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Un mare di plastica

La gestione inadeguata della plastica produce danni all’ambiente e all’economia. Il nuovo report del WWF denuncia inefficienza nella gestione dei rifiuti plastici da parte di tutti i Paesi del Mediterraneo

Ogni anno 570 mila tonnellate di plastica finiscono nelle acque del Mediterraneo. L’inquinamento da plastica sta continuando a crescere e si prevede che entro il 2050 l’inquinamento nell’area mediterranea quadruplichi. Discariche e inceneritori sono ancora i principali metodi per la gestione dello smaltimento rifiuti.
Nel report il WWF definisce un piano di azioni politiche e iniziative che si devono sviluppare per raggiungere un’economia sostenibile e circolare che riduca a zero la produzione di rifiuti dal sistema di gestione della plastica.
I 22 paesi e territori che compongono la regione mediterranea producono il 10% di tutti i beni di plastica, rendendolo il quarto produttore di plastica al mondo. Le imprese del Mediterraneo mettono sul mercato 38 milioni di tonnellate di manufatti in plastica ogni anno, ma non coprono i costi di gestione dei rifiuti eccessivi che contribuiscono a generare. Inoltre, dato il basso costo della plastica vergine, le aziende non stanno investendo nella progettazione di nuovi prodotti che riutilizzino, riducano e sostituiscano la plastica.

TRATTAMENTO INADEGUATO DEI RIFIUTI

La produzione di plastica provoca anche l’emissione di 194 milioni di tonnellate di anidride carbonica ogni anno. Solo il 72% dei rifiuti di plastica viene gestito attraverso un trattamento controllato, con alcuni paesi che si comportano meglio di altri. I costi operativi per il riciclaggio rischiano di restare proibitivi a causa dei costi di raccolta e di separazione dei rifiuti, delle costose tecnologie, e della limitata fornitura di plastica riciclabile. Pochi paesi nella regione hanno raggiunto tassi significativi di raccolta differenziata per la plastica, che garantirebbero uno stabile approvvigionamento per il riciclaggio. L’Italia ha implementato la catena di raccolta differenziata, raccogliendo il 38% dei suoi rifiuti di plastica. In Grecia, Turchia e Tunisia si stima che il 50% dei rifiuti raccolti per il riciclaggio è contaminato e non riciclabile e dunque non recuperabile. I paesi meridionali riciclano meno del 10% dei loro rifiuti.
Il nostro Paese da un lato subisce gli impatti pesanti dovuti all’inquinamento da plastica avendo la maggiore estensione costiera nel Mediterraneo, dall’altro contribuisce all’inquinamento essendo il maggiore produttore di manufatti di plastica della regione e il secondo più grande produttore di rifiuti plastici.
C’è un’incapacità diffusa dei paesi del Mediterraneo di gestire i propri rifiuti di plastica e questo si traduce in livelli record di inquinamento nel Mare Nostrum provocando costi enormi all’economia regionale, dell’ordine di centinaia di milioni di euro ogni anno. La presidente del WWF Italia Donatella Bianchi ha dichiarato: “Il meccanismo di gestione della plastica è decisamente guasto: i paesi del Mediterraneo ancora non riescono a raccogliere tutti i propri rifiuti e sono lontani dal trattarli con una modalità efficiente di economia circolare.”

RIFIUTI PLASTICI MARINI

Le attività costiere contribuiscono alla metà della plastica che entra nel Mar Mediterraneo e il 30% arriva dalla terra attraverso i fiumi. Ogni giorno, su ogni chilometro di costa si accumulano in media oltre 5 kg di plastica che è dispersa nel mare e il turismo estivo incrementa del 30% la produzione di rifiuti plastici. L’80% dell’inquinamento marino plastico nel Mediterraneo ritorna a terra entro un decennio, inquinando le spiagge e le coste. Oltre la metà dei prodotti in plastica finisce nella spazzatura in meno di un anno dalla sua produzione. Inoltre, molto spesso cittadini e turisti non suddividono i rifiuti in modo corretto, danneggiando così il sistema di riciclaggio.

In Italia i rifiuti plastici marini impattano su turismo, pesca e tutti i settori marittimi, con un danno complessivo che si aggira attorno ai 641 milioni di euro ogni anno in tutto il bacino mediterraneo. Giuseppe di Carlo, Direttore della Mediterranean Marine Initiative del WWF afferma: “Alcune iniziative e alcune politiche ambiziose sono state intraprese dai diversi Paesi: queste dovrebbero essere condivise e sviluppate per diventare davvero efficaci. I Paesi del Mar Mediterraneo, le aziende e i cittadini dovrebbero assumersi ciascuno le proprie responsabilità e insieme contribuire a un sistema di gestione circolare della plastica senza più scarti e rifiuti”.
Il WWF, sulla base delle ricerche, incoraggia i governi del Mediterraneo a stringere un Accordo Globale per eliminare la plastica in natura entro il 2030 e supportarsi l’un l’altro per raggiungere gli obiettivi. Le autorità pubbliche, le imprese e i cittadini devono unire le forze per costruire un sistema efficace di gestione della plastica.

I NUMERI DELLA PLASTICA

  • L’effetto negativo della plastica in natura colpisce tutta la Blue Economy: quella italiana è la terza più grande d’Europa ma l’inquinamento, secondo il report WWF, le fa perdere circa 67 milioni di euro l’anno. I settori più colpiti sono proprio il turismo (30,3 milioni di euro) ma anche la pesca (8,7 milioni di euro), il commercio marittimo (28,4 milioni di euro) e bonifiche e pulizia (16,6 milioni di euro).
  • L’Italia ogni anno riversa in natura 0,5 milioni di tonnellate di rifiuti plastici e produce 4 milioni di tonnellate di rifiuti, di cui l’80% proviene dall’industria degli imballaggi.
  • La raccolta dei rifiuti rimane un problema in diversi paesi del Mediterraneo, lasciando ogni anno 3,6 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica non raccolti.
  • 6,6 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica sono mal gestiti ogni anno. Quasi la metà di questo è rappresentato dall’Egitto, seguito da Turchia, Italia, Algeria e Marocco.
  • Il turismo perde fino a 268 milioni di euro all’anno per l’inquinamento plastico.
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