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Il lavoro non è un posto fisso

La crisi globale che stiamo vivendo, economica, sociale e sanitaria è l’ennesima prova di quanto qualsiasi equilibro si possa costruire, rimanga in ogni caso estremamente fragile

di Francesca Scelsi

Quello che sta accadendo alle nostre società a livello globale risponde a un concetto che la fisica chiama “Effetto Butterfly” ovvero “il battito d’ali di una farfalla che può provocare un uragano dall’altra parte del mondo”. 

Stiamo dicendo che piccole azioni possono contribuire a generare grandi cambiamenti e non potrebbe essere altrimenti in un mondo interconnesso e globalizzato; eravamo pronti a prendere tutti i benefici di questa connessione di mondi, ma non avevamo pienamente compreso la portata dell’effetto butterfly e soprattutto non ci aspettavamo delle conseguenze nefaste.

In tutto il mondo crescono i tassi di disoccupazione, solo in America ci sono più di 20 milioni di nuovi disoccupati e si stima purtroppo una crescita dei tassi anche nel nostro paese. Mai come oggi dobbiamo comprendere che la costruzione della nostra carriera è in mano a ciascuno di noi e dobbiamo costruire una mentalità di lungo termine che ci aiuti a uscire dalla logica del “posto di lavoro” ed entrare nella logica della progettualità di carriera. Cosa significa in concreto?

In primis analizzare bene i propri asset professionali, competenze, capacità, conoscenze specifiche di settore per comprendere quali mercati e quali tipologie di aziende possono essere maggiormente attratte dalla nostra professionalità. 

Secondariamente iniziare a sviluppare quella meta-competenza che si chiama “gestione delle relazioni”, altrimenti detta networking che ci consenta di avere una vera e propria rete di salvataggio, utile nei momenti di caduta come i licenziamenti o le chiusure aziendali e ci consenta di metterci in contatto con le persone giuste per poterci risollevare; come mi hanno insegnato alcuni esperti di networking “il tema non è se abbiamo un network, il tema è se lo stiamo gestendo o meno”.

Queste attività devono essere orientate rispetto a un obiettivo professionale di lungo termine che si può costruire provando a rispondere a queste domande:

  • Chi voglio essere fra cinque anni?
  • Quali competenze vorrò avere, per fare quale tipo di lavoro, in che settore?
  • Quale valore professionale offrirò e a chi?

 

Partendo dall’obiettivo a ritroso si possono costruire gli step del percorso professionale che dovremo fare, e potremo accorgerci di eventuali competenze mancanti e inserire nel percorso la formazione necessaria per recuperarle. Questo tipo di domande consentono infatti di darci una direzione di lunga durata che darà un senso alle scelte e alle micro-scelte che possiamo fare oggi. 

Capite bene l’importanza di sapere o meglio definire, qual è la nostra “destinazione professionale” per poi fissare degli obiettivi intermedi da raggiungere in questo percorso. Infatti se non ci diamo la possibilità di sentirci all’interno di un percorso professionale perderemo facilmente il senso della realtà, troveremo difficoltà anche nelle piccole scelte quotidiane legate alla ricerca del lavoro e saremo sempre preda delle occasioni fortuite che si presenteranno avendo la sensazione di non avere una direzione chiara.

 

PROGETTARE LA CARRIERA

Definire il progetto professionale è un passaggio fondamentale per chi vuole cambiare lavoro o vita o per chi è costretto dalle necessità; fare un progetto infatti ci aiuta a mettere nero su bianco tutti i fattori da prendere in considerazione per rendere il cambiamento reale e ancor prima per valutarne la fattibilità. 

Quest’attività è utile su tutti i livelli di management e per qualsiasi settore o ruolo professionale.

Il percorso o progetto professionale arriva a valle di un lavoro di presa di consapevolezza circa le nostre capacità e abilità professionali che si concretizza attraverso il bilancio di competenze.

Una volta concluso il bilancio delle nostre competenze abbiamo definito la gran parte degli strumenti utili alla definizione del nostro progetto che è fatto sostanzialmente di 4 dimensioni principali o meglio quattro step:

 

  1. OBIETTIVO: risponde alla domanda “a cosa punto“ ?

L’obiettivo professionale che andiamo a definire deve essere specifico, misurabile, accettabile per te stesso, raggiungibile e definito nel tempo, quindi con una data di scadenza. Un obiettivo definito in questa maniera rientra nella dicitura di obiettivo S.M.A.R.T.

 

  1. TEMPORALITÀ’: risponde alla domanda “entro quando voglio che si realizzi questo progetto?”

Come diceva Napoleon Hill: “un obiettivo è un sogno con una data di scadenza” e questo vale anche per un percorso professionale. Le scadenze ci spingono all’azione e ci aiutano a misurare il tempo che passa; possono essere anche spostate se in corso d’opera ci accorgiamo che i tempi di realizzazione sono più lunghi del previsto, l’importante è mantenere attivo un monitoraggio sull’avanzamento lavori.

 

  1. RISORSE, MEZZI, VINCOLI:risponde alla domanda ”quali sono le risorse di cui dispongo e quali i vincoli?”

Questo è un punto cruciale e spesso molto difficile; si struttura in questa fase un’analisi della situazione esterna, simile all’analisi della concorrenza e del mercato che svolge un imprenditore o un’azienda quando attivano un processo di Business Planning. Occorre essere molto oggettivi e consapevoli delle proprie potenzialità e limiti per poterne fare una descrizione realistica, ed è per questo che l’aiuto di un consulente esterno risulta fondamentale.

Le risorse possono essere sia interne (competenze, capacità, caratteristiche personali ecc) che esterne (economiche, di formazione ecc); i vincoli invece possono essere di tipo geografico, economico in senso lato, familiare, di tempo, di salute ecc. 

Un altro modo per affrontare questo punto è attraverso lo strumento dell’analisi SWOT ovvero una matrice che analizza opportunità e minacce interne ed esterne alla persona.

  1. CRITERI DI RIFERIMENTO: risponde alla domanda “cosa rende il mio progetto così com’è e non qualcos’altro?”

Uno degli aspetti essenziali del progetto professionale è che pone al centro l’individuo stesso “progettista” e lo rende un attore attivo del processo.

Dunque il progetto stesso è il prodotto delle caratteristiche personali dell’individuo, come i suoi sogni, le sue credenze, i suoi valori. Questi aspetti lo rendono unico ma è fondamentale che siano ben chiari nell’individuo stesso.

Questa fase è esattamente quella che si affronta col bilancio delle competenze e che viene poi riportata in questa parte del progetto professionale.

Più il progetto è specifico maggiormente sarà realizzabile in quanto l’individuo avrà la possibilità di misurare con più efficacia il suo progredire e di “correggere il tiro” qualora si accorgesse di stare andando fuori strada o di aver sopravvalutato/sottovalutato alcune dinamiche.

Non ci sono progetti giusti o sbagliati, ogni progetto ha la sua dignità finché viene realizzato con la giusta lealtà nei confronti di sé stessi e con la giusta misura nei confronti delle risorse e dei vincoli esterni di cui disponiamo.

Un eccellente auto-inganno che spesso vedo mettere in atto dalle persone è quello di proporsi progetti e obiettivi irrealizzabili per come sono stati pensati (troppo poco tempo pianificato, manca una qualifica essenziale ecc) per avere poi una ottima dimostrazione che non ce la si possa fare. Dunque facciamo attenzione perché il progetto deve rispettare due criteri fondamentali:

  • L’ESAME DI REALTA’ rispetto a sé stessi e all’autovalutazione delle proprie competenze e caratteristiche personali;
  • L’ESAME DI REALTA’ rispetto al contesto esterno in cui si muove la persona ovvero analizzando se il mio progetto è realizzabile in una predefinita area geografica.

 

Entriamo oggi più che mai in un mondo del lavoro che non ci chiede solo di essere preparati tecnicamente, ma di essere oltremodo preparati al cambiamento e all’adattamento costante. La progettazione di carriera diventa quindi competenza imprescindibile nella nostra cassetta degli attrezzi, utile alla nostra crescita professionale e ad ottenere il bene più importante, il sentirci pienamente realizzati come persone e come professionisti.

 

 

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