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Linea Guida “La cultura del pulito”: PRIMO VOLUME, TERZO CAPITOLO
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Linea Guida “La cultura del pulito”: PRIMO VOLUME, TERZO CAPITOLO

Uno strumento di lavoro dedicato alle diverse figure professionali che compongono il mondo del cleaning realizzato da Mauro Martini, uno dei maggiori esperti del settore

Il percorso della Linea Guida si sviluppa su tre volumi. Il primo, La Cultura del pulito, evidenzia come gli aspetti culturali analizzati in profondità forniscano gli spunti per potenziare l’attività dei servizi, creare nuove opportunità lavorative sia per le imprese sia per le aziende. Apre nuove prospettive per il lavoro, creando o valorizzando le figure intermedie, come i capi servizio, le governanti, i portatori d’interessi, inserendole a pieno titolo non solo nell’attività specifica, ma quali portatori della cultura dell’ospitalità, la cultura del pulito e la sicurezza, la cultura della professione nel tessuto socio economico e nel contesto urbano.

 

3.1 L’errore consolidato

Molteplici sono gli errori consolidati che l’essere umano contrabbanda per comportamenti positivi, o nel migliore dei casi sostiene l’impossibilità di modificarli per motivi economici o per il semplice timore dei cambiamenti. 

La tendenza a sottovalutare i segnali che precedono eventi o le situazioni quando non coinvolgono direttamente la sfera personale a cui aggiungo la predisposizione a sottovalutare le persone in relazione all’attività che svolgono e ha dare eccessiva considerazione a ruoli e persone che esercitano magistralmente la politica dell’apparire e non quella dell’essere.

Sottovalutazione che ha pieno titolo può essere annoverata tra le cause degli incidenti domestici e sul lavoro, infatti, nonostante le dettagliate normative, e l’obbligatorietà della presenza del responsabile della sicurezza in ogni azienda i lavoratori e gli stessi ospiti degli ambienti ad alta densità di presenze corrono facilmente rischi di ogni genere tra cui quello  biologico.

Il rischio biologico è sicuramente il più subdolo perché la sua pericolosità è riscontrabile solo attraverso un tampone ma non è visibile ad occhio nudo.

Una manifestazione evidente degli errori consolidati è la ricerca spasmodica delle comodità, 

che la società dei consumi esalta continuamente attraverso pubblicità accattivanti.

Comodità che riduce la capacità ad affrontare le situazioni che richiedono sia lo sforzo fisico sia la capacità a  superare qualsiasi difficoltà.

Un classico errore consolidato è quello dell’imprenditore che focalizza la sua attenzione su tutto ciò che ha un riscontro economico immediato e trascura tutto ciò che ha, un ritorno a medio o a lungo termine.

Limitare le risorse per la pulizia del proprio ambiente equivale a finanziare anche se in forma ridotta l’inquinamento del proprio posto di lavoro con il rischio  di creare danni a quei settori primari della propria azienda.

3.2 La cristallizzazione

Una conoscenza globale e veritiera non può prendere forma senza posare uno sguardo analitico sulla realtà e senza stimolare il singolo a guardare gli eventi non  solo per gli aspetti positivi senza mettere sotto controllo quelli negativi .

La cristallizzazione di un’azienda o di  un contesto civile e industriale si manifesta quando su di loro scende la patina dell’immobilismo, della mancanza degli stimoli delle maestranze, che sta dilagando nonostante ogni azienda si è dotata di un ufficio che dovrebbe occuparsi delle risorse umane ma che nella realtà spesso è come le pulizie di facciata, una delle tante operazioni che fanno parte della politica dell’apparire più di quella dell’essere.

L’immobilismo la demotivazione crea l’inevitabile regresso si manifesta,quando il mercato ha delle contrazioni,e  l’azienda risulterà impreparata per affrontare una nuova situazione. ed evidenzia l’avvenuta cristallizzazione dell’azienda e conseguentemente la sua fragilità.

Un elemento scatenante è quando l’uomo rinnega la missione insita in ogni attività e antepone a essa obiettivi di ogni natura e convenienza che hanno formato uno strato spesso e di difficile rimozione.

3.3 La ripresa

L’uomo e la sua storia hanno dimostrato che non esistono ostacoli insormontabili alla sua volontà, e prima o dopo trova il modo e i mezzi, le risorse per realizzare un sogno o un progetto.

È questa convinzione che attiva la mia personale ostinazione a sottolineare l’importanza a divulgare la cultura del Pulito.

La cultura del Pulito deve far parte non solo delle persone che operano nell’ambito specifico delle pulizie domestiche e degli ambienti di lavoro, ma deve assolutamente coinvolgere i responsabili degli ambienti di lavoro delle abitazioni e il territorio.

L’innesto della cultura del pulito nel contesto socio economico è il primo passo per la riprese di ogni attività e del comportamento civico delle persone.

Lo sviluppo di questa cultura nelle persone incide profondamente su comportamenti di varia natura, infatti, che ama il pulito ama anche la chiarezza e non persegue obiettivi trasversali mentre predica altri comportamenti.

La brusca accelerazione che la tecnologia ha impresso in questo secolo, ha costretto la quasi totalità degli apparati statali e aziendali a occuparsi prevalentemente degli avvenimenti incalzanti senza potersi occupare dei limiti della loro cultura e delle culture sociali e operative che agiscono come base e supporto per lo sviluppo civile e del tessuto socio-economico.

Un mondo, un’azienda, un contesto urbano tende a essere abitato da più di un individuo, così da fare ruota, in questi casi, intorno all’idea di costruire qualcosa in comune e qualcosa che sia possibile condividere.

3.4 La tensione creativa

La tensione creativa è in ognuno di noi, e questo è un dato incontestabile, infatti, è una fonte da cui non deve abbeverarsi solo il mondo dell’arte ma ancor più il contesto civile e quello industriale.

La tensione creativa è quel valore aggiunto in grado di differenziare un prodotto, un servizio, un’iniziativa.

Di un individuo si dice che è un vulcano d’idee e di un altro si dice che ne è privo. Partendo dal fatto inconfutabile che la tensione creativa è in ognuno di noi, se osserviamo il tessuto socio economico appare evidente, la necessità di adeguare la classe dirigente alle nuove sfide, misurando potenziando e orientando la creatività nella quotidianità. 

Ognuno di noi si dimostra bisognoso di partecipazione attiva e pratica, e sente la necessità di liberare la fantasia, troppo spesso vincolata fin dai primi anni dall’esigenza dell’organizzazione sociale impedendo che un individuo si senta libero di esprimere la propria personalità senza il timore ad andare incontro i canoni imposti . 

La tensione creativa non è un oggetto, non è una merce che si può acquistare, essa incarna una visione del mondo e, se presa seriamente può essere vista come uno strumento per fare un mondo nuovo.

Ogni volta che si perde di vista la tensione creativa, l’immaginazione del mondo si impoverisce e si amplia la sottostima collettiva delle reali energie.

La creatività è la fisicità dei sogni ad occhi aperti.

3.5 La rianimazione

La rianimazione ha inizio nel momento in cui matura la consapevolezza che il nostro modo di essere e di agire può essere determinato da errori consolidati trasformati in verità, e la sottovalutazione di un problema essenziale qual è l’omologazione del pensiero allo standard imposto dalla società, soprattutto attraverso i media e il costante e indistinto flusso di notizie, suoni, immagini, parole trasmesse dai mezzi di comunicazione che hanno portato a focalizzare la nostra attenzione su quei particolari ritenuti interessanti dalle alte sfere decisionali. Col passare del tempo l’individuo non ha più la possibilità di scegliere autonomamente i propri punti d’interesse, subisce passivamente la scelta, si uniforma alle procedure non usando forme alternative che non siano a esse compatibili.

La politica dell’apparire a discapito di quella dell’essere.

Trova conferma da un’opinione pubblica pilotata che mantiene un precario equilibrio, creando bisogni, non-bisogni. È evidente che la società minaccia i comportamenti individuali devianti con l’isolamento di cui le persone avvertono costantemente la paura. Paura che induce gli individui a non esternare idee e progetti senza monitorare prima il clima di opinione limitando così la piena libertà.

Occorre dare una connotazione a questa deriva per favorire così l’uscita della propria creatività. Creando così un’inversione di tendenza.

3.6 Dibattere per capire

Il processo di apertura della mente al nuovo, all’innovazione ha bisogno della conoscenza e una giusta dose di umiltà per gettare uno sguardo di speranza sul mondo.

I bisogni non-bisogni trasformano il mondo in un luogo di monotona uniformità.

Questo presuppone la conoscenza non solo dell’oggetto del confronto ma di tutte le realtà con cui interagisce. È da sottolineare che nella fase ideativa, nella sua progettazione, tutti quelli che s’interfacciano con l’iniziativa sono chiamati a contribuire esprimendo le loro idee, così che tutti, indistintamente, collaborino alla realizzazione dell’obiettivo.

La disponibilità al dialogo con gli astanti è un punto chiave dell’immagine stessa della persona creativa, infatti, egli è aperto al contributo di qualsiasi persona indipendentemente dalla provenienza professionale, dall’estrazione sociale, dal paese di provenienza, dal percorso religioso. Ciò che importa è la presenza attiva e credere che le idee che sgorgano possano trovare applicazione in quello schema operativo o nel proprio contesto privato e sociale.

 

Non bisogna dimenticare la gestione della comunicazione che ha come presupposti la diffusione del contenuto, in determinate forme, per avere un sicuro consenso.

Scenari che scuotono la sensibilità per accorciare la distanza con i suoi interlocutori.

È doveroso ricordare  che la sperimentazione di nuove procedure  devono sempre viaggiare in parallelo senza creare disturbo all’attività in corso ma   agire come uno specchio per consentire, ogni volta di fare un confronto ed evitare che l’esperimento possa  annacquarsi nel marasma generale.

Definito il canovaccio, l’iniziativa deve avere un andamento crescente per mantenere viva e spontanea l’attenzione.

3.7 Tempo scaduto

Non c’è più tempo per sofismi, locuzioni, interrogazioni. La promiscuità degli esseri umani in continuo movimento aumenta notevolmente le possibilità di contagio dalle patologie più leggere a quelle più gravi. Non a caso ogni tanto spuntano nuove patologie o rispuntano patologie che si ritenevano completamente debellate.

L’inevitabile sconfitta del profilo igienico evidenzia l’eccessivo assenteismo dovuto al contagio che si sviluppa negli ambienti di lavoro e la conferma è la velocità impressionante  di come si propagano i virus influenzali.

La pulizia di facciata per soddisfare l’occhio del committente è quanto di meglio il settore delle pulizie industriali riesce a fornire alle sue utenze, per due motivi essenziali il primo è l’impreparazione del committente e degli esecutori e la mancanza di risorse che ritardano o impediscono di adeguare la preparazione delle maestranze a un’attività primaria cui è affidata la salute pubblica, l’immagine di un paese.       

Il contrasto all’avanzata dell’esercito dei batteri – che possiede un’arma potentissima “l’invisibilità” deve essere affidata a professionisti del pulito, che siano in grado di programmare prima gli interventi sull’ambiente, il suo stato, la destinazione e l’intensità d’uso dei locali.

Tutto ciò può essere possibile, solo se il management che ha a cuore la vivibilità del suo ambiente di lavoro ed è consapevole che il responsabile della sicurezza non è un ruolo di facciata, ma deve acquisire la competenza necessaria anche per ciò che riguarda il rischio biologico..

Operare con professionalità, puntualità con il massimo spirito di servizio non è più sufficiente per dare soluzioni ai bisogni reali. Sembra banale ma non è affatto scontato se non si amplierà lo spazio per la ricerca di soluzioni innovative che non possono essere trovate là dove sono soffocate da un esasperato pragmatismo. Certamente è molto importante riconoscere il ruolo del pragmatismo aziendale, ma altrettanto importante è costruire un rapporto di calore e ancora di più la capacità di accoglienza alle nuove idee.  Forse anche voi avete imparato a essere scettici di fronte alle idee innovative, e altrettanto indifferenti a quelli che riguardano gli aspetti marginali e periferici del grande sistema. La conseguenza è una pericolosa situazione di stallo con la tendenza al regresso che solo una forte inversione di tendenza può fermare e agire come propulsore della risalita.

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