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La storia del ratto scavatore

a cura di Alex Pezzin – responsabile tecnico-scientifico Biblion

Questa breve nota anticipa una trattazione più circostanziata sull’emergenza Rattus rattus, specie che sta riemergendo dal punto di vista eco-sistemico e che si sta rivelando, da alcuni anni, in sostanziale ripresa. Partita a macchia di leopardo, oggi lo si ritrova un po’ dappertutto, in particolare nei mulini e mangimifici a scopo zootecnico, ma anche a livello domestico, civile, e pubblico (per esempio nelle scuole) si sta rivelando una problematica in ascesa.

Un poco di storia

Se ben ricordo il Rattus rattus è arrivato dalla Mesopotamia con le triremi romane in epoca remota e rappresentava fin d’allora un temibile antagonista delle derrate alimentari. “Untore” di terribili passate epidemie (Peste nera), il suo rapporto con l’uomo procedeva con alti e bassi in una sorta di lotta continua fra noi e lui, finché, verso la fine del XVI secolo, a causa di un imponente movimento tellurico nella lontana steppa russa ecco partire le orde del Ratto norvegicus che in poco più di un secolo conquista l’Europa. Questa “nuova” specie, più forte e aggressiva, scaccia il R. rattus confinandolo nei piani alti degli edifici, sugli alberi e laddove il massiccio norvegicus non è in grado di arrampicarsi. La forza ha vinto il primo round, ma ai giorni nostri, l’astuto ratto nero sembra essersi preso una rivincita esistenziale. 

Una presenza difficile

Ed eccoci arrivati al nostro ratto che abbiamo a buon motivo chiamato “lo Scavatore”. Ma cominciamo dal principio: in un mangimificio un brutto giorno si palesa una infestazione da Rattus rattus e comincia la lotta senza esclusione di colpi da entrambe le parti.

La nostra esperienza è consapevole che l’infestazione di tali roditori deve essere “interpretata”, questi roditori sono estremamente diffidenti e hanno un’abilità comportamentale straordinaria.

Trappole a scatto

Si principia posizionando trappole a scatto a controllo remoto che dopo le prime catture cominciano a fare cilecca. Lo strano è che quelle posizionate sopra un tipo di materiale attaccabile dai denti dei nostri roditori venivano disattivate dal di sotto. I ratti scavavano delle gallerie da cui riuscivano a disattivare i dispositivi. E cambiare il posizionamento non era possibile perché il passaggio era sopra quel materiale.

Una tregua e poi una nuova strategia

Ove permesso (e reso possibile) sbizzarrirsi, non incidendo e impattando con i protocolli (molto spesso rigidi) che vengono stilati dagli uffici qualità delle aziende, si è deciso di sospendere l’uso delle trappole a tagliola ed è iniziata una sfida a colpi di menù, degna dei migliori reality moderni basati sui format culinari e presentati dai migliori gourmet con posizionamento di stazioni attivate con adescanti alimentari dei più svariati: dal muesli alle mele verdi dalla polpa aspra (varietà Granny Smith), dal pesce allo scatolame, insomma, un turbine di ricette fino a trovare quella che viene preferita maggiormente al palato dei nostri sfidanti. Dopo una settimana, si riprendono le ostilità utilizzando anche trappole a cattura multipla (quelle che inducono i ratti a passare sopra una botola che, aprendosi all’improvviso, li fa cadere in un contenitore ermetico). 

I risultati non tardano a venire, ma un esemplare scava sotto la loro base rendendole instabili e così riesce a mangiare le esche virtuali e in alcuni casi anche senza scavare al di sotto della trappola a botolo il mangime privo di principio attivo viene mangiato senza che la botola scatti.

Per cui si decide di utilizzare delle mangiatoie di sicurezza caricate con esche in pasta e crema, che risultano particolarmente appetibili. A questo punto il problema sembra risolto ma c’è un ma. Un esemplare, uno solo, riesce a tenerci in scacco. 

Un sopralluogo funambolico 

Dopo un paio d’ispezioni molto circostanziate finalmente sul tetto troviamo delle piste di untume, segno inequivocabile che questo è il camminamento dello Scavatore che da un ramo di un albero si calava sul tetto e da un piccolo pertugio penetrava nel sottotetto per cui si decide di chiudere ogni possibile via di penetrazione ai piani sottostanti e quindi si posizionano dei punti esca caricati con diverse tipologie di esche in pasta e degli erogatori armati con degli “spiedini” di bocconi a principio attivo alternati a pezzi di frutta fresca (per accorciare i tempi di avvicinamento e diminuire la sua proverbiale diffidenza verso i nuovi oggetti, la neofobia). 

Le ipotesi sono due o una delle esche soddisfaceva i gusti raffinati del nostro astuto Scavatore o “più che la scaltrezza poté ‘l digiuno”.

Problema risolto

Con la dipartita dello Scavatore la guerra era stata vinta, dopo ben due mesi di lotta, ma confesso che in fondo in fondo mi è dispiaciuto. Era un avversario degno di ammirazione: faceva scattare le trappole scavando delle gallerie per poter farle scattare a vuoto, si calava dall’alto scavando i pannelli dei controsoffitti e mangiando il cibo messo al centro di tavole collanti, riusciva a papparsi le esche virtuali delle trappole a cattura multipla spesso facendo partire il segnale di un falso positivo, cercava di buttare polvere e materiale di rosura all’interno delle mangiatoie di sicurezza e probabilmente, quando si è reso conto di essere l’ultimo sopravvissuto aveva cambiato “abitazione” rifugiandosi sulla cima di un albero. Che dire chapeau

 

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