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Sanificare la biancheria e gli abiti da lavoro

Per un pulito igienizzato si devono adottare procedure e protocolli certificati studiati per i singoli casi ed esigenze e attraverso sistemi di lavaggio che consentano di abbattere la carica batterica presente sui manufatti tessili

di Marcello Falvo

Oggi il mondo sta affrontando, forse, la sua peggiore crisi, perché l’umanità nonostante tutto il suo progresso, nonostante tutto il suo sapere, si è scoperta indifesa. Da questo momento storico l’uomo ha due possibilità, fare tesoro di questo insegnamento o, a scampato pericolo, tornare a comportarsi come prima. Naturalmente tutti diciamo: “Facciamo tesoro di questo insegnamento” ma dalle parole si deve passare ai fatti e nel mondo della detergenza passare ai fatti vuol dire adottare delle procedure e dei sistemi di lavaggio che oltre a pulire possano realmente sanificare la biancheria e gli abiti da lavoro.

Questo processo non prevede il solo utilizzo di un prodotto classificato P.M.C. (Presidio Medico Chirurgico) ma ancora più essenziale l’utilizzo di un protocollo che vada a valutare il processo nel suo insieme.

Per fare un esempio: aggiungere alla fase di lavaggio un prodotto igienizzante come l’ipoclorito di sodio, l’acqua ossigenata o l’acido peracetico è ottimo, ma se all’uscita della lavatrice la biancheria sporca viene messa vicina o in prossimità di quella sporca, capirete che è tutto inutile.

Una lavanderia che vuole fare un processo di sanificazione deve:

1) Ricevere la biancheria sporca in locali dedicati fisicamente separati da dove vengono lavorati i capi puliti

2) Impiegare processi di lavaggio dove l’azione chimica e termica sono utilizzare per eliminare tutta la carica batterica dai manufatti tessili

3) Organizzare una gestione Post Lavaggio della movimentazione della biancheria in modo da ridurre al minimo le possibilità di ricontaminazione.

Ma in che modo si può far fronte a queste esigenze?

1) L’adozione di lavatrice con barriera asettica, provvista di due oblò in modo da poter caricare la biancheria o gli indumenti sporchi da un lato e scaricarli, puliti, dal lato opposto. Questa soluzione permette di creare delle barriere architettoniche tra le zone dedicate alla biancheria sporca e quella pulita.

Importante: queste lavatrici devono essere dotate di un sistema di programmazione computerizzato in grado di poter eseguire dei programmi di lavaggio idonei per l’eliminazione di tutta la carica batterica presente sui manufatti tessili.

2) L’eliminazione di tutta la carica batterica dalla biancheria non è cosa da poco ed un processo di questo tipo non può basarsi su certificazioni generiche ma deve essere certificato caso per caso.

In pratica non serve comprare prodotti costosi marchiati P.M.C., ma si deve far certificare da un ente autorizzato il proprio sistema di lavaggio.

Per far questo le più importanti case produttrici di detergenti eseguono una certificazione direttamente sulla biancheria del cliente, rilasciando un protocollo dove viene indicato il programma di lavaggio, i prodotti usati e le analisi effettuate sulla biancheria dopo il lavaggio e dopo l’asciugatura.

Solo in questo modo la lavanderia, piccola o grande che sia può realmente certificare l’eliminazione della carica batterica.

3) Una volta uscita dalla lavatrice è ovvio che la biancheria debba seguire un percorso dove la pulizia deve regnare sovrana altrimenti è come farsi un bagno e rotolarsi nella sporcizia subito dopo.

Come si può notare non serve solo un prodotto o una lavatrice per poter sanitizzare ma un progetto completo ed articolato con tanto di procedure e protocolli certificati studiati per i singoli casi ed esigenze.

Il pulito igienizzato non è frutto di un’operazione sporadica ma una consapevolezza che il pulitore può deve raggiungere in collaborazione con dei partner che siano in grado di dare le giuste risposte e proporre soluzioni applicabili

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