noi i percorsi devono essere rigorosi e certificati: il resto sono solo chiacchiere da catalogo”.

È d’accordo il Manager di Filmop, che dichiara: “L’ottenimento di certificazioni ambientali, per esempio, comporta indubbiamente un vantaggio competitivo in sede di gare pubbliche, in quanto rappresenta l’unico modo per superare certe barriere procedurali. Tuttavia, non deve ridursi a un mero business; per noi seguire una politica eco-sostenibile è una scelta responsabile che richiede impegno e costanza e che comporta dei costi non indifferenti”.

Un parere simile è espresso da Denis Scapin di TTS: “Non è proprio una questione di competitività, essere sostenibili ha indubbiamente dei costi maggiori rispetto a operare senza salvaguardare le risorse ambientali. Per noi si tratta di essere un partner in sintonia con tutti quei consumatori a cui interessa fare le cose al meglio, senza operare a discapito dell’ambiente. Il mercato del cleaning è da sempre orientato al risparmio: promuovere prodotti di qualità che permettono una riduzione dei consumi e quindi degli impatti ambientali con un conseguente alto ritorno sull’investimento richiede molte energie e tempi lunghi, ma è quello in cui TTS crede”.

Michele Pagani di Icefor sottolinea come il mercato sia influenzato dalla consapevolezza che, se non si cambia in fretta, si metterà a rischio il pianeta. “Non è più questione di attendere che la domanda si riscopra orientata alla Green Economy, la domanda sicuramente nei prossimi anni avrà una fortissima caratterizzazione ecosostenibile. Ci sentiamo quindi molto competitivi, sicuri del nostro solido passato e orgogliosi di quanto stiamo progettando per il futuro: componenti di prodotto vegetale, materie prime di origine vegetale non sottratte al consumo umano, packaging riciclato non soltanto sulle linee green, superconcentrati Ecolabel che riducono l’impronta ambientale dell’offerta”. 

IL GREEN TRA OSTACOLI E PERICOLI

Il Direttore Generale di Polychim individua i tre più grandi ostacoli allo sviluppo di attività orientate alla Green Economy.

“Il primo ostacolo – dichiara Fabio Re – è culturale: sembra assurdo ma ci sono ancora tanti operatori del settore e utilizzatori finali che non hanno ancora capito che la Green Economy rappresenta l’unica strada percorribile per garantire un futuro al pianeta, oppure non danno la giusta importanza al problema. Il secondo è economico: le certificazioni hanno dei costi e impongono un’organizzazione e la gestione di sistemi più complessi. Questi aspetti potrebbero scoraggiare o ritardare una diffusione su larga scala. Inoltre c’è il timore di non riuscire a recuperare gli investimenti e i costi che le certificazioni ambientali comportano. C’è poi un terzo aspetto che, più che un ostacolo, rappresenta un rischio: un modello che spinge tutti gli attori a certificarsi secondo lo stesso protocollo Ecolabel tende di fatto a omogeneizzare i prodotti e i servizi offerti con potenziali ripercussioni sulla pluralità e concorrenza. Dal nostro punto di vista, credo che il legislatore dovrebbe tutelare maggiormente il libero mercato, definendo il contesto con una normativa volta a salvaguardare l’ambiente ma lasciando agli attori la libertà di scegliere come rispettare le norme senza vincolarne l’adesione a un modello predefinito”.

Inoltre, come sottolineano Andrea Loro Piana e Jimmy Vardanega, c’è il pericolo greenwashing, che crea grande confusione, tende a banalizzare e a “soffocare” le proposte veramente virtuose.

Sull’argomento interviene anche Francesco Pasquini, che afferma: “Le aziende attive nella cosiddetta Green Economy lavorano all’interno di un quadro normativo, soprattutto in Italia, che non favorisce l’ecologia. Duole infatti rilevare come non siano ancora state recepite le normative europee a supporto dell’economia circolare e i cosiddetti decreti “End of Waste”, indispensabili per poter finalmente progettare un futuro realmente sostenibile. Rinnoviamo quindi al mondo politico la nostra richiesta di creare un pacchetto di regole chiare, coerenti, snelle e geograficamente omogenee”.

Il cammino verso una produzione sempre più green è ancora lungo e, come abbiamo visto, non è privo di incognite.

 

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