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A chi lascio la mia attività?

Il problema del passaggio generazionale interessa un numero sempre crescente di piccole e medie imprese italiane. Ecco come non farsi cogliere impreparati e pianificare adeguatamente la successione

di Sebastian Bendinelli

In un tessuto imprenditoriale formato soprattutto da micro e piccole medie imprese – che rappresentano circa il 92% delle imprese attive in Italia e danno lavoro all’82% degli occupati (dati pubblicati a luglio 2019 dal Sole 24 Ore) – si pone in maniera sempre più pressante il tema della successione generazionale, che specialmente per le imprese a gestione familiare rappresenta una vera e propria sfida di sopravvivenza. Lo scorso settembre, uno studio realizzato dal Centro per il Family Business Management dell’Università di Bolzano, insieme alla CNA altoatesina, ha monitorato il fenomeno della successione di leadership in azienda e dei pensionati attivi nelle aziende dell’Alto Adige, mostrando che, sebbene l’età media dei titolari delle aziende interpellate sia di 59,5 anni, solo il 40% ritiene che ci potrà essere una successione nei prossimi 10 anni. Le motivazioni che li spingono a percepire la successione come “lontana” sono principalmente legate a motivi individuali: senso di attaccamento, mantenimento del tenore di vita, difficoltà a immaginare una quotidianità senza l’impresa. 

Come affrontare il problema? 

Lo studio indica alcune proposte, invitando i decisori politici a bilanciare gli investimenti in start-up e re-start-up, creando ad esempio un portale delle imprese “in scadenza”, avviare iniziative di assistenza e formazione per i leader dal 55esimo anno di età, reinventare il “dopo-lavoro” mentre i leader sono ancora impegnati in azienda per risolvere il problema relazionale. Secondo Giovanni Giungi, Presidente Nazionale CNA Pensionati, per facilitare il passaggio generazionale è necessario partire da “un approccio multidimensionale che permetta e agevoli il trasferimento generazionale d’impresa e di una fiscalità che sia in grado di premiare attività che hanno decadi di successo alle spalle”, mentre Sergio Silvestrini, Segretario Generale di CNA Nazionale, ha annunciato l’impegno di “portare al Governo e al Parlamento una bozza di provvedimento normativo che istituisca due-tre misure concrete che agevolino la successione delle micro e piccole imprese artigiane, intervenendo in particolare su incentivi, accesso al credito, formazione dei giovani, snellimento della burocrazia e salvaguardia del know how aziendale e dei posti di lavoro esistenti. Una norma quadro nazionale, che possa essere declinata territorialmente”.

Pianificare adeguatamente la successione

Di fronte al cambio generazionale, un artigiano ha essenzialmente tre possibilità (esclusa, naturalmente, la cessazione dell’attività): allargare la proprietà, rinunciando al controllo; far entrare azionisti esterni di minoranza; mantenere il controllo familiare, chiamando alla successione gli eredi. Quest’ultima è la strada percorsa dalla maggior parte delle business family italiane ma, come abbiamo visto, le possibilità di insuccesso sono elevate. È quindi necessario pianificare adeguatamente questo passaggio, in modo da non farsi cogliere impreparati. Alcuni consigli:

 

  • Giocare d’anticipo. La successione non può avvenire da un giorno all’altro: occorre affrontare la questione con il massimo anticipo possibile, riflettendo attentamente su tutte le possibilità disponibili.
  • Stabilire le strategie, in base ai desideri e agli obiettivi che si vogliono raggiungere sia dal punto di vista dell’azienda, sia dal punto di vista della famiglia. È opportuno prendere in considerazione anche gli strumenti giuridici che possono gli imprenditori in questa fase, come il Patto di famiglia, introdotto dalla Legge n. 55 del 2006: un contratto con cui, ai sensi dell’art. 768 bis del Codice Civile, “imprenditore trasferisce, in tutto o in parte, l’azienda, e il titolare di partecipazioni societarie trasferisce, in tutto o in parte, le proprie quote, ad uno o più discendenti”.
  • Comunicare adeguatamente a tutte le parti interessate la propria decisione, internamente e pubblicamente.
  • Ottimizzare il valore dell’azienda, specialmente se si sta cercando un acquirente esterno, ma non solo: prima di consegnare la propria attività, è sempre bene che i conti siano in ordine e l’organizzazione impeccabile.
  • Considerare gli aspetti fiscali.
  • Pensare al proprio futuro, una volta che il processo di successione è andato (auspicabilmente) a buon fine.

 

 

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